AFORISMA

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mercoledì 28 marzo 2018

IL GELSO E IL BRUCO

Ricevo dalla Segreteria dell'OCDS della Provincia Lombarda questo racconto che aiuta a riflettere.




C'era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro.
 I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.
 "Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso. "Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito". Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...". Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro.
Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta". "Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?". Il bruco arrossì. "Qualche volta", rispose timidamente. "E che cosa sogni?". "Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo". "E nel sogno sei uno di quelli?". "...Sì", mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo.
Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. "Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!". Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava Pierbruco. "Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi! "Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati...". "Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare.
"Presto tutto finirà...scrunch... Non c'è niente dopo...scrunch... Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso...scrunch... ma...scrunch...non sono felice...scrunch. I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono solo illusioni!", bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. "Sono venuto a salutarti. E' la fine. Guarda sono l'ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!".
"Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato!
Arrivederci Giovanni”: sorrise il gelso.

 "Ti sbagli gelso. Questo...sigh...è...è un addio, amico!", disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza.
"Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!". Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. “Oh” ribatté il gelso “Vedrai”:
  “E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso.

 "Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?".
 "Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?" sorrise il  vecchio albero.
 "O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?".

Oggi parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.
Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola?
Nulla di male, sia ben chiaro. Ma la loro vita è tutta qui.
Per loro la parola risurrezione non significa nulla.
Eppure non sono felici...
BUON PASQUA!



2 commenti:

  1. Il Gelso centenario parla con la saggezza di chi ha un'altra dimensione tempo rispetto a quella dei Bruchi. Ha conosciuto infinite loro generazioni e per questo può sorridere dell'ansioso sogno di Bruco Giovanni. Sa che verrà un momento in cui lui smetterà di mangiare e di ingrassare, butterà la vecchia pellaccia e si trasformerà.
    Questo racconto vuol dirci che certe cose non le capiamo perchè non abbiamo gli strumenti per scovarle. Gelso ha altri strumenti e può capire la vita di Bruco. Chi capirà la vita di Gelso? E chi capirà la vita di chi capisce la vita di Gelso?...
    Angela Fabbri

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  2. Bel giro di parole, ma questo racconto è la metafora che rappresenta la vita materiale o carnale, e la vita spirituale, che è quella del bruco tramutato in farfalla! La farfalla vola in alto nel cielo, il bruco rimane attaccato alla terra o, meglio, alle sue appetitose foglie di gelso, e non sa che si tramuterà in una creatura meravigliosa, perché solo l'anima di ogni persona, è veramente importante, non il suo aspetto umano.

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