AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare
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mercoledì 15 marzo 2023

Padre Gabriele Mattavelli - L' "Angelo" dei Poveri


Dietro ciascuno dei volontari della Casa della Carità vedeva «Gesù ai fornelli». Indimenticabili le parole che pronunciò prima di lasciare Legnano: «Ricordatevi sempre dei poveri. Con loro potremo camminare sulla via che porta alla gioia eterna. Personalmente avrei voluto fare molto di più ma, nonostante ciò, ho fiducia che saranno proprio loro i miei poveri, ad accogliermi un giorno nella Gloria del Paradiso».
Tra qualche giorno, il 19 marzo ricorrono due anni dal ritorno al Padre di padre GABRIELE MATTAVELLI. Nel costante ricordo della sua presenza presso la Parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano, e della sua lunga permanenza in Camerun quale missionario, desidero ricordarlo con questo video, che riassume un bel tratto della sua esistenza terrena.

Danila Oppio ocds

giovedì 17 marzo 2022

AD UN ANNO DALLA SCOMPARSA DI PADRE GABRIELE MATTAVELLI - 19 marzo 2021 - 19 marzo 2022

 

P. Gabriele, ripartito per il Camerun dopo un paio di mesi di vacanza (!) in Italia, ci ha lasciato questo «testamento», su richiesta...

NOI IN CAMEROUN...

«Alcuni giorni fa. Padre Claudio, direttore di «II Carmelo Oggi» e responsabile delle nostre missioni, mi ha fatto queste richieste: «Prima di ripartire per il Cameroun, presenta per i nostri lettori il volto attuale della Missione:il numero dei Padri e degli studenti, le vostre attività..., quali sono i vostri progetti..., che cosa «fa» un missionario quando viene in «licenza» ...

E così, quantunque già con un piede sull'aereo che mi riporterà in Cameroun, cercherò in breve di accontentarlo.

La nostra Comunità è composta da cinque Padri tutti italiani, inviati in Cameroun per diffondere la Buona Novella del Cristo per mezzo della vita carmelitana.

Tra noi vi è Padre Giorgio Peruzzotti: superiore della casa, delegato del Provinciale per il Cameroun e parroco di Nkoabamg. E' il grande capo della missione, inviato in Cameroun dopo 14 anni di Madagascar. Lavoratore infaticabile, da sempre ha fatto suo il motto del Papa: «La fede si rafforza donandola». E lui si dona fino a rompersi le ossa. L'anno scorso è stato operato di due ernie al disco che l'hanno un po' frenato nella sua attività, ma non nel suo desiderio di donarsi ai fratelli a cui è stato mandato. Ama ripetere: o Africa o morte!

P. Roberto Lanzone è il Vicario dell'apostolato parrocchiale in Nkoabang. E' pure il sovrintendente della nostra non più piccola casa. Ha seguito per un po' di tempo le monache di Etoudi e la fraternità carmelitana.

P. Antonio Sangalli è stato il primo ad essere inviato in Cameroun. Ha preparato il terreno e il monastero delle Monache. E' «l'architetto» della missione: a lui si devono i lavori di ampliamento della nostra casa; ma è pure il Direttore spirituale del seminario maggiore di Yaoundé. Il sabato e la domenica svolge le funzioni di cappellano delle monache e segue l'Ordine secolare carmelitano.

P. Giuseppe Sabbatin, della provincia religiosa veneta: dopo 16 anni di Madagascar ci ha raggiunti in Cameroun. L'arcivescovo gli ha affidato alla periferia della città una parrocchia che è in continua crescita e con non pochi problemi per le differenti etnie che la compongono. E' pure confessore delle monache ed economo della casa.

Infine, P. Gabriele Mattavelli. Egli continua sempre nel suo apostolato alle carceri; si occupa del problema degli «handicappati» e segue l'attività religiosa di una cappella nella brousse (savana).

Ma ciò che richiede maggior impegno è la formazione dei giovani che chiedono di diventare carmelitani, di cui sono il responsabile. Questi giovani sono cinque (Emmanuel, Gilbert, Hilaire, Brunot, Thomas), e dal prossimo settembre dovrebbero essere otto.

 I primi cinque vivono in convento con noi e ogni giorno vanno in seminario per i corsi di filosofia. Dovremo comperare un «minibus» per il loro trasporto. Uno degli scopi del Padre Generale mandandoci in Cameroun era quello di impiantare l'Ordine Carmelitano. Queste sono le prime vocazioni. Speriamo che giungano a maturazione per un Carmelo teresiano camerunese.

Ai lettori de «II Carmelo oggi» chiedo la loro preghiera, la loro simpatia e anche il loro aiuto per la nostra missione. Se qualcuno volesse «adottare» uno studente carmelitano durante il periodo degli studi si faccia avanti: il Signore gli darà la ricompensa del missionario che quest'anno celebrava i 400 anni della morte del suo Patrono, S. Luigi Gonzaga. Nella Messa solenne il pensiero andava al dono della fede ricevuta e cresciuta in quella comunità parrocchiale. Là venivano alla mente le parole del Papa nell'Enciclica sulla Missione: «Quando la fede è forte ed entusiasta la comunità parrocchiale è missionaria».

Dopo la famiglia naturale, quella adottiva:

Legnano. Qui, dove per più di 15 anni ho vissuto e lavorato prima di partire per l'Africa. Legnano è il campo base, è la mia casa conventuale, dove è difficile trovare un giorno per te. Gli amici sono tanti: allora... gli incontri, le visite alle famiglie, ai giovani, agli ammalati sono il pane quotidiano, è la condivisione nella fede di quello che hai ricevuto per il bene di tutti.

E non poteva mancare la visita ai conventi e ai monasteri della provincia che vanno da Aosta fino a Ferrara, per portare i saluti e le notizie dei padri e soprattutto delle monache di clausura di Yaoundé, che non hanno certo la possibilità di venire in «licenza».

E non è ancora finito: qualche giorno di predicazione missionaria a Barzio (Valsassina) - un tuo bei «regalo»! -, e una settimana di incontri spirituali-teologici a Notre Dame de la Vie nel sud della Francia.

Come vedi i 55 giorni di congedo in Italia sono stati ben riempiti.

Mia sorella all'inizio della vacanza mi aveva proposto di passare 15 giorni di riposo in montagna. Avevo accettato ben volentieri. Poi vedendo come andavano le cose, una sera le dissi: «Senti, 15 giorni sono troppi, facciamo otto giorni». Intanto i giorni passavano e lei mi ricordava la promessa fatta. Io tergiversavo..., finché le dissi: «Credevo di poter fare almeno tre giorni con te, ma vedo che mi è impossibile». Al che lei sbottò: «Ecco, trovi il tempo per tutti, fuorché per te e la tua famiglia!».

Mi chiedo se un missionario può ancora riservare spazi per sé. Venendo in «licenza» si approfitta per «revisionare la carrozzeria umana: occhi, bocca, stomaco…» e si approfitta anche per fare il pieno per i bisogni della missione che sono sempre più grandi. Certo, tutto questo va fatto per il Cristo e con il Cristo, altrimenti sarebbe tutto vano.

Mi viene alla mente quello che diceva S. Teresa d'Avita, la nostra Madre riformatrice: «Teresa da sola non può niente. Teresa e qualche soldo meno che niente: Teresa, il Cristo e qualche soldo può tutto». Vorrei che sia così anche per me.

La missione nasce dalla gioia profonda di un dono gratuitamente ricevuto (la Fede), che tutto hanno il diritto di conoscere e di ricevere.

Infine, mi chiedi quali sono i nostri progetti in missione.

Il primo è quello di far vivere la nostra comunità che è diventata casa di formazione e di preghiera. Il padre Provinciale nelle sue visite fraterne ci ha incoraggiati a camminare in questa direzione; a noi ora l'impegno della realizzazione.

Poi un secondo progetto, molto più ambizioso e che supera le nostre possibilità. Sia il Nunzio Apostolico, sia l'Arcivescovo hanno offerto altre case a Yaoundé: un santuario mariano o un centro di spiritualità. Forse ci hanno stimato un po' troppo, visto le nostre modeste possibilità.

La richiesta è stata girata al Padre Generale e attendiamo una sua visita tra noi.

Questo per dirvi che i progetti non mancano, la buona volontà anche, la voglia di lavorare c'è in tutti, le speranze sono grandi.

Quello che il Papa dice della missione della Chiesa in generale, mi piacerebbe che diventasse realtà anche nella nostra missione particolare: «Vedo albeggiare una nuova epoca missionaria, che diventerà giorno radioso e ricco di frutti se tutti i cristiani risponderanno con generosità e santità alla sfida del nostro tempo».

Che questa visione ottimistica e piena di speranza del Papa, sia anche in tutti noi: è l'ottimismo della fede.

P. Gabriele Mattavelli Legnano, 1° agosto 1991

§§§§§


P. Gabriele da Nkoabang (Da Il Carmelo Oggi, n°1, 1988) 

    Carissimi, l'invito di S. Paolo «soyez toujours dans la joie» è pure il mio augurio per il prossimo Natale.

   Sì, nonostante tutte le difficoltà, noi dobbiamo essere nella gioia perché crediamo all'amore di Dio per noi. La nostra gioia è per sempre perché è radicata in Cristo, sorgente perenne della nostra gioia, e che da senso al nostro vivere e che ci guida con la sua luce. 

   Sono passati alcuni mesi dall'ultima «lettera comunitaria» e tante cose sono accadute. Ho ricevuto parecchie lettere da amici, che ringrazio di tutto cuore, e mi scuso di non poter rispondere a tutti personalmente. Lo faccio con questa, augurandomi che la nostra comunione in Cristo cresca sempre più per testimoniare la Sua gioia - la vera gioia del Natale - tra i fratelli con cui viviamo.

   La nostra vita missionaria qui in Cameroun sta entrando sempre più nell'alveo carmelitano, che è quello richiestoci dai nostri superiori e dall'Arcivescovo di Yaoundè. Quello cioè di portare, attraverso la nostra vita religiosa, un supplemento di spiritualità in questo nostro mondo sempre più materializzato. 

   La riapertura del Monastero di Etoudi a Yaoundè, con dieci Monache Carmelitane italiane risponde a questo desiderio. L'accoglienza di giovani che vogliono verificare la loro vocazione, nella nostra casa di Nkoabang, è anche questo un segno in quella direzione.

   Tutto ciò ci impegna a diventare sempre più autentici, a spogliarci di tante cose che sono solo la sovrastruttura del Vangelo e a seguire più da vicino il Maestro, che, a chi desiderava seguirlo, rispondeva: «Vieni e vedi».

P. Gabriele con una piccola lebbrosa

   All'apertura dell'anno scolastico, gli ottocento ragazzi della scuola della Missione hanno trovato due aule nuove, spaziose, ben illuminate -dalla luce del sole, naturalmente! - costruite grazie anche ai vostri aiuti. Il prossimo anno vorremmo continuare a costruire le altre otto aule: fiduciosi come siamo nel vostro aiuto! In gennaio scaveremo il pozzo per dare acqua a tutti i quei ragazzi.

   Abbiamo pure ricominciato la piccola scuola per sordomuti: non è facile, ma credo che il sorriso sulle labbra di quei ragazzi, contenti di aver compreso tante belle cose e di poterle esprimere a loro modo, valga la pena di ogni nostro sforzo!

   Vi sono poi le altre attività di catechesi, di predicazione, di ritiri a Suore e Preti e - dulcis in fundo - la preoccupazione quotidiana dei fratelli prigionieri.

Mi spiace il dover ritornare sempre su questo argomento, ma è molta parte della mia vita qui. In breve, ecco alcuni fatti significativi della prigione:

1) un desiderio grande, in un numero sempre maggiore di prigionieri, di seguire Cristo in un cammino che potrei chiamare catecumenale nella scoperta o riscoperta - per chi è già battezzato - del battesimo e della vita di fede.

2) La visita dell'Arcivescovo di Yaoundè alla prigione dopo più di otto anni di assenza, dovuta al rifiuto dei capi. È stata una visita tormentata, ma fortemente voluta, nonostante il persistere del divieto dei capi. Abbiamo sfidato questo ingiusto divieto, che va contro la legge dello Stato, per portare la Parola di perdono, di Amore e di Pace del Padre Celeste. Certo, io ho rischiato di essere non solo espulso dalla prigione, ma anche dal Cameroun. Ma che importa? Purché la Parola sia annunciata con coraggio nella sua integrità.

3) Infine, le malversazioni là dentro. Dopo una visita d'ispezione del ministro, è stato proibito ai prigionieri di poter fare dei «beignets», specie di frittelle fatte di manioca o di farina: era un po' di cibo sano, che almeno un certo numero di prigionieri poteva mangiare. No! Tutti devono mangiare la porcheria che passa lo Stato - vi assicuro che anche i porci fanno fatica a mangiare quella roba -; e siccome questa è talmente poca, la fame, con tutto quello che si porta dietro, aumenta sempre più.

   Inoltre, i 124 condannati a morte da più di un mese sono incatenati con una grossa catena saldata alle caviglie. Così oltre ad avere tutti i piedi piagati, non possono levarsi né pantaloni né slip. Immaginate le conseguenze in un posto dove scarseggia l'acqua. Questa punizione è la conseguenza del tentativo di fuga da parte di due detenuti. Uno di questi è riuscito nel suo intento, mentre l'altro è stato ucciso sul muro che stava scalando.

   Quando sono entrato nel quartiere dei condannati a morte per celebrare la Messa, trovandomi davanti tutti quei giovani incatenati, di primo acchito mi sono sentito male e mi sembrava impossibile celebrare la Messa in quelle condizioni. Ma poi, dietro insistenza di alcuni prigionieri abbiamo iniziato l'Eucarestia, che credo sia stata una delle più consapevoli di ciò che si stava compiendo. Al «confiteor», con quale forza e partecipazione si è chiesto al Cristo di spezzare tutte le catene del corpo e dell'anima!

   All'omelia, un prigioniero della fraternità «Massimiliano Kolbe» ha portato questa testimonianza. «Accettiamo questa aggiunta di pena con fede e coraggio in Cristo. Le catene che portiamo ai piedi non ci tolgono la fede in Cristo; è la giustizia degli uomini questa. Gesù nel Vangelo ci ha detto di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. 

   Noi portiamo le catene in nome di Cesare, ma la nostra anima è riservata a Dio». Per questo il gruppo ha deciso di pregare assieme tre volte al giorno invece di due, «per rafforzare la nostra fede in Cristo che è morto per noi, per liberarci da tutte le catene». Veramente la grazia del Signore sovrabbonda nelle sofferenze.

   In unione di preghiera, augurandovi la vera gioia del Natale, vi saluto tutti fraternamente».

P. Gabriele Mattavelli

 

VÉRONIQUE: UNA LEBBROSA COLMA DI GRATITUDINE

   P. Gabriele ci scrive dalla missione. Quando una persona si trova di fronte ad esperienze forti, che lo toccano personalmente, è normale che non possa far a meno di parlarne e di farne partecipi gli altri. E' per questo che P. Gabriele ritorna a parlarci dei suoi carcerati e lebbrosi: la loro fede, in situazioni disumane, ci può essere indubbiamente salutare.

   “Carissimo P. Claudio, in questo tempo di quaresima, la Chiesa ci fa pregare con più insistenza le parole del Salmo: «Rendimi la gioia di essere salvato». Sì, o Signore, in noi, attorno a noi e nel mondo intero ci sono tanti limiti e tanto male; per questo ti ridiciamo: «rendici la gioia della salvezza che è la tua da sempre e che hai donato a noi nel giorno di Pasqua».

   Ringrazio sempre tutti coloro che m'hanno scritto, che si ricordano ancora di me e che soprattutto mi ricordano al Signore nella loro preghiera. E' là, in quel rapporto a tu per tu con il Signore, che anch'io mi ricordo con gioia di tutti voi e gli chiedo di compiere le sue meraviglie in voi.

   La vostra generosità fa miracoli. Siamo riusciti a scavare il pozzo alla scuola della Missione: manca ancora la pompa per attingervi acqua. Speriamo di installarla al più presto. Ma i tempi qui in Africa sono un po' diversi che da voi. Anche per la Scuola della missione, dopo le due aule già costruite l'anno scorso, vogliamo riprendere i lavori al più presto, visto il generoso contributo di Papà Ildebrando, l'amico dei lebbrosi di Gallarate.

«Perdonati dal Padre...per perdonare»

  Le vostre offerte di questo periodo mi sono servite soprattutto per i fratelli che sono in carcere. Nell'ultima lettera vi avevo già descritto la miserabile situazione in cui vivono quei poveretti. Pensavo che si fosse toccato il fondo ed invece...

  Basti dirvi che in questi mesi quasi ogni giorno ci sono stati morti per fame e per mancanza di qualsiasi medicina. Io continuo a portare sardine, latte in polvere e sapone, e tutto questo ha contribuito a strappare molti prigionieri, specie i più giovani, da morte sicura.

   C'è la crisi, si dice, ed i primi a pagare sono sempre i più poveri. C'è il male nella nostra società, e allora occorrono dei capri espiatori che paghino per tutti. Mi sembra di essere come il profeta che grida nel deserto. Anche se sono certo che le nostre grida, inascoltate dagli uomini di questo mondo, sono ascoltate ed esaudite dal Signore.

 Un solo esempio. Domenica 7 febbraio entro in prigione per la Messa e mi trovo davanti quattro giovani stesi per terra, completamente nudi, in coma. Morranno poco dopo.

   Durante la celebrazione della Messa sentiamo delle grida e quando alla fine mi avvio nel cortile da dove provenivano quelle urla, mi trovo davanti ad uno spettacolo terrificante. Una ventina di condannati a morte sono bastonati selvaggiamente. Il sangue cola da tutto il corpo. Quando mi vedono, uno di loro incomincia ad intonare l'Alleluia e le grida si trasformano in canto religioso, mentre i loro carnefici continuano, sghignazzando, la loro carneficina.    Era la punizione per aver tentato di spezzare le catene che hanno ai piedi. 

   Il giorno seguente le catene sono state rimesse di nuovo e la saldatura è stata fatta sulla nuda pelle senza alcuna protezione. Immaginate quelle gambe bruciacchiate e gonfiate col pericolo della cancrena; a qualcuno dovrà essere amputata la gamba. In un incontro di catechesi - una settimana dopo la carneficina - un giovane ha chiesto: «Ma perché non ci ammazzano tutti e subito, così avremo finito di soffrire. Tanto, a che serve tutta questa sofferenza?». 

   Dopo attimi di silenzio imbarazzante, uno di loro ha risposto: «Forse nella nostra sofferenza noi osiamo credere di essere associati alla passione di Cristo crocifisso. Siamo stati perdonati dal Padre per imparare a perdonare a nostra volta: un perdono che passa nella sofferenza della nostra carne. ...Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.»

La preghiera di una lebbrosa

In questi mesi, interessandomi, come sapete, anche di alcune comunità di lebbrosi, sono venuto a conoscenza di una preghiera che mi ha beneficamente «shoccato», e per questo voglio tradurla anche per voi. È di Véronique, una donna che ha pregato così nella sua vita:

«Signore, tu sei venuto, mi hai chiesto tutto 

e io ti ho tutto donato.

Mi piaceva molto leggere e ora sono cieca.

Mi piaceva correre nei boschi 

e ora le mie gambe sono paralizzate.


Mi piaceva cogliere i fiori al sole di primavera

 e ora non ho più le mani. 

Poiché sono donna, mi piaceva rimirare la bellezza dei miei capelli,

 le mie dita sottili, la grazia del mio corpo:

ma ora sono quasi calva 

e al posto delle mie belle mani, 

non mi restano che dei rigidi moncherini.

Guarda, Signore, come il mio grazioso corpo 

è ora straziato. Ma io non mi ribello.


Ti rendo grazie, o Signore. 

Per tutta l'eternità ti ringrazierò.

Perché se io muoio questa notte,

 so che la mia vita è stata 

meravigliosamente ben riempita. 


Vivendo l'Amore, sono stata colmata 

ben oltre ciò che il mio cuore desiderava. 

O mio Dio, come sei stato buono 

con la tua piccola Véronique!


E questa sera, o mio Amore, ti voglio pregare 

per i lebbrosi di tutto il mondo. 

Ti prego soprattutto per quelli che la lebbra morale 

abbatte, distrugge, degrada e stronca. 

Quelli, soprattutto, li amo e mi offro in silenzio 

per loro, perché sono miei fratelli e mie sorelle.


O mio Amore, ti offro la mia lebbra fisica 

perché essi non conoscano il disgusto, 

l'amarezza e il gelido della loro lebbra morale.


Io sono là tua piccola figlia, o mio Dio, 

conducimi per mano, come una mamma conduce il suo bebè.

Stringimi al tuo cuore, come un Papà

 stringe sul suo cuore il suo bambino. 

Immergimi nell'abisso del tuo cuore 

e che io vi resti con tutti quelli 

che amo, per tutta l'eternità».

 Non ho conosciuto direttamente Véronique, ma ho parlato con coloro che sono vissuti con Lei. La preghiera, mi dicevano, era la sua vita, come la vita era la sua preghiera. È vissuta più di 60 anni, di cui una cinquantina come lebbrosa e nella forma più dolorosa, la lepromatosi. Per amore di Cristo, da cui si è lasciata sedurre, è riuscita ad accettare la sua terribile prova e a trasformarla in dono gratuito ed in abbandono totale; e là ha compreso la sua vocazione personale.

   Ha scritto: 

«Ho compreso, nei miei lunghi anni di malattia,

che tu mi volevi per te solo,

Signore, unicamente per Te. E io ho accettato.

 Ora il mio cuore è traboccante di Pace e di Gioia».

È la gioia della Pasqua di Cristo; è quella che auguro anche a ciascuno di voi, uniti co¬me sempre nella preghiera.

Fraternamente P. Gabriele Mattavelli

                                                     (Da Il Carmelo Oggi, n°5, 1988)

Ancora oggi Padre Gabriele ci parla e ci racconta la sua esperienza missionaria in Africa, attraverso le sue lettere.

E anche Padre Nicola Galeno, suo confratello nel Carmelo, lo ricorda così:





Il giorno 19 marzo dello scorso anno, San Giuseppe ha accolto in Paradiso il nostro caro Padre Gabriele. Lo porteremo nel ricordo e nel nostro cuore per sempre. 

In questo periodo i cui la guerra sta colpendo l'Ucraina, ti chiediamo di intercedere presso il Padre, affinché illumini le menti dei governanti e  porti la Pace nel mondo. 

domenica 13 giugno 2021

Commemorazione del 50° di Ordinazione sacerdotale di PADRE GABRIELE MATTAVELLI OCD

Oggi al Cimitero Monumentale di Legnano coi parenti del compianto P. Gabriele Mattavelli ho commemorato il suo 50° di Ordinazione sacerdotale (12-6-1971). Padre Nicola Galeno OCD










martedì 20 aprile 2021

NOI IN CAMERUN...testimonianza di Padre Gabriele Mattavelli del 1991

Ricevo da Padre Nicola Galeno OCD quanto segue.
È trascorso un mese dalla dipartita dell'amato P. Gabriele il 19 marzo 2021, e ieri si è svolta la Messa solenne a Concesa, in suo ricordo. 




Nella Trigesima della morte del caro P. Gabriele Mattavelli si sta celebrando in questo momento la S. Messa solenne nel nostro Santuario di Concesa per soddisfare giustamente i molti parenti che il mese scorso non hanno potuto partecipare al funerale tenuto qui a Legnano.
Al fratello ed alla sorella ho voluto fare questo regalino archivistico di quasi 30 anni fa: un'intervista rilasciata da P. Gabriele a P. Claudio Truzzi, Redattore del nostro periodico "Il Carmelo oggi". PN

NOI IN CAMERUN...


  P. Gabriele, ripartito per il Camerun dopo un paio di mesi di vacanza (!) in Italia, ci ha lasciato questo «testamento», su richiesta...
 
«Alcuni giorni fa. Padre Claudio, direttore di «II Carmelo Oggi» e responsabile delle nostre missioni, mi ha fatto queste richieste: «Prima di ripartire per il Camerun, presenta per i nostri lettori il volto attuale della Missione:il numero dei Padri e degli studenti, le vostre attività..., quali sono i vostri progetti..., che cosa «fa» un missionario quando viene in «licenza»...
E così, quantunque già con un piede sull'aereo che mi riporterà in Camerun, cercherò in breve di accontentarlo.
- La nostra Comunità è composta da cinque Padri tutti italiani, inviati in Camerun per diffondere la Buona Novella del Cristo per mezzo della vita carmelitana.
Tra noi vi è Padre Giorgio Peruzzotti: superiore della casa, delegato del Provinciale per il Camerun e parroco di Nkoabamg. E' il grande capo della missione, inviato in Camerun dopo 14 anni di Madagascar. Lavoratore infaticabile, da sempre ha fatto suo il motto del Papa: «La fede si rafforza donandola». E lui si dona fino a rompersi le ossa. L'anno scorso è stato operato di due ernie al disco che l'hanno un po' frenato nella sua attività, ma non nel suo desiderio di donarsi ai fratelli a cui è stato mandato. Ama ripetere: o Africa o morte!
  P. Roberto Lanzone è il Vicario dell'apostolato parrocchiale in Nkoabang. E' pure il sovrintendente della nostra non più piccola casa. Ha seguito per un po' di tempo le monache di Etoudi e la fraternità carmelitana.
 P. Antonio Sangalli è stato il primo ad essere inviato in Camerun. Ha preparato il terreno e il monastero delle Monache. E' «l'architetto» della missione: a lui si devono i lavori di ampliamento della nostra casa; ma è pure il Direttore spirituale del seminario maggiore di Yaoundè. Il sabato e la domenica svolge le funzioni di cappellano delle monache e segue l'Ordine secolare carmelitano.
  P. Giuseppe Sabbatin, della provincia religiosa veneta: dopo 16 anni di Madagascar ci ha raggiunti in Camerun. L'Arcivescovo gli ha affidato alla periferia della città una parrocchia che è in continua crescita e con non pochi problemi per le differenti etnie che la compongono. E' pure confessore delle monache ed eco¬nomo della casa.

Infine, P. Gabriele Mattavelli. Egli continua sempre nel suo apostolato alle carceri; si oc¬cupa del problema degli «handicappati» e segue l'attività religiosa di una cappella nella brousse (savana).
 

  Ma ciò che richiede maggior impegno è la formazione dei giovani che chiedono di diventare carmelitani, di cui sono il responsabile. Questi giovani sono cinque (Emmanuel, Gilbert, Hilaire, Brunot, Thomas), e dal prossimo settembre dovrebbero essere otto.
   I primi cinque vivono in convento con noi e ogni giorno vanno in seminario per i corsi di filosofia. Dovremo comperare un «minibus» per il loro trasporto. Uno degli scopi del Padre Generale mandandoci in Camerun era quello di impiantare l'Ordine Carmelitano. Queste sono le prime vocazioni. Speriamo che giungano a maturazione per un Carmelo teresiano camerunese.
Ai lettori de «II Carmelo oggi» chiedo la loro preghiera, la loro simpatia e anche il loro aiuto per la nostra missione. Se qualcuno volesse «adottare» uno studente carmelitano durante il periodo degli studi si faccia avanti: il Signore gli darà la ricompensa del missionario. che quest'anno celebrava i 400 anni della morte del suo Patrono, S. Luigi Gonzaga. Nella Messa solenne il pensiero andava al dono della fede ricevuta e cresciuta in quella comunità parrocchiale. Là venivano alla mente le parole del Papa nell'Enciclica sulla Missione: «Quando la fede è forte ed entusiasta la comunità parrocchiale è missionaria».

   Dopo la famiglia naturale, quella adottiva: Legnano. Qui, dove per più di 15 anni ho vissuto e lavorato prima di partire per l'Africa. Legnano è il campo base, è la mia casa conventuale, dove è difficile trovare un giorno per te. Gli amici sono tanti: allora... gli incontri, le visite alle famiglie, ai giovani, agli ammalati sono il pane quotidiano, è la condivisione nella fede di quello che hai ricevuto per il bene di tutti.
  E non poteva mancare la visita ai conventi e ai monasteri della Provincia che vanno da Aosta fino a Ferrara, per portare i saluti e le notizie dei Padri e soprattutto delle monache di clausura di Yaoundè, che non hanno certo la possibilità di venire in «licenza».
  E non è ancora finito: qualche giorno di predicazione missionaria a Barzio (Valsassina) - un tuo bel «regalo»! -, e una settimana di incontri spirituali-teologici a Notre Dame de la Vie nel sud della Francia.   Come vedi i 55 giorni di congedo in Italia sono stati ben riempiti.
  Mia sorella all'inizio della vacanza mi aveva proposto di passare 15 giorni di riposo in montagna. Avevo accettato ben volentieri. Poi vedendo come andavano le cose, una sera le dissi: «Senti, 15 giorni sono troppi, facciamo otto giorni». Intanto i giorni passavano e lei mi ricordava la promessa fatta. Io tergiversavo..., finché le dissi: «Credevo di poter fare almeno tre giorni con te, ma vedo che mi è impossibile». Al che lei sbottò: «Ecco, trovi il tempo per tutti, fuorché per te e la tua famiglia!» .Mi chiedo se un missionario può ancora riservare spazi per sé.
  Venendo in «licenza» si approfitta per «revisionare la carrozzeria umana: occhi, bocca, stomaco....» e si approfitta anche per fare il pieno per i bisogni della missione che sono sempre più grandi. Certo, tutto questo va fatto per il Cristo e con il Cristo, altrimenti sarebbe tutto vano.
  Mi viene alla mente quello che diceva S. Teresa d'Avila, la nostra Madre riformatrice:« Teresa da sola non può niente. Teresa e qualche soldo meno che niente: Teresa, il Cristo e qualche soldo può tutto». Vorrei che sia così anche per me.
 La missione nasce dalla gioia profonda di un dono gratuitamente ricevuto (la Fede), che tutto hanno il diritto di conoscere e di ricevere.
 - Infine mi chiedi quali sono i nostri progetti in missione.
 Il primo è quello di far vivere la nostra comunità che è diventata casa di formazione e di preghiera.
 Il padre Provinciale nelle sue visite fraterne ci ha incoraggiati a camminare in questa direzione; a noi ora l'impegno della realizzazione.
 Poi un secondo progetto, molto più ambizioso e che supera le nostre possibilità. Sia il Nunzio Apostolico, sia l'Arcivescovo hanno offerto altre case a Yaoundè: un santuario mariano o un centro di spiritualità. Forse ci hanno stimato un po' troppo, viste le nostre modeste possibilità.
 La richiesta è stata girata al Padre Generale e attendiamo una sua visita tra noi.
 Questo per dirvi che i progetti non mancano, la buona volontà anche, la voglia di lavorare c'è in tutti, le speranze sono grandi.
 Quello che il Papa dice della missione della Chiesa in generale, mi piacerebbe che diventasse realtà anche nella nostra missione parti¬colare: «Vedo albeggiare una nuova epoca missionaria, che diventerà giorno radioso e ricco di frutti se tutti i cristiani risponderanno con generosità e santità alla sfida del nostro tempo».
 Che questa visione ottimistica e piena di speranza del Papa, sia anche in tutti noi: è l'ottimismo della fede.

P. Gabriele Mattavelli - Legnano, 1° agosto 1991

sabato 27 marzo 2021

ESEQUIE FUNEBRI DI PADRE GABRIELE MATTAVELLI - foto di Padre Nicola Galeno

 Oggi, 27 marzo 2021,  si sono svolte le esequie funebri di Padre GABRIELE MATTAVELLI,  per l'ultimo saluto dai suoi confratelli religiosi e dai parrocchiani del Santuario dedicato a Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano (MI), alle ore 10.

Padre Nicola Galeno, fotografo d'eccezione, mi ha inviato tutti gli scatti eseguiti durante la funzione. Erano troppi, così mi sono permessa di selezionarne un buon numero, per le parti che più mi parevano idonee per ricordare il Padre che è stato di ampie vedute, poiché durante il suo mandato quale Parroco, ha voluto fortemente, come diceva Vittorio Alfieri, la Casa della Carità - Mensa dei Poveri, e la Casa di Tutti, ovvero un nuovo oratorio per i ragazzi e le famiglie. E ora queste due realtà restano a suo perenne testimonianza. 

È stato per lungo tempo anche missionario in Camerun. E lì si è preso cura dei lebbrosi e dei carcerati oltre che della realtà della Missione carmelitana.

Ci sarebbe molto d'altro ancora da dire su Padre Gabriele, per esempio che è stato un pastore attento e premuroso della Parrocchia a lui affidata, così come amico e confidente per molte persone. Religiosi e laici lo ricordano con grande affetto, me compresa, dal quale ho ottenuto comprensione, ottimi consigli e ha così rappresentato per me una guida sicura nell'ambito spirituale e umano.




Padre Gabriele


Le sue spoglie


Il fratello


L'affresco sopra l'abside: cupola interna che rappresenta i santi carmelitani, dipinta dallo scomparso Emilian Nicula



Alcuni confratelli di P. Gabriele


Il gonfalone del Comune di Legnano


Il Padre Provinciale Fausto Lincio celebrante


Il Priore Padre Silvano Vescovi benedice la salma


altri confratelli tra cui P. Attilio, Fra Federico e Padre Walter


Padre Giorgio Peruzzotti


Il coro parrocchiale


Il celebrante


Padre Paolo Pigozzo


Il Diacono diocesano Charles legge il Vangelo


La navata e i fedeli


Il  Provinciale ricorda il confratello 


La polizia comunale di Legnano con il gonfalone


Padre Giorgio Rossi


La Consacrazione, tra i celebranti Mons. Angelo Cairati Decano di Legnano



Distribuzione dell'Eucaristia


Panoramica sulla navata


Il Parroco Padre Renato Rosso ricorda il confratello defunto


Il fratello  ricorda Padre Gabriele


Bruno Bosetti ne fa memoria in rappresentanza di tutti i parrocchiani


Suor Clementina, direttrice della Scuola per l'Infanzia, appartenente alla Congregazione delle suore Sacramentine, si commuove al ricordo


Nelly Irene Zita García rappresenta il Gruppo di Preghiera 
dedicato a Jean Thierry Ebogo, nel ricordo di  Padre Gabriele


Il saluto d'addio... A Dio Padre Gabriele!


L'ultimo viaggio verso il Cimitero Monumentale di Legnano


Non ti dimenticheremo mai, Padre Gabriele!



Qui sotto il link del video della celebrazione esequiale 

https://youtu.be/e57QKG63yRk

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi