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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 9 novembre 2012

FRA JEAN THIERRY EBOGO: MISSIONARIO



 Fra Jean Thierry Ebogo: Missionario in Venezuela e America latina


Come è stato possibile che Fra Jean Thierry Ebogo sia diventato missionario in Venezuela e a breve lo diventerà in tutta America latina? Forse c’è qualcosa che non quadra?… Al contrario!
Fra Jean Thierry è sbarcato per davvero in Venezuela nel settembre di quest’anno e a breve si farà conoscere in tutta America latina: ne sono la felice testimone.
Non solo: appena Fra Jean Thierry è arrivato in Venezuela, e l’aereo è atterrato all’aeroporto “Simón Bolívar”di Maiquetía, subito si è fatto conoscere dai doganieri, e giunto a Caracas, ha iniziato a dare la sua testimonianza.

È quanto vi posso raccontare di questo viaggio effettuato nel settembre del c.a., in Venezuela.
I motivi del nostro viaggio - dico nostro perché era con me mio marito Felice - , sono stati due, ed entrambi di fondamentale importanza: a) il matrimonio di mia sorella minore e, b) come membro del “Gruppo di Preghiera Amici di fra Jean Thierry Ebogo”, quello di prendere contatto con i Padri Carmelitani Scalzi di Caracas, e le Carmelitane scalze del Monastero della stessa città, per far conoscere la figura del nostro fratello camerunese.

Personalmente ero molto felice e sicura che non avrei trovato grossi problemi in questa missione, non tanto per l’accoglienza che vi avrei trovato, quanto per il timore che affiorava in me: sarei riuscita a far comprendere a chi mi avrebbe ascoltato, chi è realmente J.T?

Portavo con me i DVD e libretti in lingua spagnola che contengono la sua biografia, sussidi che con largo anticipo il “Gruppo di Preghiera Amici di fra Jean Thierry ” di Legnano, sotto la guida di Luigi Vigna e P. Gabriele Mattavelli avevamo preparato. Tutto con l’obiettivo di aiutare confratelli-consorelle che comprendono e parlano la lingua spagnola a conoscere e capire lo spirito di questo nostro piccolo-grande fratello donato da Dio al Carmelo camerunese e a tutta la Chiesa. 

Ben presto compresi che, ciò che dovevo fare, era semplicemente portarlo in Venezuela, perché al resto ci avrebbe pensato lui. Eravamo partiti pensando di farlo conoscere; soprattutto io pensavo di portarlo nella mia terra natia, ma lui già con alcune notizie mi aveva preceduto col depliant che nel 2007 era stato spedito a tutte le case dell’Ordine sparse nel mondo. Così è stato Thierry stesso il padrone di casa che mi ha aperto anche le porte del Carmelo, lì, in quella terra nella quale sono nata.

Arrivati in aeroporto, alla dogana ci hanno fatto aprire per il controllo una delle quattro valigie che portavamo. Proprio in quella c’erano i libretti con la sua biografia. Il doganiere appena li vede, mi chiede che cosa sono quei libretti e DVD. Non appena ho iniziato a spiegare il motivo del nostro viaggio, cioè l’incarico ricevuto da parte dei Padri Carmelitani della provincia di Milano, di far conoscere Fra Jean Thierry ai fratelli venezuelani, giacché a breve si sarebbe iniziato il processo di beatificazione, il doganiere lascia cadere il pacco dei libretti nella valigia con un gesto improvviso come se scottassero e mi dice: “Sono cattolico”. “Bene, gli rispondo, allora se lo desidera gliene regalo uno, così quando Fra Jean Thierry sarà beatificato, lei potrà dire che già lo conosceva”. Lui l’ha accetta, ci fa chiudere la valigia e ci ha lascia passare.
Il giorno seguente, sabato 15 settembre, telefono al convento dei Padre Carmelitani e non appena Padre Cristóbal, Parroco della Parrocchia San José Obrero, ascolta quanto gli dico per telefono, fissa un appuntamento per l’indomani, domenica 16 alle 13.30. È il giorno in cui si sarebbe riunito per la prima volta, dopo le ferie estive, il Consiglio Pastorale, per dare inizio alle loro attività.
Ci siamo presentati all’appuntamento, e Padre Cristóbal ha aperto l’incontro e ponendo come primo punto all’ordine del giorno, la presentazione di Fra Jean Thierry.
Inizio la mia presentazione, mentre i venti membri del Consiglio Pastorale, rimangono colpiti dalla narrazione e fanno molte domande. Li vedo elettrizzati: subito decidono che tra i diversi gruppi di catechesi che già esistono e che vengono distinti con il nome di santi carmelitani, ci potrebbe stare un gruppo col nome di fra J. Thierry. Poi progettano di presentarlo al collegio dei docenti della scuola di Mistica per far conoscere la sua figura con l’obiettivo di inserirlo nei loro programmi. Di fronte a tanto entusiasmo, mi chiedo, tra le cose che ho detto, quale sia stata quella che ha suscitato tanto entusiasmo e, mentre meravigliata mi domando come proprio io sia stata capace di parlare con tanta naturalezza e spontaneità… la risposta viene come un lampo ad attraversare la mia mente: “Grazie, Thierry, sei stato tu a suggerirmi tutto quello che ho detto. Grazie!”.

Più tardi, nella telefonata che farò a Madre Ani, Priora del Carmelo di Caracas verrò  a sapere che Padre Cristóbal, è un grande apostolo e che senza dubbio farà quanto ha promesso per far conoscere il nostro J. Thierry. Intanto, anche lei ci invita al Monastero per conoscere quanto ho detto in Parrocchia.
Pensavo di avere un colloquio privato con lei. Mi accompagnano al Monastero, mia sorella con suo marito e mio marito, ci fanno accomodare in un ampio parlatorio e con nostra gran sorpresa arrivano una ad una, tutte le consorelle e condividono con noi e la Madre la conoscenza di Jean Thierry.
Era bello guardando l’espressione dei loro volti, osservare come erano attente e partecipi a tutto ciò che ascoltavano e sembrava che il loro amore per il nostro “eroe” non solo nascesse in quell’istante, ma aumentasse ad ogni momento del racconto
Abbiamo avuto l’occasione di vedere insieme il video, e mentre lo guardavano, con le loro esclamazioni e commenti vezzeggiavano, apprezzavano, ammiravano con affetto Thierry. Abbiamo trascorso due ore insieme quel pomeriggio e quando noi quattro siamo usciti eravamo gioiosi e leggeri, arricchiti anche noi da quell’incontro. L’amore e la simpatia reciproca, nata nei nostri cuori era palpabile.
Madre Ani, non solo ha  deciso di inserirlo nel loro programma presso la scuola Mistica, ma ha pensato, che nell’incontro che si terrà l’anno prossimo in Messico, per la Federazione dei monasteri dell’America latina porterà il DVD per diffonderlo tra le partecipanti.
Il nostro Provinciale, Padre Claudio Truzzi, aveva spedito, primo del mio arrivo in Venezuela, una lettera che preavvisava il mio arrivo con il materiale. Purtroppo l’unica che l’aveva ricevuto era la Reverenda Madre Priora… Ma ciò non è stato un problema, perché era sufficiente che pronunciassi il nome di Jean Thierry che le porte si aprivano. Naturalmente è stata mia cura consegnare copia della lettera, a tutti tre i referenti per evitare il sorgere dei dubbi.

Era pure necessario che incontrassi il Padre Provinciale del luogo. In realtà in Venezuela, c’è solo un Padre Delegato, Padre Daniel, che era fuori  Caracas, ma il 28 settembre sarebbe passato sia  nel Convento - Parrocchia che in Monastero. Impossibile incontrarci  per i suoi impegni: era con un confratello appena giunto da Roma. Ho avuto a disposizione il suo numero di cellulare, ma per il cattivo funzionamento delle linee telefoniche non ho potuto inizialmente parlare con lui. Ho tentato con una sms, in cui avvisavo di avere per lui un messaggio dai Padre Carmelitani della provincia di Milano. Appena gli è stato possibile mi ha chiamato e, nonostante la comunicazione molto disturbata, è stato possibile prendere accordi per lasciare in luogo sicuro il materiale che avevo con me.

Non è possibile descrivere il calore, l’affetto, la disponibilità e la recettività che c’è stata nei confronti di Jean Thierry. Egli davvero ha fatto tutto: personalmente l’unica cosa che ho fatto è stato rendermi disponibile come strumento per lasciargli compiere la sua missione! Egli ha permesso che io condividessi con i suoi fratelli e sorelle del Carmelo la storia della sua vita terrena e mi ha concesso di godere della grazia, oserei dire divina,di alcuni incontri di fede e di amore con la sua famiglia religiosa. Tutto ciò ai miei occhi sembrava un miracolo, che mi lasciava oltremodo stupita, quando capivo che tutto accadeva senza fatica né programmazione anticipata: sentivo che Thierry stesso guidava i miei passi e provavo tanta gioia nel costatare che evidentemente, quella di farlo conoscere nella mia terra era la volontà di Dio.

Il 1° ottobre siamo rientrati in Italia, proprio il giorno di Santa Teresa di Gesù Bambino, con una gioia immensa nel mio cuore (non solo perché ho rivisto la mia famiglia) ma anche per l’arricchimento che ho avuto con questa esperienza che si è aggiunta a quella di poter godermi in Parrocchia, la festa della nostra piccola, grande Santa, che tanto ha ispirato con la sua vita e dottrina il breve ma fecondo cammino di santità del nostro Fra Jean Thierry.

Nelly Irene  Zita

                Fra Jean Thierry Ebogo, sul letto d'ospedale, con la Mamma  Marie         Therese.

Disegno di Danila Oppio









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