AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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domenica 24 febbraio 2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

Beato Angelico: Trasfigurazione
Rif. Gn 15,5-12.17-18
Sal 26(27)
Fil 3,17-4,1
Lc 9-28b-36



Un brano evangelico come questo è difficile sia da capire, sia da immaginare. La parola trasfigurazione vuol dire cambiare figura, cambiare aspetto. Per dare una descrizione del fenomeno, l'evangelista Luca afferma che il volto di Gesù si trasformò; a stento i discepoli lo riconoscevano. Anche gli abiti che indossava divennero di un bianco sfolgorante. Un evento davvero unico, che lascia pensare a una realtà ben superiore al miracolo.
L'episodio descritto si verifica sopra un monte, sul quale Gesù si era ritirato a pregare con tre suoi apostoli. Il fatto che la trasfigurazione avvenga durante la preghiera è un dato rivelativo dell'unione tra Gesù ed il Padre; così profonda che la sua umanità non riesce celare la gloria dirompente della natura divina. Egli, vero uomo e vero Dio, in quel momento d'intimità con il Padre, decide di regalare ai suoi, una breve anteprima di paradiso, qualcosa che non appartiene alla realtà terrena.

La Bibbia c'insegna che nessuno può vedere il volto di Dio e rimanere in vita, eccetto che non sia già al suo cospetto, in paradiso. Però è possibile vedere il volto di un uomo trasfigurato dall'amore di Dio, vale a dire, il volto di Dio in quello di un uomo. Gesù, sul monte, riveste tutta la gloria di Dio, la sua luce, la sua pace; perciò Pietro, Giacomo e Giovanni fanno un'esperienza straordinaria, potremmo dire, riservata a coloro che sono passati a miglior vita.
Ora, in questa cornice di gloria ultraterrena, sembra quasi impossibile che Gesù pensi alla sua morte in croce, Il testo però lascia intendere che parlava proprio di quell'argomento con Mosè ed Elia, apparsi accanto a Lui nella luce della trasfigurazione.
Non a caso. Dalle Sacre Scritture e dalla tradizione ebraica sappiamo che Mosè ed Elia sono uomini scelti da Dio come rappresentanti, il primo della Legge: i comandamenti, i consigli che Dio ha dato al suo popolo; il secondo della Profezia: come dovrebbero essere messi in pratica questi preziosi consigli. Quindi, Legge e Profezia sono le coordinate che occorrono al pio israelita per seguire la volontà di Dio e quindi, per salvarsi.
Gesù, parlando con loro del suo imminente esodo, sembra quasi alludere all'insufficienza di questi validi strumenti messi da Dio a disposizione dell'uomo:; pare non siano serviti a salvare l'umanità dalla schiavitù del peccato. Non perché fossero inefficaci, ma perché la smania di protagonismo e una colpevole noncuranza umana li ha vanificati: alterando l contenuto della Legge di Dio e uccidendo i Profeti.

L'uomo gode di una libertà (quasi) illimitata, ma raramente sceglie di metterla a disposizione secondo i piani divini,  e' un potere d'esercizio male interpretato, Non perché voglia direttamente il male, ma perché la ferita del peccato che porta in sé distorce il desiderio ed inquina la volontà. Così, sebbene l'imputabilità morale ne esca parzialmente assolta, rimane comunque il male voluto e messo in atto.
Esiste certamente una coscienza, ma anche quella può essere viziata dalla ripetizione dei peccati, al punto che il confine tra lecito e illecito, tra bene e male è davvero sottile e spesso confuso.
La Legge e i Profeti, allora, potremmo definirli come un manuale d'istruzioni per usare saggiamente la libertà che Dio ci ha donato. Ma come spesso succede con i libretti d'istruzioni...finiscono poi chissà dove, oppure, semplicemente non sono letti. Ci fidiamo più del nostro intuito che dei consigli divini, e preferiamo lasciarci istruire dalla nostra umana esperienza anziché da un'intelligenza illuminata dallo Spirito Santo di Dio.
(L'omelia è piuttosto lunga, io mi fermo qui, consigliandovi di procurarvi il testo di don Maurizio Roma, titolato Pensieri e Parole . Omelia per l'anno C".Potete richiederlo direttamente al sacerdote, Parroco della Pieve di Lubaco, il cui indirizzo email è il seguente: pieve.lubaco@gmail.com

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