AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 9 dicembre 2013

Entrando nel Giubileo della nostra Parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino a Legnano

Entrando nel 50° anniversario della Fondazione Parrocchiale


Stiamo entrando nel 50° anno della fondazione della nostra Parrocchia. Non sono parrocchiana da tutto questo tempo, ma solo da una ventina d’anni. Quanto basta, però, per aver imparato ad amarla, e sentirla mia nel più profondo del cuore.
Posso trasmettervi solo la mia esperienza spirituale e umana, che ho vissuto e che vivo tuttora nel suo interno. Tale esperienza, è la stessa vissuta da ogni persona che si è sentita direttamente coinvolta nei vari ambiti parrocchiali.
Non so se questo mio sentire è dipeso dal fatto che la Parrocchia di Santa Teresa è gestita dai Padri Carmelitani, o se ho respirato, nei laici impegnati nelle varie attività pastorali e di volontariato, testimonianze di fede profonda, di accoglienza fraterna e di amicizia vera. Sicuramente, ciò è accaduto da entrambe le parti così che, da quando frequento la nostra Parrocchia, mi sento a Casa.
Sapete cosa significa “sentirsi a Casa?”. E’ la sensazione di trovarsi tra persone che si amano, che si rispettano, che condividono parte della loro vita, in attività spese per il bene degli altri. Nell’ambito educativo, per esempio, così come succede tra i catechisti delle varie fasce d’età, come con gli animatori delle Sante Messe, o dell’Oratorio, come con chi s’impegna nella gestione della Casa della Carità – Mensa dei Poveri, così come con coloro che si occupano delle Missioni, non necessariamente in quest’ordine, e potrei continuare, tante sono le necessità di aiuto nella parrocchia. Ogni operatore testimonia e dà esempio, con il suo servizio e con la preghiera, la sua fede nel Signore, e il suo amore per i fratelli.
Mi sono sentita coinvolta, ho voluto così dare qualcosa di me, del mio tempo, anche se da qualche anno ho dovuto ridurre drasticamente, per motivi familiari, le ore che dedicavo alle attività parrocchiali, e me ne dispiace davvero tanto. Ma è così: c’è chi va e lascia il posto a chi arriva, desideroso di sentirsi anche lui, parte integrante della SUA parrocchia. Non ho sbagliato, ho scritto SUA a lettere maiuscole, poiché sono persuasa che se non la sentiamo davvero NOSTRA, non riusciremo mai a sentirci membri di una vera comunità, non la sentiremo mai la nostra Casa.
Nel corso di questi decenni, ho notato l’impegno dei responsabili, sempre più sentito, nell’accogliere, nell’affiancare, nel dedicarsi con maggior entusiasmo e reciproca collaborazione alle opere da loro svolte, per il bene della parrocchia, cercando di migliorare i servizi, come per esempio, l’impegno nel sollecitare e progettare la nuova Casa per Tutti. E in questo contesto, nasce la necessità di nuove forze, utili per la gestione della Casa stessa.
Viene spontaneo guardarsi intorno e chiedersi: come posso rendermi utile, in questo contesto parrocchiale? Qual è il mio talento specifico, da donare al Signore? Anche il più umile servizio, anzi, forse proprio quell’umile servizio, è il più gradito al Signore. E per chi non avesse la possibilità di offrire il proprio tempo, c’è sempre il modo di dare una mano concreta, con offerte economiche, onde far fronte ai costi elevati della Casa per tutti, e per aiutare i bisognosi della nostra Casa della Carità, o per le nostre Missioni. Tante gocce riempiono il mare!
E’ così che ho intrapreso anche il cammino di formazione per divenire laica carmelitana, entrando a far parte dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi, poiché unire la preghiera all’azione, è un po’ come imitare Maria e Marta. Uscire dal proprio individualismo, per donarsi, almeno in quel poco o tanto che ci sarà possibile, agli altri. E la Parrocchia diventa così, davvero, una grande famiglia. Ed io mi reputo fortunata: oltre alla famiglia parrocchiale, appartengo anche alla Famiglia Carmelitana.
Festeggiare una ricorrenza non è sinonimo di banchetti, bandiere sventolate, striscioni inneggianti, marce bandistiche, ma piuttosto quel sentirsi partecipi di un’unione di cuori, di persone amiche che hanno instaurato un rapporto fraterno, di stretta collaborazione, per il bene comune. Confidando nella protezione del Signore, della Vergine Maria, e dei Santi del Carmelo, cammineremo insieme, Padri e parrocchiani, verso una crescita umana e spirituale, poiché dentro una parrocchia c’è molto da imparare e da donare. Sempre. Anche attraverso le inevitabili difficoltà che si presenteranno, ma che verranno superate dalla certezza che se si semina bene, il raccolto sarà buono e abbondante, anche se non saremo noi i mietitori!
Aggiungo una leggenda, è la parte finale del racconto L’Alchimista di Paulo Coehlo. (il racconto nulla ha a che fare con la magia, se non quella effettuata dalla Mano del Creatore!). Questa leggenda è il perfetto compendio di quanto ho appena scritto. E adeguata al periodo liturgico che stiamo vivendo.
Buon Cammino in Parrocchia a tutti!

L'attuale Parroco Padre Gabriele Mattavelli
Ricordiamo i parroci che ci hanno Preceduto nella Casa del Padre: 
Da sinistra guardando la foto: Padre Teresio Raiteri
Padre Placido Daniele, in compagnia dell'attuale Priore
del Convento Carmelitano di Parma Padre Pio Janes
manca la foto di P. Gerardo Bongioanni

Danila Oppio
Leggenda di Natale
La Madonna, con il Bambino Gesù fra le braccia, aveva deciso di scendere in Terra per visitare un monastero. Orgogliosi, tutti i monaci si misero in lunga fila, presentandosi ciascuno davanti alla Vergine per renderle omaggio.
Uno declamò alcune poesie, un altro le mostrò le miniature che aveva preparato per la Bibbia e un terzo recitò i nomi di tutti i santi. E così via, un monaco dopo l’altro, tutti resero omaggio alla Madonna e al Bambino.
All’ultimo posto della fila ne rimase uno, il monaco più umile del convento, che non aveva mai studiato i sacri testi dell’epoca. I suoi genitori erano persone semplici, che lavoravano in un vecchio circo dei dintorni, e gli avevano insegnato soltanto a far volteggiare le palline in aria.
Quando giunse il suo turno, gli altri monaci desideravano concludere l’omaggio perché il povero acrobata non aveva nulla di importante da dire e avrebbe potuto sminuire l’immagine del convento. Ma anche lui, nel profondo del proprio cuore, sentiva il bisogno immenso di offrire qualcosa a Gesù e alla Vergine.
Pieno di vergogna, sentendosi oggetto degli sguardi di riprovazione dei confratelli, tirò fuori dalla tasca alcune arance e cominciò a farle volteggiare, perché era l’unica cosa che egli sapesse fare.
Fu solo in quell’istante che Gesù Bambino sorrise e cominciò a battere le manine, in braccio alla Madonna. E fu verso quel monaco che la Vergine tese le braccia, lasciandoli tenere per un po’ il Bambinello.
Dalla Postfazione de L’Alchimista di Paulo Coelho 

Dal Bollettino Parrocchiale edizione speciale per il Giubileo dicembre 2013


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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi