AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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lunedì 11 settembre 2023

LA PESCA MIRACOLOSA - PESCATORE DI UOMINI - un dipinto di Kelley McMorris

 Sono rimasta incantata da questo meraviglioso dipinto della disegnatrice californiana KELLEY McMORRIS. 




domenica 22 marzo 2020

IL CIECO NATO: VANGELO E LIRICA DI ROBERTO V. DI PIETRO

IL VANGELO DI OGGI in tempo di Corona Virus



Per ragioni di spazio pubblico la Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Questo brano evangelico ha ispirato il poeta Roberto Di Pietro la meravigliosa lirica che riporto sotto, entrata a far parte della silloge Come versi, murici.

Vorrei farvi conoscere l'autore della poesia che pubblico sotto, attraverso la sua biografia.
Si tratta di una biografia sintetica e ferma a molti anni fa, poiché il poeta torinese ha continuato a comporre e a pubblicare. Molti suoi lavori si possono leggere nell'altro mio blog che si occupa prevalentemente d'arte, sia essa letteraria che pittorica, cliccando sull'elenco etichette, in home page, sulla destra e scendendo verso il basso, sotto la voce Spazio Roberto Vittorio Di Pietro.
o direttamente al link qui sotto, relativo alle sole opere del Prof. Di Pietro

E ora leggiamo la composizione dell'autore ispirata a questa pagina del Vangelo:

Aggiungo: cerchiamo di vedere il bene anche dentro questo mondo invaso dal male, poiché brilla eterna una luce di Speranza che ci aprirà gli occhi del cuore.  
Danila

domenica 10 febbraio 2019

IL SERVO DEL CENTURIONE - versione poetica di Padre Nicola Galeno OCD

Padre Nicola mi ha informata d'esser afono, e dovendo predicare alla S.Messa, ha scelto di leggere una sua poesia, dedicata al servo morente del Centurione, che Gesù ha guarito. Non ho mai udito un'omelia così coinvolgente, dalla quale traspare l'Amore divino e l'amore umano in maniera tanto efficace. Seppur quasi senza voce, questa poetica versione evangelica apre gli orecchi all'ascolto.
Leggiamola insieme:




IL SERVO DEL CENTURIONE   
Scuote la testa il medico...Ed affranto
Il centurione posa sulla fronte
Dell'ammalato la callosa mano
Per ribadirgli tutto il caldo affetto
Che a lui lo lega..."Servo benedetto
E, più  che servo, amico! M'hai seguito
Fin qui dove nessuno mai vorrebbe
Venir fra questa gente sediziosa...
             *
Se almeno tu potessi rivedere
Di Roma bella i colli e lo splendore!
Morire da stranieri: che tristezza!
Ed io mi sento vuoto e sconsolato...
             *
Eppure non mi arrendo! Ti ricordi
Che, quando segnalaron la presenza
Di quel Gesù di Nazareth, andammo
Insieme di nascosto ad osservarlo?
             *
Sempre stringevo il gladio, ben celato...
Con questa gente, pronta a complottare,
Una scintilla basta e la sommossa
Qual torcia avvolge tutta la nazione!
             *
No...Quel Gesù non c'entra! Ed il Suo Regno
Non fa paura al nostro: è disarmato!
Lui predica l'Amore ed il perdono...
Si curva sulla gente e la guarisce...
Ma noi siam stranieri e peccatori
Per tutta questa gente, che ci schiva
E teme d'insozzarsi se ci tocca
O solo mette il piede in casa nostra...
             *
Che fare? Tu mi guardi, dolce amico...
Ti son rimasti gli occhi per parlare!
Andrò da Lui senz'armi e ben in vista:
Così tutti sapràn che son romano!
             *
Gli parlerò di te come farebbe
Un padre per il figlio prediletto,
Che lentamente spegnersi contempla...
Aspettami, ti prego! Non deludermi!
             *
Ora, che tu non vedi, posso piangere...
Cosa dirò al Maestro? Senza fronzoli,
Lo pregherò di dire una parola
A Chi Lui sa! E tu sarai guarito!
             *
Sì , basta una parola!". Ed il Maestro
Mi guarda con affetto e vuol venire
Addirittura in casa per sanarti!
             *
"Maestro, non occorre...Anch'io comando
Ai miei soldati e subito obbediscon.
Pur Tu comanda! E questa malattia
Il servo e dolce amico lascerà ...".
             *
Sento posarsi calda sulla spalla
La mano del Maestro. E la Sua voce,
Piena di tenerezza, m'assicura
Che tu sei salvo! Oh lucida certezza!
             *
Torno e la gioia accorcia la distanza...
Ecco venirmi incontro i miei soldati!
Tanto son trafelati che la voce
Sussulta:"E' vivo il servo da te amato!".
             *
O servo e amico, stringo la tua mano
Come una mamma stringerebbe al seno
Il bimbo che, già preda della morte,
Or le sorride gaio e pien di vita!
             *
Sono guarito anch'io, Palestina!
Ero straniero...Ed ora cittadino
Di questa Terra Santa io mi sento
Da quando quella mano del Maestro
Divino si posò ed il mio cuore
Ai palpiti del Cielo spalancò!  

