AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 14 giugno 2018

GIOVANNI PAPINI: TESTIMONE DELLA RINASCITA IN CRISTO di DANILA OPPIO



Se qualcosa di nuovo e di grande uscirà nella vita dell’uomo, uscirà dallo spirito; se vogliamo perfezionare l’uomo bisogna render perfetto lo spirito. Tutti i valori sono in lui, e tutte le ragioni della vita esterna e tutti i motivi degli atti. Se egli cambiasse ad un tratto, tutta la vita cambierebbe. Tutte le questioni -nazionali, sociali, morali- sono, in fondo, nient’altro che questioni d’anima, questioni spirituali. Mutando l’interno si muta l’esterno; rinnovando l’anima si rinnova il mondo».


Storia di Cristo” fu la sua prima opera dopo la conversione e fu un successo di vendite in Italia e all’estero, con varie traduzioni.

La sua produzione letteraria non ebbe mai posa e ricordiamo: “Antologia della poesia religiosa italiana”, “Pane e vino”, “Gli operai della vigna”, “Sant’Agostino”, “Gog”, “La scala di Giacobbe”, “Ritratti italiani”, “I nipoti d’Iddio”, “Dante vivo”.
Aderì al fascismo, fu Accademico d’Italia e fondò un centro di studi sul Rinascimento.
Nel 1943, nel convento della Verna, divenne terziario francescano.
Si sospettò della sua fama mai diminuita come una conseguenza dell’adesione al regime di Mussolini, ma anche dopo la guerra continuò a far parlare di sé come scrittore acuto e vivace.
Apprezzati furono le “Lettere agli uomini di papa Celestino VI”, “Vita di Michelangelo nella vita del suo tempo”, “La spia del mondo”, “La felicità dell’infelice”, “Il diavolo”.
Postumi appariranno “Giudizio universale”, “La seconda nascita” e “Diario”.
Giovanni Papini morì l’otto luglio 1956, nella sua città natale. Il suo corpo si spense ma siamo certi che il suo Spirito viva in Cristo perché compì quella rinascita fondamentale per la vita dell’uomo che lo ha condotto ad una fede “ragionata” ma, appunto per questo, più viva e consapevole.
Si pentì così tanto del suo passato di negatore della Verità che ordinò alla figlia Viola di recuperare tutte le copie delle sue sacrileghe “Memorie d’Iddio” perché le bruciasse.
Temiamo che Papini sia tuttora un personaggio misconosciuto ai più; i suoi scritti languono dimenticati, i tratti biografici delle varie enciclopedie (anche quelle letterarie e filosofiche) sono scarni e tutti somiglianti, come se nessuno si fosse preso la briga di scrutare la profondità della sua Opera.
Giovanni Papini lo si può capire solo con la Luce dello Spirito, tralasciando l’aspetto formale, che inganna critici e studiosi, per trarre ispirazione dalla sua verace trasformazione da bestemmiatore a seguace di Gesù.
Riporto qui di seguito, a conclusione del nostro sintetico profilo, un breve componimento le cui parole suonano come una melodia dolce e amorevole. Possano diventare una tenera carezza a noi anime doloranti e desiderose di fare ritorno alla Dimora Celeste!

 Abbiamo bisogno di Te

Gesù, tutti hanno bisogno di Te
anche quelli che non lo sanno.
E quelli che non lo sanno
assai più di quelli che sanno.
L'affamato si immagina
di cercare il pane
e ha fame di Te.
L'assetato crede di volere l'acqua
e ha sete di Te.
Il malato s'illude di cercare la salute
e il suo male è l'assenza di Te.
Tu sai quanto sia grande
per me e per tutti noi
il bisogno del Tuo sguardo
e della Tua parola.

Tu che fosti tormentato
per amore nostro
ed ora ci tormenti con tutta la Potenza
del Tuo implacabile Amore.

Giovanni Papini 


La Scala di Giacobbe di Giovanni Papini
 Scriveva, nel 1919, ESISTONO I CRISTIANI?
<<Si discorre, per colpa mia, d’un “Ritorno al Vangelo”. L’espressione è, in ogni senso, impropria.  Non mi sento il diritto di ratificarla.
Si può tornare soltanto dove siamo stati una volta – ma nessuno è stato nel Vangelo, in un Vangelo che non sia soltanto parola e carta scritta; nessuno dei nostri ascendenti, tolti i santi, troppo pochi in confronto alle turbe sterminate delle generazioni, ha messo il piede sul confine del Regno dei Cieli.
Ho promesso la verità e non vantazioni: passò il tempo degli amabili divertimenti La verità vera, la semplice verità che soltanto i semplici  accetteranno, è che non vi sono autentici cristiani. Non si può  tornare al Vangelo perché non ci siamo ancora arrivati. Il Cristianesimo non è, oggi, un bene abbandonato che si ricerca nell’ora della grande agonia occidentale, ma un bene che non abbiamo voluto accettare. Il Cristianesimo non appartiene al passato; forse gli apparterrà l’avvenire. Non è vecchio, non è antico, non è sorpassato, non esausto e morto come tanti famosi infelici hanno detto. E’ la cosa più vergine e nuova del mondo; più che moderna perché non ancora cominciata; un bene appena sfiorato: una speranza assai più che una nostalgia. In quanto Parola, il Vangelo ha millenovecent’anni; (teniamo presente che Papini scriveva questo cent’anni fa) come effettualità praticata ha sempre da nascere. Milioni di milioni d’uomini hanno detto d’esser cristiani; ma noi abbiamo tutto il diritto di aspettare l’apparizione del primo autentico popolo cristiano.
La più grande originalità, per un uomo dei nostri tempi, sarebbe d’essere cristiano. Gli amatori di novità, quelli che ridono del divino Falegname come d’un antico spettro definitivamente crocifisso, sono avvertiti. C’è ancora una impresa dopo tanti secoli quasi mai riuscita e che può tentare i cercatori del raro e del difficile.
La prova di questa verità, tanto semplice che nessuno se ne rammenta, è una sola ma terribilmente decisiva: la storia del mondo. In particolare la storia d’Europa.
Mi dispiace infinitamente citare un inglese. La patria della Società Biblica è anche la terra di Canaan del Mammonismo trionfante.
Il Paese che ha stampato più copie del Vangelo è lo stesso che ci ha regalato la Democrazia, la Grande Industria e l’Imperialismo, tre delle più spaventevoli facce del mostro moderno. L’Inghilterra, patria delle cento confessioni cristiane, ha raccolto nel suo ventre nebbioso la doppia eredità dello spirito giudaico e romano e ha fatto scuola agli altri due giganti nefasti, degne staffette dell’Anticristo: la Germania e l’America: gli idolatri del Cannone e gli idolatri del Dollaro, uniti nel culto della feroce coppia Macchina e Moneta.
Ma, forse proprio per questo, mi piace chiamare come testimone un inglese, un inglese serio, uno di quegli inglesi imbalsamati di rispettabilità le cui basette hanno dominato Westminster e da Westminster due terzi della terra. “Quindici secoli dopo la piena adozione del Cristianesimo nel continente europeo – disse l’onorevole Giorgio (George ma ai tempi del fascismo ogni nome straniero veniva tradotto in italiano, semplicemente assurdo) Peel,  - lo scandalo e il paradosso del mondo è che la storia d’Europa sia stata una storia di sangue e di massoni”.
Aderisco all’opinione dell’onorevole George Peel. Abbiamo visto l’ultimo, per ora, di questi massacri europei (infatti poi avvenne la II guerra mondiale). Milioni di uomini hanno scritto, con lettere di fuoco e di sangue, la suprema dimostrazione dell’inesistenza di cristiani sopra la terra>>.

Per ora mi fermo qui. Mi pare che quanto scritto da Papini sia sacrosanto. Cos’è cambiato nel mondo cristiano, rispetto a cent’anni fa? Chi realmente sta mettendo in pratica il vero Vangelo di Gesù Cristo? Quei pochi santi ormai defunti, o viventi, che si trovano nel nascondimento.
Tutti gli altri, parecchi sacerdoti compresi, immersi nella loro scienza teologica, impegnati nel tanto da fare (cosa poi?), laici che frequentano la parrocchia, più per tradizione che per vero amore di Cristo, non si possono dire veri cristiani, poiché dell’insegnamento evangelico mettono  in pratica, se va bene, solo l’uno percento, me compresa, non sto puntando il dito contro le folle, escludendomi!
Papini mi ha fatto riflettere, poiché proprio lui, per lungo tempo contrario alle religioni e alla Chiesa, ha avuto una folgorazione quasi come quella di San  Paolo sulla via di Damasco, scoprendo che senza Dio l’uomo è niente. Ed essendo una nullità, cerca nelle cose, nel successo, nella fama, nel potere, nella ricchezza, talvolta nell'alcol e nelle droghe, nelle passioni sfrenate,  quel che possa riempire la sua vuota vita. Mentre  solo il Signore la riempie e la illumina.A volte ho avuto l'impressione che un convertito abbia molta più fede di chi è convinto di essere stato sempre fedele a Cristo. (E Papini ne è un luminoso esempio). Spesso però è fedele solo a se stesso, e si fa travolgere dalle cose della terra, che non sono quelle del Cielo.

Danila Oppio

domenica 10 giugno 2018

IL SACERDOTE CHE MAGGIORMENTE STIMO: DON ALBERTO VALLOTTO

Fonzaso: 57 anni di vita sacerdotale dell'Arciprete don Alberto Vallotto che è stato per tutti questi anni a celebrare la Messa nella Chiesa della Natività di Maria Bambina. 


Una splendida foto del campanile illuminato dai raggi del sole



Una recentissima foto di Don Alberto, 85 anni portati benissimo! 


Don Alberto è stato ordinato sacerdote nel 1959 dal vescovo di Padova, Gerolamo Bordignon. Dopo avere frequentato il seminario nella città del Santo, arriva a Fonzaso nel 1961. L'allora giovane prete padovano, nato a Laghi di Cittadella nel gennaio del 1933, infatti aveva bisogno di aria buona dopo una malattia curata proprio nel suo paese natìo. Per questo era stato indirizzato al comune del Feltrino, a una parrocchia tranquilla: doveva restarci per 6-7 mesi.

Una vita dedicata alla comunità cristiana e non di Fonzaso. Cinquantasette anni di gioie e di pianti che lo hanno accompagnato nel vivere con passione e coinvolgimento tutte le tappe che ogni singola famiglia ha vissuto e affrontato. E il paese glielo ha voluto riconoscere, dai fedeli giunti anche dalle frazioni di Agana, Frassenè e Giaroni. Tutto questo avveniva due anni fa, per i suoi 55 anni di sacerdozio.  E alla fine era arrivato anche un regalo dal Vaticano: la Segreteria di stato della Santa sede gli ha comunicato che l'indomani sarà uno dei celebranti della Messa officiata da Papa Francesco. 

E' stato il don Alberto che tutti a Fonzaso, in oltre mezzo secolo, hanno imparato ad amare e apprezzare. Il suo legame con Dio condiviso con quello che lo unisce alla comunità: «Siete tutti parte della mia vita», ha detto parlando nella chiesa gremita, «e tutti siamo parte della casa reale di nostro Signore. Quante gioie, quanto ho pianto, quante cose ho condiviso in tutti questi anni. Ricordo quando il Vescovo mi disse “vai a Fonzaso per sei, sette mesi, poi si vedrà”. Mica sapevo che avrei fatto qui 55 anni di sacerdozio. E sono stati anni molto felici. Prima mi ha aiutato monsignor Zanella, poi è toccato ai padri e alle madri canossiane, tutta la parrocchia e anche ai padri polacchi. A guidarmi, sempre, è stata la luce di Cristo. Chi cammina con Dio nella luce sa vedere le difficoltà di chi ti è a fianco, del proprio vicino. Dio illumina ogni famiglia e ogni famiglia è una piccola chiesa domestica. Io ce l'ho messa tutta e sono dispiaciuto se non sono riuscito a toccare il cuore di tutti».
A proposito di cuori, tantissimi quelli che sono stati appesi sugli altari laterali: pensieri, aforismi, anche un solo semplice grazie che i fonzasini si sono presi la briga di scrivere testimoniando così il loro affetto verso don Alberto. Tutti questi cuori saranno poi raccolti e donati al prete: «Così», ha detto una parrocchiana all'inizio della messa, «potrai prenderli e leggerli quando senti il bisogno di qualche bella parola». «L'essere con voi», ha poi aggiunto don Alberto, «è fraternità. Non sono sposato, eppure ho una famiglia straordinaria composta da tutti voi. E poi c'è la casa di riposo da mandare avanti con i suoi 120 ospiti».
Infine i ringraziamenti, dove don Alberto ha ricordato il ruolo di genitori, fratelli e sorelle quando, a ventott'anni, la malattia lo costrinse per tre mesi a doversi appoggiare a loro. E un grazie particolare lo ha dedicato ai donatori di sangue e all’associazione Vita. Anche l'amministrazione comunale ha voluto essere presente con l'assessore Daniele De Marchi, il quale ha sottolineato il clima di eccellente collaborazione  che si è instaurato tra l’amministrazione comunale, mentre la nipote di don Alberto, Serenella, ha ringraziato a nome della famiglia tutta la comunità fonzasina che ha accolto con tanto amore il loro congiunto.
Ecco, sono stata una fonzasina part-time, in quanto, seppur nativa del luogo, ho sempre abitato a Milano e poi a Legnano ma, fin che ho potuto, ogni anno, non ho mai mancato di recarmi a salutare questo adorabile don Alberto, perché il suo fraterno abbraccio mi ha sempre donato tanta serenità, e le sue semplici parole, toccavano nel profondo il mio cuore. Ha celebrato il rito funebre per mio padre, e poi è stato vicino a mamma, e questo non lo posso scordare.
Ecco, vorrei che tutti i sacerdoti fossero come lui, siano essi conventuali o diocesani. Se un grande biblista o un teologo, con tutto il suo sapere, non conosce la carità, quella di San Paolo, che sosteneva nella prima lettera ai Corinzi, vale niente, e non lo dico io, ma l'Apostolo.
Anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 1Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Ora, se un sacerdote si gonfia, si compiace di se stesso, si avvolge nel suo egocentrismo, non sa confrontarsi con gli altri, si sente superiore, si vanta della sua conoscenza in materia ecclesiale, non si abbassa a dialogare con chi interagisce con lui, non sa ascoltare, gira le spalle a chi gli pone qualche domanda, con superbia, atteggiamenti sprezzanti, beh, per me avrà tutta la conoscenza del mondo, ma se manca della carità, della semplicità, della modestia che è la sola capace di attirare le persone verso la sequela di Cristo, non sa fare il suo mestiere. Allontana, invece di avvicinare, crea disagio morale e spirituale, in parole povere, fa del male, consapevolmente o no. Allora non ci si ponga la domanda per quale motivo molta gente si allontana dalla Chiesa, la risposta la conosce già. Il Signore chiama, parla con calma, corregge con dolcezza, e accoglie sempre. Chi si avvicina al confessionale, anche se pare possa esprimere qualche dubbio, o addirittura avere concetti di tipo eretico, non va allontanato con disprezzo, cacciato via, ma aiutato a capire, con le giuste parole, quale sia la via per seguire Cristo. Il sacerdote che non segue le parole evangeliche del Signore, per quanto a conoscenza di tutta la Dottrina della Chiesa, di ogni Enciclica Papale e di tutti i documenti pontifici, a mio avviso è solo un asino bardato a festa se non applica la prima regola cristiana: l'Amore per Dio e per i fratelli, siano essi santi o peccatori. E con questo, credo di aver espresso il mio pensiero nel modo più totale, e vorrei tanto che qualche sacerdote leggesse quel che ho scritto da semplice fedele, ma che mette sempre al primo posto quello che Santa Teresina voleva essere. Forse non ci riuscirò mai del tutto, ma aspiro che almeno i sacerdoti carmelitani mettano in pratica quanto Teresa di Lisieux ha pensato, e guarda caso, proprio meditando sulla Prima lettera ai Corinzi di San Paolo.
 Dall'«Autobiografia» di santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux); Manuscrits autobiographiques, Lisieux 1957, pp.227-229
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarmi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi la pace. 
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità é la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace. 
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore é eterno. 
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l'amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio. 
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà. 



Se in un Padre Carmelitano io non respiro questa adesione della Santina, può leggermi tutti i testi ecclesiastici, ma mi lasceranno fredda. 
Il dolore che ho provato per come sono state trattate alcune persone da parte di un Padre, che non solo non ha saputo essere caritatevole, ma ha offeso e ferito delle anime buone, è stato immenso. Non m'importa se mi trattano male, ma non posso sopportare quando ascolto con le mie orecchie e vedo con i miei occhi, un sacerdote INCAPACE di accogliere e aiutare. Un sacerdote che volta le spalle a chi si rivolge a lui, perché se non viene incensato, si sente offeso, trascurato, ignorato. Il che è solo una sua supponenza, e quindi ha solo bisogno di un bravo psicoterapeuta che lo aiuti a ritrovare la sua vera identità pastorale.

E questo vale anche per un educatore, un assistente spirituale, un confessore.

Beati coloro che hanno incontrato sacerdoti come Don Alberto, semplici, buoni, e attenti ai bisogni, soprattutto spirituali, delle persone. Gli altri, quelli incapaci di agire per il bene,  per favore, cambino mestiere! Ho perdonato, spero che presto l'interessato si accorga di aver sbagliato, e  sappia perdonare se stesso.
Danila Oppio

LA PIASTRELLA VOTIVA TRAFUGATA - lieti se verrà restituita anche in forma anonima

Sostenere di esserne rimasta sconcertata è un eufemismo, direi piuttosto addolorata, per un gesto che non ha giustificazione alcuna. Prego chi ha avuto l'infelice idea di prelevarla dalla Cappella dove era stata apposta, di restituirla, pur se in forma anonima, o di far sapere se, inavvertitamente, l'abbia rotta e resa inutilizzabile. Che il Signore perdoni. Il luogo è facilmente identificabile dalle foto sottostanti.







sabato 9 giugno 2018

UNA PROFUSIONE DI FIORI DA DON GUANELLA

E dopo i fiori ricamati sulla Pianeta, fiori veri nel giardino di Don Guanella a Milano










PIANETA DEL SACRO CUORE - Corpus Domini - Milano - preziosi ricami

Una splendida Pianeta interamente ricamata a mano. Le prime due foto, ne mostrano il davanti e il retro, nelle seguenti potrete ammirare ogni dettaglio.
















giovedì 7 giugno 2018

ARTE SACRA AL SANTUARIO CARMELITANO DI CONCESA (MI) - Terza parte


Ciclo sul nostro Santuario di Concesa: 
quanto sfugge al visitatore trafelato


S. TERESA MARGHERITA REDI
Tu fosti il primo fiore profumato
di santità del Carmelo italiano:
quanto appagasti il core di Teresa!


LA SANTINA
I fiori fanno a gara nell’offrirsi
d’inghirlandar l’amato Crocifisso,
rivaleggiando con te per ardore!


S. GIOVANNI DELLA CROCE
Arma spuntata sembra per gli stolti
la croce che tu impugni con fierezza:
per te diventa fonte di fortezza!


LA BEATA MARIA DEGLI ANGELI
Tu gli Angeli scegliesti per patroni
ed or gli stessi sanno presentarti
qual fior d’incomparabile fragranza!


LA SANTINA
Tu sai che mai nessuno ti potrà
del Crocifisso amato defraudare!


LA MADONNA DELLA FONTANA 
Vergine, tu sai sempre ribadire
all’anima assetata: “Non scordare
l’insuperata fonte del Vangelo!”.


S. TERESA
L’Angelo si prepara giubilante
a infiggere nel core di Teresa
quell’infuocato dardo dell’Amore
divino, che la vita avvamperà!


IL CRISTO MORTO 
Sol la materna mano ti poteva
lasciare tutto lindo nel sepolcro!


L’URNA DELLA SANTINA
Teresa, ti congedi dalla terra
col Cristo sovra il petto e con parole,
che sanno profumar d’eterno Amore!


LA TRASVERBERAZIONE
E’ tanto lancinante la ferita
dell’infuocato dardo, eppur lasciare
sa l’alma sulla soglia dell’eterno!


S. GIUSEPPE
Giuseppe non si sazia d’ammirare
quel viso di bellezza insuperata:
gli pare di poter seguire tutti
i sogni deliziosi del Bambino!


LA PRESENTAZIONE AL TEMPIO
Il Bimbo pare sempre titubante
quando lasciare deve quelle braccia
sì tenere di Mamma: son per lui
giaciglio incomparabile qui in terra!


L’INCONTRO CON LA MADRE
L’audace Maddalena sa baciare
il mantello del Cristo. Sol da lungi
è consentito a quell’Addolorata
di dialogar con gli occhi col suo Figlio...


LA MADONNA DEL CARMINE
Vergine, nella storia del Carmelo
tu resti un vero faro di speranza:
il dono di quel santo Scapolare
divenne il salvagente dei tuoi figli!

(Milano 28-5-2018), Padre Nicola Galeno


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi