AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

sabato 29 aprile 2023

LA PRIMA VOLTA ALL'HOTEL BRAVIA DI NIAMEY di Padre MAURO ARMANINO

 


  La prima volta all’hotel Bravia di Niamey

Visto finora solo dall’esterno, l’hotel Bravia appare come una fortezza cintata nel quartiere ‘plateau’ di Niamey. E’ il numero tre dei 18 hotel di Niamey, cresciuti come funghi durante il regime ‘socialista’ del precedente Presidente della Repubblica. Assieme a nuove arterie che collegano con il rinnovato aeroporto internazionale, gli hotel di Niamey si vogliono come luogo di incontri, sessioni, dibattiti e approdo per organismi onusiani, africani e Ong internazionali. Il sito dell’hotel ricorda che il prezzo di una camera del Bravia per un giorno è di 175 000 franchi locali, cioè 266 euro. Meno, comunque, del più noto ‘Radisson Blu’ il cui prezzo per camera è di 190 000 franchi per notte. I proprietari sono indiani e la sede del gruppo Bravia, che possiede anche le agenzie di viaggio Satguru, si trova a Dubai. Varie cucine, piscina, sale di incontri e atrio monumentale climatizzato. L’altro Niger, quello fittizio, globalizzato, da mercato africano libero e soprattutto per la classe transnazionale appare nel suo splendore. Poi, giusto accanto, c’è l’altra Niamey.

Mariam

Ed è nel grande salone dell’hotel Bravia che, per la prima volta c’è stato l’incontro con Mariam, giornalista del quotidiano del Burkina Faso Sidwaya, venuta per una sessione di formazione e scambio. Sidwaya, nella lingua Moré, significa che ‘la verità è arrivata’...e per Mariam, da tempo ormai, la verità è il nome proprio che le donne hanno dato alle sue parole. Ha ricevuto il prestigioso premio Bayeux nel 2022, assegnato dal 1994 ai giornalisti che si distinguono nell’operare in condizioni particolarmente difficili il loro mestiere. Mariam parla delle donne sfollate, rifugiate, abbandonate, usate e poi gettate al pubblico disprezzo nel Paese che Thomas Sankara, il capitano rivoluzionario, aveva cercato di rendere libere. La sua serie di reportage portava come titolo: ‘Asse Dablo-Kaya: la strada dell’inferno delle donne sfollate’. Con sensibilità, tatto e prossimità tutta femminile, Mariam ha la straordinaria capacità di avvicinare le donne vittime di stupro e di coloro che, per condizioni di vita nella solitudine, sono schiave della prostituzione loro imposta.

I militari italiani, tra gli altri, sono ospiti dell’hotel, forse con sconto comitiva e comunque in un contesto nel quale il salario minimo garantito mensile, alla vigilia della festa del Primo Maggio, è di 30 mila franchi e cioè 45 euro per un lavoro di 40 ore.

                           Mariam e Padre Mauro Armanino

 Gli impiegati dell’amministrazione pubblica e dell’insegnamento sono privilegiati ma raramente la loro mensilità arriva alla tariffa di un giorno passato all’hotel Bravia. Mariam termina oggi il soggiorno all’hotel e ritorna nel suo Paese, in preda, ormai da anni, a ricorrenti attacchi dei Gruppi Armati Terroristi che hanno seminato morte e distruzione dove hanno operato. L’unica arma che possiede è la scrittura e, anche grazie a lei, la verità è venuta per tante sue sorelle, donne come lei, che tramite le sue parole sono uscite dall’imposto silenzio della società sulla loro sorte. Sì, Mariam prova che solo le donne salveranno l’Africa e la stessa verità.

     Mauro Armanino, Niamey, 30 aprile 2023

martedì 25 aprile 2023

I PETALI DELLA SANTINA - lirica di Padre NICOLA GALENO OCD

 

13 martedì sant'Antonio 2023 - Settima video-meditazione




Ciao Danila,
come leggiamo dalle notizie quotidiane, le sfide da affrontare nel presente e nel prossimo futuro sono molte e fanno si che le disuguaglianze si moltiplichino ogni giorno di più.
Assieme a padre Danilo oggi riflettiamo su cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per attuare un cambiamento, senza voltarci dall'altra parte.
 
Praticare la giustizia, l’equità e il rispetto reciproco è ciò che può trasformare i nostri "cuori di pietra" in "cuori di carne", rivolti a Dio e al prossimo... Alla sapienza del cuore misericordioso, infatti, appartengono equità e giustizia: azioni concrete che fluiscono da un animo che conosce l'amore, vera imitazione dell'amore del Padre per ogni suo figlio, nessuno escluso. 
 
Come ci ricorda Papa Francesco siamo tutti fratelli perché figli e figlie di un unico Creatore; dunque, bisognosi di prendere coscienza che «nessuno si salva da solo». Chiediamo insieme a sant'Antonio di renderci capaci di attenzione misericordiosa verso il prossimo!
 
Buon cammino!
Pace e bene!

Potete scaricare il libretto al link in fondo all'articolo.

https://www.santantonio.org/sites/default/files/13_martedi_2023web.pdf



sabato 22 aprile 2023

IDENTITA' DI SABBIA E IL RAMADAN DI NIAMEY di Padre MAURO ARMANINO

 


Mains de la Fête

Identità di sabbia
 e il Ramadan di Niamey

Bella foto! Belle tonalità della sabbia. Se ora tu avessi un'identità (citando l'articolo di Aime) sarebbe la sabbia! Buona giornata. E’ Clelia a mandare questo messaggio via mail dopo aver scorso l’articolo inviatole dell’amico Marco Aime centrato, appunto sull’identità e ‘radici’. Ed è vero, strada facendo (e cioè la strada che ti entra dentro e ti lavora), il monolite identitario occidentale di radici si è gradualmente trasformato in sabbia. Mobile e immobile ai lati delle strade e tra le rive del Sahara/Sahel, dove, com’è noto, la storia si fa coi piedi che della sabbia sono i primi interlocutori. Ed è così che l’identità si contamina di sabbia e vento.

La direzione generale e l’insieme del personale di moov africa Niger vi augura una buona festa dell’aid el Fitr, questo SMS è stato inviato a Niamey il 21 aprile 2023 alle 9. 11 agli utenti della compagnia telefonica nominata. Non c’è traffico stamane in città perché si celebra la festa della conclusione del mese santo dell’Islam, il Ramadan, nome del nono mese del calendario musulmano che significa ‘calore bruciante’. Nulla di più vero visto che in questi giorni le temperature giravano attorno ai 42 e 43 gradi centigradi all’ombra quando c’è e che, in capitale, si prevedono 44 gradi per il fine settimana. Aid el Fitr significa che è finito il digiuno e che, dopo la preghiera e la professione di fede, comincia la festa che da alcune parti dura tre giorni. Seguono l’elemosina ai poveri, i saluti cordiali ai fratelli di fede, i regali e il vestito della festa.

Durante il mese del Ramadan, dopo la preghiera della sera, presso le moschee, veniva distribuito cibo ai poveri. Parecchi migranti senza domicilio, sfollati interni e bisognosi, hanno profittato di questa particolare forma di solidarietà rituale. Sono proprio loro i migliori rappresentanti, senza forse saperlo o volerlo, di queste menzionate identità di sabbia. Abbandonato il loro Paese di origine perché, spesso, da lui abbandonati, si rifanno altre e molteplici identità migranti. Sono poi definiti irregolari e nel passato semplicemente clandestini perché non disposti ad affidare ai documenti stampati la nostra comune identità di sabbia.

Sono infatti migliaia i migranti ‘insabbiati’ nel Niger alla frontiera con l’Algeria che li arresta, deruba, e ‘esporta’ al confine come se l’essere persone umane non contasse più nulla. Ma anche altrove sono ormai installati presso gli uffici dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e delle numerose stazioni dei bus di linea. Queste ultime offrono l’alloggio per qualche giorno e i servizi minimi di acqua e igiene, a condizione di farsi il più possibile invisibili. Ed è così che, gradualmente, la nostra identità si modella sulle situazioni, gli interlocutori e le imprevedibili stagioni della vita. La sabbia, come l’identità, non è che polvere.

Da qui l’Europa sognata da molti migranti appare ancora più vicina e lontana assieme, proprio come un miraggio che, avvicinandosi, si allontana sempre più in là. Un gigante coi piedi di argilla che fatica a stare in piedi. Incapace di offrire una qualche parvenza d’identità che non sia il volto invecchiato di muri, controlli e misure coercitive di riduzione di tutto a numeri e statistiche. Ciò che accade da questa parte del mondo coi migranti non sono altro che ‘effetti collaterali ‘delle politiche europee di gestione dei movimenti migratori. Continuare a pagare i guardiacoste tunisini, libici o marocchini non fa che rendere il mare ancora più mortale. Si esternelizzano altrove le frontiere, i campi di detenzione e le ragioni per migrare.

Non ci salveremo da soli da nessuna parte perché la ‘coesistenza precede l’esistenza ‘e, come ricordava Paulo Freire, solo ci sia salva nella comunione tra bisognosi e mendicanti. Qui le nostre identità si sono rimodellate con la sabbia che ci ha dato un volto, una storia e forse anche un destino. Sabbie di tutto il mondo, unitevi!

                      Mauro Armanino, 21 aprile, Niamey


mercoledì 19 aprile 2023

In memoria di Suor M. Leonarda della Natività (Baldan Carla GIuseppina) carmelitana



Breve profilo biografico


Suor M. Leonarda della Natività

Baldan Carla Giuseppina

nata a Dolo (Ve) il 23.09.1939

deceduta a Torino, in Casa Generalizia, il 12.04.2023


Suor M. Leonarda è entrata nella nostra Congregazione a 23 anni, il 29 novembre 1962, dopo un’esperienza presso il Carmelo di clausura di Arezzo, da cui dovette uscire per motivi di salute.

Nell’ottobre 1964 fu seguita dalla sorella Giuseppina Elvira, di due anni più giovane, che in religione assunse il nome di Suor M. Ermelinda di San Giuseppe e morì nel 1997. 

Sr. M. Leonarda soffrì molto per la morte prematura della sorella.

Forse si riferisce a questa circostanza una frase da lei scritta dietro a un’immagine di S. Giuseppe: “tutta la nostra vita ha senso e ha un perché anche quando non riusciamo a capire nulla! Dobbiamo credere sempre in Colui che agisce in tutto e in tutti. Solo così non ci fermeremo ai tanti perché!! che Dio - pur non volendo - permette”. 

Abilissima sarta e ricamatrice, molto abile anche nel lavoro a maglia, dopo la Professione religiosa emessa il 5 ottobre 1965, per alcuni anni fu trasferita in diverse comunità sempre con l’incarico di guardarobiera: a Pozzale di Cadore (BL), a Mondovì (CN), a Torino nelle comunità di Corso Farini, Villa Pia e Casa Generalizia, un anno a Valmadonna (AL) e due anni a Roma “Mater Carmeli”. 

Nel dicembre 1977 ritornò in Casa Generalizia e con dedizione instancabile si adoperò nel confezionare gli abiti alle consorelle, contenta soprattutto quando si trattava di preparare gli abiti nuovi per le novizie! Lavorava con grande precisione, senza mai tirarsi indietro, fino a diventare curva per il tanto tempo trascorso chinata sulla macchina per cucire…

Oltre che al lavoro, era altrettanto fedele alla vita di preghiera: amava molto la liturgia ben curata, la meditazione della Parola di Dio, la preghiera del S. Rosario e la lettura di libri spirituali. Un particolare amore nutriva per San Giuseppe.

Dietro a un carattere schivo e a tratti brusco, nascondeva una grande capacità di affetto, che talvolta traspariva nella dolcezza del sorriso e nella delicatezza dei gesti.

Negli ultimi anni ha molto sofferto interiormente ed ha intensamente apprezzato e desiderato la compagnia delle Sorelle. Così come ha amato molto i suoi familiari, pur vivendo questo affetto con capacità di distacco, offrendo volentieri per loro la preghiera e il sacrificio della lontananza.

Era particolarmente riconoscente verso la sorella Maria, che con dedizione si è fatta carico del fratello Arrigo, ammalato, permettendo a lei e a Sr. Ermelinda di intraprendere la vita religiosa.

A Maria e ai suoi figli e nipoti porgo le mie condoglianze.

Ringrazio la comunità e il personale della Casa Generalizia, per le cure prestate a Sr. M. Leonarda, che è spirata mercoledì 12 aprile, alle ore 18.00, nell’ottava di Pasqua. 

La comunità di Casa Generalizia pregherà per lei il S. Rosario venerdì 14 aprile alle ore 16.00. Il funerale sarà celebrato sabato 15 aprile alle ore 10.30. Sr. Leonarda sarà sepolta nel cimitero monumentale di Torino, accanto alle consorelle.


Torino, 13 aprile 2023





martedì 18 aprile 2023

13 martedì sant'Antonio 2023 - Sesta video-meditazione a cura di padre T...






Ciao Danila,

cosa significa per il cristiano coltivare lo spirito di carità per essere al servizio del prossimo?

Oggi padre Tiberio, dalla periferia di Lisbona, ci dice che la vita è servizio, amore e carità.

L'invito che ci rivolge padre Tiberio è quello di non avere paura e di non essere indifferenti al dolore degli altri. Se apriamo il nostro cuore e accogliamo il nostro prossimo con amore, con gioia e umiltà, scopriremo davvero che vivere è servire... e nel servire troveremo la gioia.

Buona riflessione e buon cammino!

Pace e bene!














P.S. Se vuoi approfondire le riflessioni settimanali puoi scaricare gratuitamente il libretto «13 martedì - Con sant'Antonio sui sentieri della Pace», in formato pdf.


BEATA MARIA DELL'INCARNAZIONE (Barbara Avrillot) OCD

 


https://www.carmeloveneto.it/joomla/beata-maria-dell-incarnazione


BEATA MARIA DELL'INCARNAZIONE

(BARBARA AVRILLOT)

1566 - 1618

Memoria facoltativa, 18 aprile



 Beata Maria dell'Incarnazione

Nacque a Parigi il 1° febbraio 1566 da Nicola Avrillot, signore di Champlàtreux e Maria L'Huillier. La sua maggior fonte di gloria fu l'aver più di tutti contribuito ad introdurre in patria la riforma di S. Teresa di Gesù, così da meritarsi il titolo di «madre e fondatrice del Carmelo in Francia».

Adolescente, fu affidata alle cure delle Suore Minori dell'Umiltà di Nostra Signora a Longchamp; richiamata in famiglia all'età di quattordici anni, i genitori ostacolarono la sua aspirazione allo stato religioso e la obbligarono a sposare, a sedici anni, Pietro Acarie, visconte di Villemor, signore di Montbrost e di Roncenay. Bella, ricca, benvoluta, mirò solo a corrispondere alla grazia del Signore con il perfetto adempimento dei suoi doveri verso il marito, verso i sei figli e verso i dipendenti dei quali conquistò il devoto affetto.

La sua fede risplendette nell'adesione incondizionata alla Chiesa quando l'eresia protestante cercò di estendersi anche sul suolo francese. Intanto si prodigava in opere di misericordia, specialmente in occasione dell'assedio di Parigi (1590), e di zelo per la salvezza delle anime, favorita da Dio con grazie mistiche straordinarie, non disgiunte da prove esteriori ed interiori. Al periodo della prosperità succedette quello della sventura: esiliato dal re francese Enrico IV, il marito fu allontanato da Parigi dopo la disfatta della Lega cui apparteneva. Ella conobbe allora l'ingratitudine, ma sorretta da eroica fiducia in Dio, lavorò indefessa giorno e notte per i figli e per il marito, fino ad ottenerne la completa riabilitazione. Ricompostasi così la famiglia dopo quattro anni e rientrati in possesso della casa e degli averi, la Beata s'impose di nuovo alla stima generale, compresa la famiglia reale. Il giovane Pietro de Bérulle, suo cugino e futuro cardinale, la venerava come madre; S. Francesco di Sales l'approvava e dirigeva.

 Fondazione del Carmelo di Pontoise

Nell'autunno del 1601 ella lesse gli scritti di S. Teresa d'Àvila e si sentì spinta a introdurre in Francia la riforma religiosa. Confidando nel consiglio di teologi e santi, nel 1602, fra difficoltà di ogni genere, iniziò la preparazione delle fondazioni del Carmelo teresiano, raccogliendo le prime vocazioni, impetrando l'autorizzazione reale e la Bolla pontificia di fondazione (Bolla In supremo del 13 novembre 1603 di Clemente VIII) e costruì il primo monastero. Scelte e guidate da Pietro de Bérulle, il 29 agosto 1604, giunsero dalla Spagna sei Carmelitane Scalze, con a capo la Beata Anna di Gesù (Lobera) e come conversa, la Beata Anna di S. Bartolomeo: quindi il 17 ottobre s'inaugurò a Parigi la vita regolare. La Beata cooperò anche alle nuove fondazioni di Pontoise (1605), Digione (1605), Amiens (1606), felice di vedervi entrare tutte e tre le sue figlie, cominciando da Margherita, di quindici anni. Frattanto Maria si prodigava in continue opere di bene, quantunque gravi fossero le sue sofferenze fisiche e spirituali. Nel 1613 il marito si ammalò gravemente: ella non ne abbandonò più il capezzale, finché, nove giorni dopo, lo vide spirare. Le lacrime e le preghiere della santa vedova furono confortate dalla celeste conferma della salvezza eterna del coniuge.

Libera ormai da impegni di famiglia, ruppe ogni legame col mondo e decise di farsi carmelitana. Notissima a Parigi e desiderata dai vari Carmeli, che per suo merito cominciavano a costellare il suolo natale, scelse il monastero più remoto e più povero, quello di Amiens, chiedendo per grazia di esservi accolta come religiosa conversa. Il 7 aprile 1614 vestì l'abito teresiano, rapita in estasi, ricevendo il nome di suor Maria dell'Incarnazione. Da religiosa, edificò le ferventi consorelle con l'attendere ai più umili lavori di cucina, con piena sottomissione a tutte, con il culto della povertà e una singolare delicatezza di carità specialmente verso le ammalate. Sebbene favorita da Dio con doni eccezionali, fu estremamente cauta e preferì la semplice pratica delle solide virtù comuni. Emise la professione solenne il giorno 8 aprile 1615, durante una lunga infermità. L'avvento di una nuova priora da un altro monastero, le fu motivo di acute sofferenze. Il 7 dicembre 1616, per ragioni di salute venne inviata al Carmelo di Pontoise, dove, dopo lunga malattia, confortata ripetutamente dal S. Viatico e da estasi e visioni celesti, rese dolcemente l'anima a Dio il 18 aprile 1618.

Il processo per la beatificazione fu aperto a Roma nel 1627. Fu proclamata beata da Pio VI, il 5 giugno 1791. Il suo corpo riposa nella cappella del convento di Pontoise.

di P. Giovanni di Gesù Maria ocd

da Santi del Carmelo, a cura di Ludovico Saggi Ocarm, Institutum Carmelitanum, Roma, 1972.


sabato 15 aprile 2023

ERRANZE E FRONTIERE di Padre MAURO ARMANINO

 




Erranze e frontiere

Abdou, originario di Bouaké nella Costa d’Avorio, perde suo padre mentre è ancora studente delle medie. Con un fratello minore, quattro sorelle e la madre a carico, parte per l’Algeria nel 2015. Arrivato a Tamanrasset si guadagna quanto basta per continuare il cammino fino a Adrar, Oran e infine il Marocco attraversando la frontiera di Oujda. Ottenuto lo statuto di rifugiato nella capitale Rabat, rimane a lungo senza un lavoro stabile. Decide di sfidare la barriera metallica di Melilla, enclave spagnola, lunga 12 kilometri, dotata di videocamere di vigilanza e strumenti per la visione notturna. I cavi posti sul terreno connettono a una rete di sensori elettronici acustici e visivi. La barriera è alta sei metri e Abdou coi suoi compagni, il passato dieci marzo, hanno cercato inutilmente di avvicinarla. I militari marocchini, al servizio della Spagna, con bastoni e cani li hanno fermati prima di raggiungere la frontiera, spinata, con l’Europa. 

Abdou è stato arrestato e poi abbandonato al confine con l’Algeria e da qui, in seguito, preso e deportato all’altra frontiera, quella con Niger. Passate Assamaka, Arlit e Agadez, si trova a Niamey. Lo zainetto con l’unico vestito di ricambio e l’altra borsa coi suoi documenti sono spariti dalla stazione del bus presso la quale passa i suoi giorni. Gli rimangono ancora altre frontiere prima di tornare a casa, apparentemente, le mani vuote. Le stesse mani libere sono quelle di Ibrahim, di mestiere tassista nella capitale della Guinea, Conakry che, ormai da anni, spinge i propri figli a cercare lontano quanto è stato loro rubato in Patria. Abbandona il suo Paese nel 2021 e si avventura in Algeria passando dal confinante Mali. La madre dei suoi due figli, Fatoumata, è dolorosamente d’accordo col suo viaggio perché il suo lavoro non gli permette più di sopravvivere con dignità. Pratica per un anno il suo mestiere di conducente nei pressi di Algeri.

Dopo qualche mese, senza documenti accettabili, è deportato e poi abbandonato nel deserto che lo separa dal Niger. Ritenta per altre due volte di migrare in Algeria, a Tamanrasset, per non tornare a casa con le mani sconfitte. Ogni volta è preso, detenuto e poi deportato al confine. Si trova, infine, a Niamey nei pressi dell’aeroporto civile. Con la complicità del console onorario possiede adesso una carta d’identità e null’altro se non i ricordi del viaggio e il desiderio di capire perché, nel mondo, le frontiere siano come armi da guerra.

        Mauro Armanino, Niamey, 16 aprile 2023

martedì 11 aprile 2023

 

Ricevo dal Prof. TULLIO RANZI una foto che ritrae Suor Maria Gabriella, prima che abbracciasse gli abiti carmelitani.

Cara signora Danila,

rovistando tra vecchie foto ho ritrovato anche questa in cui Suor Maria Gabriella di Gesù (allora docente universitaria Anna Maria Orlandi) compare al centro (come se la foto fosse stata fatta per lei!) del gruppo di Zoologia di cui faceva parte negli anni ’50. Da rilevare che subito alla sua destra nella foto vi è Padre Arosio (anche lui Zoologo ricercatore che frequentava l’istituto di Zoologia in quegli anni) che dovrebbe essere il carmelitano da lei citato nel suo blog nella biografia della Suora nel penultimo capoverso di pagina 4.


Zoologia tra gli anni '40 e '50


Un caro saluto,

 Tullio Ranzi.

GLORIA E LODE E ONORE A TE, CRISTO SIGNORE!



13 martedì sant'Antonio 2023 - Quinta video-meditazione






Ciao Danila,
qual è secondo te il senso profondo della collaborazione?
 
Oggi padre Andrea ci racconta dell'episodio del paralitico che incontrò Gesù a Cafarnao. Per amicizia, per pietà o per solidarietà, alcuni amici lo aiutarono affinché potesse incontrare il Maestro. Arrivarono ad aprire un varco sul tetto dell'abitazione per raggiungere lo scopo. E il Signore "vide la loro fede" e portò a compimento il segno di salvezza!
 
Troppo spesso le file che attorniano qualche leader o influencer potrebbero sembrare ostacoli al cambiamento. Ma la collaborazione, anche di pochi, sa raggiungere risultati insperati. Così avvenne a Cafarnao e così al giorno d'oggi avviene in tante storie di organizzazioni umanitarie e caritatevoli, o nel nascondimento delle nostre piccole comunità cristiane.
 
Riusciamo a sfuggire alla tentazione "che tanto aiutare non serve a niente"? Ad andare oltre a scandali o pregiudizi, con la convinzione che la collaborazione debba sempre ispirare il nostro vivere comunitario?
 
Buona riflessione e buon cammino!
Pace e bene!
 

Padre Giancarlo Zamengo
Per poter pregare la tredicina, aprite questo link, cercate la pagina odierna, e seguite le istruzioni. 


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi