AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 14 novembre 2012

IL FIGLIO UNICO


Leopoldo crebbe prepotente e nevrastenico. In casa comandò lui dapprima coi vagiti, dopo coi capricci e alla fine con le scenate a mamma e papà, che lavoravano mattina, sera e notte per accontentarlo in tutto e dargli ciò che a loro era sempre mancato: cibo, gite, concerti di questo o quel cantante contorsionista che al momento gli piaceva, feste per ogni scusa: compleanno, onomastico, ricorrenze vere o presunte, abiti, accessori, telefonini che sempre dimenticava qui o lì e computer, tablet, provini quando gli venne in mente di fare il cantante lui pure col filino di voce sexy di cui era dotato, così rauco che era un dispiacere starlo a sentire. Unico figlio, si sa.
Con le raccomandazioni riuscì a prendersi il diploma del Professionale per l'industria e l'artigianato anche perché i professori non ne potevano più di vederselo intorno, con quell'aria ebete che assumeva a scuola e perdeva subito a casa. Dopo di che suo padre prese un caffè forte, si rimboccò le maniche e gli fece il discorso serio: voleva andare a lavorare oppure laurearsi?
Leopoldo nicchiò e disse che voleva continuare coi provini, ma era anche stonato e non di poco, le raccomandazioni non bastarono e dopo alcuni anni di vane speranze dovette desistere, allora  passò al tentativo di fare l'attore.
Mah. Nelle scene tragiche gli scappava da ridere e in quelle comiche pure, nelle scene di mezzo gli veniva da sbadigliare e nemmeno qui le raccomandazioni conclusero nulla. Incominciò ad accusare esplicitamente i genitori che non gli volevano bene e non facevano niente per lui, così madre e padre, dopo essersi venduti i quadri antichi e gli ori di famiglia, le terre e la casa, gli misero su il progetto di un suo film, qui Leopoldo era regista, produttore e primo attore, bisognava vedere come faceva filare il cast, adesso i provini li faceva lui agli altri e si divertiva moltissimo: <Le faremo sapere...> prometteva ammiccando alle ragazze e gelido coi maschi.
Dopo di che piazzava i piedi sulla scrivania, davanti al maxi schermo del computer a massima nitidezza, lo accendeva e si metteva a giocare, ma anche quello lo stufava subito. E del resto non si ricordava niente dell'inglese, che a scuola non aveva mai studiato minimamente e poiché tutti i computer parlano inglese, lui non capiva e cambiava girando qui o lì e beccandosi virus di ogni genere.
L'attrice che aveva scelto per il ruolo della protagonista, appena diciottenne, sembrava quasi unabambina, ma scema non era, lui incominciò a sbaciucchiarla e tastarla sotto la macchina da presa, diceva continuamente che non era sufficientemente sensuale e si ricominciava, dopo una giornata di questigiochini, quando ormai Leopoldo si apprestava a proporle l'onore di una nottata insieme nel proprio appartamento di lusso al grand hotel, la ragazza se ne andò rinunciando alla parte e molte altre la seguirono senza che il film si facesse mai, alla fine dovette pagare ugualmente tutti quelli che avevano lavorato e gli avevano messo un avvocato cattivissimo, così sprecò i soldi di mamma e papà, gli portarono via computer, automobile, telefonino e orologio d'oro massiccio e se ne tornò a casa a farsi consolare per tutte le offese ricevute.  Qui trovò due vecchi decrepiti che non ragionavano più e passavano il proprio tempo a letto con la televisione, una vicina pietosa gli preparava il piatto di pasta e così Leopoldo dovette assisterli, amministrare la pensione  del padre e non gli vollero dare nemmeno l'indennità di accompagnamento perché si sa, i tempi sono duri. Lasciò le feste, la droga, l'alcool e le donne, imparò il risparmio e finalmente nel suo cervello apparve una piccola luce: anche per lui arrivava la coscienza.

Domenica Luise

Commento di Danila Oppio:
Ho scelto questo racconto dell'amica scrittrice. poetessa e pittrice Mimma, perché tanto mi ricorda la parabola del figliol prodigo, ovvero quella del Padre Misericordioso. Nella storia, i genitori sono incapaci di comprendere e, forse, anche di educare - gli errori del figlio sono la conseguenza della debolezza affettiva dei genitori che, se avessero avuto un polso più forte, Leopoldo non avrebbe consumato tutti gli averi dei suoi cari. Ma il Padre ha dato al figlio degenere, uno spiraglio della Sua luce: la coscienza del male fatto e la possibilità di rimediare.


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