AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
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mercoledì 17 luglio 2013

BEATO ROLANDO RIVI

Il Santo della settimana 
Beato Rolando Rivi
1931 - 1945
Per la chiusura forzata del seminario di Merola, occupato dai tedeschi nel giugno del 1944, Rolando Rivi  tornò a San Valentino di Castellarano, paesino su un colle della valle del Secchia. A casa mantenne i ritmi del seminario non smettendo di studiare  e continuando portare l'abito talare che si dava allora all'ingresso in seminario. Quando a poco meno di undici anni, nel 1942, aveva annunciato ai genitori il progetto di diventare prete la notizia era stata accolta con grande gioia. Nell'attesa di tornare a Merola divenne l'animatore di vivacissimi giochi in oratorio coinvolgendo anche i bambini più piccoli,  con i coetanei, invece, giocava a calcio e a pallavolo senza mai dimenticare i momenti della preghiera e della  formazione cristiana. Nato il 7 gennaio 1931 già a cinque anni serviva volentieri la Messa. Proprio in quell'anno, quando la guerra costrinse i seminaristi  a tornare alle loro famiglie, i preti cominciarono a essere presi di mira dai partigiani comunisti, non sfuggì a percosse e minacce di morte anche il parroco del  paese, Don Olinto Marzochini,  tanto che il vescovo lo trasferì in un luogo più sicuro e lo sostituì  con un giovane, Don Alberto Camellini, che fece anche da professore a Rolando e ad altri seminaristi. Di questo periodo di guerra spietata sull'Appennino emiliano fra le parti, di cui la popolazione fu vittima e testimone, non si sono sempre verificati a fondo i comportamenti di alcuni gruppi partigiani comunisti; restano comunque i fatti oggettivi e i numeri: Rolando Rivi è il primo e forse il più giovane fra 130 sacerdoti e seminaristi uccisi sul finire della guerra e del dopoguerra in odio alla fede e per la loro fedeltà alla Chiesa i cui rappresentanti costituivano come sempre il vero ostacolo all'espansione di tutti i totalitarismi propugnatori di nuove forme di società e  falsi umanesimi. In quel clima di soprusi, intimidazioni e derisioni personali per l'abito che portava Rolando Rivi non si isolò, né concepì risentimento nei confronti di chi mirava a mantenere odi e divisioni fra la gente.  Non era però così ingenuo da ignorare la situazione: le sue simpatie erano per "Le Fiamme Verdi" della Brigata Italia formata da partigiani cattolici organizzati da Don Domenico Orlandini nell'autunno del '44 che lottavano contro il nemico comune e per il futuro di un'Italia autenticamente democratica. "Togliti la veste" gli dicevano i genitori in quei momenti  così pericolosi, ma Rolando non volle togliersela perché  segno della sua vocazione e di appartenenza a Gesù e alla  Chiesa che amava. Il 7 gennaio 1945 compì quattordici anni, festeggiò il compleanno sciando lungo i pendii della collina, utilizzando due doghe di una botte come sci, imitato dai suoi compagni coi quali trascorse gli ultimi momenti di serenità. Con la primavera  l'odio per i preti e i credenti si fece palpabile benché la fine della guerra non sembrasse così lontana. Rolando rimaneva un segno di contraddizione per molti. Il 10 aprile dopo la Messa del mattino si recò a studiare in un boschetto vicino a casa, a mezzogiorno i genitori lo andarono a chiamare, ma trovarono tra i libri sparpagliati sul prato un foglio: "Non cercatelo, viene un momento con noi, i partigiani". Alcuni partigiani comunisti, il cui referente era Delciso Rioli, lo avevano sequestrato e portato nella loro base a Piane di Monchio distante una ventina di chilometri. Gettato in una porcilaia Rolando venne  sottoposto per tre giorni a continui interrogatori fra pugni, calci e cinghiate con l'accusa di essere una spia tedesca e un delatore. In realtà tutto questo avveniva in odio alla sua fede  e perché era un esempio per i giovani del luogo sottraendoli alla loro propaganda ideologica. Il 13 aprile 1945 i partigiani lo condussero in un bosco e lo misero davanti a una buca, capì, chiese che lo risparmiassero, ricevette un ultimo calcio e allora si inginocchiò chiedendo di pregare per i genitori, subito Giuseppe Corghi, il commissario politico, gli sparò due rivoltellate al cuore e alla tempia sinistra. Il padre e Don Alberto Camellini arrivati alle Piane quella sera cercando notizie di Rolando si sentirono rispondere direttamente dal Corghi: "L'ho ucciso io, ma sono perfettamente tranquillo, domani un prete di meno". Chiese ancora Don Camellini: "Vi domando solo: ha sofferto questo povero bambino?" Il  commissario politico indicando la rivoltella  alla cintura: "Guardi, con questa non si soffre tanto". L'indomani il corpo di Rolando Rivi, ricoperto da poche foglie e da pochi centimetri di terra, venne riportato alla luce e ripulito alla meglio  da Don Camellini. Solo allora il padre  lo poté riabbracciare. 

Roberto Arioli

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