Padre Nicola Galeno


A( Oita 15-7-93)

sabato 16 aprile 2011

MARIA MADDALENA

, 
Sulla figura di Maria Maddalena non si è fatta mai chiarezza e su di lei si è spesso equivocato. Era davvero una “peccatrice”, una prostituta, alla quale Gesù perdonò i suoi peccati e che divenne poi una sua seguace?

Molti hanno individuato in Maria Maddalena la peccatrice che bagnò di lacrime i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli. Nel quinto secolo dopo Cristo fu il Papa Gregorio a identificare questa peccatrice con Maria Maddalena. In verità, le cose stanno diversamente.

Maria di Magdala, risanata dal Signore Gesù, seguendolo lo serviva con grande affetto (Lc. 8,3). Alla fine, quando i discepoli erano fuggiti, Maria Maddalena era là in piedi presso la croce del Signore con Maria, Giovanni ed alcune donne (Gv. 19,25). Il giorno di Pasqua Gesù apparve a lei e la mandò ad annunciare la sua risurrezione ai discepoli (Mc. 16,9; Gv 20,11-18).
La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, l'innominata peccatrice "cui molto è stato perdonato perché molto ha amato", e Maria Maddalena o di Magdala, l'ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L'identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di S. Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna.
I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz'altra indicazione, come l'aggettivo "penitente", hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione. Al capitolo settimo S. Luca, dopo aver descritto l'unzione della peccatrice che irrompe improvvisamente nella sala del banchetto e versa sui piedi di Gesù profumati unguenti che poi asciuga coi propri capelli, prosegue così il suo racconto: "In seguito Gesù passava di città in città, di villaggio in villaggio... e con lui andavano i dodici, ed anche alcune donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, da cui erano stati cacciati sette demoni, Giovanna... e molte altre donne, le quali somministravano ad essi i loro averi".
L'ignota peccatrice, che per la contrizione perfetta ha meritato il perdono dei peccati, è distinta dalla Maddalena, ben conosciuta, che segue costantemente il Maestro dalla Galilea alla Giudea, fino ai piedi della croce e il cui ardente amore Gesù premia nel giorno della Risurrezione. Ella è inconfondibilmente "presso la croce di Gesù", poi in veglia amorosa "seduta di fronte al sepolcro", infine, all'alba del nuovo giorno è la prima a recarsi di nuovo al sepolcro, dove ella rivede e riconosce il Cristo risorto da morte. Alla Maddalena, in lacrime per aver scorto il sepolcro vuoto e la grossa pietra ribaltata, Gesù si rivolge chiamandola semplicemente per nome: "Maria!" e a lei affida l'annuncio del grande mistero: "Va' a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio". E’ questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un'antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l'apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù.
L’Ordine dei Predicatori l’annoverò nel numero dei suoi Patroni. Frati e Suore la onorarono in ogni tempo col titolo di “Apostola degli Apostoli”, come viene celebrata nella Liturgia Bizantina, e paragonarono la missione della Maddalena, di annunciare la risurrezione, col loro ufficio apostolico.
Quanto pubblicato sopra, è frutto di alcune ricerche, personalmente sono persuasa che Maria di Magdala (da qui Magdalena, e quindi Maddalena) potrebbe essere una delle tre Marie sotto la Croce: la prima, in assoluto, Maria Madre di Gesù, la seconda Maria di Betania (sorella di Lazzaro e di Marta), la terza, appunto, Maria Maddalena, ovvero l'ossessa guarita. Della peccatrice che unse i piedi di Gesù e li asciugò coi suoi capelli non se ne conosce il nome. Ma credo non sia importante sapere se si tratta di tre persone distinte che portano i medesimo nome, o di due, o di una sola. Penso che, come in ogni passo del Vangelo, ciò che è davvero importante sia l'assoluta dedizione al Cristo, l'Amore profondo per i Suoi insegnamenti, al punto che Maria, o le Marie, seguivano il Signore quali discepole. Maria di Betania pendeva dalle labbra del Maestro, al punto che la sorella Marta si lamentò per non essere aiutata nelle faccende di casa, e sappiamo bene quali siano state le parole di Gesù al riguardo. Maria di Magdala lo seguì sotto la Croce. Una di loro vide il Signore Risorto! Mia consolazione è sapere che Gesù, tra i suoi discepoli, non annoverava solo uomini, ma anche molte donne, e molte di loro hanno avuto una parte importante nella vita del Redentore, tanto è vero che a vederlo risorto, non è stato per primo un uomo, ma proprio Maria! In seguito Gesù Risorto incontrò i discepoli di Emmaus. Io credo che, rileggendo il Vangelo alla luce di questi fatti -  e di altri ancora - Gesù abbia dimostrato una relazione di vera parità tra i suoi seguaci e discepoli: ed infatti tuttora non si può e non si deve fare un distinguo tra la fede di un uomo o di una donna: chi incontra ed ama Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, viene trascinato dal Suo Amore a prescindere dal sesso cui appartiene! Penso quindi che se gli Apostoli erano uomini (e quindi divennero poi i predecessori dell'attuale clero), ciò non toglie che anche le donne avevano un posto di rilievo accanto al Signore, ed anche in seguito, negli Atti, vediamo quale ruolo attivo abbiano avuto le donne nelle prime Chiese (Lidia, Priscilla, ecc.). Mi pare quindi doveroso coinvolgere attivamente le signore nelle attività ecclesiastiche. Sono felice che ora ci siano molte lettrici occupate a proclamare la Parola all'ambone - le catechiste - le coriste - le consigliere parrocchiali, decanali, le insegnanti di religione nelle scuole, le teologhe, ecc.  Penso che non si debba chiedere di più, e la Chiesa ha un effettivo bisogno della collaborazione di quello che - impropriamente - viene definito sesso debole. Perché? Per il semplice fatto che sempre meno uomini restano fedeli al Signore...basti volgere un rapido sguardo durante le S. Messe, e valutare la preponderanza di donne alle Celebrazioni Eucaristiche. 
Temo, e prego che ciò non debba accadere mai, che a ricordare il Venerdì Santo non restino che poche Marie a piangere il Crocifisso! Spero che tornino molti Giovanni ad abbracciare con incrollabile fede il nostro Maestro e Padre! 

mercoledì 13 aprile 2011

RIFLESSIONE SUL VANGELO-DOMENICA DELLE PALME (C)

Che altro aggiungere? La riflessione e le immagini del video completano in modo commovente e aiutano alla meditazione ed a un profondo esame di coscienza. Le palme e i rami d'ulivo rappresentano la gioia dell'incontro con Lui e la nostra totale sottomissione alla Sua Parola!

mercoledì 3 febbraio 2010

AMA IL TUO PROSSIMO




Sono due immagini che appaiono diverse: luoghi differenti, stagione differente. Ma entrambe rappresentano paesaggi che ammiriamo su questa terra. Pur rappresentando la primavera e l'autunno, sono mesi che appartengono allo stesso anno.
L'introduzione al commento della liturgia odierna, vuole esemplificare il commento stesso: il nostro prossimo appartiene al genere umano, non importa la sua origine, il suo stato sociale, la sua tradizione, il suo carattere, la linea politica alla quale aderisce, e non ultimo, neppure il suo credo religioso.
Il Signore ci ha detto di amare il prossimo, non ci ha specificato quale, o se dobbiamo selezionarlo suddividendolo per categorie: EGLI HA DETTO
AMA IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO!


È con gioia che Gesù è ritornato a casa sua, nel suo villaggio. In quella sinagoga dove ha così spesso ascoltato commentare le Scritture, egli, a sua volta, le spiega. Lo fa con semplicità e profondità, con “autorità”. Ma coloro che lo ascoltano sono sbalorditi. Non capiscono come il bambino, il giovane uomo, l’operaio che hanno conosciuto durante gli anni della vita comune, possa essere un profeta. È uno di loro, dunque non è possibile.
Gesù “si stupisce” della loro mancanza di fede e non può compiere miracoli.
Vi è nell’essere umano, colpito dal peccato, una strana cecità e, nello stesso tempo, una forte tendenza alla gelosia, spesso camuffata in zelo per la giustizia e in ricerca dell’uguaglianza.
Noi accettiamo la diversità con difficoltà. Il diverso, soprattutto se ci è vicino, ci fa paura. Quando è lontano, viene accettato. Colui che ci assomiglia ed è nostro vicino non può essere migliore di noi.
La nostra epoca vive di astrazioni e di dichiarazioni formali che tranquillizzano la coscienza: i diritti dell’uomo, l’uguaglianza per tutti, la giustizia per gli oppressi, la negazione solenne di ogni razzismo... Perché, allora, le esplosioni di razzismo, di odio, di violenza, che scaturiscono dove e quando meno ci si aspetterebbe? Perché vi è in ogni cuore un razzista potenziale. Le belle dichiarazioni che escono dalle nostre labbra, che traducono le nostre convinzioni intellettuali nascondono sempre qualche eccezione concreta nel nostro cuore. Amiamo tutti, certamente; rispettiamo tutti, certamente... tranne due, tre o quattro eccezioni molto vicine a noi che non “meritano” la nostra simpatia. Queste eccezioni sono la bomba a scoppio ritardato che rischia un giorno di far saltare le nostre convinzioni così mobili.
Ecco perché il Signore non ha mai detto: “Amate tutti”. Egli ha detto: “Ama il tuo prossimo”. Cioè il tuo vicino, chi è di fianco a te, chi incroci per la strada, chi incontri in metropolitana... Colui che ti sembra diverso, colui che non pensa come te, colui che ti dà fastidio... Riconosciamo umilmente che il nostro cuore ha tendenza a fare delle discriminazioni, e lottiamo contro l’apartheid che lo tenta. Quando noi amiamo uno dopo l’altro, uno a uno, coloro che ci sono vicini, il nostro cuore si dilata e prende a poco a poco le dimensioni del mondo.www.lachiesa.it/liturgia

lunedì 25 gennaio 2010

CARITA' = AMORE

SEMINA LA GIOIA NEL GIARDINO DI TUO FRATELLO...


..e la vedrai fiorire nel tuo! "




Ho "rubato" immagine e scritta dal blog di Scarlet, e le chiedo scusa, ma mi ha colpito così tanto, che ho pensato occorra farla girare!!!
Credo sia l'interpretazione moderna, della frase di Gesù, nella parabola del giovane ricco:"In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa e moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà". (dal Vangelo secondo Luca 18,29-36).
Inoltre, nel discorso della Montagna, il Signore, dopo aver proclamato le Beatitudini, aggiunge: "Date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio". Luca 6,38.


La ricompensa è  evidente: Cristo Gesù ha promesso ai generosi di cuore, non solo la certezza di essere accolti nel Regno dei Cieli, ma già in terra, nel tempo presente, la raccolta dei frutti della generosità verso il prossimo!
Seminare la gioia è anche un'azione piacevole, mentre la offri a piene mani, te ne resta un po' tra le dita!!
E dar gioia ai nostri fratelli, è nel dono di noi stessi: non solo di beni materiali, sempre comunque necessari a chi non ne ha, ma anche il nostro prezioso tempo, che spesso sprechiamo in azioni inutili, a volte perfino dannose a noi stessi.
E i nostri scarsi sorrisi, spesso riservati solo alla nostra ristretta cerchia di familiari ed amici, e qualche volta, neppure a loro!!  Che ce li teniamo a fare? Sono fatti per gli altri, i sorrisi, così come ogni gesto d'affetto!  Perché farci fagocitare dallo stress, che ci spegne il sorriso, il canto nel cuore, la parola gentile? Perché viaggiare con un bagaglio piuttosto pesante: mugugni, sguardo corrucciato, viso teso,
senso di fastidio per quelli che ci interpellano, che ci fermano per scambiare un saluto, un'impressione?
Spesso si risponde con: "scusa, non ho tempo, devo scappare" e si prosegue nella corsa verso mille affari, tralvolta importanti, spesso solo di stampo egoistico. "Il tempo è mio e me lo gestisco come mi pare"!!


Il tempo, invece, è un dono gratuito datoci dal Signore, e non ne conosciamo la durata.
Il Signore ce lo ha donato affinché lo gestiamo al meglio, un po' come nella parabola del Seminatore.
Se lo buttiamo in mezzo ai sassi, non raccoglieremo nulla! Se si semina vento, si raccoglie tempesta!!!
Cioè, le cose fatte male, o non fatte, non fruttano anzi, ci si ritorcono contro.
Donando qualcosa di noi, meglio ancora, tutto di noi, invece che sentirci svuotati, avremo il cuore colmo di gioia: sentiamo di esserci arricchiti interiormente, di aver messo a frutto il nostro tesoro, come un capitale accantonato nel Regno dei Cieli. 
Ma, come assicura il Signore, la ricompensa la riceviamo già in questa vita: il sorriso di chi ci circonda, la gratitudine dipinta sul suo volto, sono certo ricompense, ma mai come la felicità che nasce nel nostro stesso cuore, quel senso di pace che ci dona il sapere di aver agito secondo la volontà del Padre.
E Lui, che ben conosce l'animo umano, ci ha suggerito la Via che conduce a Lui, che è lastricata di Pace, di Speranza, di Fede e di Amore!
Ecco allora che chi semina la gioia nel giardino di suo fratello, la vede crescere anche nel proprio!!!
Non ho scritto questo solo per chi mi legge, ma anche per me stessa, per ricordare che:
 DUE GIARDINI FIORITI, SONO MEGLIO DI UNO!!!!

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi