AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
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lunedì 3 aprile 2023

13 martedì sant'Antonio 2023 - Quarta video-meditazione


Umiltà, a cura di padre Andrea Massarin. Al giorno d'oggi nelle nostre vite siamo spesso assillati dalla smania di avere sempre di più, di tenere tutto sotto controllo. Sentiamo il bisogno di controllare ed eccellere in tutto ciò che facciamo, spesso anche nelle relazioni con i nostri cari. Il nostro “io” ci fa sentire il centro del mondo. Servirebbe un po’ di umiltà, per neutralizzare il veleno dell’ego, accettando quello che siamo realmente. “Tanto vale un uomo, quanto vale davanti a Dio”, diceva san Francesco.
 Proviamo a lasciarci accompagnare e custodire da un Dio che non pretende da noi nessuna prestazione da supereroi... probabilmente ci aiuterebbe ad avere una maggiore pace interiore e ad accettarci, per quello che siamo realmente!
Ciao Danila,
quale pensi possa essere l’ingrediente principale per “crescere in umiltà”?
 
Al giorno d'oggi nelle nostre vite siamo spesso assillati dalla smania di avere sempre di più, di tenere tutto sotto controllo. Sentiamo il bisogno di controllare ed eccellere in tutto ciò che facciamo, spesso anche nelle relazioni con i nostri cari. Il nostro “io” ci fa sentire il centro del mondo. Servirebbe un po’ di umiltà, per neutralizzare il veleno dell’ego, accettando quello che siamo realmente.

“Tanto vale un uomo, quanto vale davanti a Dio”, diceva san Francesco. Proviamo a lasciarci accompagnare e custodire da un Dio che non pretende da noi nessuna prestazione da supereroi... probabilmente ci aiuterebbe ad avere una maggiore pace interiore e ad accettarci, per quello che siamo realmente!
 
Buon cammino!
Pace e bene!




P.S. Se vuoi approfondire le riflessioni settimanali puoi scaricare gratuitamente il libretto «13 martedì- Con sant'Antonio sui sentieri della Pace», in formato pdf. a questo link:




sabato 1 aprile 2023

UN NUOVO PADRE NOSTRO

 Ringrazio l'amico poeta e scrittore ROBERTO VITTORIO DI PIETRO, per questo invio di una versione più completa del PADRE NOSTRO: 


Padre nostro, che sei nei fiori, nel canto degli uccelli, nel cuore che batte; che sei l'amore, la compassione, la pazienza, e nel gesto del perdono.

Padre nostro, che sei in me, nella mia famiglia, nei miei amici, che sei in quello che amo, in colui che mi ferisce, in colui che cerca la verità...

Sia santificato il tuo nome adorato e glorificato, da: tutto ciò che è bello, buono, giusto, onesto, di buon nome e misericordioso.

Venga a noi il tuo regno di pace e giustizia, fede, luce, amore. Sii il centro della mia vita, la mia casa, la mia famiglia, il mio lavoro, il mio studio....

Sia fatta la tua volontà, anche se le mie suppliche a volte riproducono di più il mio orgoglio, il mio ego, che le mie esigenze reali.

Perdona tutte le mie offese, i miei errori, le mie mancanze, i miei peccati e offese contro di te, contro me stesso e contro coloro che mi circondano, perdona quando diventa freddo il mio cuore;

Perdonami, così come io con il tuo aiuto, perdono coloro che mi offendono, anche quando il mio cuore è ferito.

Non lasciarmi cadere nelle tentazioni degli errori, dei vizi, della critica, del giudizio, del pettegolezzo, dell'invidia, della superbia, della distruzione, dell'egoismo....

E liberami da ogni male, da ogni violenza, da ogni disgrazia, da ogni malattia.

Liberami da ogni dolore, da ogni tristezza, angoscia e da ogni delusione.

Anche se tali difficoltà vedi che sono necessarie nella mia vita, che io abbia la forza e il coraggio di dire: grazie, Padre, Signore Re dell'universo per questa lezione!

Che sia così!!!

Preghiamo questo Padrenostro affinché regni la pace nelle nostre case, in ognuno di noi, nel nostro paese, per le persone che non hanno lavoro o stanno per perderlo...


venerdì 3 marzo 2023

ACCOGLIERE L'AMORE DEL PADRE NELL'ORAZIONE - Esercizi spirituali Seconda Settimana di Quaresima

 


Con le tentazioni nel deserto, Gesù ci ha insegnato gli atteggiamenti filiali fondamentali: restare rivolti verso il Padre, fonte della vita, in un atto di fiducia e d’amore per aspettare da Lui nella pazienza la salvezza promessa. Si capisce facilmente che la preghiera è un luogo privilegiato per esprimere nella nostra vita questi atteggiamenti filiali. Potremmo persino dire che la preghiera è il luogo in cui mi esercito ad essere figlio: prendere il tempo per essere rivolti verso il Padre, riconoscerlo come Padre, fonte della mia vita, ricevere la sua Parola come nutrimento, esprimere nuovamente la mia fiducia in lui in un atto di profonda riconoscenza e adorazione, restando così nella speranza. 

Dove sei?

Sin dall’origine, il Signore ha manifestato il suo desiderio di comunione con l’umanità e la prima conseguenze del peccato originale è di rompere questa relazione naturale tra il Creatore e la sua creatura. Dopo la caduta, l’uomo e la donna scoprono la loro vulnerabilità, si fabbricano delle protezioni e si nascondono davanti al Signore: «Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?” Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”» (Gen 3,8-9) Prima della rottura dell’Alleanza, Adamo ed Eva erano collocati in un giardino che procurava loro i beni necessari; Dio si dilettava nel visitare la sua creatura, uomo e donna in una reciproca fiducia nel quale la debolezza umana, simboleggiata dalla nudità, non era vissuta nel timore. Il racconto teologico delle origini, e particolarmente quello della caduta, ci svela ciò che i credenti avevano compreso del disegno d’amore creatore di Dio su di loro. Il libro della Genesi rivela il desiderio di Dio di vivere in una relazione di fiducia, una relazione personale in cui l’uomo può esporsi, anche nella sua debolezza, allo sguardo benevolente di Dio. Noi, tuttavia, non sperimentiamo più in modo naturale questo incontro con il Signore. Non dimentichiamo però che il primo a provare questa mancanza dopo la caduta è il Signore stesso. Egli è il primo ad esprimere la sorpresa di non poter più incontrare nella semplicità la sua creatura ed esclama: «Dove sei?» Da qui la preghiera personale diventa un cammino spirituale in cui cerchiamo di rispondere a questa domanda ed anche una ricerca per rispondere alla nostra vocazione originale. Non andiamo alla ricerca del paradiso definitivamente perduto ma della nostra prima vocazione data alla creatura: l’uomo come essere di relazione, in primo luogo con Dio. Prendersi il tempo per pregare è rispondere alla domanda di Dio: «Dove sei?» con un bel «Eccomi!» E così lottare direttamente con la prima conseguenza del peccato originale non nascondendoci più davanti allo sguardo di Dio.

Sotto la tenda della festa

Gesù ci ricorda, nella parabola dei due figli (Lc 15,11-32), che il Padre non è vinto dalla disobbedienza. Il figlio minore chiede la sua parte di eredità e parte per vivere non più nella dipendenza del padre che da parte sua lo lascia libero. Egli sapeva tuttavia che ciò lo avrebbe condotto all’infelicità: attente, tuttavia, il ritorno del figlio. Quando il figlio minore ritorna, chiede di essere reintegrato nella casa paterna come semplice servitore: rinuncia alla sua dignità di figlio poiché il suo obiettivo prioritario è di non morire di fame. Non è questo, tuttavia, il disegno del padre che prepara per lui una festa nella tenda dell’incontro, una festa che il figlio maggiore non ha mai avuto; perciò, ne diventa geloso. Il figlio prodigo è stato ristabilito nella sua dignità filiale e rivestito con l’abito e i segni (anello e sandali) di questa dignità. Così, la nostra infedeltà rivela l’amore del Padre, e il suo disegno su di noi: il suo disegno e la sua alleanza sono molto più potenti e forti del nostro male. Il padre non ha bisogno di un servitore supplementare; la sua gioia è di avere un figlio. La differenza radicale tra figlio e servitore, che fanno entrambi la volontà del Padre e sono al suo servizio, è che solo il figlio condivide l’intimità del padre.

Creati ad immagine e somiglianza di Dio, in Gesù Cristo siano quindi diventati figli adottivi del Padre: ecco il modo scelto dal Padre per rintrodurre le sue creature nella creatura della festa. San Paolo nella lettera agli Efesini sviluppa un po’ questa nuova vocazione dell’uomo in Gesù: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato» (Ef 1,3-14). Paolo espone qui il piano di salvezza di Dio. Mostra che tutta la Trinità è impegnata nella realizzazione dell’opera della creazione e della redenzione e quale posto ci è preparato: siamo destinati a essere santi e immacolati davanti al volto del Padre per la grazia di Cristo e la potenza dello Spirito Santo. Possiamo essere quella lode di gloria che è la completa accoglienza dell’amore del Padre e risposta del nostro amore. Questo atteggiamento è lo stesso del Verbo di Dio così come ci è descritta nel prologo del vangelo di Giovanni; in questo modo siamo adottati nella vita trinitaria. Questa è la finalità della nostra vita spirituale, né più né meno che partecipare in quanto figli adottivi alla vita trinitaria. Non solo dopo la nostra morte, nell’aldilà ma, come dice l’Apostolo, sin da ora. Lo Spirito Santo che è stato versato nei nostri cuori è la caparra della nostra eredità.

La preghiera, anticipazione del paradiso 

Si capisce allora in un certo modo, il tempo dell’orazione diventa un’anticipazione del paradiso. Il paradiso che ci aspetta è il luogo in cui «Dio sarà tutto in tutti». Dunque, nella fede, so che questa grazia mi è già stata data. Mediante la fede, mediante la grazia del battesimo, rafforzata e rinnovata dall’Eucaristia e dalla Riconciliazione, c’è in me un germe della vita divina che chiede di poter trasformare la mia vita. Prendendo il tempo di accogliere questo mistero del mio essere e del disegno d’amore del Padre, prendendo il tempo per la comunione con il Signore, anticipo allora il paradiso, poiché accolgo il disegno di Dio e il dono già fatto del suo Figlio e dello Spirito. Mi rivolgo verso il Padre mediante la grazia di Cristo che mi è stata fatta oggi nella potenza dello Spirito. Dice a questo proposito Teresa di Gesù Bambino: «Come è grande quindi la potenza della preghiera! La si direbbe una regina che ha in ogni momento libero accesso presso il re e che può ottenere tutto ciò che chiede» (Ms C 25r°)

In primo luogo, possiamo vivere questo comunione già su questa terra perché è il Signore che vuole vivere in comunione con noi. Nell’inno della lettera agli Efesini abbiamo visto che il Padre ci ha scelto sin dall’inizio del mondo. Così, quando inizio a pregare, non sono abbandonato a me stesso, non sono solo. Il mio desiderio non è isolato: molto prima c’è il desiderio del Padre. Ed è proprio tutta la Trinità che si coinvolge con me per vivere questo tempo d’intimità, per condividere la sua vita con me. Nella fede, prendo coscienza del mistero al quale sono chiamato e m’impegno a prendere un atteggiamento filiale.

Gratuità e intimità filiale

 In primo luogo, assumere un atteggiamento filiale è saper prendersi il tempo per questa relazione intima. Alla gratuita del dono di Dio che mi è fatto corrisponde una certa gratuità del tempo che io dono poiché ciò che riceviamo è talmente superiore a ciò che possiamo donare. E rispondiamo all’invito del Padre ascoltato nel vangelo della Trasfigurazione di questa II domenica di Quaresima: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Per questo i tempi di aridità e di vuoto nella preghiera possono essere tempi benedetti, poiché ci permettono di vivere un dono più grande del nostro tempo. Non ricevendo alcuna gratificazione sensibile, l’aridità ci permette di donare questo tempo della preghiera senza alcun ritorno, gratuitamente per colui dal quale ci sentiamo amato. Prendersi il tempo per la preghiera, per l’orazione, è anche assumere un atteggiamento filiale nel senso che, non essendo schiavo del Padre ma suo figlio, condivido la sua intimità. Il mio valore agli occhi del Padre non viene da ciò che faccio per lui ma dalla sua grazia che mi rende suo figlio d’adozione. Sarebbe falsa umiltà rifiutare questa grazia divina e restare nella condizione di servo. Sarebbe fare come il figliol prodigo che chiede di essere trattato come uno degli operai; il padre, tuttavia, non gli lascia terminare la frase. Rifiutare questo dono della grazia sarebbe aggiungere all’infedeltà del figliol prodigo il cattivo spirito del figlio maggiore che non vuole partecipare alla festa In primo luogo, assumere un atteggiamento filiale è saper prendersi il tempo per questa relazione intima. Alla gratuita del dono di Dio che mi è fatto corrisponde una certa gratuità del tempo che io dono poiché ciò che riceviamo è talmente superiore a ciò che possiamo donare. E rispondiamo all’invito del Padre ascoltato nel vangelo della Trasfigurazione di questa II domenica di Quaresima: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Per questo i tempi di aridità e di vuoto nella preghiera possono essere tempi benedetti, poiché ci permettono di vivere un dono più grande del nostro tempo. Non ricevendo alcuna gratificazione sensibile, l’aridità ci permette di donare questo tempo della preghiera senza alcun ritorno, gratuitamente per colui dal quale ci sentiamo amato. Prendersi il tempo per la preghiera, per l’orazione, è anche assumere un atteggiamento filiale nel senso che, non essendo schiavo del Padre ma suo figlio, condivido la sua intimità. Il mio valore agli occhi del Padre non viene da ciò che faccio per lui ma dalla sua grazia che mi rende suo figlio d’adozione. Sarebbe falsa umiltà rifiutare questa grazia divina e restare nella condizione di servo. Sarebbe fare come il figliol prodigo che chiede di essere trattato come uno degli operai; il padre, tuttavia, non gli lascia terminare la frase. Rifiutare questo dono della grazia sarebbe aggiungere all’infedeltà del figliol prodigo il cattivo spirito del figlio maggiore che non vuole partecipare alla festa.

Da servitore a figlio, un atto di fede

 Nella vita cristiana non bisogna avere un atteggiamento di schiavo, rimanere servitori quando invece siamo chiamati a diventare figli. Chi vuole lavorare per il Signore senza entrare in una relazione intima con lui nella preghiera personale si considera come un semplice servitore: non conosce Dio come Padre, lo conosce solo come padrone, un padrone esigente (Lc 19,21). In definitiva, rifiuta il disegno d’amore del Padre su di lui. Ascoltiamo Gesù che ci dice: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). E per mostrare che non è per nostro merito, Gesù prosegue al versetto 16: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga». Sarebbe allora una falsa generosità e un misconoscimento di Dio nostro Padre non accogliersi come figli volendo restare schiavi. Quando non ci prendiamo il tempo della preghiera, dell’intimità, della relazione fiduciosa e filiale, rifiutiamo il disegno di Dio nostro Padre. Chi è genitore, e tutti noi che siamo figli, immaginiamo per un solo istante una tale relazione di padrone e schiavo nelle nostre relazioni famigliari. Immaginate dunque per un solo istante la tristezza di un padre e di una madre per dei figli che rifiutassero questa relazione intima. Non c’è altro fondamento più solido e più profondo per giustificare il nostro tempo di preghiera: prego perché sono figlio del Padre. Possiamo così capire che la dimensione contemplativa della vita cristiana manifesta la dignità di ogni cristiano ed è per questo che Gesù non esista nell’affermare che la parte migliore è quella di chi si siede ai suoi piedi. Sì, è la parte migliore, quella data a tutti.

Pregare è prima di tutto accogliere il disegno d’amore del Padre per noi e accogliere l’amore del Padre significa compiere un atto di fede sul suo disegno buono su di noi. All’inizio della preghiera, il nostro atto di fede è il modo di mettere in atto tutto ciò che sappiamo di questo disegno d’amore, delle realtà spirituali che ci fanno vivere. Senza l’atto di fede tutto ciò resta esteriore alla mia vita: al più queste realtà si fermano nella mia intelligenza. Porre l’atto di fede significa porre un atto di fiducia e d’amore verso questo disegno del Padre. Significa interiorizzare il mistero che mi è svelato. L’atto di fede mi mette in presenza del mistero già donato. Come dice la lettera agli Ebrei: «La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede» (Eb 11,1).

Spunti per interiorizzare la meditazione 

• Di fronte a questo disegno d’amore del Padre su ognuno di noi, come ricevo questa rivelazione della mia vocazione filiale? 

• Che cosa significa per me essere figlio di Dio in Gesù Cristo? Ho ancora atteggiamenti servili, reazioni che esprimono una paura di Dio? 

• Come riuscire a fare un atto di fede che illumini la mia preghiera e la mia quotidianità con la luce del disegno d’amore di Dio nostro Padre?



lunedì 27 giugno 2022

NOVENA ALLA MADONNA DEL CARMINE


 


NOVENA ALLA MADONNA DEL CARMINE

PRIMO GIORNO

L'abitino del Carmine dono di Maria

1. - Siamo venuti a te, o Maria, perché vogliamo chiederti la grazia di accende-re nel nostro cuore la fiamma del divino amore per cominciare bene questa Novena che intendiamo compiere in tuo onore, a tua gloria e per il nostro profitto spirituale.

Il dono dello Scapolare è un tuo gesto materno per guidarci nella via dell'osservanza dei grandi impegni che richiedono da tutti noi l'amore totale a Dio e al prossimo. Ave Maria.

2. - Tu, o Maria, sul Calvario hai offerto Gesù tuo Figlio, per la salvezza degli uomini, e noi, a te consacrati mediante lo Scapolare, che cosa offriremo al Padre se non sapremo imitarti nel sacrificio di un po’ di noi stessi per quanti son poveri, non amano, non godono, ma piangono e gemo-no a causa della povertà di spirito e del-la nudità del corpo? Salvaci, o Madre, per amore del tuo Figlio. Ave Maria.

3. - Non ci potremmo dire tuoi figli se non consacrassimo tutta la nostra vita per il trionfo dei diritti di Dio, che è nostro Padre, e se non facessimo ogni sforzo per superare i nostri meschini senti-menti di antipatia e di ripulsa che ci impediscono, non solo di essere generosi verso gli amici, ma di sapere amare an-che i nostri nemici come Cristo ha ama-to noi. Ave Maria.

 SECONDO GIORNO

L'abito del Carmine e i figli Prediletti di Maria

1. - Noi sappiamo bene, o Vergine Ma-ria del Carmelo, che è tanto grande il tuo amore per noi e per quanti portano il tuo Abito da chiamarci tuoi figli prediletti. Questa tua preferenza ci impegna seriamente a non venire mai meno ai particolari doveri che ne derivano. Ave Maria.

2. - Tu vuoi che il tuo Scapolare sia segno esterno di quell'abito interiore che è la Grazia, partecipazione reale della vita divina che è stata donata a noi con il santo Battesimo.

Ti preghiamo affinché non ci manchi mai il tuo patrocinio lungo il difficile svolgersi della vita e perché le avverse circostanze non ci allontanino dalla via che è Cristo. Ave Maria.

3. - Tu fa in modo che possiamo por-tare il tuo Abito ogni giorno senza macchia così da dimostrarti con una vita di virtù che vogliamo emergere su tutti gli uomini redenti da Gesù, tuo Figlio, non per vanità, ma per impegno di servizio con l'esempio e la santa emulazione. Ave Maria.

 TERZO GIORNO

Il titolo di «figli» ci obbliga ad amare Maria

1. - O Madre del santo amore, chi potrà mai ridire la tua benevolenza verso di noi per averci chiamati tuoi figli di-lettissimi? Noi non potremo mai ringraziarti abbastanza di questa tua predilezione; ma se volesti essere con noi tanto generosa, fa che il bel nome di figli ci impegni a corrispondere meglio al tuo amo-re di Madre. Ave Maria.

2. - Se tu, o Maria, ci hai beneficato tanto è nostro dovere innalzare a te l'in-no della nostra gratitudine e ricambia-re amore con amore. Ma siccome far questo come si conviene non è facile al nostro cuore, tu infiammalo tanto da poterti riamare almeno per quanto ci è possibile. Ave Maria.

3. - Il santo Abitino, o Maria, ci ricorda le tue premure materne e ci spinge a ricambiarle con amore tenero e filiale; noi vogliamo continuare l'amore che Gesù ebbe qui in terra per te; vogliamo essere veramente tuoi figli. Ave Maria.

QUARTO GIORNO

Il titolo di figli di Maria ci obbliga, ad imitarla

1. - O Maria, madre di Dio e madre nostra amabilissima, a te ci rivolgiamo con filiale fiducia, implorandoti di assistere noi e i nostri cari con il tener lontano il male e il maligno, e con l'aiutar-ci a sventare le insidie e a respingerlo. Ave Maria.

2. - Con tutto il cuore ti chiediamo di ricondurre tutti noi che confidiamo in te, ad una perfetta riconciliazione con il tuo divino Figlio Gesù; e di farci sperimentare la sua benevola provvidenza nelle difficoltà temporali e spirituali che ci preoccupano. Ave Maria.

3. - Vorremmo infine supplicarti di farci partecipi dell'amore di Gesù verso

di te e dell'amore che tu gli hai contraccambiato in terra e che continui ad esprimergli in cielo in nome nostro e di tutta la Chiesa. Ave Maria.

QUINTO GIORNO

L'Abitino del Carmine è difesa nei pericoli del corpo

l. - O Maria, tu sei veramente la più affettuosa fra tutte le mamme del mondo, perché anche attraverso il tuo santo Abitino ci hai ricolmato di favori e di grazie.

Non contenta di chiamarci alla tua sequela hai voluto anche impegnarti a di-fenderci dai mali che ci tormentano sul-la terra. Ave Maria.

2. - Questa verità ci conforta nelle nostre prove e ci rafforza nella certezza che il tuo Scapolare, o Maria, è realmente pegno della tua materna protezione e segno di salvezza nei pericoli del corpo. Ave Maria.

3. - Nessuno potrà comprendere abba-stanza le grazie e i prodigi operati per mezzo del santo Abitino a favore di quanti lo indossano con filiale devozione.

Il nostro cuore si riempie di gioia al pensiero di essere in ogni tempo sotto il tuo patrocinio, o Vergine del Carme-lo, nostra Madre e nostra avvocata. Ave Maria.

 SESTO GIORNO

L'Abitino del Carmine difesa dell'anima

1. - Il tuo Abitino, o Maria, è segno di salute, non solo del corpo, ma molto più dell'anima. O Vergine santa, la tua sollecitudine verso i nostri bisogni spirituali ci conferma che vuoi essere nostra madre e ci fa crescere la fiducia nella tua sicura protezione. Ave Maria.

2. - Sono molti e potenti i nemici che da ogni parte ci combattono; tutto in noi è tumulto e preoccupazione sì che la pace del cuore vien meno; eppure, fiduciosi noi rivolgiamo lo sguardo a te, stella propizia del Carmelo. Ave Maria.

3. - Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le nostre suppliche, ma guarda a noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo: Vergine gloriosa e bene-detta. Ave Maria.

SETTIMO GIORNO

L'Abitino del Carmine è nostro conforto nel momento estremo

1. - Vergine singolare, fiore purissimo del Carmelo, la tua materna intercessione presso il trono di Dio e il tuo amore per noi ci infondono piena fiducia che per tuo mezzo, le nostre preghiere sa-ranno esaudite da Gesù, tuo Figlio e nostro salvatore. Ave Maria.

2. - Siccome tu conosci, madre mite, le difficoltà del nostro spirito e le tante prove dell'umana esistenza, speriamo di essere da te sollevati, soprattutto per il santo Scapolare che fra le tue mani ci appare «vero specchio di umiltà e di castità, compendio di modestia e semplicità, eloquente memoriale di vita cristiana» e perché ci consacra a te Patrona, madre e sorella di tutti i devoti del Carmelo. Ave Maria.

3. - Concedi, o splendore del cielo, all'anima nostra, ferita dal peccato e re-denta dal sangue innocente di Gesù, l'abbondanza dei tuoi favori: Sui bisogni del-la Chiesa e del mondo, sulle nostre attuali necessità, su quelle di tutti i sofferenti, sulle anime del purgatorio e sulle aridità di ognuno, scenda la luce del tuo conforto e della tua tenerezza materna.

O stella del mare, assistici in tutte le avversità della vita finché non ci vedrai salvi con te per tutti i secoli dei secoli. Ave Maria.

OTTAVO GIORNO

L'Abitino del Carmine abbrevia le pene del Purgatorio

1. - Vergine generosissima, quanto superano la nostra capacità di conoscere

e perfino i nostri desideri le preferenze di affetto che tu hai verso i devoti del Carmine!

Non contenta d'assisterli e proteggerli continuamente in vita e in morte vuoi prenderti speciale cura di loro anche nel purgatorio. Ave Maria.

2. - Allorché passiamo da questo mondo la memoria di noi rimane nel cuore dei cari che lasciamo in terra, ma non sempre essi si ricordano di noi per sol-levarci dalle sofferenze del purgatorio; tu invece ci guardi con occhio amoroso e così, nella penosa attesa, potremo ricorrere sicuri a te per averne soccorso. Ave Maria.

3. - O Madre premurosa, se il ricordo dei debiti contratti con Dio porta con se un grande timore in un'anima cristiana che sa di doverli scontare nel purgatorio, possiamo rallegrarci noi devoti del Carmine, e confidare in te che mitigherai le pene e ci ricondurrai al più presto con te in cielo liberi e salvi per l'eternità. Sia benedetto il tuo Scapolare che ci rende figli di una madre così pietosa. Ave Maria.

 NONO GIORNO

L'Abitino del Carmine segno di Consacrazione a Maria

1. - O Maria, Madre e decoro del Car-melo, a te consacro oggi la mia vita, qua-le tributo di gratitudine per le grazie che, attraverso la tua intercessione, ho ricevuto da Dio.

Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Ave Maria.

2. - Il santo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa rimanere fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero vivere in unione con il tuo spirito, offrire a Dio per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con il tuo aiuto; e la tua bontà mi impetri il perdono dei peccati ed una più sicura fedeltà al Signore. Ave Maria.

3. - O Madre amabilissima, il tuo amo-re mi ottenga che un giorno sia concesso anche a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del tuo Figlio. Ave Maria.


sabato 26 marzo 2022

Papa Francesco consacra Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA - 25 marzo 2022

 



Il 25 marzo 2022 PAPA FRANCESCO ha dedicato questa preghiera:

Atto di consacrazione

 al cuore immacolato di Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto. Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.

Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.

Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.

Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.

Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.

Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.

Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.

Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.

Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te, dunque, consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.


lunedì 11 ottobre 2021

PREGHIERA INTERRELIGIOSA SERALE DI FRONTE AL MARE - di RENATA RUSCA ZARGAR

 

Savona, 10 ottobre 2021

Preghiera interreligiosa serale di fronte al mare


Signore,

ricordati non solo degli uomini di buona volontà,

ma anche di quelli di cattiva volontà.

Non ricordarti

di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto.

Ricordati invece

dei frutti che noi abbiamo portato

grazie al nostro soffrire:

la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio,

la generosità e la grandezza di cuore

che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito.

E quando questi uomini giungeranno al giudizio

fa’ che tutti questi frutti

che abbiamo fatto nascere

siano il loro perdono.

Preghiera scritta da uno sconosciuto prigioniero del campo di sterminio di Ravensbrück  lasciata accanto al corpo di un bambino morto.

Nel magico scenario serale dello scaletto dei pescatori a Savona, con questa preghiera, il Vescovo, Mons. Calogero Marino, ha iniziato l’incontro interreligioso di domenica 10 ottobre. Lo scopo era ricordare le persone che hanno perso la vita in mare il 3 ottobre 2013 e in tanti altri momenti.

Dopo di lui, è intervenuto Zahoor Ahmad Zargar. 

- Il Corano - ha spiegato - parla delle esperienze migratorie di molti profeti prima dell'Islam, come Adamo, Abramo, Giona, Giacobbe e Mosè. Da quando Adamo, il padre dell'umanità, è migrato dal cielo alla terra, la tradizione dell'Islam considera tutti gli esseri umani come immigrati. Pertanto, la patria primordiale dell'umanità è il cielo, mentre la terra è un luogo per il trasferimento temporaneo. Lo stesso Profeta Muhammad si paragona a un viaggiatore che rimane per un breve periodo a riposare all'ombra di un albero e poi continua il suo viaggio. La migrazione può avvenire per molte ragioni: economiche, religiose, oppressione o semplicemente per ricollocazione. Il Corano parla di persone oppresse e deboli e le invita a spostarsi verso un'altra terra di Dio.  "La terra di Dio non era abbastanza spaziosa da farti fuggire per trovare rifugio?" (Corano, 4:97). Ma non solo. Il versetto suggerisce indirettamente che coloro che hanno autorità dovrebbero prendersi cura dei rifugiati, poiché, secondo l'insegnamento islamico, ogni parte della terra è terra di Dio. Pertanto, le autorità mondane dovrebbero sentire vicinanza e apertura verso coloro che sono indigenti e oppressi e quindi aprire le porte dei loro confini. Anche se oggi abbiamo messo dei confini per dividere le nazioni e fermare il flusso di emigrazione e immigrazione da una terra all'altra, nell'insegnamento dell'Islam tutte le terre appartengono a Dio e tutte le persone sono servi di Dio. Il Profeta afferma: "Dio ha fatto l'intera faccia della terra come una moschea per me e il suo suolo come puro." -

Dopo di lui, Amnon Cohen, ha ricordato l’Odissea di tanti ebrei prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, rifiutati dagli altri paesi e, molte volte, finiti poi nei campi di sterminio e nelle camere a gas. Allora, ha chiarito, noi diciamo: “Chi salva una persona, salva il mondo intero.” Davanti all’essere umano in pericolo, tutte le leggi e la sovranità dei paesi si sgretolano. Conta solo salvare chi è in pericolo.

Padre Gheorghita Andronic della Chiesa Ortodossa ha invitato a pregare in ogni momento per ricordare tutti quelli che hanno cercato di raggiungere un posto migliore, di avere una vita degna, un futuro. Non dobbiamo dimenticare le tante vite perse, dobbiamo essere vicini con il pensiero.

Giorgio Castelli, evangelico metodista, ha rievocato lo scritto di 2500 anni fa: “ci sarà una stessa legge, uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna in mezzo a voi”. Noi, oggi, invece, vorremmo mettere il filo spinato intorno al mare perché nessuno venga più. Inoltre, la Costituzione stessa garantisce il diritto di asilo.

Ettore, dell’Associazione “Life Share Helps, che sostiene bisognosi, poveri, rifugiati, bambini, in varie parti del mondo, ha ricordato che Gesù è venuto “per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato,

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi,

l'apertura del carcere ai prigionieri” (Isaia).

La conclusione è stata, infine, del Vescovo. Egli ha ribadito che persone di diverse culture e religioni si sono ritrovate da percorsi diversi per condividere lo stesso pensiero: che il mare sia spazio di vita e di incontro. La memoria di nomi e di storie di chi non c’è più è molto importante e permette loro di rivivere.

Renata Rusca Zargar

NdR:Zahoor Ahmad Zargar, in urdu ظہور احمد زرگر, (Srinagar, 6 aprile 1954), è uno scrittore indiano naturalizzato italiano, esponente dell'Islam moderato italiano. Nato a Srinagar, capitale estiva e città più grande dello stato indiano del Kashmir. Si laurea e partecipa attivamente alla politica del suo paese, collaborando anche con diverse Associazioni culturali e con la rivista “Mountain Valley Kashmir”.Si trasferisce definitivamente in Italia nel 1990, dopo la nascita della sua prima figlia, Samina, nata dall'unione con l'insegnante italiana Renata Rusca; nel 1992 nasce la seconda figlia Zarina e nel 2000 ottiene la cittadinanza italiana. Nel 1998 fonda il Centro Culturale Islamico Savonese e della Liguria affiancandosi alla moschea di Savona, aperto non solo ai musulmani ma a tutta la cittadinanza, per conoscere usi, costumi, tradizioni differenti. Come Presidente di tale Centro organizza a Savona Convegni di interesse nazionale con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni locali e di esponenti di altre religioni tra cui il Vescovo di Savona, il Rabbino capo di Genova, il Pastore della Chiesa evangelica di Savona, rappresentanti dei Mormoni, degli induisti.

lunedì 13 aprile 2020

Due toccanti liriche spirituali di P. Nicola Galeno



Dalla preghiera di Paolo VI presso l Santo Sepolcro il 4 gennaio 1964

Dalla preghiera di Paolo VI presso il Santo Sepolcro il 4 gennaio 1964
Il ricordo
Qui, dove tu, o Signore Gesù,
l’innocente,
sei stato accusato,
il giusto,
sei stato giudicato,
il santo,
sei stato condannato,
tu, Figlio dell’uomo,
sei stato tormentato, crocifisso e messo a morte,
tu, Figlio di Dio,
sei stato bestemmiato, deriso e rinnegato,
tu, la luce,
sei stato spento,
tu, il Re,
sei stato innalzato su una croce,
tu, la vita,
hai subìto la morte
e tu, morto,
sei risorto alla vita:
noi ci ricordiamo di te
o Signore Gesù;
noi ti adoriamo
o Signore Gesù;
noi t’invochiamo
                                                                             o Signore Gesù.

venerdì 27 marzo 2020

PREGHIAMO IL PADRE NOSTRO COME LO HA INSEGNATO GESÚ IN ARAMAICO

Nel lontano 2006 mi recai in Syria in pellegrinaggio sulle orme di S. Paolo.
Tra i vari luoghi visitati, sono stata anche a Maalula. 
Cosa c'è di importante in quel luogo tra le rocce?
Maalula in arabo: معلولا‎, Maʿlūlā: 
dall'aramaico ܡܥܠܘܠܐ, ma`lulā, cioè "entrata" è una città della Siria.
Insieme ad altri due centri vicini, Jubb'adin e Bakhah, è una delle località in cui viene ancora parlata una lingua aramaica occidentale.
A Maalula si trovano due importanti monasteri: il monastero cattolico Mar Sarkis della Chiesa melchita e il monastero ortodosso Mar Taqla مار تقلا della chiesa greco-ortodossa di Antiochia.
Il monastero di Mar Sarkis مار سركيس è dedicato ai Santi Sergio e Bacco e fu costruito nel IV secolo, sulle rovine di un tempio dedicato ad Apollo. Sergio fu un soldato romano (Sergius) giustiziato a causa della sua fede cristiana.
Il monastero di Mar Taqla (Santa Tecla) conserva invece le reliquie di Tecla, figlia di un principe seleucide e discepola di San Paolo. Secondo la tradizione, Tecla stava per essere catturata dai soldati di suo padre, desideroso di punirla per la sua fede cristiana, quando giunse sulla cima di una montagna: dopo aver iniziato a pregare, Tecla riuscì a salvarsi poiché la montagna si aprì miracolosamente, permettendole di rifugiarvisi all'interno.
Nei pressi del villaggio si ritrovano inoltre i resti di numerosi monasteri, chiese e santuari. Molti pellegrini, di fede sia cristiana sia musulmana, visitano Maalula, in particolare durante la festa dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre.
Nel corso della guerra civile siriana, Ma'loula divenne campo di battaglia tra le milizie di Al Nusra e le forze armate siriane nel settembre 2013. Il 21 ottobre la città cadde in mano ai ribelli che devastarono il centro della cittadina uccidendo decine di persone. Le forze governative ripresero il controllo della città il 28 ottobre ma le milizie di Al Nusra tornarono il 3 dicembre prendendo 12 ostaggi che vennero liberati il 9 marzo 2014.
Il 5 dicembre 2014 l'antropologo Gianluca Frinchillucci, fondatore dell'ONG «Perigeo» aveva dichiarato: “Oggi questo villaggio è ridotto in macerie, le antiche icone che ornavano le chiese sono state rubate o bruciate, i santuari e le chiese distrutte, le immagini sacre vandalizzate e la stessa parte più antica del villaggio bombardata e messa a fuoco. L'altare è stato salvato, ma persino le reliquie della santa sono andate in buona parte perdute".
In quell'occasione ascoltai una donna che pregava il PADRE NOSTRO in lingua aramaica, la stessa parlata da Gesù quando dialogava con i suoi discepoli.
E così il Signore ha insegnato come rivolgersi al Padre:
Abùn d’bàh’shmàyah (Padre Nostro che sei nei Cieli)
Nech’ tha’dhà sh’smàh (Sia santificato il Tuo Nome)
Titèl’ malkhutàh (Venga il Tuo Regno)
Nèhweh zebianàh (Sia fatta la Tua Volontà)
Aikana d’bàh’shmàya af’ ba’hara (Come in Cielo, così in Terra)
Hab’lan llahkhmah desunkana nihà’umana (Dacci oggi il nostro pane quotidiano)
Wash’buch’lan auh’bain’ (e rimetti a noi i nostri debiti)
Aikana dhaf’ kh’nanh sbach’n’ le’haih’bain’ (così come noi li rimettiamo ai nostri debitori)
Ula’ talàn ‘llen’siuna (e non ci indurre in tentazione)
Elah ‘pazzàn’ ‘men bisha (ma liberaci dal Male)
Amèn (Amen)
Nel corso del conflitto che dura ormai  da molti anni in Syria, Maaloula è stata una delle città che ha sofferto di più. Qui risiede una delle più antiche comunità cristiane che ancora parla la lingua usata da Gesù, l’aramaico.









Dopo aver lasciato il Monastero di S. Sergio e di S. Tecla (in arabo Taqla) per ritornare sulla strada dove ci aveva lasciato Samir, l'autista del pullman, abbiamo percorso questa strettoia, per evitare il calore del sole rovente, molto probabilmente il sentiero formatosi dalla spaccatura tra le rocce,  che ha permesso a Santa Tecla di sfuggire alla cattura.



sabato 7 marzo 2020

PREGHIAMO CON LA CORONA DEL ROSARIO

Mi scrive Padre Nicola Galeno OCD,  nell'accompagnare il suo invio:

Questo mio allegato è leggerissimo, nonostante il...pachiderma del Corona virus! 
In effetti è leggero, ma ha un peso non indifferente se preghiamo con la Corona del Santo Rosario.


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi