AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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martedì 18 giugno 2024

CHI E' QUEST'UOMO? LEV TOLSTOJ

 




Quest'uomo non è povero, 
mendicante o senzatetto, 
Quest'uomo è:
un gigante della letteratura mondiale "Lev Tolstoj"
Tolstoj era un nobile Russo
che possedeva immense terre e grandi fortune. 
Tolstoj diede tutte le sue ricchezze ai poveri e ai senzatetto. 
Visse una vita di ascetismo.
Tra i suoi detti più famosi ci sono:
"Non parlatemi della vostra religione, 
ma fatemi vedere la religione nelle vostre azioni “

Ancora: 

"Se senti dolore, 
...sei vivo, 
ma se senti il dolore degli altri, 
...sei umano. "

giovedì 11 aprile 2019

I DONI DI APRILE - Due poesie premiate di DANILA OPPIO

 Questa volta mi prendo un po' di spazio anch'io, perché Aprile mi ha fatto un paio di regali che vorrei condividere con voi. Si tratta di due premiazioni per la mia vena poetica, per due mie composizioni che hanno ottenuto buoni risultati.
Parto dal primo. La Pro Loco di Limbiate ha indetto per la prima volta un concorso letterario titolato LA GIRANDOLA DELLE PAROLE. La premiazione è avvenuta nella sala Consiliare di Villa Mella, a Limbiate. Ho partecipato con una poesia dedicata al Poeta Premio Nobel Salvatore Quasimodo, in occasione del 50° dalla sua scomparsa. Era presente, quale Presidente Onorario, il figlio Alessandro, attore e regista. Presenti anche il Sindaco di Limbiate Antonio Romeo e il Vice Presidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala. Un evento in grande, non c'è che dire!
Qui alcune foto della serata:

Il Vice Presidente della Regione Lombardia Fabrizio Sala al microfono, e gli è accanto, seduto, il Sindaco di Limbiate Antonio Romeo.

Danila Oppio, ovvero io insieme al Cavaliere della Repubblica, nonché scrittore e poeta Dott. Tommaso Mondelli, che in questo giorno ha ricevuto il Premio Città di Limbiate dalle mani del Sindaco e in contemporanea ha festeggiato il suoi primi cento anni. Si, nato nel 1919 ha compiuto un secolo di vita e non lo dimostra.


Il momento in cui ricevo il premio dal Presidente Esecutivo Rita Iacomino, che lo scorso mese di maggio ha presentato il mio libro Oneirikos presso il salone dell'Oratorio della Parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù a Legnano.


Ho molto gradito l'applauso del pubblico e in particolare  quello del Sindaco.
 Tommaso Mondelli riceve la Targa Città di Limbiate dal Sindaco Antonio Romeo.


Alessandro Quasimodo e Rita Iacomino Presidenti del Premio
Per chi sfuggisse chi fosse il padre di Alessandro, Salvatore Quasimodo, vorrei ricordare la sua più famosa poesia: ED E' SUBITO SERA
"Ognuno è solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera". 
Poiché la mia poesia era dedicata proprio a Quasimodo, vorrei farvela conoscere


SONETTI APPESI
(a 50 anni dalla scomparsa di Salvatore Quasimodo)

Carezzati dai raggi di sole,
intrecci e sequenze di parole.  
Sonetti appesi a fili d’argento
mossi da lieve soffio di vento.

Niente che turbi l’anima quieta
solo pensieri che il cuore allieta.
Il sole sorge e tardi tramonta
intanto calma la notte affonda.

Quel che un tempo mi fece paura
apprendo  che dolore non dura
per lungo tempo: svanisce e sfuma
tale l’onda sul mare che schiuma.

E se posso cercare una rima
non scordando la metrica prima
in quartine poetar mi conviene
ché a poesia la vena appartiene.

Son ora in auge liberi versi
alcuni poeti ne sono avversi
pochi ora bramano rime e catene
quasi mutate in essenze aliene.

Caduta in pieno romanticismo
con un pizzico d’anacronismo,
spero che Quasimodo ascolterà
e dal poetico Ciel sorriderà.

Questa mia composizione poetica è entrata a far parte di un'antologia sulla quale Alessandro Quasimodo e Rita Iacomino hanno lasciato una loro dedica, per me molto preziosa.




 Ed ora passiamo all'altro regalo di aprile, ovvero quello di una mia poesia che si è guadagnata il secondo posto al Concorso Letterario Hostaria delle Immagini di Cortemaggiore (PC). 
Non avendo potuto recarmi di persona a ritirare il premio, mi è stato spedito dalla Preside Prof.ssa Carla Maffini. 
Ho partecipato con questa composizione poetica, scritta in  perfetti endecasillabi.



A chi affidare i ricordi?

Non affidare mai i tuoi bei ricordi
a un angelo custode ormai sfinito.
Consegnali ad allegri cherubini
e per l’eternità sapranno bene
nell’infinito Amore custodirli.

Oppure affidali all’ala del vento
che, svelta, li dissemini nel tempo
come fili d’argento dondolanti
sui rami verdi d’un antico abete.

Non affidare mai i tuoi bei ricordi
a chi non sia capace di curarli:
a chi distrattamente può ignorarli
serrandoli in un logoro baule
l’arrugginita chiave può scordare.

Affida il tuo ricordo al fiume in piena
nel suo lento percorso verso il mare
lo condurrà sulla schiumante onda
dove risplenderà come un diamante.

Non affidare mai i tuoi bei ricordi
nelle ammuffite stanze soffittate
finiranno imbrigliati in ragnatele
d’Aracne divenute ambite prede.

Affidali all’audacia delle aquile
li porteranno in vetta all’alta rupe
dove posano i nidi del rapace,
che se li coverà fra i suoi pulcini.

Affida il tuo ricordo ai fili d’erba
Intrisi di rugiada mattutina.
Affidalo alla nostra Madre Terra
nelle sue grotte lo difenderà
dall’esca dei fantasmi della notte.
  
Felice di poter condividere con voi la mia gioia per questi riconoscimenti che portano un po' di consolazione al cuore sofferente per il grave stato di salute di mia madre, se possibile vi chiedo una preghiera per darci la forza di affrontare le avversità.
Grazie
Danila Oppio



mercoledì 5 settembre 2018

STORIA D VERA di DANILA OPPIO edito da IPAZIA BOOKS

E' appena uscito il mio nuovo libro, un romanzo biografico, titolato STORIA DI VERA, edito da IPAZIA BOOKS di Dublino.

I disegno di copertina è opera mia. Se vi piacciono le storie vere, questa di Vera è assolutamente reale, e potete leggere la sinossi, e un estratto del libro, che troverete qui ma anche ai link qui sotto riportati, dove potrete, se lo desiderate, ordinare il testo sia nella versione cartacea che in quella per Kindle, ovvero in Ebook.

Sinossi
È la più profonda provincia veneta segnata dalla cronica emigrazione in Svizzera e oltreoceano, le sue campagne inondate di sole, profumate di fiori e roseti, di terreni coltivati, divelti da fiumi esondati, con la Milano che tra gli anni ’50 e ’60 affermava il suo status di capitale industrializzata di una nazione, a fare da sfondo a questa biografia di vita. Come una fiaba post-moderna, intessuta di colori a volte grigi a volte sgargianti, di sentimenti a volte nobili a volte infimi, di umori che sanno di antico e di buono, la storia di Vera si racconta semplice tra flash-back e ricordi d’infanzia, tra nostalgia e rimpianto. Sarà quindi tra le maglie allentate di un destino che costringe, che si fa madre dispotica e ingrata, società snob e pettegola, ma anche occasione di carriera mancata, che l’indomito spirito di ribellione della protagonista troverà la forza di esaltarsi, di uscire allo scoperto e di presentare al mondo una donna ormai cresciuta, provata nell’esistenza, modellata dall’esperienza, ma indiscutibilmente… vera!


Estratto

Ancora oggi Vera si ricorda di come il versante del monte Avena fosse, nella parte del fianco più dolce vicino alla pianura, tutto un vigneto ben curato. Sua madre le raccontava di quando, lei ancora bambina, si caricava sulle spalle la gerla che conteneva il concime naturale prodotto dalla mucca nella stalla e, appena spuntava l’alba – perché si vergognava a farsi vedere dai paesani con quella gerla non proprio profumata – salisse il ripido sentiero per arrivare al vigneto di famiglia a stendere il letame sotto le viti. Poi tornava a casa per prepararsi ad andare a scuola. La fatica era tanta per una bimba di pochi anni, ma la nonna aveva altre due piccoline da curare e il nonno lavorava in America. Anche questo fu uno dei motivi per cui l’uomo non voleva altro terreno montano, e preferiva la pianura, dove già possedeva alcuni appezzamenti chiamati il Conte, Morosini, Longar, oltre a un lungo campo, lungo i confini della casa. Tempo dopo acquistò anche un altro terreno chiamato Le Jare, e fu proprio quello il suo pessimo investimento.
Come se non fossero stati sufficienti quei disastri naturali che lo avevano colpito, le finanze della famiglia furono messe a dura prova anche dal fatto che la moglie, la nonna di Vera, avrebbe dovuto subire un intervento all’ospedale di Padova. In quel periodo infatti non esisteva ancora l’assistenza mutualistica, per cui il costo del ricovero ospedaliero e dell’operazione lo avrebbero dovuto pagare i parenti del malato, così come l’acquisto dei farmaci per le cure.
Povero nonno, si disse Vera, non aveva retto alle vicissitudini che lo avevano travolto al suo rientro in Italia! E pensare che aveva lavorato tanto in America, sebbene anche lì avesse perso parte dei risparmi dopo la Grande Depressione del 1929! Stanco di essere sempre solo era rientrato in maniera definitiva, sicuro che con l’acquisto di quei terreni avrebbe potuto garantire il futuro della famiglia. Ma quelli erano tempi difficili per tutti, soprattutto per una regione come il Veneto che certo non era il territorio ricco e benestante di oggi. Tantissimi suoi figli furono costretti a emigrare, chi verso le Americhe, chi in Germania, Svizzera, Francia, Belgio, ma anche in altre regioni italiane e nelle grandi città industrializzate come Milano, Torino o Brescia: dovunque pur di dar da mangiare alla famiglia!
Oggi Vera si rammarica soprattutto per avere appena fatto in tempo a conoscere il nonno. Tuttavia, anche se era piccolina se lo ricorda bene: si ricorda che l’uomo appendeva il jacket di jeans a un chiodo infisso alla porta esterna della cantina, che indossava gli overalls quando si recava a lavorare nella vigna, e che, se si arrabbiava, imprecava con un’espressione tipicamente americana «Son of a bitch!». In altre occasioni, quando qualcuno chiacchierava troppo, lui gli ordinava:«Shut up!». Nonno Angelo mescolava il dialetto veneto con una marea di vocaboli della lingua inglese che aveva imparato negli Stati Uniti.
……(….)…..
I nonni avevano costruito il loro nido d’amore, ma mancava il becchime, cioè gli schei, i quattrini, per vivere decorosamente. Fu per quel motivo che il nonno un giorno salì su un bastimento – a quel tempo si chiamavano così – e dal porto di Genova salpò affrontando un viaggio durato quasi un mese, per raggiungere la… Merica. L’uomo fu assunto in qualità di minatore nelle miniere di carbone dell’Illinois, dove già erano andati a lavorare il padre e gli zii. Prima di lui anche gli zii e i fratelli della moglie erano emigrati nelle Americhe prestando la loro opera come muratori, operai nelle fabbriche, tutti lavori che gli americani si rifiutavano di svolgere perché troppo faticosi. Un po’ come capita oggi in Europa, con gli immigrati ucraini, albanesi, latinoamericani, filippini, dato che anche i giovani europei non vogliono più spaccarsi la schiena. La mamma di Vera vide suo padre per la prima volta quando aveva quattro anni, perché i viaggi erano costosi e le ferie maturavano dopo lunghi periodi. E comunque lui restò giusto il tempo per mettere in cantiere la seconda figlia, Corinna, prima di ripartire per tornare in Italia dopo altri quattro anni. Accadde così anche quando nacque la figlia Rosa, la cui gemellina morì dopo solo tre giorni, e accadde pure in occasione della nascita del figlio maschio, Nino. Il nonno ripartì quell’ultima volta, ma decise di smettere di fare figli: per quanto energica e forte la moglie non avrebbe più potuto occuparsi di una famiglia ulteriormente allargata! Il troppo lavoro fu anche la causa dell’ulcera gastrica che la costrinse al ricovero all’ospedale proprio quando il torrente Cismon esondò. Il dolore può portare gli uomini alla disperazione: questo fu proprio ciò che accadde al nonno di Vera e lui… crollò!


Danila Oppio – Libera professionista, ha lavorato presso un’agenzia pubblicitaria internazionale, scrive e dipinge per passione. Spirito poliedrico e curioso, è autrice di diverse sillogi poetiche, di fiabe per bambini e di due romanzi brevi, anima tre blog. I suoi lavori, alcuni dei quali sono apparsi in diverse antologie, hanno ottenuto riconoscimenti e menzioni in concorsi dedicati alla poesia e alla scrittura.




mercoledì 1 agosto 2018

APPLAUSI A SCENA VUOTA di DAVID GROSSMAN - Recensione di Danila Oppio





APPLAUSI A SCENA VUOTA
Di David Grossman
Mondadori, 2014

pp. 176

€ 18,50 cartaceo

  
Il palcoscenico è deserto. Il grido echeggia da dietro le quinte. Il pubblico in sala a poco a poco si zittisce. Un uomo con gli occhiali, di bassa statura e di corporatura esile, piomba sul palco da una porta laterale. Signore e signori un bell'applauso per Dova'le G.! C'è qualcosa di strano nella serata.
Tra le sedie c'è un intruso, trascinato fino a quella cittadina poco raccomandabile da una telefonata inattesa: è l'onorevole giudice Avishai Lazar, amico d'infanzia di Dova'le. Deve giudicare la vita intera di quello che, lo ricorda solo ora, era un ragazzino macilento e incredibilmente vivace, con l'abitudine stramba di camminare sulle mani. Dova'le sul palco si mette a nudo, e imprigiona la sala nella terribile tentazione di sbirciare nell'inferno di qualcun altro. Nella storia di un bambino che camminava a testa in giù e da quella posizione riusciva ad affrontare il mondo. Un ragazzino che al campeggio paramilitare viene raggiunto dalla notizia della morte di un genitore e deve partire per arrivare in tempo al funerale. Ma chi è morto? Nessuno ha avuto il coraggio di dirglielo, o forse lui non ha compreso. Il giovane Dova'le ha un viaggio intero nel deserto per torturarsi con l'angoscia di un calcolo oscuro che gli avvelena la testa. Mio padre o mia madre? Ora eccolo, quel ragazzino, ancora impigliato nell'estremo tentativo di venire a capo di quella giornata lontana, ancora incapace di camminare dritto.

Quella che avete appena letto è la scheda tecnica del nuovo romanzo di David Grossman, "Applausi a scena vuota". O forse sarebbe meglio dire la sinossi che si legge sul risvolto di copertina o aletta o inside flap che dir si voglia.
E’ la storia di un attore teatrale in una città della provincia israeliana. Nel racconto si riscontrano alcuni elementi che contraddistinguono lo stile di Grossman: la tragedia della Shoah, raccontata con phatos ma senza perdere quel tocco di umorismo mescolato ad un tremendo senso di colpa da parte del giudice che è stato invitato dall’attore a presenziare allo spettacolo.
Un libro il cui il protagonista, l'attore Dov, si cimenta nel suo ruolo di cabarettista in una provincia marginale e borghese, utilizzando il politicamente scorretto - facendo battute su gay, arabi e donne - per esprimere le peggiori pulsioni. E qui riscontro un Grossman diverso da quello conosciuto in altri suoi libri. L'autore d’improvviso decide di cambiare registro e di rivelarci un Dov più umano, che ricorda la sua infanzia, la sua mamma, il Lager e altri momenti toccanti della sua vita passata, come il suo primo funerale. Quel funerale che gli ha cambiato la vita. Una catarsi che lo riporta a essere il "bravo bambino" che tutti conoscevano.

Questo, in sintesi, il contenuto del libro, che mi ha preso e travolto fin dall’inizio. Un racconto drammatico pur nella sua comicità esteriore, nel senso  che sviscera l’interiorità più segreta di due esseri umani, ovvero dell’attore e del giudice suo amico – si fa per dire – d’infanzia. Non è per nulla facile entrare nei meandri più oscuri della mente umana. Ci sono ricordi rimossi, perché dolorosi, o altri che non si vogliono esternare, troppo privati o segreti. Così ho tirato le mie conclusioni: non riusciamo mai a conoscere noi stessi e gli altri a fondo. Tutti esterniamo solo quel che vogliamo far conoscere, cioè solo una parte di noi, del nostro essere e del nostro sentire, quella che riteniamo più accettabile. Qualcuno un tempo mi diceva che la verità è difficile da ammettere, che ci vuole coraggio da vendere. Bene, Dov il coraggio lo ha avuto, così come il giudice Lazar. Ma i miei applausi, a scena aperta e non certo vuota, vanno all’autore, che è riuscito a penetrare e scavare nel profondo tutto quel che i due protagonisti tenevano  gelosamente celato nella loro memoria emotiva.
Chi infatti riesce ad esternare anche la parte peggiore dei propri pensieri, o delle esperienze personali, senza provare un minimo di vergogna? Pochi possiedono tanto coraggio.Tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio. La penna di Grossman, (anche mio zio di Zurigo, marito di una sorella di mio padre portava questo cognome, pur non essendo ebreo, ma cristiano protestante, sarà forse per questo ho tanta simpatia e stima per l’autore?) ha fatto meraviglie, come sempre nei suoi libri, e forse meglio ancora.
Suggerisco la lettura, che tiene col fiato sospeso, che ci rende spettatori in quel che accade sul palcoscenico dove la gente che assiste al monologo di Dov si entusiasma, si arrabbia, e poco alla volta, si defila, lasciando il locale quasi del tutto deserto, se non per quelle poche persone che hanno compreso il senso di quanto è portato in scena. 
Non accade forse così anche sul palcoscenico della nostra esistenza? Quanti veri amici abbiamo? Quante persone sanno restarci accanto per tutto il percorso della vita? O poco alla volta ci abbandonano, ci ignorano fino a dimenticarsi di noi? E non agiamo allo stesso modo con altri? Chi ha la forza di accompagnare con affetto e amicizia sincera qualcuno che per ragioni insondabili è venuto a noia, perché è più facile mettere in risalto i difetti altrui, che non il lato buono che appartiene a ciascuno?
Il libro di David fa molto pensare, ci fa sprofondare nella nostra introspezione, tanto da riuscire a leggere il messaggio criptato che lancia ai lettori: la storia di Dov e di Lazar potrebbe essere quella – con le naturali diversità – di ognuno di noi. Ci fa auto-esaminare, riflettere sul nostro comportamento e sulle cause che hanno plasmato il nostro carattere, a volte esterne, altre dovute alle nostre reazioni personali, di fronte ad eventi che hanno coinvolto o stravolto spazi della nostra esistenza. 

Danila Oppio

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi