AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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mercoledì 23 aprile 2025

Ciclo su Trittico papale - poesie di Padre Nicola Galeno OCD


IL CRISTO E PAPA FRANCESCO   134.023

Il Papa par scusarsi col Maestro.
“A te bastarono trentatre anni
per arrivare al fulgor della gloria.

Fu quasi il triplo per me necessario:
seppi capire il valor della Croce,
chiave della beata eternità!



LA SANTINA E PAPA FRANCESCO   134.024

Teresina non cela un sorrisino.
Chiese ad un Papa il permesso d’entrare
in un Carmelo a soli quindici anni...

Ed ora la stupisce questo Papa.
Se lei lo guiderà, nessun problema
avrà con la dogana in Paradiso!
 

SAN PIETRO E PAPA FRANCESCO   134.025

Il Papa si stupisce che San Pietro,
figura così seria, invece sappia
scherzare come fanno gli argentini.

“Caro mio successore, tu pensavi
d’andar con la carrozza in Paradiso...
T’accontentasti della carrozzella!”.

(Legnano 22-4-2025), Padre Nicola Galeno


per chi volesse leggere altri lavori di Padre Nicola Galeno OCD clicchi su questi link:






Ciclo su Dittico mariano in memoria di PAPA FRANCESCO - didascalie poetiche di Padre NICOLA GALENO OCD


MARIA SALUS POPULI ROMANI   134.026


Vergine, prova tanta sicurezza
il Pargoletto a star sulle ginocchia: 
per lui divengon trono insuperato.
Sa stringer con fierezza il volumetto,
che con frequenza leggi attentamente.
Davver vorrebbe crescere più in fretta
per imparare a legger quanto sa
la sua dolce Mamma affascinare.


ALL’INIZIO ED AL TERMINE DI OGNI PELLEGRINAGGIO  134.027

(Parafrasi lirica dal Testamento di Papa Francesco)

Vergine fu la scelta più felice
quella di confidare sempre in te.
A te volli affidar la vocazione,
sacerdozio, episcopato e papato.
All’inizio e alla fine dei miei tanti
pellegrinaggi sempre mi vedesti
inginocchiato qui per implorati.
Per questo scelgo che l’amata Chiesa
diventi la mia tomba prediletta.
Su me maternamente veglierai!

(Legnano 23-4-2025), Padre Nicola Galeno

 


lunedì 21 aprile 2025

Ciclo sul Dittico bergogliano (Vaticano 19-3-2013) e ultimo saluto a PAPA FRANCESCO da parte di Padre NICOLA GALENO OCD

(Immagine televisiva di Rai 1)

SERVIRE   42542

Pare di respirare l’atmosfera

di quella Santa Cena dove ancora

serpeggia tra gli Apostoli la voglia

di primeggiare, ma tutti disarma

quell’espressione del Maestro mite,

che ribadire sa la sua missione:

lui venne solamente per servire!

(Maddaloni 20-3-2013), Padre Nicola Galeno

(Immagine televisiva di Rai 1)

TENEREZZA   42543

Pareva ormai bandita dalla bocca

pur della Chiesa quella tenerezza

che deve permear l’apostolato...

(Maddaloni 20-3-2013), Padre Nicola Galeno

Ciclo sul nuovo Papa

NUOVO PAPA     42439

Abbiamo un nuovo Papa. La notizia
sa sempre sprigionar in questo core
fiamme d’Amor ardente per la Chiesa.

A SANTA MARIA MAGGIORE    42440

E’ bello che lui voglia inaugurare
questo cammino bussando alla Chiesa
di chi fu l’alma Madre del Signore.

VICENDEVOLE    42441

Preghiera vicendevole domanda
questo novello Pastore: si sente
l’afflato dell’Amor comunitario!

RELIGIOSO    42442

Un religioso torna sovra il soglio
di Pietro. Ci aspettiamo una ventata
di genuina spiritualità.

SUSCITARE     42443

Un nuovo Papa sempre suscitare
sa stimoli d’inusitato ardore.

(Maddaloni 14-3-2013), Padre Nicola Galeno


L’ADDIO DI PAPA FRANCESCO    134.020

Caro Papa Francesco, voglio farti
davvero confidenze assai fraterne.
Tu gesuita ed io carmelitano
abbiamo una comune piattaforma
di linguaggio ed intesa. Tempo fa,
quando appresi che un caro confratello
missionario in Giappone tribolando
stava per grave forma tumorale,
presi il coraggio a quattro mani e scrissi:
“Noi non saremo mai così vicini
al Cristo come quando ci vediamo
sulla sua stessa Croce collocati!”.
Dodici gli anni di Pontificato, 
ma poche settimane son bastate
per darci la stupenda tua lezione
sull’adesione vera al Salvatore.
Tua sedia gestatoria diventò
l’umile carrozzina degli infermi!

(Legnano 21-4-2025), Padre Nicola Galeno


Un saluto e l'ultima benedizione di Papa Francesco

giovedì 6 marzo 2025

Ciclo su "LETTERA AI POETI" DI PAPA FRANCESCO di Padre NICOLA GALENO OCD



 





Per chi volesse approfondire, questo è il link dove trovare maggiori informazioni:


Nel frattempo ringrazio Padre NICOLA GALENO OCD per avermi procurato il materiale e scritto la sua splendida poesia qui riportata





sabato 26 marzo 2022

Papa Francesco consacra Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA - 25 marzo 2022

 



Il 25 marzo 2022 PAPA FRANCESCO ha dedicato questa preghiera:

Atto di consacrazione

 al cuore immacolato di Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto. Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.

Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.

Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.

Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.

Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.

Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.

Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.

Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.

Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te, dunque, consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.


lunedì 24 agosto 2020

La benedizione di papa Francesco per la carmelitana Monica Astorga


La benedizione di papa Francesco per la carmelitana Mónica Astorga, che in Patagonia ha allestito un "condominio sociale" per accogliere le donne transgender in difficoltà

di PAOLO RODARI . 23 agosto 2020

 


CITTÀ DEL VATICANO -
 Si chiama La costa del Limay. È un "Condominio sociale protetto per donne trans", costruito nel quartiere Confluencia di Neuquén, la città più popolosa della Patagonia. È stato inaugurato lo scorso 10 agosto grazie all'impegno di una suora di clausura, la carmelitana Mónica Astorga Cremona che da anni accoglie le trans che vivono in condizioni di disagio, spesso in fuga dalla prostituzione e bisognose di occupazione: dodici miniappartamenti con un salone comune.



Secondo quanto riporta l'agenzia Telam, l'inaugurazione è stata salutata anche da papa Francesco il quale, nonostante sia a conoscenza dell'ostilità di parte della Chiesa locale per il lavoro della religiosa, ha voluto scriverle queste parole: "Cara Mónica, Dio che non è andato al seminario né ha studiato teologia, ti ripagherà abbondantemente. Prego per te e per le tue ragazze. Non dimenticare di pregare per me. Gesù ti benedica e la Santa Vergine ti assista. Fraternamente, Francesco".

"Il Papa conosceva la nostra comunità ancor prima che diventasse vescovo e nel 2009 è venuto a trovarci", dice suor Mónica in una intervista concessa a Linkiesta. E ancora: "In quell'occasione l'ho informato che seguivo le donne trans e lui mi ha detto: 'Non abbandonare il lavoro di frontiera che il Signore ti ha dato'". Secondo quanto riporta ancora Linkiesta più volte Francesco ha scritto alla religiosa. In alcune missive le avrebbe anche detto in riferimento all'emarginazione che subiscono le donne trans: "All'epoca di Gesù i lebbrosi erano scacciati allo stesso modo".

La vita claustrale di suor Mónica non tradisce ritmi e regole nonostante l'impegno con le trans. I momenti di ritiro, silenzio e preghiera sono indirizzati alla carità, in particolare alla cura di chi è maggiormente in difficoltà.

"Fin dal primo giorno - racconta - ho chiesto a Gesù di mostrarmi i volti e i nomi delle persone. Per il resto, io sono un semplice mediatore. Conduco la mia vita in monastero. Le donne transgender vengono qui per pregare e parlare: si mette su qualche progetto e io comunico per e-mail o telefono con le persone da aiutare". Non sempre la Chiesa sa mettere in pratica ciò che il Vangelo predica. Chiusure e ostilità, soprattutto nei confronti delle persone Lgbt, esistono ancora. "C'è ancora molta strada da fare nella nostra amata Chiesa - dice la religiosa - . C'è bisogno di interpretare il Vangelo. C'è bisogno di informazione e formazione. Però credo che si stia avanzando a poco a poco".

Francesco chiede vicinanza verso tutti. L'attenzione per le donne trans non è di oggi. Già a fine aprile scorso aveva mandato a Torvaianica l'elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, per portare aiuti economici a delle donne transessuali sudamericane che avevano fatto richiesta tramite il parroco della zona. Le trans, con il lockdown, non avevano più clienti e non sapevano come pagare l'affitto e come comprare da mangiare.

Nel 2015, invece, il Papa aveva ricevuto in Vaticano il transgender Diego Neria Lejarraga insieme alla sua fidanzata. Questi gli aveva scritto denunciando di essere stato "emarginato" dalla Chiesa nella sua città di Plasencia, in Estremadura, dopo il cambio di sesso.

Da LA REPUBBLICA

sabato 28 marzo 2020

Coronavirus, la preghiera di papa Francesco con la benedizione 'urbi et ...



Ieri sera ho seguito la benedizione di Papa Francesco, ma per chi non ha potuto farlo, riporto qui il video. 
Preghiamo intensamente il Signore affinché ci aiuti ad affrontare questo doloroso momento, e che stenda la sua mano e allontani il Virus che sta facendo molte vittime, e contagiando intere popolazioni. Se confidiamo in Lui, possiamo fidarci della Sua infinita bontà e protezione.
Danila Oppio

giovedì 12 aprile 2018

PARLIAMO DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE con PAPA FRANCESCO


Da un po' di tempo sono costernata dall'atteggiamento di un Padre e sacerdote.
Ho riferito la cosa ad altro Padre, il quale mi ha detto di non badare a quel che dice, perché affetto da grandissima autostima. Gli ho risposto: "Da quando in qua  si chiama autostima ciò che è semplicemente superbia?
Un Padre che caccia un fedele dal confessionale. (Se non si trattava di una vera confessione, poteva dagli appuntamento per un dialogo fraterno in altra sede, fuori dal confessionale). E lo racconta come si fosse trattato di  un'azione lodevole.  Un Padre che non lascia raccontare una testimonianza, o porre domande inerenti alla piccola conferenza tenuta ad un gruppo di persone. Un Padre cui piace ascoltarsi, (leggendo da libri, senza aver fatto la minima fatica di prepararsi un discorso ad hoc. Un padre che alla richiesta: "Posso fare una domanda?", risponde con un secco "NO", prende la porta e se ne va senza nemmeno salutare. Gli ho detto, mentre usciva: "Non mi piace come si comporta", e lui si è messo a ridere.
Dunque mi sono arrovellata, chiedendomi se fosse giusto che "giudicassi negativamente" questo suo comportamento.  Oggi ho avuto la risposta, dal sito del Vaticano. Ho trovato un discorso di Papa Francesco, e l'ho fatto mio, perché corrisponde al mio pensiero. Quindi non ho sbagliato a pensare quel che mi ha fatto soffrire non poco. E non tanto per me, ma riguardo a tutti quelli che potrebbero essere trattati in questo modo da un uomo di Chiesa. Il discorso del Papa mi ha tranquillizzato. 
Dopo questa sua presa di posizione, ovvero chiusa la porta dietro di sé, i presenti hanno detto: "Ma che si vada a confessare lui, che ha ostentato superbia e con il suo comportamento rischia di allontanare i credenti dalla Chiesa stessa!"
Penso che attualmente ci sia molta confusione tra i cattolici, ognuno ha le sue idee sull'essere cristiani, ognuno dice la sua, che sia laico o appartenente al clero.
E quindi mi sembra normale che i laici che hanno idee confuse, chiedano spiegazioni, o espongano il loro pensiero - apparisse anche eretico per chi lo ascolta - a chi ritengono sia in grado di dare risposte certe. Chi ha studiato teologia ne sa senz'altro di più di che ne è a digiuno. 
Anche a me non piace l'indottrinamento, e l'ha detto anche Papa Francesco, che non  è questo il modo di rapportarsi con la gente. 
Se ho dubbi, mi rifaccio alla Parola di Cristo. Al Vangelo. E se quel che ascolto o i comportamenti che mi paiono esulare dagli insegnamenti di Gesù o non  trovo scritti nei quattro Vangeli Canonici,  semplicemente non li posso accettare.
Quel che mi aspetto da un sacerdote, oltre che la sua vita sia aderente alla sequela di Cristo, è che sappia dialogare con chi ha dei dubbi, anche con chi contesta i preti, i Vescovi e perfino il Papa.
Deve saper ascoltare, e con calma e un sorriso fraterno,  dica al dubbioso:
"Siediti qui, che ne parliamo con calma". E poi si aiuti con qualche lettura del Vangelo o con il Catechismo della Chiesa Cattolica, per chiarire le idee confuse del suo interlocutore. Ma sempre con grande accoglienza, non cacciandolo dal confessionale e andare perfino fiero di un gesto tanto poco cristiano.
Altrimenti non si lamentino i signori sacerdoti, se le chiese si svuotano. Le chiese devono accogliere non cacciare!
Ed ecco il discorso del Papa sulle confessioni, avrei voluto tagliarlo perché piuttosto lungo - se ne è scusato Francesco stesso - ma ogni sua parola va letta con molta attenzione. Perché io sto con il Papa, non contro di lui.
Il Papa: il confessore non deve inquisire o far vergognare chi si pente
Ai Missionari della Misericordia Francesco ricorda che «il figliol prodigo non è dovuto passare per la dogana». La Siria, la depressione e l’interrogativo sull’abbandono di Dio: «Il suo amore sconfigge ogni solitudine»
  
Pubblicato il 10/04/2018
Ultima modifica il 11/04/2018 alle ore 07:55
IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
Non c’è bisogno di «far provare vergogna» a chi sa di avere sbagliato, non è necessario «inquisire» là dove la grazia del Padre è già intervenuta perché «non è permesso violare lo spazio sacro di una persona nel suo relazionarsi con Dio». Papa Francesco riceve i Missionari della Misericordia e torna a spiegare il senso profondo del «sacramento della riconciliazione» (confessione), indicando l’esempio di due grandi confessori di Buenos Aires e di un cardinale del Vaticano «Parliamo tanto male della Curia romana, ma qui dentro ci sono dei santi».  

Il «figliol prodigo» della parabola evangelica «non è dovuto passare per la dogana», ricorda Francesco, insistendo sul fatto che la Chiesa non deve «creare alcuna barriera o difficoltà che ostacoli l’accesso al perdono del Padre» o magari trascurare «i passi che una persona sta facendo giorno dopo giorno» per «difendere l’integrità dell’ideale evangelico». E di fronte ai drammi che «fanno sorgere in molti l’interrogativo sull’abbandono di Dio», dalla situazione di questi giorni in Siria ai problemi personali come la depressione, il Pontefice argentino sottolinea che «la misericordia prende per mano, e infonde la certezza che l’amore con cui Dio ama sconfigge ogni forma di solitudine e di abbandono». 

