AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 14 agosto 2018

Alessandro Quasimodo a Grottaglie...con Anna Montella e Rita Iacomino



Alessandro Quasimodo, Rita Iacomino, Anna Montella e Carmela Montella a Grottaglie! Accanto al getto di una zampillante fontana. Sono poeti, scrittori, creatori di eventi letterari, di concorsi poetici e quant'altro che sia di ordine letterario. Alessandro, figlio del Premio Nobel Salvatore Quasimodo, è stato attore, regista ed è poeta e scrittore e si occupa di eventi che riguardano il padre, nel cinquantenario della sua scomparsa. Anna Montella si è presa cura di alcune mie edizioni in cartaceo e di creare mie sillogi poetiche in versione e.book. Ha inoltre realizzato per me delle videopoesie. Rita Iacomino ha presentato presso la Casa per tutti, oratorio della Parrocchia del Santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano, il mio romanzo Oneirikos.  
Felice di vedere riuniti questi cari amici.
Danila Oppio

giovedì 9 agosto 2018

INCONTRO CON EDITH STEIN di Padre Nicola Galeno OCD




 Mi vedo costretta a spezzare in due la bella impostazione realizzata da P. Nicola, ma per farla rientrare nell'esiguo spazio tutta intera, come potete notare, i caratteri di stampa risultano tanto piccoli da essere illeggibili da chi ha qualche problema di miopia, come me!  


mercoledì 1 agosto 2018

APPLAUSI A SCENA VUOTA di DAVID GROSSMAN - Recensione di Danila Oppio





APPLAUSI A SCENA VUOTA
Di David Grossman
Mondadori, 2014

pp. 176

€ 18,50 cartaceo

  
Il palcoscenico è deserto. Il grido echeggia da dietro le quinte. Il pubblico in sala a poco a poco si zittisce. Un uomo con gli occhiali, di bassa statura e di corporatura esile, piomba sul palco da una porta laterale. Signore e signori un bell'applauso per Dova'le G.! C'è qualcosa di strano nella serata.
Tra le sedie c'è un intruso, trascinato fino a quella cittadina poco raccomandabile da una telefonata inattesa: è l'onorevole giudice Avishai Lazar, amico d'infanzia di Dova'le. Deve giudicare la vita intera di quello che, lo ricorda solo ora, era un ragazzino macilento e incredibilmente vivace, con l'abitudine stramba di camminare sulle mani. Dova'le sul palco si mette a nudo, e imprigiona la sala nella terribile tentazione di sbirciare nell'inferno di qualcun altro. Nella storia di un bambino che camminava a testa in giù e da quella posizione riusciva ad affrontare il mondo. Un ragazzino che al campeggio paramilitare viene raggiunto dalla notizia della morte di un genitore e deve partire per arrivare in tempo al funerale. Ma chi è morto? Nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo, o forse lui non ha compreso. Il giovane Dova'le ha un viaggio intero nel deserto per torturarsi con l'angoscia di un calcolo oscuro che gli avvelena la testa. Mio padre o mia madre? Ora eccolo, quel ragazzino, ancora impigliato nell'estremo tentativo di venire a capo di quella giornata lontana, ancora incapace di camminare dritto.

Quella che avete appena letto è la scheda tecnica del nuovo romanzo di David Grossman"Applausi a scena vuota". O forse sarebbe meglio dire la sinossi che si legge sul risvolto di copertina o aletta o inside flap che dir si voglia.
E’ la storia di un attore teatrale in una città della provincia israeliana. Nel racconto si riscontrano alcuni elementi che contraddistinguono lo stile di Grossman: la tragedia della Shoah, raccontata con phatos ma senza perdere quel tocco di umorismo mescolato ad un tremendo senso di colpa da parte del giudice che è stato invitato dall’attore a presenziare allo spettacolo.
Un libro il cui il protagonista, l'attore Dov, si cimenta nel suo ruolo di cabarettista in una provincia marginale e borghese, utilizzando il politicamente scorretto - facendo battute su gay, arabi e donne - per esprimere le peggiori pulsioni. E qui riscontro un Grossman diverso da quello conosciuto in altri suoi libri. L'autore d’improvviso decide di cambiare registro e di rivelarci un Dov più umano, che ricorda la sua infanzia, la sua mamma, il Lager e altri momenti toccanti della sua vita passata, come il suo primo funerale. Quel funerale che gli ha cambiato la vita. Una catarsi che lo riporta a essere il "bravo bambino" che tutti conoscevano.

Questo, in sintesi, il contenuto del libro, che mi ha preso e travolto fin dall’inizio. Un racconto drammatico pur nella sua comicità esteriore, nel senso  che sviscera l’interiorità più segreta di due esseri umani, ovvero dell’attore e del giudice suo amico – si fa per dire – d’infanzia. Non è per nulla facile entrare nei meandri più oscuri della mente umana. Ci sono ricordi rimossi, perché dolorosi, o altri che non si vogliono esternare, troppo privati o segreti. Così ho tirato le mie conclusioni: non riusciamo mai a conoscere noi stessi e gli altri a fondo. Tutti esterniamo solo quel che vogliamo far conoscere, cioè solo una parte di noi, del nostro essere e del nostro sentire, quella che riteniamo più accettabile. Qualcuno un tempo mi diceva che la verità è difficile da ammettere, che ci vuole coraggio da vendere. Bene, Dov il coraggio lo ha avuto, così come il giudice Lazar. Ma i miei applausi, a scena aperta e non certo vuota, vanno all’autore, che è riuscito a penetrare e scavare nel profondo tutto quel che i due protagonisti tenevano  gelosamente celato nella loro memoria emotiva.
Chi infatti riesce ad esternare anche la parte peggiore dei propri pensieri, o delle esperienze personali, senza provare un minimo di vergogna? Pochi possiedono tanto coraggio.Tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio. La penna di Grossman, (anche mio zio di Zurigo, marito di una sorella di mio padre portava questo cognome, pur non essendo ebreo, ma cristiano protestante, sarà forse per questo ho tanta simpatia e stima per l’autore?) ha fatto meraviglie, come sempre nei suoi libri, e forse meglio ancora.
Suggerisco la lettura, che tiene col fiato sospeso, che ci rende spettatori in quel che accade sul palcoscenico dove la gente che assiste al monologo di Dov si entusiasma, si arrabbia, e poco alla volta, si defila, lasciando il locale quasi del tutto deserto, se non per quelle poche persone che hanno compreso il senso di quanto è portato in scena. 
Non accade forse così anche sul palcoscenico della nostra esistenza? Quanti veri amici abbiamo? Quante persone sanno restarci accanto per tutto il percorso della vita? O poco alla volta ci abbandonano, ci ignorano fino a dimenticarsi di noi? E non agiamo allo stesso modo con altri? Chi ha la forza di accompagnare con affetto e amicizia sincera qualcuno che per ragioni insondabili è venuto a noia, perché è più facile mettere in risalto i difetti altrui, che non il lato buono che appartiene a ciascuno?
Il libro di David fa molto pensare, ci fa sprofondare nella nostra introspezione, tanto da riuscire a leggere il messaggio criptato che lancia ai lettori: la storia di Dov e di Lazar potrebbe essere quella – con le naturali diversità – di ognuno di noi. Ci fa auto-esaminare, riflettere sul nostro comportamento e sulle cause che hanno plasmato il nostro carattere, a volte esterne, altre dovute alle nostre reazioni personali, di fronte ad eventi che hanno coinvolto o stravolto spazi della nostra esistenza. 

Danila Oppio

ONEIRIKOS - romanzo di Danila Oppio - Recensione di Rita Iacomini

ONEIRIKOS: RECENSIONE DI RITA IACOMINO

Ringrazio di tutto cuore la poetessa e scrittrice Rita Iacomino per aver presentato il mio romanzo la sera  di venerdì 11 maggio 2018 a Legnano e per averne scritto la presente recensione. 


RECENSIONE AL ROMANZO DI DANILA OPPIO

ONEIRIKOS




Quando acquisto un libro, ciò che mi attrae inizialmente sono il titolo e la copertina. Il romanzo di Danila Oppio possiede entrambe le caratteristiche che sono servite a farlo diventare mio.

“ONEIRIKOS”, sogno, tutto quello che ha dell’onirico è sempre fonte di attrazione per chi legge; il mistero entra in punta di piedi nel libro dell’autrice, per poi farsi assorbire dalla trama del suo romanzo. Ed è quello che mi è accaduto.

Mi sono immedesimata a tal punto che, a un bel momento, sono diventata io libro, mistero, sogno e ho accompagnato i personaggi nel loro viaggio fino alla fine, infiltrandomi nel loro percorso e, alternativamente, a volte sono stata Eve, altre volte Adam, donna e uomo, personaggi ormai disincarnati che si sono conosciuti in un altro tempo e che riescono a mettersi in contatto telepaticamente e commentare l’immensa catastrofe nucleare che ha distrutto il mondo.
Parlano della situazione pesante che ha coinvolto l’intero pianeta e travolto tutti gli ambiti sociali, della mancanza di rispetto per gli altri, gli attentati e le guerre fratricide che furono la causa e l’origine di tutti i mali.

Nel romanzo, ho potuto rilevare anche degli spunti poetici, sicuramente la penna di Danila risente piacevolmente della sua propensione poetica, e vorrei citare questa breve e intensa poesia contenuta all’interno del libro.

Se sono stella
Forse cadente
Nel tuo cielo
Incandescente
Trasparente
Tu, Dio, sei sole
Che scalda e fonde
Congelati pensieri
In liquide colanti forme
Iridescenti

Per concludere affermo che l’autrice ha saputo cogliere gli aspetti paradossali, tra il narrare e il descrivere.
Parlare di sogni non è facile, ma Danila lo fa in modo chiaro e preciso, rendendo tangibile anche l’inconcreto.
Il libro è di gradevole lettura, in quanto viene rispettata la cadenza della parola, con le sue interrogazioni e riflessioni sulle questioni esistenziali.


                                                                                                Rita Iacomino

sabato 14 luglio 2018

FESTA DELLA MADONNA DEL CARMINE - 15 LUGLIO 2018



Flos Carmeli, vitis florigera,
Splendor cæli, virgo puerpera, singularis.
Mater mitis sed viri nescia
Carmelitis esto propitia, stella maris.
Radix Iesse germinans flosculum
Hic adesse me tibi servulum patiaris.
Inter spinas quæ crescis lilium
Serva puras mentes fragilium tutelaris.
Armatura fortis pugnantium
Furunt bella tende præsidium scapularis.
Per incerta prudens consilium
Per adversa iuge solatium largiaris.
Mater dulcis Carmeli domina,
plebem tuam reple lætitia qua bearis.
Paradisi clavis et ianua,
Fac nos duci quo, Mater, gloria coronaris.

Che altro possiamo offrire alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, oltre al testo di questo bellissimo canto a lei dedicato? Una profusione di fiori!
 foto scattate  e a Lei dedicate da Padre Nicola Galeno OCD










 
Una mia semplice poesia, alla Vergine dedicata

DEDICATO ALLA VERGINE
Giunga a Te il mio pensiero
che si snoda chiaro nell’anima.
Come un’ala delicata si solleva,
nessun’altra cosa lo contrasta.

Libero, senza nessun limite
al Tuo universo si affaccia
e sulla vetta del cuore
la mia piccola vita sovrasta.

Trabocca l’anima a Te pensando
Maria, Madre e Sorella mia.

 Danila Oppio

giovedì 12 luglio 2018

PADRE MARCELLO DELL'IMMACOLATA OCD . 13 LUGLIO - 34° ANNIVERSARIO DALLA MORTE DEL SERVO DI DIO



















NEL RICORDO DI P. GERARDO DI S. GIUSEPPE
(suo suo compagno di corso)


P. Marcello dell'Immacolata (Carlo Zucchetti); nato a Vighignolo Venino(MI) il 29.11.1914.

Entrò nel nostro Collegio di Monza a 12 anni nel 1926 ove iniziò gli studi del Ginnasio. Rettore era Padre Nostro Elia di S. Ambrogio (Macchi); Vice rettore P. Piertommaso di S. Dionisio (Tramelli); Professore e Lettore primo P. Brocardo della Madre di Dio (Balleria).

Al termine della IV Ginnasio in Concesa ricevette il Nostro Santo Abito il giorno 11.7.1930: erano in 7 compagni. Suo Maestro fu P. Onorato di S. Maria. L'anno seguente emise la sua Professione semplice il 17.7.1931, sempre a Concesa.

Nell'agosto del 1931 passò nella casa di studentato dei Carmelitani Scalzi presso il "Corpus Domini "di Milano.  Qui svolse gli studi liceali e filosofici fino all'agosto del 1934.  Nel Settembre del 1934 con i suoi compagni passò nel Collegio Teologico di Piacenza, dove attese agli studi, che preparano al Sacerdozio.  Il giorno 8.12.1935 si consacrò definitivamente all'Ordine di Maria con i SS. Voti Solenni.

Suddiacono il 19.12.1936; Diacono il 22.5.1937; Sacerdote il giorno 11.6.1938 per le mani di Mons.Ersilio Menzani, Vescovo di Piacenza, presso il Collegio "Cardinale Alberoni " in Piacenza.

Sciolto dagli studi, dai Superiori veniva inviato alla Comunità di Torino, allora anche Comunità Parrocchiale; dopo 6 mesi appena il 22.6.1939 veniva destinato al nostro convento di Parma, dove svolse il primo apostolato Sacerdotale, sotto la guida dell'indimenticabile P. Enrico Maria (Colombo) di S.Giuseppe.

Da Parma passò poi conventuale a Bologna, dove si fermò fino al maggio del 1948; in quell'anno fu nominato Sottopriore di Ferrara.  Quando P. Agostino del S. Cuore (Clavenna) rinunciò al Priorato per recarsi Missionario nel Kuwait, nel 1950 fu nominato Priore di Ferrara, riconfermato nel 1951 e nel 1954.

Nel 1957 eletto Sottopriore; come pure lo fu dal 1969 al 1972.  Durante questo periodo varie volte fu eletto Superiore di Ferrara, ma non accettò mai.

Da giovane lo ricordo come elemento di bontà e di unione cordiale e fraterna.  Sempre sorridente, sempre disponibile ad aiutare i propri compagni.


Era suo impegno particolare curare in tutti i modi le Funzioni Sacre secondo le Leggi Liturgiche; molto spesso era mandato a partecipare alle SS. Messe quale Suddiacono o Diacono.

La sua salute, da giovane, non era eccellente! Aveva "bisogno di particolari attenzioni, ma non faceva mai pesare su gli altri le proprie difficoltà della salute: né i Superiori mancavano al loro dovere di curarlo!  Per quanto non fosse una " cima " negli studi, (parlo sempre da studente) adempiva esattamente ogni obbligo e camminava "bene a pari passo con gli altri, in ogni materia di studio: ben contento di fare parte, a chi gli domandava un aiuto, di quanto aveva imparato ed approfondito.

Per quanto mai più ci siamo incontrati - se non pochissime volte - nel corso della nostra vita, destinati a mansioni tanto diverse ed in città molto distanti, abbiamo sempre avuto nel cuore un affetto profondo e sincero l'uno verso l'altro.

Era molto portato anche a studi di archivio e di storia dell'Ordine, particolarmente riguardo al nostro Convento di Ferrara: scrisse anche un fascicolo sulla sua storia, ma non volle mai firmarla con il suo nome....indice di tanta modestia ed umiltà.

Con i bambini malati della Divisione Pediatrica

Cosa è stato Padre Marcello per lei? come lo ricorda ? Questa è la domanda posta a diverse persone che hanno avuto con Lui consuetudine di vita ospedaliera; non bisogna dimenticare che per tanti anni P. Marcello è stato Cappellano della Divisione Pediatrica di Ferrara. Perché molti alla fine delle risposte avevano in mano il fazzoletto e si asciugavano il naso? Non certo per allergia a certi tipi di erbe che secondo i giornali locali colpirebbe In questi giorni gran parte dei ferraresi, allergia invece, se così si potesse chiamare, alla solitudine nella quale ci ha lasciati, nella consapevolezza di avere perso un amico, un padre, un fratello.

Cosa ha sempre caratterizzato la sua opera?: la sua presenza costante al di fuori di ogni sollecitazione, la bontà e disponibilità verso chiunque, la serenità che sapeva infondere, la mancanza assoluta di venalità, la grande carità e la grande fede. Riconosceva l'uomo come essere fallibile, ma non lo avviliva mai e di ognuno metteva in evidenza solo la parte buona, non predicava né in chiesa né fuori, a chi sbagliava lasciava sempre un messaggio di speranza, lanciava un salvagente ad ogni naufrago.

Veniva in ospedale due volte al giorno, silenzioso, visitava uno per uno i piccoli malati, si interessava ai loro problemi, Aveva saputo farsi accettare da tutti, anche da malati cronici, categoria difficile e per forza di cose più disposta a protestare contro tutto e contro tutti, compreso il clero ed i suoi rappresentanti.

Era amico di tutti compreso il gruppo dei medici, paramedici e di tutti i dipendenti della Divisione Pediatrica e tutti lo rispettavano indipendentemente dal credo religioso o politico professato. Celebrava la S. Messa in reparto ogni domenica ed ogni festa di precetto, in un punto del reparto scelto strategicamente per permettere ai pazienti ed ai loro parenti di assistere alla Messa senza ammassarsi o mescolarsi per evitare la diffusione di eventuali malattie infettive: non agiva mai contro il parere dei sanitari. Durante la celebrazione, spesso i bambini più piccoli, incapaci di stare fermi, gli correvano attorno e fin gli toccavano i paramenti: non si arrabbiava mai, amava i bimbi e non li allontanava.

Tutto quello che gli veniva regalato lo ridistribuiva ai «suoi bimbi o ai suoi poveri». È stato sempre poverissimo, di una umiltà estrema e di una disponibilità della quale tutti forse abbiamo abusato, tanto che negli ultimi tempi lo vedevamo stanco ed affaticato facendoci scorgere a volte il rimorso di avere contribuito alla sua fine immatura. Ci restano ancora nella mente le parole che spesso ci ripeteva: «coraggio, sempre coraggio, confidare sempre nell'aiuto del
Signore».

M. Grazia Nonato
   
Ricordo; ogni settimana al sabato pomeriggio


Sabato pomeriggio. Nella chiesa di S. Girolamo due file silenziose si allineano ai lati del confessionale. Si ode un bisbigliare, qualche colpo di tosse secca, sportelli che vengono aperti e chiusi. Così per settimane e per anni.

Le file si accorciano, perché la pratica della confessione si fa sempre più rara, ma non spariscono. Siamo ancora in tanti ad avere bisogno di P. Marcello. Siamo per lo più donne, non giovanissime e nessuna di noi ha probabilmente gravi peccati da confessare, ma piuttosto le solite cose, sempre le stesse, per anni, ma tutte, o quasi, abbiamo una pena da deporre nelle mani di P. Marcello: il dolore per la morte, la malattia, l'infedeltà di una persona cara, l'angustia per le difficoltà della vita, l'amarezza per l'incomprensione di chi ci vive accanto, la tristezza della solitudine, la volontà inceppata che non sa pregare, né pensare alle cose di Dio, il senso d'inutilità di una vita così scialba...

Non so e non ricordo quali fossero esattamente le parole di P. Marcello, so che si andava via perdonati e leggeri e non si sentiva più (almeno per un certo tempo) il senso d'inutilità della nostra povera vita.

Due cose ricordo: la raccomandazione a non preoccuparsi se non amiamo e soprattutto se gli altri non ci amano come vorremmo: il vuoto di affetti umani lascia più spazio al Signore, poi il monito incessante: «Andiamo avanti, con coraggio, con pazienza, con dolcezza, ma con perseveranza». «Avanti» dove? Nella via del Signore verso la sua gran luce, dove la nostra fiammella di fede e di speranza che ci siamo sforzati con fatica di tenere accesa, verrà assorbita fino a vivere in Lui.

Ora P. Marcello non c'è più, ma la sua sollecitazione ad «andare avanti» non possiamo dimenticarla, ancora ci accompagna e ci sorregge.

M. L. S.
PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE
DI PADRE MARCELLO DELL’IMMACOLATA
(La Voce di Ferrara 20-7-1985)

«Tre avemaria»

Padre Marcello dei Padri Carmelitani è stato uomo troppo buono e prezioso per tutti noi da essere ricordato, nella prima ricorrenza annuale della mort, con le parole ripescate dalla retorica corrente in circostanze di questo tipo: mi sembrerebbe davvero venir mero all'eredità da lui lasciata.

Confesso di sentirmi confuso, oggi come uri anno fa, nel timore di non essere all'altezza del compito. È assai difficile parlare di un sacerdote semplice, schietto, costante quale è sempre stato lui che non di un dotto, di un esperto in questo o in quel settore della scienza divina ed umana, di un grande organizzatore di opere di bene.
Padre Marcello non è stato nulla di tutto questo. Sostanzialmente egli si è moste, tra confessionale, scuola ed ospedale dei bambini. Sempre, sempre, per tanti anni. Non credo ci siano stati intervalli, parentesi, momentanei dirottamenti verso altre attività.

Ma tutti avvertiamo in lui un punta di riferimento costante, un porto sicuro in cui rifugiarci nelle avversità o nei giorni tristi, una direttrice tranquillizzante ed affidante di orientamento. Quanti a Ferrara e fuori Ferrara sono ricorsi a lui per consigli, conforto, appoggio morale! La realtà è che in lui la tede era limpida, trasparente, pura, non legata a complicati processi mentali né a casistiche di ascendenza libresca. Proprio quella fede gli consentiva, nell’assoluta dedizione alla regola e all’ubbidienza una libertà interiore invidiabile, la quale poi lo portava poi ad immedesimarsi nella varie e particolari situazione dei suoi penitenti con il massimo grado della comprensione e dell'affettuosa condivisione, ma al tempo stesso con quel distacco richiesto dalla viva coscienza della debolezza umana.

Le penitenze da lui assegnate erano sempre le stesse, almeno per mia esperienza ed anche per sentito dire: tre avemaria, E Padre Marcello era pronto a chiarire le motivazioni del criterio adottato: i nostri peccati, tutti dal più piccolo al più grande, sono qualcosa di terribile in quanto offesa a Dio creatore e redentore, ma, poiché Dio è immensamente buono e la distanza tra noi e Lui è infinita( e quindi non colmabile con la più macerante delle flagellazioni), basta un piccolo segno di buona disposizione quale può essere rappresentato da una preghiera semplice, breve, serena e sincera.

Ritrovare le fonti vive della fede: quel'eredità di Padre Marcello. In un mondo, dove oggi come ieri trionfano l’arrivismo, il parlicolarismo, l'alienazione nei rapporti umani, l'attaccamento alla gloria che passa, la contesa, c'è proprio bisogno di chi, senza ostentazione, anzi con umiltà naturale, indica una una strada ben diversa, costruita di dedizione, di sacrifìcio, di distensione, di pace, di quella che, come dice il Manzoni “il mondo irride ma rapir non può".
Un insieme di valori, per intenderci, da non reclamizzare con rutilanti ed assordanti mass-media. ma da coltivare nella discrezion e nel silenzio, da perseguire sempre quali che siano le circostanze contingenti, da comunicare al nostro prossimo confidando più nella grazia di Dio e un pochino nella forza della testimonianza che non nelle parole magniloquenti e rimbombanti. Fare il silenzio entro noi stessi; ma quanto e quale era il «silenzio» di Padre Marcello! È dal silenzio che muove poi, anche a parole, il più eloquente dei messaggi.

La figura di padre Marcello si inquadrava compiutamente entro la cornice di quella chiesa così suggestiva e raccolta che è S. Girolamo e rappresentava come una pietra miliare nella vicenda della spiritualità carmelitana. La pietra precedente fu quella di padre Onorato e, grazie a Dio, pare che gli attuali Padri
abbiano saputo raccogliere degnamente una tradizione così nobile e preziosa,

Mi viene spesso di pensare a ciò che porta in avanti effettivamente la Chiesa ed in genere il mio pensiero non si sofferma sulle cattedrali grandiose, sui ponderosi volumi delle biblioteche teologiche e neppure sulle grandi strategie pastorali. Vedo piuttosto quei poveri pretini di campagna, scalcagnati eppure traboccanti di speranza, quelle donne di casa costanti nella preghiera e fiduciose nella monotonia di una esistenza apparentemente grigia, quei fratoni di montagna rustici eppure solidi nella fede come le loro cime nevose, quei giovani semplici, talvolta impetuosi, ma così aperti nella loro generosità. E vedo gli uomini come Padre Marcello che hanno percorso strade di questa terra dando tutto di se stessi con il sorriso sempre aleggiante sulle labbra.

Luciano Chiappini






                       

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi