AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare
Visualizzazione post con etichetta editoriali Danila Oppio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta editoriali Danila Oppio. Mostra tutti i post

lunedì 14 agosto 2023

COME IN UNO SPECCHIO: ALCUNE RIVELAZIONI DEL GOLPE di Padre MAURO ARMANINO



I quattro cavalieri dell'Apocalisse

Come in uno specchio: alcune rivelazioni del golpe

Anche un colpo di stato militare ancora in transito può evidenziare, come in uno specchio, ruoli e caratteri nei personaggi del dramma in atto a Niamey e altrove. Uno specchio, per vocazione propria, riflette la nostra immagine e, appunto per questo, appare come un riflesso di ciò che siamo. I giorni scorrono, dal 26 luglio fino ad oggi e noi, cittadini per scelta in Niger, vediamo passare sul palcoscenico del golpe protagonisti e comprimari della vicenda. Siamo diventati, malgrado noi, specchi rivelatori del nostro e loro volto reale. Non si sono dubbi:... ’Il volto è lo specchio dell’anima’, diceva tempo addietro la saggezza.
La prima realtà a rivelarsi, nella crisi attuale, sono le risorse del Niger. Non si tratta dell’uranio, dell’oro, del gas, del petrolio o di altre amenità simili che destano appetiti nelle multinazionali. La grande ‘risorsa’ del Paese, evidenziatasi una volta ancora, è il popolo. La capacità di esistere perché resiste ai regimi, ai colpi di stato sulla Costituzione che ha preceduto di gran lunga quello del 26 luglio passato. La chiamano resilienza mentre occorrerebbe chiamarla dignità che permette di attraversare le peggiori avversità che un popolo potrebbe immaginare. Le carestie ricorrenti, la stabilità della povertà nell’instabilità politica, l’insicurezza alle frontiere e poi la reazione ad anni di forzato silenzio dopo le manipolazioni elettorali dei potentati di turno. Il popolo in questione, cioè chi non più nulla da perdere e rivendica rispetto e ascolto si è ripresa la parola da tempo confiscata. Questo avvenimento è il vero nome della democrazia non formale. Ciò è quanto lo specchio ha rivelato del popolo finora.
L’altra faccia, nel complesso squallida, apparsa in piena luce in questi giorni nel Niger, è quella della Comunità Internazionale che ha probabilmente orientato l’azione della Comunità Regionale. Fino a pochi anni fa il Niger non esisteva affatto nelle cartine geografiche dei media e nelle cancellerie di chi conta nel mondo. Aveva ragione di dire, in circostanze analoghe, il sub-comandante Marcos, porta parola degli insorgenti zapatisti del Chiapas nel Messico. Per apparire (sugli schermi e nella cronaca) occorre prima ‘scomparire’ e cioè passare momenti nei quali tutto sembra perduto. Non si è mai parlato così tanto del Niger come dal 26 luglio di quest’anno! La stessa Comunità internazionale, così giustamente attenta alle condizioni di vita del presidente detenuto in ostaggio dai militari, non sembra altrettanto attenta e preoccupata dalle condizioni di vita ‘degradanti’ di buona parte del popolo. Ci sono milioni di persone che non hanno nulla e non sono nulla …  ‘Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei’, diceva un amico.
Infine, nella serie di personaggi che lo specchio rivela, si distingue la reazione di chi, a livello politico, dovrebbe esprimere il sentire dell’Unione Europea e del suo millantato attaccamento ai diritti umani. Detta persona, rappresentante dell’Unione nel Sahel, non rappresenta affatto chi scrive e vive da 12 anni nel Niger. Per il tipo di scelta operata finora, di prossimità col popolo nigerino, ha il diritto di parola almeno quanto lei. A suo parere le sanzioni decretate in seguito al golpe che portano come conseguenza la carenza di medicine, cibo ed elettricità sono utili ed efficaci perché indebolirebbero la giunta al potere. Questa affermazione è aberrante per almeno due motivi. Il primo è legato al cinismo di chi, da lontano e dall’alto, non ha probabilmente mai sofferto qualcosa di simile nella sua vita. Cibo e medicine sono essenziali per la vita della povera gente. Ci sarebbe da chiedersi se il discorso fosse lo stesso nel caso in cui una persona a lei cara (o lei stessa) si trovasse a soffrire le carenze da lei elogiate. Il secondo motivo, altrettanto grave, è quello di pensare che, nell’attuale processo del golpe, la giunta militare sia la sola al comando della transizione. Sono ormai molti i cittadini che, nella saggia stoltezza del momento presente, credono e sperano che un altro Paese sia possibile.
                            
Mauro Armanino, Niamey, 13 agosto 2023

Ndr: Ho aggiunto l'immagine dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, per illustrare come la prevaricazione assoggetterebbe gli esseri umani allo scempio. A mio avviso, uno dei quattro cavalieri è la sete di potere, un altro l'arroganza, un terzo l'indifferenza e il quarto...forse è colui che trova il rimedio al danno provocato dagli altri tre. Possedere uno specchio speciale, che mostra la mostruosità di certe azioni, aiuterebbe a comprendere e a porre un rimedio immediato. 
Danila 

mercoledì 9 agosto 2023

Communique conjoint de presse condamnant la maltraitance et le refus d’accepter les immigrants et réfugiés Soudanais. Dakar-Sénégal, Cape Town - Afrique du Sud

 

Brevemente, questo comunicato esprime la profonda preoccupazione per quanto concerne i rifugiati e gli immigrati, per essere assoggettati da torture, prigionie, e altre molteplici forme di abusi che violano i diritti stabiliti dalle leggi internazionali. In questo particolare caso, si chiede di accogliere i rifugiati che fuggono dalla guerra civile nel Sudan. Questo comunicato vuole promuovere un fronte comune contro la discriminazione e l'ingiustizia. 
Lo ricevo da Padre Mauro Armanino, che anche nel Niger sta continuando il golpe e il popolo nigerino attualmente è senza aiuti perché, a causa di quanto sta accadendo, sono stati bloccati da parte degli Stati che se ne sono occupati finora. Speriamo che ogni cosa si risolva. 
Danila


sabato 11 giugno 2022

IN NIGER MENDICANTI SI PUO' DIVENTARE di Padre MAURO ARMANINO


Giovane Mendicante" di Bartolomé Esteban Murillo (Siviglia 1617-1682)
pittore Barocco nato a Siviglia, in Spagna.

Capolavoro della collezione spagnola del Louvre, il giovane mendicante è il primo dipinto di Murillo che entrò nelle collezioni reali francesi (acquistato personalmente da Luigi XVI nel 1782). L’interesse di Murillo per le rappresentazioni profane e, particolarmente, per quelle dedicate all’infanzia hanno fatto pensare che a Siviglia fosse stato attivo un esteso giro di committenti nordici: i soggetti di strada e di vita popolare ebbero infatti molto successo all’estero, ed è probabile che i numerosi mercanti fiamminghi attivi nella città andalusa, sedotti da tali temi, li commissionassero direttamente ai pittori del luogo.

In Niger mendicanti si può diventare

…I genitori che, in cambio di un po’ di soldi, affittavano, o vendevano, i loro figli, normalmente per un periodo di tre anni, a dei personaggi, i cosiddetti ‘padroni’, che si industriavano per portarli nelle grandi città e maggiormente in Francia ed Inghilterra dove li obbligavano ai mestieri più umili e duri: lustrascarpe, venditori per le strade di statuette di gesso e di santini o di altre immagini o di fiammiferi, sguatteri, facchini, mendicanti, suonatori di organetto, spazzacamini, in certe fabbriche, senza cure, senza pulizia, alloggiati in tuguri infami, nella promiscuità e abiezione più ripugnanti…
Si tratta di bambini italiani sui quali, qualche anno fa, l’insegnante Michele Santulli scrisse in un articolo pubblicato dal sito ‘altritaliani’. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire nella scontata saggezza di un tempo passato e sempre attuale. La mendicanza è costitutiva della nostra avventura umana perché, se ci pensiamo, vivere non è che passare da uno stato di mendicità radicale, ad altri stadi più coscienti ma sempre ‘mendicativi’. Dal neonato, radicalmente bisognoso e dunque mendicante di tutto, all’adolescente, al giovane e in fine all’adulto, cambiano solo le modalità ma alla radice rimane la ‘mendicanza’ come dimensione ineludibile della vita. Cibo, affetto, amicizia, sguardo, sorriso, riconoscimento, accettazione, fiducia e rispetto. Questo e molto altro è ciò che mendichiamo quotidianamente nelle nostre umane interazioni. Mutano i nomi, le modalità o le caratteristiche ma rimane inalterato il ‘principio mendicanza’.
Altra cosa è l’induzione, l’educazione professionale e lo sfruttamento della mendicanza dei bambini. In alcuni Paesi ciò avviene in modo aperto e per così dire codificato dagli usi e costumi. Chi arriva per la prima volta nella capitale Niamey, è stupito dal numero impressionante di bambini che, utilizzando la strada come ambito di lavoro, una funicella e un pentolino come strumento di lavoro, mendicano cibo o monetine. Vengono comunemente chiamati ‘Talibé’, scolari di modeste scuole coraniche di quartieri poveri, affidati a maestri che cercano di sbarcare il lunario facendosi ‘aiutare’ da coloro ai quali insegnano i rudimenti del Corano in arabo. Malgrado le leggi, le raccomandazioni e le ingiunzioni questo fenomeno continua ormai da anni e rischia di protrarsi, finché farà comodo ad alcuni, che esso perduri. Un’armata di mendicanti potenziali potrebbe essere utile a molti. Per guadagnarsi il paradiso con le elemosine del venerdì, per avere voti eventuali quando verrà il momento delle elezioni, per i piccoli mendicanti quando saranno cresciuti e infine, per ogni eventuale manifestazione di piazza, quando ve ne fosse di bisogno.
Oltre le cipolle e la carne del numeroso bestiame transumante, da anni stiamo esportando bambini mendicanti. In Algeria, nel Senegal e, secondo le recenti notizie dei mezzi di comunicazione, nel Ghana. Si sono formati circuiti di sfruttamento dei bambini da parte di adulti, donne e uomini, che accompagnano e coordinano i processi di mendicanza e la spartizione dei guadagni operati grazie a loro. Tutto ciò appare giustamente scandaloso ma non solo perché il fatto implica una visione negativa e vergognosa del Paese di origine dei bambini. Lo scandalo consiste soprattutto nella riduzione a oggetto di pietà e dunque di sfruttamento dei bambini che, per tutta la loro vita, saranno marcati da questa forma di schiavitù contemporanea. Ciò che dovrebbe piuttosto interrogare autorità, cittadini, genitori, strutture educative e istituzioni religiose, è il motivo e cioè le condizioni sociali ed economiche che portano alla ‘professionalizzazione’ della mendicità. Essere costretti o perlomeno spinti alla scelta della mendicità per sopravvivere è una sconfitta e una vergogna per tutti, Dio compreso. 
Mendicanti si nasce e talvolta lo si diventa per necessità ma, per fortuna, mendicanti si rimane per sempre.

              Mauro Armanino, Niamey, giugno 2022

L'articolo mi ha profondamente colpito, non solo per la mendicanza dei piccoli, sempre molto sfruttata in tutti i tempi. Fino a non molto tempo fa, giovani mamme Rom comparivano davanti alle Chiese, o alla porta dei Supermercati, con i loro neonati in braccio, a chiedere la carità in questo modo, per toccare la sensibilità della gente che si commuoveva di fronte ai piccoli esposti al freddo o alla calura. Ora, almeno in Italia, è vietato chiedere l'elemosina servendosi dei piccoli. Mi ha fatto pensare invece questa considerazione: Mendicanti si nasce e talvolta lo si diventa per necessità ma, per fortuna, mendicanti si rimane per sempre.
Non è forse vero che tutti noi mendichiamo amore, considerazione, rispetto, e se non ci vengono dati, ci sentiamo poveri, profondamente privi della dignità umana? 
Ritroviamo i giovani mendicanti anche ne “I miserabili” di Victor Hugo.
I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società francese dell'Ottocento, i cosiddetti "miserabili" - persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà - la cui condizione non era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, né con Luigi XVIII.

Ho utilizzato il dipinto di Murillo perché mi è sempre colpito, tanto che ho cercato di copiarlo con le matite colorate, tanti anni fa. Eccolo qui.


Danila Oppio

sabato 19 giugno 2021

HOPE: SPERANZA - ESPÉRANCE - ESPERANZA - HOFFEN - надеяться ( nadeyat'sya) - 希望 (Xīwàng) di DANILA OPPIO



Leggendo un comunicato di Padre Mauro Armanino, sono affiorate alla mia mente determinate considerazioni che avevo già in testa da parecchio tempo.

Mi ricordo che tanti anni fa la Nestlé aveva donato grandi quantità di latte in polvere, destinate ai neonati africani. Che poi morivano. No, non era il latte a causare la loro morte, ma la mancanza di adeguate istruzioni. L’acqua dei pozzi artesiani, quella dei fiumi o raccolta dalle piogge era colma di batteri, e inquinata da altri fattori. 

Se il latte in polvere non è stato accompagnato da adeguate istruzioni, che consistevano in: “Fate bollire l’acqua prima di aggiungere la polvere di latte”, tutta quella carità pelosa non solo non è servita a nulla, ma ha causato distruzione.

Altra considerazione: già in Italia, al tempo in cui ho messo al mondo i miei tre figli, (avrebbero potuto essere ancora di più, se due di loro non hanno potuto vedere la luce, perché sono morti immaturi nel mio ventre ancora in stato fetale), le coppie si limitavano ad accontentarsi di uno o due figli al massimo.  Quando, parlando con altre mamme e le informavo che avevo tre bimbi, mi guardavo stupite e mi dicevano che ero stata brava, ma un po’ incosciente. Tre figli?  Ero considerata quasi un’eroina!

Potevo permettermeli. Sapevo che avrei potuto offrire loro cibo, alloggio comodo e istruzione fino alla laurea universitaria. Cosa accaduta. 

Quel che mi lascia parecchio interdetta, è che proprio le popolazioni più povere mettono al mondo un’intera squadra di calcio, senza pensare che spesso il padre, privo di lavoro, non ha alcuna possibilità di nutrire la sua prole, ed è per questo che tanti bimbi muoiono nei primi mesi o anni di vita, denutriti, o ammalati  perché manca il modo di curarli adeguatamente.

Ricordo che anche nei secoli scorsi, in Italia e nel resto del mondo, sfornavano figli in gran quantità, debilitando le mamme, che spesso morivano ancor giovani. E poi non potevano istruirli, curarli perché allora non c’era l’assistenza medica gratuita, e nutrirli, a meno che non appartenessero a famiglie contadine, che possedevano un piccolo pollaio, una mucca per mungere il latte, e un orto e alberi da frutta che producevano un po’ di tutto. Ma gli altri? Quelli che vivevano in città? La battuta che correva di bocca in bocca era questa: “Allora non c’era la televisione e fare all’amore restava l’unico diversivo.”. Certo, il controllo delle nascite era proibito dalla Chiesa, i figli sono dono di Dio.  Peccato che Dio non scenda dal Cielo per portare cibo e cure a tutte quelle creature. E il detto: “Aiutati che il Ciel t’aiuta” non vale per queste situazioni.  Senza andare troppo lontano, anche i coniugi Martin, genitori di Santa Teresina del Bambino Gesù, ebbero nove figli, ma solo cinque figlie giunsero all'adolescenza, e tutte cinque si fecero suore.

Patrick Brontë, Pastore Anglicano, e quindi di buona cultura, ha messo al mondo sette figli, due dei quali sono deceduti in tenera età e anche  l’unico figlio  maschio Branwell e le sorelle scrittrici di fama, morirono molto giovani.  Eppure non mancava le possibilità economiche, anche se non del tutto agiate, però la tubercolosi viaggiava nei secoli, ed ha colpito i figli del Pastore e anche Santa Teresina di Lisieux. Il motivo lo conosciamo: allora esistevano solo cure palliative,  la penicillina non era stata ancora inventata. 

E non lo era neppure quando mia nonna paterna ha avuto ben 11 figli, e gli ultimi  tre, una coppia di gemelli nati prematuri (allora non c’erano incubatrici e la possibilità di salvare con adeguate cure i piccoli, e l’altro è deceduto a 3 anni per difterite, proprio perché i vaccini e la penicillina non erano ancora in produzione). Gli altri otto sono sopravvissuti. Perché tanti figli? Poiché il nonno aveva possedimenti terrieri, una fattoria da mandare avanti, servivano braccia giovani e forti. Intanto mia nonna era sfibrata da tanti parti. Incoscienti! Questo è il termine che ripeto davanti a tanta prole.

Ho conosciuto una coppia di sposi senegalesi, lui era Consigliere Economico del suo Paese e viaggiava per l’Europa, tra Milano e Bruxelles, quindi dal punto di vista economico non aveva problemi. Quando li conobbi, avevano già dieci figli, tutti belli, sani ed educati in modo perfetto. Lei era già incinta dell’undicesimo, e doveva trascorrere tutta la gravidanza a letto, altrimenti rischiava di perdere la creatura. Alla mia domanda rivolta alla signora: “Perché tanti figli?” Ottenni questa risposta: “Una moglie musulmana ha il dovere di dare al marito tutti i figli che Allah vuole”. Ho saputo da conoscenti che ha messo al mondo un totale di 14 figli. Che  Allah l’aiuti.  Pur trattandosi di gente di cultura, certe mentalità sono dure a morire. 

In ogni caso, loro potevano permettersi il lusso di crescere una numerosa prole, e tantissimi altri emulano, ma a quest'ultimi è negata la possibilità di dare ai figli ciò di cui hanno bisogno. 

Oggi però ci sono tutti i medicinali per aiutare chi è ammalato, perfino i vaccini antivirali, (che poi non siano ancora stati  testati a lungo, lo sappiamo, ma si spera producano l’effetto desiderato). 

Si sprecano troppi soldi per cose inutili, e mi riferisco non ai singoli privati, ma alle Nazioni del Mondo.  

Cosa serve andare sulla Luna, arrivare fino a Marte, spendendo cifre astronomiche, se non pensiamo prima agli abitanti della Terra?

Però, non potendo spaccare teste per sostituire il cervello di tanta gente che si crede padrona dell’Universo, possiamo tornare a più miti consigli e sperimentare il proverbio: “Aiutati che il Ciel t’aiuta”. Come? Educando le popolazioni più povere, al controllo delle nascite. Non si mettono al mondo figli come fossero coniglietti, sperando nella loro sopravvivenza. Non si fa, se non siamo certi di poter offrire loro un futuro decente. Ma anche, nell’immediato, almeno cibo e cure mediche. 

E non si mettono al mondo creature contando solo su aiuti esterni. Che spesso non arrivano a sufficienza e non per tutti. Occorre dare loro indipendenza economica, un buon lavoro.

Stiamo raggiungendo il numero di quasi otto miliardi di abitanti nel mondo, e neppure il Covid  è riuscito a ridurne il numero. Questa è una battuta cinica, me ne rendo conto, ma volutamente espressa, perché penso che qualcuno abbia causato questa pandemia proprio con l’intenzione di ridurre la popolazione mondiale. 

A mio avviso, ci staremo ancora tutti su questo nostro pianeta, se solo si mettesse in pratica vera condivisione, per non creare un così forte divario sociale.  Proprio i Paesi più sovraffollati e poveri, mettono al mondo tanti figli, ben sapendo che nessuno garantisce la loro sopravvivenza. I genitori per primi. 

I missionari fanno il possibile per fare giungere aiuti, ma mi fido poco delle associazioni benefiche, poiché alla fin fine gli aiuti sono ridotti al minimo, per un giro d’affari che non mi pare del tutto pulito. 

E mi fido ancor meno di certi governi che pensano agli affari propri e se ne infischiano se le popolazioni del Paesi che governano hanno vita non facile, anzi, piuttosto vacillante e senza futuro. 

La sabbia nel Sahel appartiene al deserto, ma si è infiltrata anche nelle menti di chi ha la responsabilità di dare pace, sicurezza e futuro agli abitanti delle Nazioni. Le teste ripiene di sassi e sabbia non producono altro che polvere. 

Danila Oppio

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi