AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 9 marzo 2018

IV SETTIMANA DI QUARESIMA: esercizi spirituali carmelitani



IV settimana : abbandonare le nostre ingratitudini
1. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”
Vangelo di Gesù secondo san Giovanni 3,14-21
“In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»”.
    Il libro delle Cronache si presenta come un riassunto del cammino spirituale vissuto dal popolo ebreo. In numerose occasioni il popolo ha dimenticato l’Alleanza, ha ignorato il suo Dio, sepolto le grazie ricevute lungo la sua storia movimentata. Nei cuori, sedotti dagli inganni del tempo presente, è nata una volontà di emancipazione da Dio. Il ricordo non è stato costante, così Israele ha disconosciuto il suo Dio e i suoi doni, Questa vicenda storica ci sembra certamente lontana dalle nostre problematiche contemporanee, tuttavia anche noi siamo spesso nella condizione simile di dimenticare i benefici del Signore. Forse dovremmo aprire l’album della nostra propria storia religiosa per vedere come la dimenticanza sia presente nella nostra storia religiosa. Siamo forse troppo spesso figli ingrati che rischiano l’amnesia spirituale. Nella Bibbia ricorrono puntualmente numerosi “ricordati” usciti dalla bocca dei Profeti e distillati lungo la storia del Popolo di Dio confrontato a generazioni dure d'orecchi e di cuore.
    Questo tempo propizio di quaresima potrebbe diventare un periodo felice in cui Dio, attirandoci nel deserto, parlerà al core di ogni credente. Poiché al centro di tutte le vicissitudini umane, dei fallimenti, rimane una forza: la misericordia di Dio si presenta sempre all’appuntamento. Essa si offre sempre, senza mai stancarsi.  È bene per noi pertanto ricordare questa misericordia che non ha mai smesso di mostrarsi, di svilupparsi, di intensificarsi. L’infelicità del popolo eletto è la conseguenza della dimenticanza del suo Dio. Ma Dio apre sempre una breccia per far rinascere la vita. Non ha mai smesso di chiamare e di inviare al suo popolo ribelle messaggeri carichi di chiamate al pentimento. La sordità e la cattiveria hanno compiuto la loro opera. Ma Dio non può abbandonare e dimenticare il suo popolo. Se un re pagano era stato l’autore del disastro e della deportazione, ci voleva un altro re pagano, Ciro, per essere strumento di salvezza: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda”. Il Signore mi ha incaricato di costruirgli una casa.
    Saremo noi, oggi, nel numero di questi costruttori ? Dio non si inviterebbe a casa nostra?  Dobbiamo allora riprendere il canto del salmista: “Mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo!” (Sal 136, 6). E se entrassimo in questa settimana in un lavoro di memoria, di ricordo. No, le misericordie di Dio non sono state cancellate. Insieme leggiamo anche la lettera che Paolo scrisse agli Efesini: “Fratelli, Dio è ricco di misericordiaL’Apostolo sviluppa il suo tema: eravamo morti a causa delle nostre colpe. Dio ci ha dato la vita con Cristo: per grazia siamo stati salvati. Questo tema dell’amore di Dio, della sua infinita misericordia, attraversa le tre letture della nostra domenica, come un ritornello che non si esaurisce, ma riafferma con forza il cuore della nostra vita di fede: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”.
    La misericordia di Dio è certamente una costante della storia biblica. Si è rivelata durante tutta la Storia santa. Dio usa verso il suo popolo tutti i mezzi in grado di causare la sua conversione, e dunque anche la nostra conversione, oggi. Vi consiglio di gustare i prefazi proclamati durante ogni santa Messa prima della preghiera eucaristica. Rileggiamo un estratto del prefazio di domenica: “Nel mistero della sua incarnazione egli si è fatto guida dell'uomo che camminava nelle tenebre,per condurlo alla grande luce della fede. Con il sacramento  della rinascita ha liberato gli schiavi dell'antico peccato per elevarli alla dignità di figli”. Questa chiamata a diventare figli di Dio non si realizzerà tuttavia senza di noi. Anche il vangelo di questa domenica insiste nel farci andare verso la luce. In una parola: che abbiamo il coraggio di riconoscere i nostri vicoli ciechi, quelle vie senza uscita scelte o subite che ci fanno andare alla deriva, andare contromano rispetto alla Buona Notizia, rispetto al Vangelo. 
    Anche Giovanni insiste nel racconto del Vangelo di questa domenica: “Chi fa la verità viene verso la luce”. A quale/i verità siamo chiamati, invitati? No, non siamo convocati davanti al tribunale celeste. Siamo chiamati ad un incontro nel corso del quale, avendo accettato di dire la propria verità, saremo invitati allora a lasciar scendere su di noi con abbondanza l’acqua della misericordia. “Fratelli, Dio è ricco di misericordia”, ci ricorda san Paolo. Durante questa settimana, come accoglieremo questa forza e come ne vivremo? La casa che Ciro propone di costruire, secondo quanto ha domandato il Signore, porterà il nome di “Casa della Misericordia”. Forse dovremo avere il coraggio di varcarne la soglia.


1. Lorenzo si gettò a corpo perduto nella braccia della divina misericordia…
Nel suo Figlio Gesù, Dio ci aspetta in questa casa della misericordia. Non facciamoci aspettare! Fra Lorenzo della Risurrezione ci invita e ci precede. Seguiamolo …
“Da questa fede viva nascevano la fermezza della sua speranza della bontà di Dio, una fiducia filiale nella sua provvidenza, un abbandono totale e continuo di se stesso nelle sue mani, senza preoccuparsi di ciò che avverrebbe dopo la sua morte. (…) Nella maggior parte della sua vita, non si accontentò di poggiare la sua salvezza sulla potenza della grazia e dei meriti di Gesù Cristo, ma, dimentico di se stesso e di ogni suo interesse, si gettò, come dice il Profeta (Rom 4,18), a corpo morto, nelle braccia della misericordia infinita
Più le situazioni gli sembravano disperate, più sperava, simile ad uno scoglio che, battuto dei flutti del mare, si rinsalda di più nel mezzo della tempesta (…). È per questo motivo che egli diceva che la più grande gloria che si potesse rendere a Dio è quella di diffidare completamente delle proprie forze e di confidare perfettamente nella sua protezione, perché è attraverso questa che si riconosce sinceramente la propria debolezza e si confessa veramente l’onnipotenza del Creatore” (Elogio, 44).
    Egli stessi si confida ad un religioso :
    “Mi ritengo il più miserabile degli uomini, lacerato da piaghe, pieno di fetori e che ha commesso ogni sorta di crimini contro il suo Re. Toccato da un sensibile rimorso, gli confesso tutte le mie colpe, gliene chiedo perdono, mi abbandono tra le sue braccia perché faccia di me ciò che gli piace. Questo Re, pieno di bontà e di misericordia, ben lungi dal castigarmi, mi abbraccia amorevolmente, mi fa mangiare alla sua mensa, mi serve con le sue mani, mi offre le chiavi dei suoi tesori e mi tratta in tutto e per tutto come suo prediletto; si intrattiene e si delizia incessantemente con me in mille e mille modi, senza parlare del mio perdono, né togliermi le mie originarie abitudini. Benché io lo preghi di farmi secondo il suo cuore, mi vedo sempre più debole e miserabile, tuttavia sempre più oggetto di tenerezze da parte di Dio. Ecco come mi considero di tanto in tanto alla sua santa presenza” (Lettera 2).

fr. Didier-Joseph Caullery, ocd (Convento d’Avon)



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