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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 17 aprile 2012

IL LIBRI SPARITI DALLA BIBLIOTECA DI GIOVAN BATTISTA VICO




MA A CHI AFFIDIAMO LE NOSTRE OPERE D’ARTE?


Duemila intellettuali, tra cui Ennio Di Nolfo, Dario Fo, Carlo Ginzubrg, Dacia Maraini, Stefano Rodotà, Gioacchino Lanza Tomasi, Lamberto Maffei (Presidente dell’Accademia dei Lincei) Stefano Parise (Presidente dell’Associazione Italiana Biblioteche) e una lista di nomi illustri, si sono mobilitati per firmare un appello al Ministro Lorenzo Ornghi, chiedendogli  come fosse possibile che una biblioteca importante come quella dei Gerolamini  sia stata affidata ad un uomo che non ha i benché minimi titoli accademici e scientifici, nonché nessuna competenza professionale per rivestire il ruolo di curatore della Biblioteca napoletana di Giovan Battista Vico.
Il fatto: Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna alla “Federico II” di Napoli ha denunciato di aver visitato la Biblioteca in oggetto, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose: disordine, polvere, pile di preziosi volumi accatastate a terra, degrado. Ora la biblioteca è chiusa per riordino, ma pare che accadano cose strane, dicono le persone che abitano vicine al convento: auto che escono cariche, di notte, dai cortili della biblioteca.
Sono sorte quindi perplessità sul nuovo direttore, il “professor” Marino Massimo De Caro: “E’ incredibile che uno sei santuari della cultura italiana sia diretto da qualcuno che non ne ha il titolo per farlo.
Non mi dilungo ad elencare tutte le cariche che questo sedicente professore e nobiluomo abbia rivestito nel suo iter professionale, ma ci si chiede: tra le possibili scelte non c’erano altri dal profilo assolutamente cristallino cui affidare una biblioteca di libri preziosi già molto saccheggiata nei decenni?
Per questioni varie, il professore viene denunciato, ma già il giorno dopo il direttore spiega al Corriere del Mezzogiorno di avere tutte le carte in regola:”Laureato a Siena, ha insegnato Storia e tecnica dell’editoria nel master  di specializzazione dell’Università di Verona, è stato consulente del Cardinale Majia, bibliotecario del Vaticano, pubblicato un  libro su Galilei, direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto, il padrino di battesimo del nonno è stato Benedetto Croce, la famiglia che tramandava il titolo di Principi di Lampedusa, si è unita a quella del famoso Tomasi”.
Perbacco! Esclamerebbe Totò che si vantava di essere Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, Duca di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e di Durazzo, De Curtis.
Il vero principe Gioacchino Lanza Tomasi smentisce immediatamente sul quotidiano partenopeo: “Falso, le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dai principi di Lampedusa sono un’impostura. Il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667. I Caro non hanno quindi non hanno nessuna parentela con noi e consiglierei al priore dei Girolamini di vigilare invece di appoggiarsi su una documentazione falsata”.
Appurato che De Caro non è un nobile, sarà comunque professore, ovvero titolare di una laurea. Peccato che, malgrado il ministero lo chiami “dottore”, il nostro De Caro non si sia mai laureato all’Università di Siena, dove si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, e lo stesso cervellone centrale dell’Università di Verona non conservi traccia del passaggio dell’illustre “docente”.
Prima ancora che uscissero queste notizie, un numero sempre crescente di intellettuali avevano iniziato a firmare un appello per chiedere al Ministro Ornaghi come fosse possibile che una biblioteca di rilievo come quella dei Gerolamini,sia stata affidata a un uomo che non ha i titoli scientifici e la minima competenza professionale per rivestire quel ruolo.
Il “dottor Principe professor”Marino Massimo De Caro si presenta alla Procura della Repubblica, volendo denunciare che si è accorto che nella sua biblioteca sono spariti 1.500 libri….toh, ma va?
Di falsi dottori, professori, nobili, l’Italia ne è piena, ma affidare un incarico tanto delicato senza valutare le reali capacità del prescelto al ruolo, mi pare una disattenzione grave, da parte delle persone incaricate alla nomina del curatore.
Fa ancora più male, perché l’Italia non è un paese del terzo mondo, e quella biblioteca potrebbe diventare meta di studiosi, studenti, turisti o semplicemente amatori. E quanti erano a conoscenza di questa gemma a Napoli? Tipico della cultura italiana! Un vecchio frate forse, e se lo conosci, ti aprirebbe la porta di una biblioteca ai più ignota.
A Tehapinosinowa, al confine tra la Virgiorgia e il New Yorkshire costruirebbero un museo di 4.000 mq per conservare l’ultima defecazione di Jefferson.
Abbiamo opere d’arte di immenso valore artistico e patrimoniale, le stiamo lasciando perire miseramente. Meglio le feci di Jefferson o i nostri libri antichi?  Tanto che li buttiamo?  Farenheit 451 dello scrittore Ray Bradbury insegna, così come i libri messi all’indice  in passato, distrutti nel fuoco.
L’incuria, la manomissione e quant’altro non si discosta molto da tutto questo, considerato in che mani affidiamo le nostre ricchezze culturali!
Ciò che mi stupisce…è che ci stupiamo ancora quando apprendiamo di questi misfatti!  

Danila Oppio


3 commenti:

  1. Non sono nobile, non sono dottore e non ho nessuna familiarità con i libri rari. Ma un po’ di libri mi intendo.
    Spesso la rarità dipende solo dalla data di stampa e/o dalla notorietà dell’autore.
    Certo, in mezzo a tanta antichità, ci sono anche molte anticaglie, cioè libri che anche alla loro epoca stavano già nella categoria degli ‘inutili’. Ma bisogna anche dire che nel passato era molto più raro trovare libri e autori inutili. Indipendentemente da questo, hanno un loro valore
    anche solo perché rispecchiano l’epoca in cui sono stati pubblicati.
    E, visto che appartengo alla rara categoria di persone che piangono ancora la distruzione della Biblioteca di Alessandria (per dirla in termini moderni fu l’internet del suo tempo), penso che qualunque libro abbia superato i secoli o anche solo gli anni antecedenti la seconda guerra mondiale per arrivare fino a noi vada salvato, custodito e curato. Non a caso, i responsabili dei Musei si chiamano da un pezzo Curatori e non più solo Conservatori.
    Personalmente, quando trovo vecchi libri a me sconosciuti e che mi sembrano interessanti, se posso permettermelo li acquisto. Capita anche sulle bancarelle, talvolta. L’ultimo, nel 2009, è
    “Io cerco moglie!” (edito da Mondadori nel 1943) di Alfredo Panzini. Autore adesso a me conosciuto e gradito.
    Angela Fabbri

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  2. Grazie, Angela, per il tuo commento...Credo però che qui non si tratti solo di incuria, ma di ladrocinio vero e proprio! I libri spariti, interessanti o meno, sono comunque antichi e, sempre comunque, patrimonio storico. Prendiamo ad esempio certi quadri, che per me sono croste, ma sono di pittori noti, riconosciuti, e magari rari...devono essere salvati anche se io li ritengo insignificanti. E non devono misteriosamente sparire...tutto deve essere registrato, anche se fossero stati venduti o distrutti ufficialmente.
    Ho pontificato! Ciao

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  3. Questo commento di Thomas è perfetto, calza a pennello per tutti quei sapientoni fasulli che girano nel nostro paese, ma solo per rubare e nascondere i nostri tesori dell'arte, quella italiana, la prima al mondo, ma molti onorevoli disonorati non lo sanno nemmeno.
    Povera Italia, come sta cadendo in basso!..
    Gavino

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