I Missionari della Misericordia, riuniti in questi giorni presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione guidato da monsignor Rino Fisichella, sono una figura di confessori che avrebbero dovuto svolgere il loro compito in giro per il mondo nel solo periodo del Giubileo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015-20 novembre 2016). «Eppure», ha detto il Papa a 550 di loro che ha dapprima ricevuto e con i quali ha poi celebrato messa a San Pietro, «riflettendo sul grande servizio che avete reso alla Chiesa, e su quanto bene avete fatto e offerto a tanti credenti con la vostra predicazione e soprattutto con la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, ho ritenuto opportuno che ancora per un po’ di tempo il vostro mandato potesse essere prolungato. Ho ricevuto molte testimonianze di conversioni che si sono realizzate tramite il vostro servizio».  (Quale testimonianza di conversione può dare un confessore che caccia dal confessionale il penitente?)

«Dobbiamo ribadire sempre, ma soprattutto riguardo al sacramento della Riconciliazione, che la prima iniziativa è del Signore; è lui che ci precede nell’amore, ma non in forma universale: caso per caso», ha sottolineato Francesco che ha ricordato un neologismo spagnolo a lui caro, quello di «primear», prevenire, «per esprimere proprio la dinamica del primo atto con il quale Dio ci viene incontro». Per questo motivo, «quando si accosta a noi un penitente, è importante e consolante riconoscere che abbiamo davanti a noi il primo frutto dell’incontro già avvenuto con l’amore di Dio, che con la sua grazia ha aperto il suo cuore e lo ha reso disponibile alla conversione», ha rimarcato il Papa. «Il nostro compito – e questo è un secondo passo – consiste nel non rendere vana l’azione della grazia di Dio, ma sostenerla e permettere che giunga a compimento. A volte, purtroppo, può capitare che un sacerdote, con il suo comportamento, invece di avvicinare il penitente lo allontani. Ad esempio – ha sottolineato Francesco – per difendere l’integrità dell’ideale evangelico si trascurano i passi che una persona sta facendo giorno dopo giorno. Non è così che si alimenta la grazia di Dio. Riconoscere il pentimento del peccatore equivale ad accoglierlo a braccia spalancate, per imitare il padre della parabola che accoglie il figlio quando ritorna a casa, significa non fargli terminare neppure le parole».  

Jorge Mario Bergoglio si è più volte soffermato, nel corso di un discorso intercalato da molti passaggi a braccio, sulla parabola evangelica del «figliol prodigo» accolto nonostante i suoi errori dal «padre misericordioso». «Il figliol prodigo non è dovuto passare per la dogana: è stato accolto dal Padre, senza ostacoli», ha detto, invitando i Missionari della Misericordia a essere «segno concreto che la Chiesa non può, non deve e non vuole creare alcuna barriera o difficoltà che ostacoli l’accesso al perdono del Padre». Nella parabola, «il papà neppure gli ha fatto terminare le parole, lo ha abbracciato. Lui aveva il discorso preparato, ma (il padre) lo ha abbracciato. Significa non fargli terminare neppure le parole che aveva preparato per scusarsi, perché il confessore ha già compreso ogni cosa, forte della esperienza di essere lui pure un peccatore. Non c’è bisogno – ha chiosato il Papa – di far provare vergogna a chi ha già riconosciuto il suo peccato e sa di avere sbagliato, non è necessario inquisire – quei confessori che domandano, domandano, dieci, venti, trenta, quaranta minuti… “E come è stato fatto? E come?...” –, non è necessario inquisire là dove la grazia del Padre è già intervenuta, non è permesso violare lo spazio sacro di una persona nel suo relazionarsi con Dio».  

Al proposito il Papa latinoamericano ha fatto «un esempio della Curia romana», che aveva già menzionato in passato: «Parliamo tanto male della Curia romana, ma qui dentro ci sono dei santi. Un cardinale, prefetto di una Congregazione, ha l’abitudine di andare a confessare a Santo Spirito in Sassia due, tre volte alla settimana – ha il suo orario fisso – e lui un giorno, spiegando, disse: quando io mi accorgo che una persona incomincia a fare fatica nel dire, e io ho compreso di che cosa si tratta, dico: “Ho capito. Vai avanti”. E quella persona “respira”. È un bel consiglio: quando si sa di che si tratta, “ho capito, vai avanti”».  

Bergoglio si è poi soffermato sulle conseguenze del perdono nato dalla misericordia divina. «Dio libera dalla paura, dall’angoscia, dalla vergogna, dalla violenza. Il perdono è realmente una forma di liberazione per restituire la gioia e il senso della vita», ha detto, e «la misericordia liberando restituisce la dignità. Il penitente non indugia nel compatirsi per il peccato compiuto, e il sacerdote non lo colpevolizza per il male di cui è pentito, piuttosto, lo incoraggia a guardare al futuro con occhi nuovi, conducendolo “alle sorgenti dell’acqua”. Ciò significa che il perdono e la misericordia permettono di guardare di nuovo alla vita con fiducia e impegno», ha insistito il Papa che, citando il fondatore dei gesuiti, sant’Ignazio di Loyola – «permettetemi un po’ di pubblicità di famiglia» – ha ricordato il concetto di «consolazione» interna che «scaccia ogni turbamento e attrae interamente all’amore del Signore» che corre il rischio di perdere con una «spiritualità delle lamentele».  

Il peccato, ha rimarcato ancora il Papa, è «abbandonare Dio, voltargli le spalle per guardare solo a sé stessi». Francesco ha ammesso: «Ci sono momenti in cui realmente si sente il silenzio e l’abbandono di Dio. Non solo nelle grandi ore oscure dell’umanità di ogni epoca, che fanno sorgere in molti l’interrogativo sull’abbandono di Dio. Penso adesso alla Siria di oggi, per esempio. Avviene che anche nelle vicende personali, persino in quelle dei santi, si possa fare l’esperienza dell’abbandono. Che triste esperienza quella dell’abbandono! - ha detto - Essa ha diversi gradi, fino al distacco definitivo per il sopraggiungere della morte. Sentirsi abbandonati porta alla delusione, alla tristezza, a volte alla disperazione, e alle diverse forme di depressione di cui oggi tanti soffrono. Eppure, ogni forma di abbandono, per paradossale che possa sembrare, è inserita all’interno dell’esperienza dell’amore.  

Ricordando le parole di Gesù in croce, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», il Papa ha ricordato che «le parole del Crocifisso sembrano risuonare nel vuoto, perché questo silenzio del Padre per il Figlio è il prezzo da pagare perché nessuno più si senta abbandonato da Dio. Il Dio che ha amato il mondo al punto di dare il suo Figlio, al punto di abbandonarlo sulla croce, non potrà mai abbandonare nessuno: il suo amore sarà sempre lì, vicino, più grande e più fedele di ogni abbandono». «La misericordia prende per mano, e infonde la certezza che l’amore con cui Dio ama sconfigge ogni forma di solitudine e di abbandono».  

«Di questa esperienza», ha detto ancora Francesco che si è scusato per la lunghezza del suo discorso, «i Missionari della Misericordia sono chiamati a essere interpreti e testimoni». Per questo li ha esortati a non mettersi «sopra gli altri quasi fossero dei giudici nei confronti dei fratelli peccatori», ad avere «uno stile di vita coerente con la missione che abbiamo ricevuto», e a coloro che nel frattempo sono stati nominati vescovi si è augurato che «non abbiano perso la capacità di “misericordiare”».  

Prima di concludere il discorso, il Papa ha ricordato, a mo’ di esempio, due grandi confessori di cui ha già parlato in altri discorsi del suo pontificato, Padre José Aristi, di cui «rubò» la croce del Rosario, e padre Luis Dri che, colto dallo scrupolo di concedere troppe assoluzioni, diceva davanti al crocifisso: «Signore, perdonami, oggi ho perdonato troppo. Perdonami… Ma bada bene che sei stato tu a darmi il cattivo esempio!». 

Non ho altro da aggiungere, ha detto tutto Papa Francesco

Danila Oppio


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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi