AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 29 ottobre 2022

SANTA TERESA DI LISIEUX ALL'UNESCO - SPIGOLATURE di Padre NICOLA GALENO OCD - seconda parte



SPIGOLATURE ( su S. Teresa di G. B.)


Per chi avesse perso la prima parte di queste SPIGOLATURE, la potrete leggere cliccando su questo link: 

Forse a lettrici e lettori parrà strano questo titolo che viene da un arcipelago dove l’occhio spazia più sulle risaie che sui campi di grano… Siamo ormai agli sgoccioli di questo indimenticabile anno centenario (1997) che vede la piccola Teresa messa al fianco dei sommi Dottori della Chiesa!

Mentre nascono queste righe, sono da poco passate le tre mattutine. Ho provato a sbirciare il cielo: ci sono tante stelle così invitanti! Non sono purtroppo riuscito a scovare, come la piccola Teresa, la costellazione che forma l’iniziale del suo nome… Mi son detto allora: perché non provi a “spigolare” qualche “tesoro” dimenticato dagli altri in questa favolosa vendemmia del 1997?

E così mi son messo a sfogliare poesie di alcuni fa: avevano la faccia smunta come di fazzolettini dimenticati per troppo tempo sullo stenditoio… Nel vedersi ripescare subito mi hanno sorriso. “Eh, lo so come siete fatte voi, poesiole! Siete tutta anima e pertanto gli occhi terreni stentano a riconoscervi… Ma questa volta vi dono un corpo e così anche voi vi aggirerete come signorinelle smaniose d’essere complimentate!”.

Nascono pertanto questi brevi commenti, che consentono d’inquadrare la piccola Teresa in precisi momenti della sua vita. A volte si tratta di “parafrasi” in quanto vengono riprese le parole stesse della Santa. Io non so che faccia possa fare lei nel vedersi a volte imprestare sentimenti che nascono ad oltre diecimila chilometri dalla sua Normandia… Di una cosa comunque sono convinto: la “sorellina” ride sempre di fronte agli scarabocchi di un suo fratellino, sapendo che sono dettati soltanto da un amore genuino e dal desiderio di farla conoscere a tutti, qualora ne avesse ancora bisogno… 

Questa mia “sorellina” infatti ha il pregio di non aver bisogno di presentazioni: basta che apra la bocca perché subito tutti si rendano conto del suo stile prettamente evangelico. E guardando lei, s’incontra subito lo sguardo del suo unico maestro, Gesù!

Prima di passare al breve commento delle poesie, intenderei precisare una cosa. Sovente a fianco del titolo si troverà la sigla MA seguita da un numero: è il rimando al numero relativo ai Manoscritti Autobiografici. Gli appassionati così potranno consultare più celermente la fonte d’ispirazione!

Tra le oltre cinquanta poesie rimastemi ce n’è una nella quale Teresa dipinge alla perfezione tutti i santi desideri che profumavano il cuore della sua Celina. Leggendola però ci si convince che Teresa senza accorgersi sta fotografando se stessa!

§§§§§

SPIGOLATURE (08)

*

Tanti anni fa, quando la nostra Parrocchia del Corpus Domini di Bologna era appena nata, attorno alla Chiesa c’erano ben poche case: sembrava davvero d’essere in aperta campagna. Ricordo che una sera, passeggiando nelle sue adiacenze, m’imbattei in una famigliola da poco conosciuta. Sorrisi subito nel veder la faccia soddisfatta del maschietto di pochi anni che il babbo si portava a spasso sulle spalle: da lassù il piccolo sembrava davvero il padrone del mondo! Tra l’altro in quella posizione poteva ascoltare tutte le spiegazioni del babbo senza  dover sempre sollevare lo sguardo…

Questa volta invece la piccola Teresa sta camminando a fianco del Babbo. Sovente lei ama chiudere gli occhi, stringendo saldamente la sua mano: le pare di acquistare una libertà nuova, scordando tutte le cose della terra! Il Babbo però ora le sta sussurrando qualcosa che la costringe ad aprire gli occhi…

§§§§§


SCRITTO IN CIELO (MA 62)   530

Papà, ricordi ancora quelle sere

quando tornando il cielo contemplavo?

Un grappolo di stelle scintillava

a forma d'una "ti"... Giuliva allora

a te dicevo:"Vedi? È scritto in Cielo

il nome della piccola Teresa!


Guidami tu, Papà".  Chiudevo gli occhi

a questa brutta terra per tuffarli

in quell'immenso mar del firmamento!

(Oita 16-5-1994)


§§§§§

SPIGOLATURE (09)

Sovente nell’infanzia mi son chiesto come mai mi trovassi nel letto: ero ben sicuro, infatti, di non essermi spogliato… E la mamma o la nonna ridevano! Eh, già: mi ero infatti addormentato sul tavolo e così gli altri erano stati costretti a trasportarmi di sana pianta sul letto, senza che il mio placido sonno subisse alcuna interruzione!

A Teresa invece non sarebbe mai capitato di addormentarsi senza aver ricevuto prima la benedizione ed il bacio del Babbo!


BUONA NOTTE (MA 63) 531

Come dimenticare le invernali

serate che vedevano saltare

sulle ginocchia di Papà festose

Celina e me per farsi dondolare

al ritmo di nostalgiche canzoni,

che dell'eterno il fascino lasciavan...

Poi si saliva tutte per pregare

insieme al Babbo. Ne guardavo il volto.

Capivo allor dei Santi la preghiera!

In ordine d'età la buona notte

al Babbo s'augurava ed il suo bacio

poneva dolce fine alla giornata.

E piccola com'ero, mi prendeva

pei gomiti il Papà per abbracciarmi!

Dicevo a tutto fiato:"Buona notte,

Papà!". Tutte le sere le parole

eran le stesse...E sento sulle gote

Ancora di quel bacio la freschezza!

(Oita 16-5-1994)

§§§§§ 

SPIGOLATURE (10)

Anche nell’infanzia ci sono degli episodi che continuano a lasciarci come col fiato sospeso in quanto non riusciamo ancora a capirne il significato. Si tratta forse di segni premonitori?

Quel giorno Teresa vide apparire nel giardinetto una figura che rassomigliava in tutto al Babbo, benché avesse il volto coperto da una specie di grembiule…Eppure il Babbo era assente per un viaggio! Che fosse tornato prima per fare una improvvisata? Teresa continuò a chiamarlo col suo solito accento di gioia, ma lui senza voltarsi scomparve in fondo al giardinetto…

Solo dopo quindici anni Teresa capì d’aver intravisto la lunga e penosa malattia del Babbo!


VISIONE INCOMPRENSIBILE (MA 68) 532

Perché della divina luce un raggio
illumina me, semplice bambina,
facendo balenare una visione
che, se capita, certo stroncherebbe
l'umile cuoricino pel dolore?
Resta per me un mistero sulla terra...
in Ciel sarà guardato con amore!

Oita 15-6-94) Padre Nicola Galeno

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SPIGOLATURE (11)

Essendo la mia cittadina natale circondata dai monti, nel tornare alla terra d’origine dei miei genitori, la Puglia, quando ne parlavo ai miei coetanei, questi mi guardano con un certo stupore. “Ma in fin dei conti, cosa sono questi monti?” - sembrava chiedermi il loro sguardo stupefatto.  I loro occhi non vedevano che mare e pianura…
Analoga cosa avveniva quando io parlavo del mare ai miei compagni di classe in Piemonte, Teresa racconta la profonda emozione suscitata in lei dal primo viaggio sulla costa atlantica.


IL MARE DI TROUVILLE (MA 73) 533

O mare, che ti stendi maestoso
a me dinanzi, gli occhi in te sprofondo
come una gocciolina...Eppur non sento
per il fragor de' flutti lo sgomento:
parlando con potenza a questo cuore,
rievochi l'immenso suo Signore!

(Poita 16-5-94) Padre Nicola Galeno

§§§§§

SPIGOLATURE (12)

Se dopo la morte prematura della Mamma la quartogenita Celina si era scelta come appoggio la primogenita Maria, Teresa invece aveva optato per la secondogenita Paolina. Io mi chiedo sempre che faccia abbia fatto la terzogenita Leonia, rimasta praticamente senza alcuna possibilità di scelta. Forse anche questo avrà contribuito a renderla così introversa… Davvero il vuoto che lascia una mamma è sempre incommensurabile ed a volte nemmeno il tempo sa rivelarsi medicina efficace!
Si può dire che Teresa avesse una fiducia cieca nella sua Paolina. Un giorno il discorso era finito sul futuro di entrambe. Paolina sarebbe entrata al Carmelo… E Teresa? Teresa non ha dubbi: anche per lei il Carmelo è l’unica scelta. Ma mette una condizione che la sorella, forse sbadatamente, accetta: Paolina l’avrebbe dovuta aspettare! Avrebbero fatto insieme quel passo…
Un giorno invece Teresa col suo udito finissimo sente che le due sorelle maggiori stanno bisbigliando qualcosa: Paolina ormai è in procinto d’entrare al Carmelo di Lisieux! Questa cruda verità squarcia come un lampo il cuore della piccola Teresa…


ADDIO,  PAOLINA (MA 82)    534

Paolina, dolce "mamma", che coglievi
le ingenue confidenze del mio cuore,
quando ti dissi un giorno che la vita
dell'eremita amavo:" Su, fuggiamo
insieme in un deserto ben lontano!",
Quasi scherzando ti sfuggì di bocca:
"Sento io pure il fascino! Soltanto
aspetterò che cresca la mia bimba...".
Quelle parole scesero nel cuore
come un presagio! Ed oggi all'improvviso
sento che partirai per il Convento
senza aspettarmi...Perdo un'altra mamma!
È come se caduto fosse il velo
splendido della vita ed ora il volto
rivela d'una squallida tristezza.
Vivere per soffrire e separarsi
continuamente... Piango d'amarezza.
Perché non me l'hai dato goccia a goccia
questo dolore? Invece di sorpresa
la spada è penetrata nel mio cuore...

(Oita 16-5-1994)



venerdì 28 ottobre 2022

IL MONDO NUOVO: DISERTORI, CONTROLLORI E SOVVERSIVI NEL SAHEL di Padre MAURO ARMANINO

 


Disertori, 
controllori e sovversivi nel Sahel


Il capitalismo di sorveglianza ha i funzionari di terreno che agiscono nel tempo e nello spazio. Il tempo dà loro apparente ragione perché la ‘normalizzazione’ o la ‘banalizzazione’ del controllo sembra un fatto acquisito, accettato e talvolta richiesto. Pochi si stupiscono ancora dell’esproprio del diritto alla mobilità operato con fermezza in questi ultimi anni. Le frontiere, tutt’altro che immateriali, sono appunto uno degli spazi nei quali il controllo si esprime con maggiore coerenza. L’evidenza che le frontiere dell’Europa tocchino l’Africa del Nord, coi Paesi del Maghreb e giungano fino al Sahel non scandalizza nessuno. La banalizzazione della normalità e dunque la neo-colonizzazione dell’immaginario sociale rasenta l’evidenza. I campi di detenzione per i migranti e rifugiati in Libia, i fili spinati delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, le deportazioni degli indesiderati in Algeria e le ‘dissuasioni’ volontarie degli ‘esodanti’ nel Sahel sono una necessaria condizione perché il mondo continui a funzionare come deciso dai potenti di turno.
La resistenza a questa operazione di controllo globale passa attraverso il fenomeno, anch’esso assodato, dei ‘disertori’. Spesso dipinti in modo negativo e criminalizzati, i disertori sono coloro che, per scelta o per necessità, scelgono di slegarsi da un destino che sembra condannarli a ‘collaborare’ con sistema in due modi. Il primo si compie scomparendo nel silenzio, come inutile zavorra da buttare durante la tempesta l’altro, invece, aderendo e ringraziando per il posto subalterno che il sistema ha loro affidato per perpetuarsi. La figura del migrante, che nel suo corpo e nel suo spirito porta la propria frontiera, esprime, come in uno specchio, la responsabilità della diserzione. Scegliendo di partire altrove contesta il tempo, lo spazio e le frontiere del ‘ disordine’ stabilito. Non casualmente il sistema, tramite l’OIM (Organizzazione per le Migrazioni Internazionali) cerca di convincere i migranti che la migrazione e un errore. L’Agenzia Frontex (Frontiere Esterne d’Europa) rende mobili le frontiere e la missione di Eucap-Sahel ‘educa’ il SUD come gestirle e interpretarle. Tutto cospira a rendere le migrazioni ‘ sicure, ordinate e regolari’.
Naturalmente gli attributi citati sulle migrazioni si riferiscono precipuamente ai Paesi di approdo dei migranti. Difficile credere siano possibili migrazioni sicure, ordinate e regolari quando si contribuisce a creare un mondo insicuro, disordinato e ‘irregolare’ per la maggior parte degli abitanti del pianeta. La dislocazione della politica, dell’economia e soprattutto la strategia del ‘disordine’ interessato nel Sahel e altrove, non lascia spazio a nulla che sia ‘ordinato, regolare’ e soprattutto ‘sicuro’. Ecco perché, in questa particolare zona dell’Africa chiamata Sahel, nome che significa ‘ Riva o Sponda’, ci vantiamo di fabbricare gli unici sovversivi che meritino questo nome. Si scrive migranti e si legge ‘sovversivi’ poiché nelle loro borse si nasconde, impolverato, un mondo nuovo.


         Mauro Armanino, Niamey 30 ottobre 2022




sabato 22 ottobre 2022

POESIE SU PAPA GIOVANNI PAOLO II di Padre NICOLA GALENO OCD


 

IN RICORDO DI SUOR M. LUCINA del CROCIFISSO - Grossi Marcella





ABRAMO, RIFUGIATO A NIAMEY di Padre MAURO ARMANINO

Icona di Abramo

Abramo, rifugiato a Niamey

Il primo e più famoso Abramo veniva, secondo la tradizione biblica, dalla Mesopotamia. Migrante per scelta o per destino diventò il capostipite del popolo ebreo e, in genere, dei credenti ossia i sottomessi al precetto divino di abbandonare la propria terra. In ogni migrante e migrazione c’è qualcosa di questo mistero primigenio che potrebbe aiutare a leggere diversamente i processi migratori. 

Profondamente umani e, nel contempo,  straordinariamente divini, almeno da Abramo in poi. Potremmo affermare, senza scostarci troppo dalla realtà, che la migrazione e dunque il migrante, nasconde o evidenzia qualcosa di teologico. Una sorta di promessa legata all’abbandono della propria terra. Abramo era un irregolare per scelta.

L’altro Abramo, che si trova a Niamey dall’anno scorso, è invece classificato e riconosciuto come ‘rifugiato’ e, seppur meno noto del primo, ha una storia più complicata e dolorosa della sua. Nella sua regione di origine, il Darfur nel Sudan, ha vissuto e pagato di persona le conseguenze di una guerra senza fine. Racconta che, il giorno stesso del suo matrimonio, la sua casa è stata bruciata e sua moglie violentata. Suo padre e sua madre hanno perso gli arti inferiori. Le milizie hanno ucciso i suoi fratelli e sorelle. Lui stesso è stato rapito e obbligato ad occuparsi del bestiame per alcuni anni e poi è fuggito in Libia con la moglie e il fratello gemello, unico superstite della famiglia. L’inferno, e non la benedizione, lo pedinava anche in Libia.

Contrariamente all’altro Abramo lui è stato imprigionato per cinque anni in Libia dove il gemello è stato bruciato e la moglie uccisa. Il visto umanitario che aveva potuto ottenere dall’apposita agenzia delle Nazioni Unite e che l’avrebbe condotto in salvo altrove, è stato ritirato e venduto dalle milizie libiche per cinquemila dollari. Durante il soggiorno è stato più volte torturato alle gambe, alle braccia e alle unghie di mani e piedi. È stato rimpatriato, per accordi umanitari, nel Darfur, dal quale è scappato perché perseguitato per motivi religiosi. Si era infatti, nel frattempo, convertito alla fede cristiana. Sostiene che milizie ben addestrate a questo scopo lo seguono ancora oggi per eliminarlo.

L’altro Abramo, il minore potremmo dire, è ospite in una delle case di accoglienza delle Nazioni Unite per i Rifugiati, gestite da COOPI, cooperazione internazionale, una ONG italiana che da anni opera nel Niger. Lui, l’altro Abramo, non è all’origine di un nuovo popolo e la sua progenie assai meno numerosa che le stelle del cielo e la sabbia del deserto. Si è vestito, per l’occasione, con un completo scuro come fosse invitato ad una festa di nozze.

      Mauro Armanino, Niamey, 23 ottobre 2022

Ndr. Danila: racconto mi ha riportato un vecchio ricordo: il canto ABRAM scritto tanti anni fa da Padre A. M. COCAGNAC. Il testo in francese potrebbe interessare i lettori del Niger e di ogni altro Paese francofono.

martedì 18 ottobre 2022

LA VISITA DI LUCA (ANNUNCIAZIONE) Lirica di Padre NICOLA GALENO OCD




Annunciazione di Leonardo Da  Vinci 
(La Galleria degli Uffici di Firenze)





LE STRADE DI NIAMEY di Padre MAURO ARMANINO

 


Le strade di Niamey

Sono dei contenitori di sabbia equamente distribuita nelle corsie delle strade asfaltate e di quelle in terra battuta. Costituiscono a tutt’oggi il luogo principale d’incontro di mezzi e persone. Buona parte della vita, per una moltitudine di gente, succede sulla strada. Commercio, deambulazione, ricerca del pane quotidiano e convivialità spicciola. Quanto alla vita politica in strada, come ad esempio le manifestazioni politiche, a parte una recente e isolata eccezione, esse sono vietate dal 2018. In altri tempi ciò sarebbe apparso intollerabile mentre oggi questo stato di cose rasenta la banalità. Eppure, nel confinante Burkina Faso la strada e le piazze (e le caserme) giocano un ruolo primordiale. Proprio oggi, il 15 di ottobre del 1987, fu assassinato il capitano Thomas Sankara, presidente di questo Paese fratello. Sono passati 35 anni e la sua memoria continua ad inquietare e interrogare i giovani africani d’oggi, in cerca di testimoni autorevoli.

Le strade di Niamey rendono visibili coloro che sovente non lo sono, vuoi per scelta oppure per dimenticanza. I mendicanti emergono dal ‘sottosuolo’ specie di venerdì che poi è il giorno della preghiera nelle moschee più capienti. Contribuiscono ad assicurare, in cambio di una modica elemosina, il guadagno del paradiso ai benefattori o comunque un accorciamento consistente delle pene legate alle mancanze più gravi. Giocano dunque, senza forse immaginarlo, un ruolo salvifico del tutto ragguardevole. Proprio come gli scolari delle numerose scuole coraniche, impegnate ad offrire i primi rudimenti del Corano e allo stesso tempo ad inculcare, nella testa degli scolari, che la mendicanza è una virtù da coltivare. I mercanti e venditori, che lungo le strade hanno piazzato negozi, magazzini precari, laboratori, officine per riparare i pneumatici, meccanici per moto e cammellieri, assieme a vari portatori di handicap, cercano di rendersi prossimi dei clienti che transitano. Profittano delle rotonde intasate all’ora di punta coi vigili protagonisti.

Sì, perché, nel frattempo, tra la stagione delle piogge, le incertezze delle linee elettriche, l’assenza di manutenzione e, in generale, la precarietà dei colori, i semafori coi secondi contati hanno in fretta fatto il loro tempo. Si ritorna al regime abituale di stile anarchico-conviviale dove, infine, a passare per primi sono i mezzi più pesanti e i taxi che conoscono a menadito le insenature della sabbia stradale. Nelle strade ci sono i cittadini qualunque, coloro che ‘si cercano’, ossia quanti sopravvivono al quotidiano e gli animali che assicurano la compatibilità della capitale con la tradizione. Capri, dromedari e asini hanno un posto riconosciuto e accettato dalla collettività urbana: quasi un privilegio di cittadinanza. Cani e gatti sono rari. 

La strada è stata riconoscente, infine, per la pioggia scesa ieri sera, fuori tempo massimo, eppure gradita. Una benedizione, affermavano con certezza i fedeli che gremivano la cattedrale di Niamey, che l’hanno lungamente applaudita perché aveva accarezzato le loro preghiere. 


           Mauro Armanino, Niamey, 16 ottobre 2022


venerdì 14 ottobre 2022

L’ultimo viaggio di Yūsuf





I cuori sono chiusi
nell’inverno della storia,
i sogni omologati
per chi cerca soldi e gloria.

I diritti d’ogni uomo
come stracci calpestati,
i poveri del mondo
come fossero appestati.

Perdenti e vincitori
in una giostra delirante,
il nemico è la paura
per il pensiero benpensante.

Anche oggi guardo il mare
immenso e un po’ inquietante,
la pagella della scuola
il mio bagaglio più importante.

Il desiderio che martella:
abbandonare questa terra,
la fame, l’arroganza,
il boato della guerra.

I soldi risparmiati,
dodici anni, la speranza,
un viaggio programmato
nel buio sordo di una stanza.

Vedremo il sole certamente,
non vincerà la notte,
cambieranno con un pianto
le nostre anime corrotte.

Non date per scontato
la luce del mattino,
il cibo dentro al piatto o
la gioia di un bambino…
Non date per scontato
la libertà che avete,
il sonno della notte
o le vostre ore liete.

Quell’onda che mi ha ucciso
non era solo mare,
era sdegno, indifferenza,
sogni buoni da buttare.


Francesco Ferrante

lunedì 10 ottobre 2022

Ciclo su 4 Madonne a Legnano (MI) - foto e didascalie poetiche di P. NICOLA GALENO OCD


 




Bienvenue et bon Séjour ai Niger - di PADRE MAURO ARMANINO

 


           Bienvenue et bon séjour au Niger

Benvenuto e buon soggiorno nel Niger. Il tabellone luminoso è piazzato sul muro per coloro che giusto sbarcano all’aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey. Sponsorizzato dalla Banca dell’Africa, tanto per ricordare come vanno le cose nel mondo. Interessante invece l’aeroporto di Addis Abeba, appena a qualche ora di volo da Roma e tutt’altro mondo che poi è lo stesso ma capovolto. Nelle sale di attesa si svela in trasversale il tipo di frontiere che ci abitano. Scorrono sugli schermi i nomi delle destinazioni dei voli, eventuali ritardi, porte di accesso ed occasionali cancellazioni come ad esempio, stamane, a Mogadiscio. Scorre con variopinta noncuranza la folla dei viaggiatori che colori, mode, acconciature e interpretazioni degli spazi non sembrano mettere per nulla in difficoltà. C’è chi parlia legge, fa scorrere l’inevitabile schermo del telefono o, meno sovente, del computer: c’è infatti la connessione gratuita in permanenza. Tutti connessi a qualcuno o, assai spesso, a qualcosa che si trova o si è lasciato altrove. La voce di sfondo ricorda gli ultimi appelli per coloro che arrivano puntualmente in ritardo. Ci sono numerose e ben curate ‘toilettes’, significativamente e rigorosamente suddivise per uomini e donne, senza particolari ambiguità a proposito. C’è, infine, chi dorme occupando lo spazio di almeno quattro sedili.

Niamey finalmente appare sullo schermo abbinata con la capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, destinazione finale del volo di Ethiopian Air Lines. Nel Burkina c’è stato un recente colpo di stato militare nel colpo di stato di qualche mese fa ma questo non sembra impensierire più di tanto la compagnia che sembra navigare a gonfie vele anche e soprattutto con le crisi politiche. Nell’attesa dell’imbarco per Niamey c’è l’incontro poco fortuito con un giovane libico stabilitosi con successo a Londra e in transito per Agadez nel Niger dove abita uno zio che non vede da anni. Dice che ama molto l’Italia e gli italiani. Quello che è accaduto è il passato non più nulla a che vedere col presente. Sa bene che nel suo Paese le cose non vanno e che lì, come in altri Paesi del Nord Africa c’è del razzismo e anche di peggio nei confronti dei neri. Accetta questo come un dato di fatto perché, ricorda, la sua origine è araba. Sa bene che, in fondo, tutti in qualche modo siamo frutto di migrazioni e solo afferma che vivere in Libia sarebbe oggi per lui pericoloso.

Gli ho ricordato che a Niamey, secondo l’allerta dell’ambasciata di Francia, si prevede per domani una manifestazione non autorizzata in città. L’Ambasciata invita i propri connazionali ad evitare di uscire per strada. I venti che spirano in alcune zone del Sahel sono infatti marcati da un inedito, perché molto appariscente, sentimento antifrancese. L’accusa di connivenza col potere è stata più volte evidenziata anche tramite violenze a interessi e simboli francesi. Sullo stesso aereo viaggiava un missionario di origine indiana, vittima degli attacchi alle chiese di Niamey nel 2015, in seguito al noto affare del settimanale ‘Charlie Hebdo’, con la caricatura del profeta Maometto. Zinder, già capitale dello stato, è stata duramente attaccata e lui si è salvato per un soffio dall’essere bruciato vivo, assieme ad altri fedeli, per la circostanza. Superato il trauma si trova con alcune responsabilità di gestione nella sua comunità missionaria. Anche lui tornerà, più tardi però, a Niamey.

In volo si segnala che l’arrivo a Niamey è previsto per le 13.36 ora locale. Il vicino di sedile di aereo si dirige, appunto, nella capitale del Faso e commenta a modo suo la presa di potere del capitano Ibrahim Traoré, designato capo di stato due giorni fa. Lui si chiama Fidel e con tristezza afferma che si tratta dell’ennesima conferma che nessuno dei capi di stato, a parte il defunto Thomas Sankara e in realtà a servizio del proprio popolo. Ci si serve dei poveri per farsi strada e non per fare la strada ai poveri, come opportunamente ricordava don Lorenzo Milani.

La temperatura ambiente all’atterraggio è di circa 34 gradi e la stagione delle piogge, che ha causato la morte di circa 200 persone, sembra terminata. Benvenuti e buon soggiorno nel Niger.

                                                                                                    

              Mauro Armanino, Niamey, 9 ottobre 2022


sabato 1 ottobre 2022

PRIMO OTTOBRE - RICORRENZA DI SANTA TERESA DI LISIEUX - ode di P. NICOLA GALENO OCD

Stamattina presto la Santina mi ha sussurrato: “Mi hai già dedicato troppe poesie per la mia festa. Io ho concluso la mia esistenza terrena con un lungo cantico alla Madonna. Voglio che tu saluti la mia festa odierna con un'ode sentita alla Vergine!".

Come non assecondar siffatta sorellina? PN


Cattedrale di Sant'Eusebio a Vercelli

LA MADONNA DELLO SCHIAFFO   116.131

Un giocatore incallito s’arrabbia

per aver perso sì tanti denari

e pensa di sfogarsi rifilando

un sonoro ceffone a quella statua

della Madonna. Neppur lui s’avvede

che l’empio gesto sa lasciar sul marmo

un indelebil segno: sulla guancia

sinistra della Vergin ed in fronte

Al Pargoletto un livido compare!

Somma la reazione di Maria:

allo scoppiar della peste letale

scorda l’affronto. La porta la gente

supplice per le strade di Vercelli.

Commossa dalla fede sa implorare

pronta liberazione dal flagello!

(Legnano 1-10-2022), Padre Nicola Galeno


LA RIVOLUZIONE AD OTTOBRE di Padre MAURO ARMANINO


La rivoluzione ad ottobre


Appena dopo il decollo si affacciavano, trafelati, i ricordi che confondono passato e futuro nel presente. I volti, i viaggi e gli incontri celebrati nella gioiosa sobrietà di un rito triennale ormai assodato. Tra ritorni e partenze si assapora l’indicibile e precaria frontiera di un viaggiatore imbarcato in qualcosa di più grande di lui. Siamo chiamati missionari. Questa identità non smarrisce, col tempo, il suo fascino esotico seppur, non di rado, è accusata di rivestire gli abiti del neocolonialismo culturale. Scivolano questo e altri ricordi nel lungo viaggio effettuato con la compagnia Ethiopia Air Lines. Sosta di oltre quattro ore all’aeroporto Bole di Addis Abeba con destinazione finale a Niamey, meta del periplo iniziato oltre due mesi or sono. 
Piacenza con prof. Daniele Novara della gestione dei confitti come occasione di crescita, il vescovo e gli ‘amici dei Tuareg’ di Lucca, lettori degli articoli settimanali, Lerici e La Spezia come risposte ad inviti, la presentazione a Padova, Genova e Casarza Ligure del libro-compilazione ‘L’isola delle speranze rubate’, il dibattito sulle politiche migratorie che escludono con la complicità di Duccio Facchini … Incontri e ritrovamenti di persone, paesaggi e storie che rinnovano le fisionomie dei volti. Infine, come non accadeva da oltre dieci anni, la possibilità di votare per il rinnovo del Parlamento, coi primi commenti dei risultati e le numerose incognite ad essi legate. L’atterraggio all’aeroporto Diori Hamani di Niamey è alle 14.10 locali.
Ad aspettare c’è l’occasionale e piacevole confusione tra bagagli e documenti. Seduto in disparte, c’è il ritrovamento del sapore e calore tropicale che mescolano con saggezza il vento, la sabbia e il ricordo dei numerosi morti a causa delle recenti inondazioni nel Paese. Tra di loro, invisibili, passano indenni la dogana quanti hanno fatto naufragio e sono periti nel Mediterraneo. Sono almeno 1.325 dall’inizio dell’anno, secondo SOS Méditerranée che si impegna da tempo per soccorrerli. Raggiungeranno gli altri migranti e rifugiati ancora in attesa di partire. Anche chi scrive è, in realtà, in attesa di partire perché, proprio alla vigilia è stato trovato positivo al test SARS-CoV-2 RNA. Dovrei dunque partire ad ottobre, mese speciale.

Mauro Armanino, Casarza Ligure, 2 ottobre 2022


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi