AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
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IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
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Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 31 ottobre 2012

NO AD HALLOWEEN


Hoy, 31 de octubre, tal como ha venido ocurriendo en los últimos años, nos saturan con el tema Hallowen…
¿Por qué los cristianos le decimos «no» a Halloween? ¡Justamente porque somos cristianos! Halloween es una antigua fiesta pagana en la que los druidas (sacerdotes de ídolos) iban de casa en casa recaudando dinero para el dios Samahin. Cuando una casa rehusaba cooperar, los sacerdotes maldecían y echaban maleficios a sus habitantes.
Aun con el riesgo de pasar por retrógrados, ¿cómo no levantarnos vigorosamente contra lo que supera el marco de una simple fiesta? Lo que debemos transmitir a nuestros hijos es un mensaje de paz, de amor, de vida: la buena nueva de Dios para la salvación de los hombres.
Leemos en Deuteronomio 30, 19: “Os he puesto delante la vida y la muerte, la bendición y la maldición; escoge, pues, la vida”
Oggi, 31 ottobre, come è avvenuto negli ultimi anni, ci saturano con il tema di Halloween...
Perché i cristiani devono dire 'no' per Halloween? Solo perché siamo cristiani! Halloween è un'antica festa pagana in cui druidi (sacerdoti degli idoli) andavano di casa in casa raccogliendo denaro per il Samhain di Dio. Quando una casa si rifiutò di cooperare, i sacerdoti maledissero e  fecero incantesimi per i suoi abitanti.
Anche con il rischio di passare da retrogradi, come non sollevarsii vigorosamente contro ciò che supera il quadro di una semplice festa? Ciò che dobbiamo trasmettere ai nostri figli è un messaggio di pace, di amore, di vita: la buona notizia di Dio per la salvezza degli uomini.
Leggiamo nel Deuteronomio 30:19: "Ho messo avanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione;" Scegli, dunque, vita.
Hoy, 31 de octubre, tal como ha venido ocurriendo en los últimos años, nos saturan con el tema Hallowen…
¿Por qué los cristianos le decimos «no» a Halloween? ¡Justamente porque somos cristianos! Halloween es una antigua fiesta pagana en la que los druidas (sacerdotes de ídolos) iban de casa en casa recaudando dinero para el dios Samain. Cuando una casa rehusaba cooperar, los sacerdotes maldecían y echaban maleficios a sus habitantes.
Aun con el riesgo de pasar por retrógrados, ¿cómo no levantarnos vigorosamente contra lo que supera el marco de una simple fiesta? Lo que debemos transmitir a nuestros hijos es un mensaje de paz, de amor, de vida: la buena nueva de Dios para la salvación de los hombres.
Leemos en Deuteronomio 30, 19: “Os he puesto delante la vida y la muerte, la bendición y la maldición; escoge, pues, la vida”

martedì 30 ottobre 2012

lunedì 29 ottobre 2012

Diacono Jose Maria Molina e dott. Felipe De Urca




Esta tarde -sábado 20 de octubre de 2012- en la Parroquia Nuestra Señora del Valle, de la ciudad de Córdoba, Argentina, nuestro flamante Diácono (y próximo sacerdote) Jose Maria Molina celebró sus primeros bautismos. Esta foto, tomada un ra
to después de la ceremonia, quedará para mí como un grato recuerdo, como catequista de Bautismo de la Parroquia y como amigo de José María. 
Que Dios bendiga tu ministerio querido amigo, porque hacen falta muchos buenos obreros en la miés de Jesús, y tú ya eres uno de ellos...!!!
Stasera - sabato 20 ottobre 2012 - nella parrocchia nostra Signora della Valle, della città di Cordoba, Argentina, il nostro nuovo diacono (e prossimo sacerdote) José María Molina ha celebrato i suoi primi battesimi. Questa foto, scattata un po' dopo la cerimonia, sarà per me come un piacevole ricordo, come catechista del battesimo in Parrocchia e come amico di José Maria. 
Dio benedica il tuo Ministero caro amico, perché c'è bisogno di molti buoni operai nella messe di Gesù, e sei già uno di loro... 

Un piccolo commento: speriamo che anche in Italia arrivino tanti buoni operai per la messe del Signore!! 

LA SEDUZIONE DELL'ALTROVE - DACIA MARAINI

Se c'è una scrittrice che mi ha sempre affascinato, questa è lei, Dacia.
 Molte altre scrittrici mi hanno colpito per i loro romanzi, sia di fantasia che storici, e tra queste posso annoverare Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Oriana Fallaci, Lalla Romano, Maria Bellonci, fino a Susanna Tamaro e molte altre. Perché solo nomi femminili? Penso che la sensibilità delle donne arricchisca il contenuto delle loro opere, senza nulla togliere ai signori scrittori che hanno regalato al mondo opere di grande valore.
Torniamo alla Maraini. Quello che apprezzo in lei, non è solo il suo stile giornalistico, quel suo fare cronaca frammisto all'acutezza e alla profondità dei suoi pensieri, ma proprio lo stile con cui si esprime: sobrio, elegante, senza fronzoli e con un uso appropriato dei vocaboli, tanto da rendere sintetici eppure ampliati i suoi racconti.
Sto leggendo LA SEDUZIONE DELL'ALTROVE e vale la pena leggere la sua prefazione: il libro contiene sue esperienze di viaggi, spesso di lavoro. 
"Credo di avere avuto una prima idea dell'esotismo quando da bambina ho visto, in Giappone, l'acquerello di un allievo di mio padre che rappresentava gli scalini digradanti di un anfiteatro romano in una città fantasiosa, cosparsa di statue di pietra coperte da viluppi di edera e fiori selvatici. E io, che non avevo ricordi dell'Italia, essendo partita per Tokyo a poco più di un anno, sono stata subito spinta a fare mia quella visione di una città che pure mi era stata descritta tante volte dai miei genitori, ma con occhi diversi: una metropoli caotica, affollata, dominata dai preti e da una antica nobiltà terriera bigotta e senza scrupoli. Una città dai magnifici ricordi, che ospitava il Parlamento italiano di cui aveva fatto scempio il fascismo. Questo era il pensiero dei miei. Ma io me la trovavo davanti più accattivante, la bella capitale lontana e sconosciuta, come un imperscrutabile luogo del desiderio, a metà fra un museo e un misterioso e bellissimo cimitero. Un luogo segnato dalle memorie di un impero maestoso che aveva dominato il mondo, che aveva prodotto filosofi e poeti e grandi architetti, che aveva inventato strategie di guerra e codici legali ancora in atto. Un luogo in cui il tempo era sospeso, e le memorie di fatti crudeli giacevano morte e rese inoffensive dal vento della storia, inghiottite da una specie di giungla vegetale fatta di riccioli contorti e spinosi. Per i giapponesi quello era l'esotico: un'Italia astratta e mai esistita in cui contavano solo le rovine di una civiltà scomparsa. Esotico è quel "sentimento che tende ad esaltare forme e usanze di paesi lontani", come dice il vocabolario, una "predilezione per tutto ciò che è straniero".

Tornando in Italia nel dopoguerra, ho scoperto che le mie realtà giapponesi più scontate e quotidiane rappresentavano per gli italiani qualcosa di affascinante, di sconosciuto ed esotico: il teatro No, la festa dei ciliegi, i giardini di sabbia e pietra, il grandi Buddha (Dacia ha scritto Budda, ma word mi dà errore e allora ho corretto) di legno, le pagode e i templi verniciati di rosso e di nero che per me erano pane di tutti i giorni, diventavano improvvisamente stranezze su cui fantasticare.
HO avuto la fortuna di provare cosa fosse il sentimento dell'esotico, imparando a considerare le leggi della deformazione dovuta alla lontananza: quel desiderio sognato che amplifica ed abbellisce ciò che ci incuriosisce e ci attrae di una civiltà distante e sfuggente. Capivo che era l'innamoramento del diverso.
Ma in che rapporto stava questo amore con l'opposto sentimento di sospetto e di odio per il dissimile? Non c'erano forse dei legami sotterranei che rendevano l'uno la faccia scura e l'altro la faccia chiara dello stesso sentire?
Ricordo la prima volta che sono capitata davanti a un quadro di Gauguin. Quei cavalli azzurri,(anche qui la Maraini si è confusa, i cavalli azzurri non sono opera di Paul Gauguin, ma di Franz Marc, lo stile è simile) quelle palme rosa, quelle madonne dai piedi nudi e il seno fasciato da una veste di cotone dai colori sgargianti, mi sorprendevano e mi ammaliavano. Era l'esotismo europeo del XIX secolo. Un miraggio succoso e colorato che evocava isole lontane immaginate felici. Le stesse isole che si trovano nei libri di Conrad, nei romanzi di Stevenson che divoravo con fame insaziabile.


Certo l'esotismo è provocato da una seduzione subdola e prolungata. Qualcosa che evoca, attraverso un sogno insistito, un luogo che si immagina straordinario e felice. Un luogo che si accarezza nella fantasia, con i sensi abbagliati, e un sottile godimento che tocca le viscere.
Solo leggendo Flaubert e studiano le sue lettere ho capito quanto la seduzione dell'altrove possa essere
ingannevole e perversa. Flaubert detestava l'esotismo, lo considerava un moto dell'anima da disprezzare, un'emozione incolta, primitiva ed infantile. Di cui però si ingozzava pure lui. Per pentirsene in un secondo tempo e attribuire i suoi "bassi gusti" alla eroina Madame Bovary.
Flaubert disprezzava le fantasticherie esotiche di Emma, ma nel fondo del suo cuore ne era attratto, anche se si tratteneva dal realizzarle Questo non lo fermerà, sui trent'anni, dall'intraprendere un lungo viaggio verso Oriente che lo terrà lontano dalla Francia due anni. E non gli impedirà di andare a cercare una famosa prostituta "nera e bellissima, dalla sensualità conturbante", di cui avevano parlato e scritto famosi esploratori dell'Africa del Nord. Si metterà alla sua ricerca, la incontrerà, ci passerà una notte e ne uscirà con la sifilide. Malattia che lo porterà poi alla morte. E subito comincia a ingrassare e a perdere i capelli. Tanto che quando rientra in Francia, la madre che va a incontrarlo al porto, non lo riconosce.
Per quanto io abbia amato e frequentato gli scrittori romantici, non riesco a vedere l'esotismo come una tentazione inesorabile e perversa dello spirito. Forse l'avere scoperto da bambina che l'esotismo è relativo e quindi legato alla variabilità dei punti di vista, mi ha salvato dall'innamoramento cieco nei riguardi dei Paesi lontani e sconosciuti. Il mio viaggiare ha preso altri significati, quelli della conoscenza e dell'esperienza dell'altro, senza addolcimenti e vaghezze.

domenica 28 ottobre 2012

GLI INDIANI D'AMERICA


Ricordo che, fin da bambina, guardando un film di "cowboy e indiani" oppure della guerra contro gli stessi, io parteggiavo per questi ultimi. Non conoscevo ancora la Storia della conquista d'America, ma il mio senso della giustizia era già molto vivo: se i pellerossa, gli abitanti autoctoni di quella terra esplorata da parecchi navigatori, non ultimo Cristoforo Colombo, erano presenti in quel luogo, per quale motivo dovevano essere cacciati via, uccisi, depredati della loro essenza e tradizione. Gli invasori erano gli europei: spagnoli, portoghesi, olandesi, francesi, inglesi, italiani...erano loro i nemici, non il contrario.
Mi sono informata, ho letto molti libri che parlano della loro storia, in particolare mi ha colpito "Seppellite il mio cuore a Wounded Knee". E la preghiera di Tatanka Mani, splendida e piena di spiritualità. Cos'è la spiritualità, se non quel pensiero profondo che va oltre le cose terrene? Quel sentire che la natura è un dono che viene dall'Altrove, e non ci appartiene, poiché è di tutti e di nessuno.  E' per tutti e va rispettata! Questo gli Indiani d'America lo hanno sempre saputo, per cui se uccidevano un bisonte, era per la sopravvivenza, ma non ne facevano una carneficina, come noi occidentali, che andiamo a caccia per il gusto di sparare! E se tagliavano una pianta, era per il loro fabbisogno: legna per il fuoco, o per costruire i loro tepee. Noi disboschiamo per cementificare, e togliamo gran parte dell'ossigeno che serve per respirare.
Non vado oltre, dò la parola a Tatanka Mani (Bisonte che cammina) e a Orso in piedi.
Non so come chiedere perdono per tutte le atrocità compiute dai "bianchi", che hanno relegato quel che resta delle tribù indiane, in riserve troppo piccole per loro, abituati ad immense praterie.


Tatanka Mani  ”Bisonte Che Cammina,1871-1967″
originario della Tribù Stoney del Canada. 
Da bambino adottato da un missionario bianco
ebbe una buona educazione scolastica.
In età adulta divenne capo della sua tribù, proprio
in un periodo storico nel quale agli indiani
venne tolto il proprio spazio vitale e si tentò
persino di sradicarli dalla loro memoria genetica,
obbligandoli a confrontarsi con la civiltà dei bianchi.

Non ho frequentato le scuole superiori, ma il Grande Spirito mi ha donato qualcosa che in nessuna scuola avrei mai potuto imparare:il cuore e la volontà di raggiungere la conoscenza. Spero che i nostri giovani continuino a ricercare la verità: la verità che la natura regala a tutti quelli che, con sincerità, vi aspirano. Molti uomini colti comprendono assai poco dell’opera del Grande Spirito e dei suoi miracoli, eppure questa conoscenza è posseduta da tanti uomini che non sono andati a scuola. Io non ho frequentato le vostre scuole superiori. Ho frequentato la migliore università che ci sia, quella che è ovunque là fuori: la natura. Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro da vita a tutte le cose. Ascoltami… io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza, lasciami camminare nella bellezza, e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto. Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce. Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo. Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me. Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri. Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto. Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

Quanto ancora sarà lungo il cammino prima che l’umanità si senta un gruppo unito dalle sue diversità e consideri la Terra patrimonio comune da vivere e conservare?
Eppure questo è lo scopo della nostra presenza qui.
Continuiamo a crederci e a ribadirlo.
Qui sotto, il link dove approfondire l'argomento, ringrazio Rebecca per quanto ha pubblicato, di estrema e rigorosa verità. L'introduzione mi appartiene, ma condividendo il pensiero di Rebecca, ho preso dal suo blog quanto poteva servire per affrontare l'argomento.


Kerang Alam

Una cosa che stupì i primi bianchi giunti dall’Europa, fu la mancanza di uno Stato simile a quello che c’era nel vecchio continente. Malgrado la vastità del territorio, le tante tribù, la zona estremamente ricca di risorse naturali, non esisteva un’organizzazione statale centrale che comandava sugli altri. Le popolazioni indiane vivevano la loro particolar “democrazia” alla base della quale c’era la famiglia, e quasi sempre la famiglia era quella della donna. Le tribù eleggevano un capo (a volte due: uno civile e uno per la guerra) scelto per il suo valore e il coraggio dimostrati in guerra. Ma il potere decisionale era in mano al Consiglio degli Anziani, eletto democraticamente da tutti gli adulti della comunità, che si riuniva per discutere sulle questioni più importanti, e ogni decisione doveva ottenere la piena unanimità.  Tra le virtù più importanti di un essere umano, una delle più rispettate era senza dubbio la saggezza e gli anziani della comunità venivano considerati saggi e come tali erano i custodi di tutte le tradizioni, dei canti, delle storie, dei miti, e per questo erano ascoltati e venerati. Dato che tutto era tramandato oralmente, un anziano era, forzando un po’ il paragone, come una nostra biblioteca: il ricettacolo del sapere della società. E il suo compito era trasmettere ai giovani tutta la sua conoscenza, affinché la tradizione, e quindi la tribù stessa, potesse sopravvivere. Un capo doveva essere gentile, buono, generoso e altruista, ma contemporaneamente gli si richiedeva fermezza , autorità e autocontrollo. Era visto come un “padre” e in questa veste interveniva come un mediatore nei conflitti personali tra i membri della tribù. Le infrazioni alle leggi tribali erano piuttosto rare; questo perché la paura di perdere prestigio agli occhi della comunità e sopratutto l’emarginazione e la cacciata da essa, significava la morte, sia morale che fisica, per le enormi difficoltà che un individuo doveva affrontare per poter sopravvivere da solo.

“Tra genitori e figli c’era un solido rapporto, che aveva le sue basi nei sistemi educativi, con cui i ragazzi venivano cresciuti. Infatti anche da adulti noi Sioux avevamo un profondo rispetto nei confronti dei nostri padri e delle nostre madri. Non li abbiamo mai abbandonati, anzi era una gioia occuparsi di loro quando erano vecchi, ricambiando così tutto l’amore che ci avevano dato quando eravamo bambini. Provvedere agli anziani perciò era per noi una gioia, non certo un dovere.”
Orso in piedi

Akhal Teke Horses



Quel cavallo quasi d'argento dorato è il mio preferito! Akhal Teké è una razza del Turkmenistan

I cavalli regali dal mantello di seta: gli Akhal tekè.

Sangue puro, non derivato da alcun altro ceppo, scaturito dalle steppe e dai deserti dell’Asia centrale. Precisamente dal Turkmenistan, dall’oasi di Akhal, dove viveva il popolo dei Tekè, i loro allevatori, che hanno dato a loro il nome dopo che nei secoli erano stati chiamati :Massaget, Parthian, Nisean, Persian, Turkmeno e finalmente Akhal Tekè .

worldwuan'videos (playlist)

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO!





I MIEI SOGNI INFANTILI SONO RIMASTI TALI...DESIDERO ANCORA UNA CASA SU DI UN ALBERO, COME QUESTE!!






ED IMMERGERMI COSI' PROFONDAMENTE NELLA NATURA, TANTO DA DIVENIRE UNA COSA SOLA CON LEI...CREATURA NELLA CREAZIONE












PER AMMIRARE UN TRAMONTO D'INCANTO...DIPINTO DAL PIU' GRANDE PITTORE CHE IO CONOSCA: DIO!
BUONA DOMENICA A TUTTI VOI!

venerdì 26 ottobre 2012

PAPA KAROL WOJTYLA: PENSIERI E AFORISMI







Ora più che mai dobbiamo fare un esame di coscienza:
dove siamo, dove ci ha portati Cristo, dove abbiamo deviato
dal Vangelo.

La conseguenza tragica del rifiuto del Padre
diventa evidente nel disordine dell'uomo
e nella rottura dell'armonia tra uomo e donna
tra fratello e fratello

giovedì 25 ottobre 2012

IN ATTESA DEI FRUTTI DEL CONCILIO



In attesa dei frutti 
del Concilio 
di mons. Luigi Bettazzi  
Vescovo emerito di Ivrea; già presidente di Pax Christi e padre conciliare
in “Adista” - Segni nuovi – n. 36 del 13 ottobre 2012 
L'11 ottobre 2012 ricorrono cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II. Come si sa, il Concilio ecumenico è l’assemblea di tutti i vescovi cattolici del mondo, convocati dal papa per affrontare e risolvere con lui i problemi dottrinali e vitali più importanti. Il primo Concilio si era riunito a Nicea, presso Costantinopoli, nell’anno 325. L’ultimo, il ventesimo, era stato convocato da Pio IX a Roma (e per questo denominato Vaticano I) nel 1869 e sospeso nel luglio del 1870 (in previsione dell’arrivo delle truppe italiane, che entrarono difatti a Porta Pia il 20 settembre),con la definizione del primato e dell’infallibilità del papa, quando parla come papa («ex cathedra»). Papa Giovanni XXIII, sollecitato dai suoi interessigiovanili e dalle conoscenze varie del suo servizio diplomatico (in Bulgaria, a Costantinopoli, a Parigi) decise, all’insaputa di tutti, di convocare un Concilio e di presentarlo non come «dogmatico» (cioè che proclama le verità di fede, scomunicando chi non leaccetta), ma «pastorale», che si preoccupasse cioè di presentare quelle verità in modo comprensibile eadeguato all’umanità del nostro tempo.  
E questo non rende il Concilio pastorale meno autorevole del dogmatico, anzi lo valorizza, perché una
verità di fede non raggiunge pienamente il suo scopo se non quando viene accolta e vissuta. 
Tale aspetto qualifica il Concilio Vaticano II come un richiamo alla responsabilità specifica dei cristiani e delle comunità; ed è evidente, se consideriamo i quattro documenti conciliari, le Costituzioni. Così la 
prima, sulla liturgia (il titolo viene dalle prime parole del testo latino, Sacrosanctum Concilium), ci fa scoprire nella messa non solo l’atto misterioso – a cui “si assisteva” – della transustanziazione, cioè del
cambiamento della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo, bensì la 
presenza di Cristo nella sua eterna offerta pasquale, a cui «si partecipa», ricevendo lo Spirito Santo che 
alimenta così la nostra vita cristiana. La Bibbia (Costituzione Dei Verbum) non è tanto un deposito 
di verità a cui attingere per la nostra teologia, bensì la parola viva che Dio continua a rivolgere alla sua 
Chiesa e ad ogni cristiano per aprirli al suo amore. Le altre due Costituzioni sono state indicate come «rivoluzioni copernicane», nel senso che come l’astronomo polacco Copernico dimostrò che non è il
Sole a girare intorno alla Terra ma la Terra intorno al Sole, così quanto sembrava primario si rivela funzionale e viceversa. E in realtà la Chiesa nel mondo contemporaneo (Costituzione Gaudium et spes) riconosce che non è l’umanità subordinata alla Chiesa, ma è la Chiesa al servizio dell’umanità; e nella Chiesa in sé (Costituzione Lumen gentium) prima ancora di un laicato subordinato alla gerarchia, vi è un primato del popolo di Dio, del quale la gerarchia è alservizio (in latino: ministerium). Già da qui si evidenzia che, se con Benedetto XVI consentiamo che nella Chiesa v’è una «continuità» dogmatica (non è stato definito alcun nuovo dogma, al massimo ne sono stati richiamati alcuni trascurati, 
come l’universalità dell’offerta di salvezza o la collegialità, o collaborazione dei vescovi col papa), vi è 
stata però una forte «discontinuità» pastorale, colrichiamo appunto della responsabilità personale, nella formazione cristiana e nell’agire ecclesiale. Dobbiamo riconoscere che l’entusiasmo e la spinta 
dei tempi del Concilio e delle speranze immediate si sono affievoliti, un po’ per la maggiore difficoltà di 
una maturazione comunitaria nei confronti di strutture gestite autoritativamente (a tutti i livelli), un po’ per alcuni eccessi realizzati negli anni ‘68-‘69 che hanno indotto chi era in allarme per i cambiamenti a 
bloccare tutto (e forse, come dicono i tedeschi, insieme all’acqua sporca abbiamo buttato via anche il
bambino). Una lezione comunque che abbiamo ricevuto da questo Concilio è che la tradizione non equivale alla fissazione del passato, bensì, secondo l’etimologia(tradere è trasmettere, tradizione è trasmissione), è «aggiornare», secondo la formulazione di papa Giovanni, è dire le verità di sempre in modo adatto algiorno d’oggi. 
Diceva padre Congar – poi diventato cardinale – cheun Concilio ottiene i frutti più pieni dopo 
cinquant’anni. Preghiamo il Signore che sia propriocosì! 

CIAO ANNA MARIA!

ANNA MARIA ZEOLLA CI HA LASCIATI


IL GIGLIO DI SANTA TERESA 


Venerdì 19, ricorrenza di San Paolo della Croce, Anna Maria ha fatto le valigie in silenzio, ed è partita per il Cielo. Era il giorno del suo sessantesimo compleanno, una data che per lei ha avuto un senso ben preciso: il Signore le ha donato la vita in quel giorno 19 ottobre 1952, e se l'è ripresa lo stesso giorno, sei decenni dopo. Tutti noi siamo rimasti sconvolti da questa morte non annunciata. Anna Maria è venuta a Legnano, presso il convento dei Padri Carmelitani, il 6 ottobre, per occuparsi della nostra formazione permanente, di cui era la Maestra. Stava bene, e nulla faceva presupporre che sarebbe stata l'ultima volta che l'avremmo vista. 
Anna è stata per lunghi anni la Segretaria Provinciale dell'OCDS  Lombardo, ed era ancora attiva in quel ruolo. Nella vita privata, lavorava presso una Scuola per L'Infanzia, quale maestra.
Viveva sola, e quella mattina è stata una consorella, nostra ex Presidente Provinciale e Maestra di Formazione, che l'ha trovata "addormentata". Così almeno credeva, poiché la mattina l'aveva salutata, dandole appuntamento per le 12,30, e nulla faceva supporre che invece Anna ci aveva lasciati, silenziosa e discreta, come lo era stata nella vita.
La vogliamo ricordare ad una settimana dal suo volo verso il Cielo, persuasi che la Beata Vergine del Monte Carmelo l'abbia presa per mano sabato 20. 
Come da una leggenda che narra dell'apparizione della Vergine a San Simone Stock, coloro che indossano lo scapolare, avranno la salvezza dalle pene del Purgatorio, il sabato successivo alla loro morte, grazie alla promessa fatta dalla Madonna. Leggenda o realtà, la Vergine è sempre stata la protettrice dei Carmelitani, e sono certa che si è presa cura di Annamaria, e l'ha condotta direttamente in Paradiso, dal Figlio amato.
Ciao Annamaria, non ti diciamo addio, ma "a Dio" e ci auguriamo di rivederti un giorno in Paradiso.

sabato 20 ottobre 2012

VIRUS TROYAN

ALCUNI AMICI MI HANNO INFORMATO CHE QUESTO BLOG, DA UNA QUINDICINA DI GIORNI, E' AFFETTO DA VIRUS. STO CERCANDO DI FARE IL POSSIBILE PER RISOLVERE IL PROBLEMA, MA PER ORA MI PARE INSOLUBILE. ALLORA ACCOLGO IL SUGGERIMENTO DEL DOTTOR FELIPE DE URCA, CATECHISTA ARGENTINO, CHE HA COSI' CITATO:


“No le digas a Dios qué tan grandes son tus problemas, dile a tus problemas qué tan grande es Dios”

NON DIRE A DIO QUANTO GRANDI SONO I TUOI 

PROBLEMI, DI INVECE AI TUOI PROBLEMI QUANTO E' TANTO GRANDE DIO

Questo è un blog di ispirazione cristiana, cattolico, e mi dispiace enormemente apprendere che appaiono pubblicità, talvolta anche spregiudicate, per non dire osè!

Non conosco chi abbia potuto ferire questo blog, insudiciandolo, ma prego tutti coloro che sanno come suggerirmi il modo di eliminare questo virus infernale, di offrirmi qualche suggerimento!!
Un sentito grazie a chi mi contatterà all'indirizzo di posta in home page, e mi saprà suggerire metodi sicuri (e per me facili, poiché non sono una grande esperta di software) per eliminare l'inconveniente.
Per ora, se non vedete più articoli che ho postato in questo ultimo mese, sappiate che li ho rimossi per tentare di eliminare qualsiasi virus.

venerdì 19 ottobre 2012

SEMPLICI CONSIDERAZIONI SULLA SCRITTURA



Non ho nessuna pretesa di voler insegnare a scrivere a coloro che sono più esperti di me, ma credo di sapere come ci si orienta in tal senso.
C’è chi scrive di getto: desidera mettere nero su bianco, tutti i suoi pensieri, siano essi in versi, prosa, saggistica, storia, letteratura, romanzi e quant’altro.
C’è chi scrive meditando molto, e tenendo costantemente accanto a sé il dizionario dei sinonimi e contrari, il vocabolario, i  testi  bibliografici inerenti il progetto di scrittura, e non si azzarda a posare una sola parola sul foglio e nel programma word del pc, se non ha prima analizzato ogni singola parola.
C’è chi scrive frasi brevi, sintetiche, e chi si dilunga in panegirici da capogiro.
C’è chi non rispetta la punteggiatura, costringendoci ad una lettura senza respiro, e chi invece mette punti e virgole ad ogni piè sospinto.
Potremo andare avanti all’infinito, ma queste mie considerazioni vogliono solo affermare che colui o colei che scrive, ha il sacrosanto diritto di mantenere un suo proprio stile, esattamente come un pittore dipinge con la tecnica imparata e col suo estro personale.
Può piacere un autore, oppure parerci di una noia mortale, può divertirci o farci sbadigliare, sta a noi scegliere chi scrive nello stile e nel contenuto che più ci aggrada. Ma non sta a noi giudicare, poiché ciò che ci piace, può non piacere ad altri lettori, così come ciò che non ci piace, può accogliere i consensi altrui.
Allo stesso modo ci si accosta a un quadro: neoclassico, preraffaellita, dadaista, impressionista, naif, futurista, astratto, barocco, classico, romantico, verista,  surrealista…tanti sono gli stili e le correnti artistiche, alcune possono incantare, altre non trasmetterci nessuna emozione. Ma hanno tutte il diritto di esistere.
E’ chiaro che le ripetizioni, l’abuso di aggettivi e di locuzioni avverbiali  andrebbero evitati ma in certi frangenti, sono necessari. L’importante, è non scrivere in modo sgrammaticato, e con un lessico alla portata a tutti. Il politichese e l’ecclesialese, sono incomprensibili dalla maggior parte dei lettori…meglio evitare!
Così come è necessario sottrarsi all’eccessivo uso di avverbi che finiscono in “mente”: evidentemente, assolutamente, conseguentemente, eccezionalmente…
Talvolta servono, come “improvvisamente” o “causalmente”, ma in un testo, sarebbe meglio trovare un escamotage per ovviare a certe rime! All’improvviso, resta evidente, in modo assoluto, di conseguenza, in via eccezionale..potrebbero essere sostituti appropriati. O usare – e in questo caso sono consenziente - il famoso dizionario dei sinonimi, ovviamente (!) se non arriva subito in mente (ecco la rima!) qualche sinonimo adatto allo scopo.
Terminata la mia breve lezione sulla scrittura, che nulla aggiunge ad un buon testo di sintassi e grammatica (gli errori ortografici sono orribili!), concludo, rivolgendomi agli esteti, di non penalizzare troppo coloro che, colmi di buona volontà, tentassero di esprimere il loro pensiero dedicandosi alla scrittura! Anzi, sollecitateli, poiché se è vero che di scrittori ne è pieno il mondo, così come di gente che scrive, è altrettanto reale l’esigenza di comunicare sensazioni, emozioni, sentimenti o esperienze di vita.
BUON LAVORO A TUTTI!
Danila Oppio


PREMIO MONDIALE DI POESIA NOSSIDE 2012


XXVIII PREMIO MONDIALE DI POESIA NOSSIDE 2012


XXVIII PREMIO MONDIALE DI POESIA NOSSIDE 2012 - I PREMIATI - THE AWARDED - LOS PREMIADOS - OS PREMIADOS - LES VAINQUEURS



pubblicata da Premio Nosside 2012 il giorno Venerdì 19 ottobre 2012 alle ore 4.15 ·


Il premio Nosside prevede un vincitore assoluto, un secondo e terzo posto, 5 menzioni speciali, 6 menzioni straordinarie, 24 menzioni particolari, ed un folto numero di menzioni. Tutte le poesie vincitrici, verranno pubblicate in un'antologia. La poesia di GAVINO PUGGIONI   -  ITALIA - "INSEGUIRE ORME"  è risultata tra quelle classificate  in menzioni particolari, e ben volentieri la pubblichiamo. 




INSEGUIRE ORME 



Ho incontrato il sole
a inseguire il tramonto
in quelle vallate
di silenzio
dove io sostavo

e la stella del mattino
l'ultima
s'adombrava in trasparenze
di un giorno
già affaticato.

Per un quadro
mai dipinto
cercavo pennelli
colori anche sbiaditi
per un sorriso di bambino

e mi imbattevo
in acqua sporca
fuscelli d'erba
ammorbati..sfiniti
...mai nati

Sibili lontani..urla
di popoli senz'anima
che sporcavano calendari
con il sangue
pregando il loro Dio

ormai assente
allontanato anche lui
da novelle civiltà
in agonia e destinate
al regno dei venti.

E quel tramonto
striato di rubini amorfi
m'era parso tela infinita
a nascondere vite
mai vissute

quando io....solo
tornavo sui miei passi
a cercare orme
del mio passato
 e non le trovavo.

giovedì 18 ottobre 2012

PARTENZA PER UN LUNGO VIAGGIO






Lontani nel tempo
E nello spazio infinito
Irraggiungibili
Eppur vicini nel pensiero
 Il mio lungo viaggio
Nell’altrove è cominciato
Nell’armadio, una tua camicia
Fa compagnia alla mia
Inseparabili, come noi due
Nella vita, e nell’eternità.

Danila Oppio
Inedita 2012

martedì 16 ottobre 2012

L'ANELLO PREZIOSO





Un giovane andò dal suo maestro con un problema.
"Mi sento una nullità, non ho la forza di reagire...dicono che sono un buono
a nulla, che non faccio niente bene, che sono un idiota. Come posso
migliorare?
Che posso fare perchè mi stimino di più?"
Il maestro senza guardarlo rispose:
"Mi spiace ragazzo, ma ora non posso aiutarti:
devo prima risolvere un problema mio, poi forse".
E facendo una pausa aggiunse:" Se mi aiuti, posso risolvere il mio problema
più rapidamente e poi forse posso aiutarti a risolvere il tuo."
Il giovane accettò, ma ancora una volta si sentì mortificato!
Il maestro si tolse l'anello dal mignolo e lo diede al ragazzo: " Devi
vendere questo anello perchè devo pagare un debito.
Occorre ricavarne il più possibile, ma non accettare meno di una moneta
d'oro:
va e torna con la moneta al più presto".
Il giovane prese l'anello e partì!
Appena giunto al mercato cominciò ad offrire l'anello ai mercanti.
Essi guardavano con qualche interesse, finchè il giovane non diceva quanto
chiedeva per l'anello.
Quando il giovane menzionava una moneta doro, alcuni ridevano, altri se ne
andavano senza nemmeno guardarlo e solo un vecchietto fu abbastanza gentile
da spiegare che una moneta d'oro era troppo per quell'anello.
Tentando di venire incontro al giovane, arrivarono ad offrirgli una moneta
d'argento ed una coppa di rame.
Ma il giovane seguiva le istruzioni di non accettare meno di una moneta
d'oro e rifiutare ogni offerta.
Dopo aver offerto il gioiello a tutti quelli che passavano , abbattuto dal
fallimento tornò dal maestro.
Rimpiangeva di non avere una moneta d'oro per poter comperare egli stesso
l'anello, liberando così dalle preoccupazioni il suo maestro e poter così
ricevere i consigli!
Entrò in casa e disse:
"maestro, mi spiace tanto ma è impossibile ottenere quello che mi ha
chiesto....forse potrei ottenere due o tre monete d'argento, ma non si
dovrebbe ingannare nessuno sul valore dell'anello!"
"E' importante quello che tu dici giovanotto" rispose il maestro sorridendo.
"Dobbiamo prima sapere il valore esatto dell'anello.
Vai dal gioielliere...chiedigli a quanto si può vendere l'anello, ma non
importa quanto lo valuterà, non venderlo....riportalo qui".
Il giovane andò dal gioielliere e gli chiese di valutare l'anello:
egli esaminò con una lente, lo pesò e disse: "Dì al tuo maestro che se vuole
venderlo subito non posso dargli più di 58 monete d'oro."
"58 monete d'oro!" esclamò il giovane.
"Si....rispose il gioielliere, in un altro momento potrei arrivare ad
offrirti 70 monete, ma se hai urgenza di vendere."
Il giovane corse emozionato a casa del maestro per raccontare quel che era
successo.
Il maestro dopo aver ascoltato tutto il racconto, parlò con calma:
"Tu sei come questo anello, un gioiello prezioso ed unico.
Può essere valutato solo da un esperto. Pensavi forse che persone qualsiasi
potessero scoprire il suo vero valore?".
Così dicendo, si rimise l'anello al dito!
Tutti noi siamo come quel gioiello...preziosi ed unici, andiamo per tutti i
mercati della vita pretendendo che le persone inesperte ci valutino.
Ma solo l'Amore conosce il tuo vero valore....perciò non accettare mai che
la vita smentisca questo!
__._,_.___

lunedì 15 ottobre 2012

SANTA TERESA D'AVILA



I GIGLI DI S. TERESA   37449


Gigli di Santa Teresa son detti
ed effettivamente hanno l’incanto
dell’alma di Teresa che si lascia
dalla divina Grazia sol baciare!

(Montechiaro 13-10-2012), Padre Nicola Galeno

PAOLO VI. BEATIFICAZIONE VICINA



Dopo il sì dei teologi, l’11 dicembre si pronunciano i cardinali. Scelto il miracolo da presentare: la guarigione di un feto

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO



Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, il Papa che ha regnato dal 1963 al 1978 e ha condotto tre delle quattro sessioni del Concilio Vaticano II guidando la Chiesa nel difficile periodo del post-concilio, potrebbe essere proclamato beato nel 2013. Nelle scorse settimane i teologi della Congregazione per le cause dei santi, dopo aver esaminato la «Positio» con i documenti del processo canonico, hanno espresso il loro voto favorevole senza sollevare obiezioni. E il prossimo 11 dicembre si esprimeranno i cardinali e vescovi membri della Congregazione. Superato lo scoglio dei teologi, l’ultimo «sì» dei cardinali viene considerato quanto mai probabile.


Dunque, già nel prossimo concistoro per la promulgazione dei decreti riguardanti le beatificazioni e le canonizzazioni, previsto prima di Natale, Benedetto XVI potrebbe approvare anche quello che riconosce le «virtù eroiche» di Papa Montini. Un atto che sancisce la conclusione del processo. A quel punto, in vista della cerimonia di beatificazione, mancherebbe soltanto il riconoscimento ufficiale di un miracolo avvenuto per intercessione del candidato agli altari. Nel caso di Paolo VI, il postulatore della causa, padre Antonio Marrazzo, ha già scelto, tra le segnalazioni ricevute, un caso di guarigione che sarebbe risultato «inspiegbile» ai primi esami. Il presunto miracolo riguarda la guarigione di un bambino non ancora nato, avvenuta sedici anni fa in California.


Durante la gravidanza, i medici avevano riscontrato un grave problema nel feto e a motivo delle conseguenze cerebrali che intervengono in questi casi avevano suggerito come unico possibile rimedio alla giovane mamma quello dell’aborto. La donna aveva voluto portare a termine la gravidanza e si era affidata all’intercessione di Paolo VI, il Papa che nel 1968 scrisse l’enciclica «Humanae vitae». Il bambino è nato senza problemi: si è atteso che raggiungesse i quindici anni d’età per constatare l’assenza di conseguenze e la perfetta guarigione. Anche se formalmente l’indagine vaticana sul miracolo inizierà solo dopo la proclamazione delle virtù eroiche, i tempi potrebbero essere brevi.


Benedetto XVI ha seguito da vicino l’iter della causa del predecessore che lo nominò arcivescovo di Monaco di Baviera e cardinale. Dopo aver proclamato beato l’anno scorso in tempi record Giovanni Paolo II, il Papa con il quale aveva collaborato per un quarto di secolo, ora Ratzinger attende di poter fare altrettanto con il bresciano Montini. Un Pontefice che dopo aver condotto in porto il Concilio riuscendo a concluderlo praticamente all’unanimità, è stato poi testimone sofferente nell’epoca della contestazione continuando a ribadire con interventi ed encicliche il Credo della Chiesa, senza mai fare passi indietro rispetto alla via segnata dal Vaticano II.


Oltre a quella di Paolo VI, è in corso e procede speditamente anche la causa di beatificazione di Giovanni Paolo I (che gode di una diffusa fama di santità in tutto il mondo) mentre quella di Pio XII è già conclusa dal dicembre 2009 con la promulgazione del decreto sulle «virtù eroiche» ma non è ancora stato individuato un miracolo da presentare alla Congregazione per le cause dei santi, il dicastero vaticano guidato dal cardinale Angelo Amato che si occupa delle nuove aureole.


LA PROFEZIA DI PAPA GIOVANNI XXIII


Il Concilio, spartiacque della Chiesa del XX secolo, in un libro di Bernard Lecomte l'idea dell'aggiornamento giovanneo

GIACOMO GALEAZZI DA vatican insider - la stampaCITTÀ DEL VATICANO
Il pontefice, il futuro Beato Roncalli guardò lontano, molto lontano. Il Vaticano II doveva tornare alle radici evangeliche e togliersi le incrostazioni di secoli che avevano allontanato la chiesa dal suo Maestro.

"Non ci sarà mai un Pio XIII": per comprendere il senso della frase di Jean Guitton bisogna approfondire il radicale "aggiornamento" provocato nella Chiesa dal Concilio Vaticano II, come fa "Il segreto dei papi" di Bernard Lecomte, attuale caporedattore di Figaro Magazine ed ex responsabile degli esteri di La Croix (edizioni San Paolo, 250 pagine, 16 euro) .

Un episodio commovente illumina la genesi dell'assise. Il 23 settembre 1962 Giovanni XXIII sta concludendo il suo ritiro spirituale nell'oratorio della torre di San Giovanni, a due passi dal palazzo apostolico,quando il suo medico personale chiede di vederlo. Nel massimo segreto, in quegli ultimi giorni il vecchio Pontefice si è sottoposto ad analisi mediche. Il risultato di quei test non lascia speranze e conferma la sua intuizione: è spacciato. Sicuramente non vedrà la fine del Conclio. Non ha più niente da perdere. Papa Roncalli si siede allora alla sua scrivania, al terzo piano del palazzo apostolico, e comincia a redigere il discorso che pronuncerà l'11 ottobre, giorno dell'inaugurazione del Conclio Vaticano II, nella basilica di San Pietro. Di filato, senza appunti. E senza collaboratori, ad eccezione di un abate che assicura la traduzione del testo in latino.


E' "con la farina del suo sacco", come egli dice, che Giovanni XXIII spiega che il Concilio deve permettere alla Chiesa di "dedicarsi risolutamente e senza paura all'opera che la nostra epoca esige". Egli fustiga i "profeti di sventura" che lo circondano ed afferma che la Chiesa "preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore". Papa Roncalli scrive senza paura. Deliberatamente, pieno di fiducia, il "papa buono" proietta i cattolici nell'avvenire.

"E' la storia della Chiesa che oscilla- osserva Bernard Lecomte-.Quel giorno, Pio XII muore per la seconda volta". La sera dell'11 ottobre 1962, giornata inaugurale del Concilio Vaticano II, «Giovanni XXIII era molto stanco, quasi si trascinava», racconta l'arcivescovo Loris Capovilla, all'epoca segretario del Papa. Questa circostanza  spiega l'iniziale resistenza del Pontefice bergamasco, alla richiesta di salutare la folla che si era spontaneamente radunata in piazza San Pietro, e alla quale rivolse poi le parole più memorabili, partendo dalla presenza della Luna e finendo con l'inviare una carezza ai bambini rimasti a casa. Dopo il famoso discorso improvvisato, rivela il presule, «mi chiese come era andata, se ero soddisfatto. Lo rassicurai: nessuno si sarebbe atteso una meditazione tanto densa, tanto significativa. Dalla piazza veniva ancora l'eco degli applausi, dei canti, della preghiera.


Ma il Pontefice non sentiva nulla. Fece una smorfia e sussurrò solo: "dolore". Non si sentiva bene. Era sofferente. Mi preoccupai perché quella sera tirava un vento forte. Era rimasto esposto per troppo tempo. Lui noto' la mia espressione e mi sorrise. Poi mi disse: "Tutto è grazia. Il dolore è grazia di Dio, dunque non ti devi preoccupare". E mi ricordò gli ultimi istanti di santa Teresa di Lisieux quando rassicurò la sua infermiera che, avendola vista versare uno sbocco di sangue, cominciava ad agitarsi perché era notte e non avrebbe mai potuto trovare il soccorso di un medico. "Sorella disse non ti preoccupare: tutto è grazia di Dio".

Il Papa andò verso il suo letto continuando a ripetere:"Tutto è grazia di Dio"». Prima del Vaticano II la messa era celebrata in latino, che oltre ai sacerdoti nessuno capiva, e con il prete che volgeva le spalle alle persone. La Bibbia era un oggetto sconosciuto per i fedeli, praticamente nessuno l’aveva a casa o era capace di leggerla. I non cattolici e le altre religioni erano guardati talora con diffidenza, e gli ebrei visti con ostilità e sospetto, benché per volontà di Giovanni XXIII non fossero più definiti «perfidi» in una preghiera liturgica. Lo sguardo di speranza sul mondo di Papa Roncalli non aveva conformato in profondità la Chiesa e la discussione teologica e culturale non era in auge tra clero e fedeli. Le Chiese del terzo mondo e i poveri non erano al centro dell’attenzione della Chiesa di Roma.  Fu un concilio ecumenico, tutti i vescovi del mondo cattolico in Vaticano, gli «stati generali» della Chiesa di fronte al mondo moderno. Ha modellato la Chiesa come la conosciamo oggi e come la vivono un miliardo di fedeli nel mondo.
E questo anche se non è nato dal nulla, ma ha affondato le sue radici nei movimenti biblico, liturgico ed ecumenico che già ai primi del Novecento avevano mosso passi significativi. Il Concilio ha prodotto un profondo rinnovamento nella liturgia, negli studi biblici, nel dialogo con le altre Chiese. Ha riaffermato i diritti e tra questi quello alla libertà religiosa. Ha investito i laici di un nuovo e più partecipato ruolo nella Chiesa. Sarebbe sbagliato ridurre il Vaticano II ai documenti approvati, seppure in alcuni casi assolutamente innovativi sul piano ecclesiale e culturale. La nuova Messa, con l’uso delle lingue parlate, il protagonismo dei fedeli nell’assemblea liturgica, l’adozione di mezzi musicali e linguaggi musicali talvolta di rottura, ha trasformato in profondità la vita dei cattolici in tutto il mondo. Con l’approvazione nel dicembre 1963 della costituzione «Sacrosantum Concilium» che riforma la liturgia, iniziò una nuova epoca. La Chiesa non poteva essere più la stessa. Insomma il Vaticano II è lo spartiacque che ha cambiato il volto della Chiesa.

Fu un evento grandioso: tremila vescovi (2090 da Europa e continente americano, 408 dall’Asia, 351 dall’Africa e 74 dall’Oceania) riuniti in San Pietro per dialogare con la modernità. Annunciata il 25 gennaio 1959, la più grande assise che la cristianità abbia mai conosciuto si aprì l’11 ottobre 1962. Il Vaticano II, il ventunesimo concilio della Storia della Chiesa, terminò tre anni dopo, l’8 dicembre 1965. Voluto da Giovanni XXIII, sarà guidato e concluso da Paolo VI. Su quasi tremila partecipanti ne sono ancora vivi 96. Ratzinger era assistente dell’arcivescovo di Colonia Frings, antagonista del cardinale Ottaviani, prefetto del Sant’Uffizio e presidente della commissione teologica, che cercava di frenare le riforme.

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi