AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 24 gennaio 2010

LIBRO DELLA VITA


Capitolo 9                                                                                    (alcune riflessioni)
"Ormai, dunque, la mia anima era stanca e, anche se non lo voleva, le sue cattive abitudini non la lasciavano riposare. Accadde un giorno che, entrando in oratorio, vidi una statua portata lì in attesa di una certa solennità che si doveva celebrare in casa e per la quale era stata procurata. Era un Cristo tutto coperto di piaghe, e ispirava tale devozione che, guardandola, mi turbai tutta nel vederlo ridotto così, perché rappresentava dal vivo ciò che egli ebbe a soffrire per noi. Provai tanto rimorso per l'ingratitudine con cui avevo ripagato quelle piaghe, che pareva mi si spezzasse il cuore, e mi gettai ai suoi piedi con un profluvio di lacrime, supplicandolo che mi desse infine la forza di non offenderlo più."

Chi conosce l'opera "Libro della mia Vita" di Santa Teresa di Gesù, conosciuta meglio come Santa Teresa d'Avila, sa bene che quell'incontro con il Cristo piagato, fu per Teresa l'inizio di un profondo sconvolgimento della sua anima.
Il Dio lontano, irraggiungibile, terribile nella Sua ira, giudice implacabile, si era fatto tanto vicino all'umanità, da subirne tutte le sofferenze del martirio.
Un Dio fattosi carne, uomo tra gli uomini,  e quindi vicino, tangibile.
Un Dio che ha sofferto così tanto, accettando la morte di Croce per amor nostro, non poteva essere quel Dio confinato  nei Cieli più remoti, tanto lontano da noi da non potersene fare un'immagine reale.
Questa è stata la "scoperta" di Teresa!!! Da quell'incontro con l'immagine di Cristo piagato, la Santa Madre ha compreso fino a che punto Dio si è chinato su noi.
Come è più facile, dunque, credere ad un Dio fattosi uomo, un Dio che è nato Bambino, è cresciuto nel seno di una modesta famiglia e, diventato adulto, ha cominciato a farsi pescatore di anime.
Un Re dell'Universo che, sceso dal Suo trono Regale, ha camminato tra gli uomini, mangiato, bevuto, pianto e riso coi suoi amici, in assoluta semplicità.
Ecco, un Dio siffatto, era senz'altro più raggiungibile dalla nostra percezione spirituale. Colui che disse: "Chi ha visto me, ha visto il Padre mio che sta nei Cieli", ha avvicinato Jahve, il cui nome era impronunciabile tanto era temuto dal popolo ebraico, ci ha permesso di poterlo finalmente chiamare per nome:  Gesù -  L' Emmanuele della Casa di Davide. Nella lingua del suo popolo: Joshua (la salvezza di Dio) ben Jussupha (figlio di Giuseppe), l'Emmanuele (Dio è con noi).
L'arcangelo Gabriel ha espressamente suggerito alla Vergine Maria, di chiamare il frutto dello straordinario concepimento, con questo nome. Così il Padre ha messo il Suo sigillo, incarnandosi Egli stesso, nel nome del Figlio. La Salvezza di Dio è in questo concepimento, ora Dio è con noi veramente!!!
Gesù quindi divenne la Voce del Padre, IL VERBO INCARNATO.
Non era più quindi necessario cercare Dio dall'apparire di una nuvoletta nel cielo (Profeta Elia), né nel roveto ardente (Mosé), né in tutte quelle forze della natura, o segni straordinari.
Ora Dio avrebbe parlato come noi, aveva finalmente preso voce.
Ma anche un corpo, un corpo che fu straziato in modo atroce, ancor  prima di essere inchiodato sul legno della Croce.
Teresa ne è rimasta sconvolta, così disperatamente, che capì di dover fare il possibile per perfezionare il suo amore per Lui.



Il timore di Dio, conduceva a vivere una vita irreprensibile per quella paura del Giudizio e della conseguente   pena eterna che il Signore avrebbe sicuramente inflitto. Lo stravolgimento di Teresa fu altro: il timore non era più sinonimo di paura, ma il temere di recare offesa a Cristo, di infliggergli nuove piaghe in un costato già ferito
In sostanza, se  amiamo  nel più profondo qualcuno, temiamo di fargli del male, agendo in  modo scorretto nei suoi confronti (con le parole, con gli atti). Così, se amiamo in modo totale il Signore Gesù Cristo, non vogliamo dispiacergli anzi, vorremmo fare in modo di levarlo dalla croce, di curargli le ferite.Lenirgli quelle piaghe che l'uomo stesso gli ha inflitto, così che il male ricevuto, venga cancellato dal bene che noi possiamo donargli.
Da quanto mi è parso di capire, queste le riflessioni di Teresa, i suoi insegnamenti di base.

Che dire allora, di coloro che vogliono togliere il crocefisso dalle pareti dei luoghi pubblici: scuole, tribunali, ecc.?
Io non penso neppure che si tratti di vilipendio al Signore, non penso neppure che si tratti di laicismo moderno.
Penso che, togliendo dagli occhi l'immagine di un Uomo sofferente, messo in croce da altri uomini (forse non meno sofferenti di Lui, anche se in modo diverso), sia la volontà di mettere a tacere la propria coscienza.
Se per Teresa, prendere coscienza di un Dio che ha patito piaghe dolorose, per amor nostro, è stato davanti all'effigie di un Cristo ferito, sanguinante, eliminare questo scandaloso simbolo di umano errore (l'ingiusta condanna di un innocente) aiuta ad anestetizzare le coscienze.
Una ulteriore dimostrazione di vigliaccheria!

2 commenti:

  1. Carissima, proprio questo pomeriggio ho letto un passo molto bello, di un libro del Papa (scritto quando ancora era Cardinale) e te lo riporto, perchè va veramente a braccetto con le tue considerazioni finali. Inoltre è veramente molto bello e quindi penso che ti farà piacere leggerlo:

    "Il fatto che il vero Giusto, allorchè apparve, sia diventato il Crocifisso, colui che dalla giustizia fu consegnato alla morte, ci dice implacabilmente chi sia l'uomo. Guardati come sei, o uomo: incapace di sopportare il giusto, al punto che colui che ama veramente viene trattato da pazzo, da fallito, da ripudiato. [...]La verità dell'uomo è di andare continuamente contro la verità; IL GIUSTO CROCIFISSO E' QUINDI LO SPECCHIO MESSO DAVANTI ALL'UOMO, NEL QUALE EGLI SI VEDE SPIETATAMENTE RIFLESSO".

    Hai ragione tu, a dire "vigliaccheria": vogliamo far finta di niente, togliendo lo specchio del giusto, nel quale guardare la nostra ingiustizia.
    (scusami se mi sono dilungata, ma avevo piacere a condividere con te questo pensiero letto)

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  2. Devo dire che invece mi ha fatto molto piacere, trovare una conferma così in alto, addirittura dal Papa!!! Temo sempre di uscire con qualche strampalata! Sai la storia (verissima) di un vescovo e la sua perpetua? Un giorno il Vescovo ha chiesto alla perpetua, se secondo lei le sue omelie si ascoltassero volentieri, e lei, nella sua semplicità, gli ha risposto: Senti, quando leggi le omelie che ti sei preparato, sei di una noia mortale, invece mi piace tanto quando parli a vanvera" Certo,la perpetua voleva dire che lo preferiva quando parlava spontaneamente!!!Ecco, anch'io scrivo così, di getto, e poi temo di essere andata contro qualche verità, ma se il Papa parla di quello specchio.....allora vado tranquilla!!! Grazie del bel commento!!!

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi