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Nostra Signora del Carmelo

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giovedì 29 marzo 2012

GETSEMANI


L’ORTO DEGLI ULIVI  - Dove inizia la Passione   di Danila Oppio

Ma perché, Signore, hai offerto Tuo Figlio in sacrificio?  Quanti si sono posti questa terribile domanda pur sapendo che la risposta si trova nelle Sacre Scritture. Un Messia atteso, annunciato, nato con il destino della Croce, accettata con un SI, come quello di Maria, Sua Madre. Gesù dice (Matteo 5,38-41) “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra….” La coerenza più assoluta, I Suoi insegnamenti con la propria vita, appare nell’incondizionata accettazione della Croce, offrendo tutto sé stesso al sacrificio supremo.
Molti hanno assistito alla proiezione del film “Passione” di Mel Gibson. Ho raccolto impressioni contrastanti, ma quella più ricorrente riguardava l’indugiare del regista sulle torture cui Gesù venne sottoposto. Quale crudeltà! Perché sconvolgere la nostra sensibilità con scene tanto strazianti? Ma, davvero,  quanto ci soffermiamo sulle sofferenze patite dal Cristo per noi? Quanto oramai la Croce è diventata un simbolo sempre più evanescente, al punto da rassomigliare ad uno stemma con cui ci fregiamo, come vago ricordo della nostra cattolicità? E come ci poniamo davanti alle croci che si presentano nella vita, nostra e del prossimo? Quante esistenze, nella storia dell’umanità, hanno subito e tutt’ora vivono, le stesse sofferenze del Signore, ad opera di individui che non mi sento di chiamare animali, tantomeno uomini! Eppure, a contraddire questo mio giudizio sul loro operato, vi è proprio Cristo con la sua Croce, a dirmi che li ha perdonati, ad insegnarmi che devo anch’io fare la stessa cosa. Perché questi è Dio, il cui Pensiero si discosta parecchio dal mio umano ragionamento. Ho potuto riscontrare, invece, una profonda analogia tra il film e quanto testimonia S.Teresa d’Avila. L’immagine di Gesù, flagellato alla colonna, catturò Teresa legandola indissolubilmente all’Umanità Santissima del Signore Gesù e sconvolgendo così l’idea che si era fatta di Dio, un Dio troppo lontano dalle nostre vicende terrene. I racconti della Passione che la liturgia ci propone, non sono “storie edificanti” il cui protagonista recita una parte per darci il buon esempio! In quelle righe vi è la testimonianza dei discepoli che, delusi nelle loro aspettative, videro la progressiva, straziante consegna di sé all’Amore del Padre, vissuta da Gesù.Un amore capace di svuotarsi, di restare inerme e patire gli effetti del potere violento di un’umanità ferita dal peccato che mina l’alleanza offertale da Dio. Un amore che il Figlio di Dio fatto uomo ha preannunciato con gli insegnamenti e con i “segni-miracoli”, ma che si rivela in modo definitivo, ultimo, nella morte di Croce. Non conosco parole adatte per descrivere l’emozione travolgente dell’incontro di un’anima col Signore della Croce, mi affido così ad un brano del prof. Stefano Jacomuzzi, scritto come fosse Gesù stesso a narrarsi:
“Ceniamo insieme l’ultima volta .Dico a Pietro che ho pregato per la sua fede:anche lui mi rinnegherà. Gli altri avranno paura e mi abbandoneranno. Perché il Figlio dell’Uomo deve morire solo. Ma io a loro affido il mio corpo ed il mio sangue, perché lo distribuiscano senza sosta a saziare la fame vera e ignorata del mondo. Giovanni ha abbandonato il capo sul mio petto. Nella stanza di sotto sento muoversi le donne. C’è mia madre con loro. La terra mi saluta con I suoi ultimi affetti. Amatevi come Io vi ho amati….Parlo loro dell’amore. Non mi cerchino nei colpi di martello, nello strazio delle carni, nell’esaltazione del dolore. La mia Croce è l’amore e su questa croce si lascino inchiodare, cantando la gioia di averlo trovato e di averlo donato. Troveranno e doneranno me, nel bicchiere a chi ha sete, nel sollievo a chi piange, nel conforto a chi muore. “Alziamoci” dico, “Devo andare”. E mi seguono in silenzio verso il monte degli Ulivi”.

IL RESTO E’ STORIA, LA STORIA D’AMORE PIU’ GRANDE . 

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