AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 23 dicembre 2018

BUON NATALE


A tutti voi che seguite questo blog giunga il mio augurio di  un Santo Natale all'insegna della pace, della gioia e dell'Amore
Danila Oppio


venerdì 21 dicembre 2018

Esercizi Spirituali in preparazione del Natale OCD



"Preparare la via al Signore" con la Vergine Maria, Signora del Monte Carmelo
Esercizi Carmelitani Online
 
IV settimana: una stella e una nube


Vangelo secondo san Luca (1,39-45)
39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

1. Commento evangelico: pronta ad amare come Dio ha amato

«Non sono mai stata così felice che durante la gravidanza», testimoniò, qualche anno fa, una madre a suo figlio … Quale gioia allora ha potuto unire Elisabetta e Maria, entrambe in gravidanza!  Due donne che portavano in loro la vita, due donne che aspettavano il compimento delle parole che furono loro rivolte: nascita di un grande profeta per la prima, profeta la cui missione sarebbe stata di annunciare la venuta di Cristo, e nascita del Figlio di Dio tra gli uomini per la seconda …  Elisabetta e Maria gioiscono insieme, felici e appagate per la loro partecipazione ad un piano che le supera infinitamente, quello del disegno di salvezza di Dio per tutta l’umanità …
In quei giorni, Maria era andata a porsi al servizio della sua cugina, ben più anziana. Aveva probabilmente bisogno di essere aiutata durate la gravidanza, per i compiti quotidiani, e Maria si propone di restare con lei per circa tre mesi . Cioè sino al termine della gravidanza di Elisabetta -  prima di ritornare a casa sua. Ha certamente impiegato almeno più di una giornata, partendo da Nazareth, per arrivare in questa regione montagnosa della Giudea, situata a diverse decine di chilometri. Ma la sorpresa di Elisabetta è ben più grande di ciò: ascoltando il saluto di Maria si  sente improvvisamente «piena di Spirito Santo»… Elisabetta non poteva ricevere Maria senza … ricevere il Bambino Gesù, anche lui e attraverso di lui, il dono dello Spirito!
Maria coopera attivamente al progetto di salvezza di Dio per gli uomini, al punto di fornire «una cooperazione assolutamente senza uguali», precisa il Concilio Vaticano II. L’Altissimo, nella persona del Verbo di Dio, ha lasciato l’alto dei cieli per abbassarsi e venire a prendere carne nel seno di una Vergine. E d’allora, Maria condivide continuamente questo atteggiamento divino di andare incontro agli uomini, a costo d’abbassarsi non facendo vale la sua dignità (quella, allora, di Madre di Dio!).
Il primo versetto del vangelo d’oggi è chiaro su questo tema. «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta», conformandosi alla disposizione di un Dio che non ha indugiato di abbandonare la gloria dei Cieli, per venire nel mondo. Maria avrebbe potuto restare a casa sua; non era forse incinta, non poteva invocare la prudenza richiesta a qui porta in sé un bambino? Quando a Giuseppe, suo promesso sposo, non gli assicurava forse la prospettiva di un tetto e di una vita familiare sicura?  Maria preferisce esporsi per andare verso la cugina. Lo fa «in fretta», conformandosi anche in ciò alla sollecitudine di Dio. Gesù, lui stesso, in seguito, non sarà divorato dallo zelo per la Casa del Padre (Cf. Gv 2,17)? Non avrà fretta di annunciare la Buona Notizia andando nelle case dei peccatori anche a costo di suscitare perplessità tra le autorità religiose del tempo? Maria inoltre, non prende una strada facile, visto che cammina verso una «regione montuosa», dove i sentieri sono spesso ripidi e accidentati … Come ci ha ricordano la seconda domenica dell’Avvento, Dio Stesso non indugia a percorrere un lungo cammino abbassandosi per raggiungere il mondo degli uomini, nella speranza che anch’essi, in risposta, gli aprano questo cammino che conduce alla porta del loro cuore. Maria non trova forse una via del tutto diritta, ma comunque praticabile per rendere visita ad Elisabetta. Allora non indugia; parte. 
Non dobbiamo pensare tuttavia che il cammino si fermi qui: il frutto delle viscere della Vergine viene per dare il suo proprio Spirito di Figlio unico. Incontrando Maria e mediante il Bambino Dio che nascerà, Elisabetta riceve già una parte di questo Spirito. Questo è lo sconvolgimento che accade ad ogni incontro con Cristo. Quando il bambino Gesù nascerà, la sua venuta nel mondo e la sua venuta nei nostri cuori non comporteranno la fine del cammino. Esso proseguirà con una nuova relazione, in cui la creazione riceve nuovamente il Soffio divino della Vita. Questo incontro si muove all’interno di una relazione che dà vita. Non pone fine al cammino reciproco di Dio che va verso l’uomo, da una parte, e dell’uomo, dall’altra, che prepara la via d’accesso al suo cuore. La Vita divina rinnova infatti la vita dell’uomo e gli fa prendere un altro sentiero, quello della via stretta che conduce al Regno del Padre (via stretta perché diritta, che non ha bisogno di essere allargata per contenere svolte da negoziare!).
Su questa via che riconduce il cuore degli uomini verso il loro Eterno Padre, ci è stata data una stella, per guidarci come la stella guidò i magi che venivano dall’Oriente ad adorare il Bambino neonato. Questa stella è la Signora del Monte Carmelo, poiché mediante la sua maternità divina è stata riaperta la via del ritorno, e Maria è una guida molto sicura per accompagnarci alla Dimora celeste che Gesù ci avrà preparato.

2. Meditazione: la Madonna, propizia alle anime piantate sul Monte Carmelo

Mater mitis
Sed viri nescia
Carmelitis
Esto propitia
Stella maris

Radix Iesse
Germinans flosculum
Nos ad esse tecum
In saeculum
Patiaris.

Madre mite
e intemerata,
ai figli tuoi
sii propizia,
stella del mare.

Ceppo di Jesse,
che il fior produce,
a noi concedi
di rimanere con te
per sempre.

La Beata Vergine Maria, come la migliore tra le madri, si mostra sempre propizia, per portare agli uomini, che la implorano, la vita di suo Figlio. Si mostra propizia a quelli del Carmelo, cioè è coloro che vogliono tornare sul sentiero di Dio che sale al Cielo, come il Monte Carmelo che s’innalza serenamente dalla costa e dalla piana di Esdraelon. Perciò Maria è proprio la stella del mare che conduce gli uomini ad uscire dalle loro vite a volte così indurite, per camminare su questo sentiero di Vita. Il racconto biblico del sacrificio sul Monte Carmelo ce lo conferma, grazie all’interpretazione che è stata data dai teologi del XIV secolo, che la tradizione ecclesiale da allora ha poi ripreso.
In un tempo molto lontano, più precisamente intorno all’anno 900 prima di Gesù Cristo – cioè ben prima della nascita della Vergine Maria! -, tutto il popolo d’Israele era nel più grande smarrimento. La siccità durava da tre anni, la carestia faceva morire la gente di sete e di fame. Il Cielo era chiuso e il profeta Elisa aveva proclamato che, per i peccati di Israele, la pioggia non sarebbe più caduta … 
Conosciamo il seguito di questo celebre passaggio del libro dei Re (1Re 18,1-46): tutto il popolo, con il re alla sua testa, prese il cammino del Monte Carmelo, dove li aspettava Elia. Dopo aver dimostrato, davanti agli occhi di tutti, che il Dio di Israele è il solo vero Dio, «Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia» [1Re 18,42]. Pregava perché ritornasse la pioggia, perché la siccità finisse e con essa anche la carestia. Pregando con insistenza, domandando sette volte di seguito al suo servitore di scrutare al largo il Mediterraneo, alla fine una nuvoletta comparve all’orizzonte. «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare» [1Re 18,44], suggerendo forse che questo piccolo cumulo non era all’altezza della situazione…
Eppure era proprio esso che annunciava il ritorno della pioggia. Elia lo riconobbe subito ed effettivamente «d'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia» [1Re 18,45]. Così per gli uomini che si erano radunati sul Monte Carmelo finì la siccità, la carestia e ritornò la vita.
Perché allora la Chiesa, vede in questa nuvoletta, la prefigurazione della Vergine Maria stessa? La risposta viene da una certa similitudine tra questa nuvoletta e la ragazza di Nazareth … Per cominciare, la nuvola sembra insignificante. Una nuvoletta può forse portare dell’abbondante pioggia? Ciononostante fu essa che portò alla terra i benefici del Cielo – la pioggia – e il ritorno ad una vita al sicuro dalla carestia e, per dire tutto, dalla morte. Lo stesso vale per la Vergine Maria. Non venne ella da Nazareth, piccolo borgo insignificante agli occhi di molti ebrei? Ciononostante fu lei ad essere scelta dal Cielo per dare la vita al Verbo, l’Emmanuele, il Dio con noi. Grazie a questa ragazza, che non apparteneva ad una famiglia importante, che viveva in una regione di periferia qualunque, il Cielo si è aperto per fare scendere Colui che avrebbe portato la salvezza, la Vita agli uomini: Gesù Cristo. Allo stesso modo in cui una nuvoletta apparentemente insignificante  permise al Cielo di versare la vita sulla terra, così la Vergine apparentemente anonima permise a Dio di dare Colui che è la Vita, la Verità e la Vita sulla terra. 
Maria, Signora del Monte Carmelo, è veramente la stella del mare, colei che è al contempo la guida per ritrovare il cammino della Vita e colei che annuncia questa Vita. Stare con la Vergine Maria significa approfittare della presenza del suo Figlio. Maria e Gesù sono inseparabili. Elisabetta ne fa l’esperienza nel Vangelo. Da parte sua, il profeta Elia (e con lui tutto il popolo di Israele) ha potuto intravvedere qualche cosa di questo mistero, sul Monte Carmelo. 
Anche se si trattasse di venire per dare la vita ad un fiorellino, ad un semplice fiorellino sul Monte Carmelo, la grazia domandata sarebbe ugualmente accordata. Questa è la speranza e l’esperienza degli uomini che hanno fatto ricorso alla Vergine Maria, Signora del Monte Carmelo, Regina e Splendore del Carmelo, Madre dolce e forte, Sorella degli uomini nel loro cammino dietro a suo Figlio, venuto per portare la Vita. Se la nostra anima sarà simile ad un fiorellino, secondo questa espressione del Flos Carmeli, se la nostra anima sarà simile a quel «fiorellino bianco» nel quale santa Teresa di Gesù Bambino si riconobbe nella sua Storia di un’anima, allora non indugiamo un attimo: la Signora del Monte dove questo fiorellino è spuntato saprà portare certamente la pioggia, grazie alla venuta del suo Figlio! In questi ultimi giorni di attesa del Natale, affidiamoci a lei con serenità; è Maria che ci prepara ad accogliere nella gioia suo Figlio! 

fr. Cyril Robert, ocd (Convento di Parigi)




3. Pregare ogni giorno della settimana

Lunedì 24 dicembre:
«Domanda alla Santa Vergine di essere la tua guida; che sia la stella, il faro che luccica nel mezzo delle tenebre della tua vita. Che ti mostri il porto dove devi sbarcare per giungere alla Gerusalemme celeste.» Santa Teresa di Los Andes, Lettera 40
Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, perché mi tendono insidie. Sal 27 (26), 11
Invoco Maria, che mi conduca a suo Figlio che viene per salvarci.

CONCERTO DI NATALE - Corale presso la chiesa di Santa Maria dei Servi a Imola



In questo programma non appare l'inno scritto e musicato da Padre Nicola Galeno, ma è stato suonato e cantato all'inizio della corale.




















mercoledì 19 dicembre 2018

HO PAURA. MA VOGLIO ANCORA DIVENTARE PRETE. Carmelo di Bangui



“Ho paura. Ma voglio ancora diventare prete.”





Notiziario dal Carmel di Bangui n° 23  – 17 Dicembre 2018
 In classe, durante la lezione, è inevitabile parlarne. La mattina del 15 Novembre ad Alindao, cittadina a circa 500 km da Bangui, un campo di sfollati situato nei pressi della Cattedrale, è preso d’assalto da un gruppo di ribelli islamisti che porta il curioso nome di Unione per la pace in Centrafrica. Si tratta di uno dei tanti gruppi, agli ordini di un certo Ali Darassa, sorti dalla dissoluzione della Seleka e che ancora infestano i tre quarti del paese. I morti sono più di ottanta. Un vero massacro. Anzi, una razzia: oltre alle persone uccise, i ricoveri degli sfollati sono incendiati, l’intero sito è raso al suolo, le abitazioni sono saccheggiate, la chiesa è profanata. La strage avviene davanti all’inerzia del contingente dell’ONU che avrebbe, di per sé, il mandato di proteggere i civili. Tra le vittime, oltre a donne, bambini e persone anziane, anche due sacerdoti: abbé Célestin e abbé Blaise. Il coraggio del giovane vescovo di Alindao, Cyr-Nestor Yapaupa, impedisce che il bilancio sia ancora più pesante. Invece di accogliere la gente, che vorrebbe trovare rifugio all’interno della cattedrale, ordina a tutti di scappare nella savana. Se i cristiani non gli avessero obbedito, il numero dei morti sarebbe stato ancora più alto. Il vescovo, comunque, e alcuni sacerdoti decidono di restare.
La notizia e i dettagli dell’avvenimento ci raggiungono increduli e scoraggiati. Le foto dei cristiani carbonizzati fanno il giro del mondo. Le già lentissime lancette dell’orologio della pace sembrano improvvisamente e drammaticamente correre all’indietro. Il Centrafrica sembra ormai essersi ingarbugliato in un inestricabile groviglio d’ingerenze straniere, inadempienze della comunità internazionale e incapacità del governo locale. L’elemento confessionale non fa che rendere il cocktail ancora più micidiale. Alcuni giorni dopo gli avvenimenti, partecipiamo a un incontro di sacerdoti a Bangui. È presente abbé Donald, appena arrivato da Alindao. Originario di Bangui, sacerdote da poco più di un mese, aveva trascorso al Carmel i giorni di preparazione all’ordinazione, ascoltando con attenzione le conferenze del sottoscritto. Conferenze che avrebbero dovuto dargli le ultime istruzioni prima di essere un ministro di Dio per sempre. Da qualche settimana Donald era stato inviato in aiuto alla diocesi di Alindao. Questa volta sono io che ascolto con attenzione la sua conferenza, nonostante sia ancora sotto shock, circa quanto avvenuto ad Alindao. Donald non ha ancora avuto il tempo d’imparare a fare il prete; ma ne ha già visti due morire, davanti ai suoi occhi, uccisi per il vestito che indossavano e il mestiere che esercitavano.
In classe, durante la lezione, è quindi un dovere parlarne. Gli studenti che ho davanti non sono allievi qualunque. Sono i futuri sacerdoti del Centrafrica. Provengono dalle città e dai villaggi dell’intero paese. Hanno visto la guerra e ora sono nel Seminario di Bangui perché vogliono fare lo stesso mestiere di Célestin e Blaise. Poi ripartiranno, sacerdoti, nelle diocesi da cui sono venuti. Chiedo loro se hanno ancora voglia di continuare il cammino intrapreso e se sono consapevoli della missione ad alto rischio che li attende. Odilon, dall’alto dei suoi vent’anni, risponde per tutti: “Ho paura, mon père. Ho tanta paura. Ma non cambio idea. Voglio ancora diventare prete”. La sua sincerità e il suo coraggio disarmerebbero anche Ali Darassa. Vorrei dire a Odilon che ho paura anch'io. Ma nessuna voglia di cambiare mestiere. Penso al giorno in cui sono diventato sacerdote. Proprio non immaginavo che sarei finito qui, a spiegare chi era Origene e Agostino, a decine di volti neri, curiosi e imprevedibili, ostinatamente convinti che si può e si deve diventare preti, anche in un paese in guerra.
Davanti al massacro di Alindao i pastori delle nove grandi diocesi del Centrafrica hanno voluto coinvolgere tutti i cristiani del paese in un gesto di grande coraggio e di forte valore simbolico. Un gesto di solidarietà nei confronti dei cristiani di Alindao, un lamento corale perché qualcosa cambi, un’ennesima e disperata supplica affinché chi può, faccia qualcosa e lo faccia presto. Un gesto non polemico e contro nessuno. Una famiglia in lutto non può fare festa. E così, lo scorso 1° dicembre, giorno della sentitissima festa nazionale del paese e 60° anniversario dell’indipendenza, i cristiani sono stati invitati ad astenersi da ogni tipo di festeggiamento. Non si può festeggiare per una nazione che non c’è e che sta soffrendo da troppo tempo. Al Carmel abbiamo trascorso l’intera giornata in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.
Poco dopo, però, l’8 Dicembre, una festa c’è comunque stata per la nostra famiglia: quella per la professione solenne, cioè l’impegno definitivo nella famiglia del Carmelo, di fra Michaël. Il padre, ormai anziano e completamente cieco, non ha voluto mancare all’avvenimento. Ottavo di ben dodici figli, originario di Bocaranga, una delle città più colpite dal conflitto, fra Michael ha raggiunto questo importante traguardo dopo molti anni di formazione. Il suo ingresso definitivo nell’Ordine segna inoltre un importante traguardo non solo per lui, ma per l’intera delegazione dei carmelitani scalzi in Centrafrica. Il numero dei frati autoctoni supera per la prima volta quello dei missionari italiani attualmente in servizio in Centrafrica: un piccolo contingente di mantelli bianchi, multietnico e in discreta salute.
C’è forse un legame tra il sacrificio dell’abbé Célestin e dell’abbé Blaise, il coraggio del vescovo Cyr-Nestor, quanto ha visto abbé Donald, la solenne promessa di Odilon e il per sempre di fra Michaël? Sant’Agostino chiedeva a Dio, per sé e i suoi pastori, di amare il proprio gregge fino a morirne aut effectu, cioè di fatto, con il sacrificio della vita, o con il cuore, nella dedizione senza risparmio al servizio del popolo di Dio. In passato gli argomenti per parlare male di questa giovane chiesa non sono certo mancati. Questo 2018, ormai alla fine e dove ben cinque sacerdoti e decine di cristiani sono stati uccisi durante le celebrazioni o nei pressi delle loro chiese, ci consegna una chiesa sicuramente ancora giovane e fragile, ma che non scappa davanti al nemico e i cui pastori non sono mercenari.
Buon Natale!
Padre Federico
Se volete darci una mano potete fare :
1) un bonifico bancario a MISSIONI CARMELITANE LIGURI usando l'IBAN: IT42D0503431830000000010043;
2) un versamento tramite Conto Corrente Postale n. 43276344 intestato a AMICIZIA MISSIONARIA ONLUS.
3) il CODICE SWIFT per un bonifico dall’estero è BAPPIT2150
Se indicherete il mio nome mi sarà possibile ringraziarvi personalmente.
Più informazioni sul sito www.amiciziamissionaria.it/Donazioni.aspx



















BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi