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mercoledì 30 gennaio 2013

GALLERIA D'ARTE: FRA GALGARIO - biogragia


Fra Galgario (1655-1743)

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GHISLANDI VITTORE detto FRA GALGARIO (BG. 1655 – 1743)
Ghislandi Vittore in arte Fra Galgario nasce a Bergamo, Borgo San Leonardo, nel 1655 da Flaminia Mansueti e dal pittore Ghislandi Domenico. Viene battezzato, con la sorella gemella Beatrice, nella chiesa di S. Alessandro il 4 Marzo e gli è imposto il nome di Giuseppe che cambierà in Vittore quando prenderà gli ordini religiosi. Si avvicina alla pittura seguendo le orme del padre e 
Autoritratto di Ghislandi Vittore detto Fra Galgario
la sua formazione avviene a Bergamo sotto la guida di Giacomo Cotta, incisore milanese, attivo in città come pittore di soggetti sacri, e Bartolomeo Bianchini. Probabilmente ha influenzarlo in questa prima fase, oltre a Giovanni Battista Moroni, furono le opere di Carlo Ceresa e le nature morte di Evaristo Baschenis.  Nel 1675 si allontana da Bergamo per Venezia per abbandonare un ambiente ormai impoverito e provinciale. Appena a Venezia si sistema presso il Convento di San Francesco da Paola e decide di diventare un frate laico nell'Ordine dei frati minimi, assumendo il nome di Vittore. A Venezia rimane molto tempo, dedito allo studio delle opere di Tiziano e Paolo Veronese, a questo periodo è databile il Ritratto di Domenico Ghislandi. A Venezia incontra il ritrattista friulano, già affermato, Sebastiano Bombelli e rimane con lui fino al 1701. In data imprecisata egli ritorna a Bergamo e si stabilisce nel convento bergamasco del Galgario (oggi dormitorio per immigrati), da cui gli deriva il soprannome, e subito ritrova consenso da parte di facoltose famiglie del luogo. Inizia con ritratti per la famiglia Rota per poi continuare con una serie di ritratti per Secco Suardo. Nel primo settecento ha un breve soggiorno nel milanese, dove incontra il pittore polacco Salomone Adler specializzato in ritratti. Nel 1717 Fra Galgario compie il suo ultimo viaggio di rilievo, a Bologna, dove entra in contatto con gli artisti locali, primo fra tutti Giuseppe Maria Crespi, traendo stimoli per una ritrattistica più cordiale e meno pomposa.  A Bologna è nominato membro d'onore dell'Accademia Clementina. In seguito non lascia più Bergamo, se non per brevi soggiorni a Milano per ritrarre alcuni personaggi eminenti. Sono questi gli anni in cui il pittore sperimenta anche un nuovo tipo di ritratto, in cui i personaggi si presentano in abiti inconsueti e vagamente orientaleggianti, in pose ora arroganti ora piene di nonchalance, una moda che risaliva a Rembrandt alla quale forse Fra Galgario fu avviato dal suo maestro Salomon Adler. L’attività Bergamasca di Fra Galgario è notevole e spiega la straordinaria presenza di sue opere nelle collezioni private locali (quelle degli Albani, Asperti, Suardi, Ragazzoni, Rota). La produzione del Ghislandi, nella quale i ritratti di donna sono pochissimi e poco apprezzati, è numerosa e variegata. Una parte rilevante dei dipinti di Fra Galgario è oggi in collezioni private, ma importanti nuclei di opere di grande qualità si possono ammirare presso l'Accademia Carrara di Bergamo e il Museo Poldi-Pezzoli di Milano. Il Ghislandi fu pittore particolare poiché si dedicò esclusivamente alla ritrattistica, con risultati splendidi in alcune sue opere, il risultato stupefacente non sta tanto nella bellezza dei soggetti, ma dalla riuscita rappresentazione di una società nobile, in fase di declino e molto annoiata, seppe rappresentare in modo assolutamente prefetto questi aspetti dei personaggi. Dopo il 1730 Fra Galgario, ormai vecchio, iniziò, secondo le fonti, a dipingere col dito anulare tutte le carnagioni, la qual cosa continuò sino alla morte, si servì di pennello per minuta parte o per dare gli ultimi colpi; e in questa sua maniera ha fatto gli ultimi capolavori con effetti d’impasto e di semplificazione formale straordinari. Morì a Bergamo nel Convento del Galgario nel 1743. Onorato in vita, ricordato poco nella letteratura d'arte settecentesca, Fra Galgario restò disconosciuto nel corso dell'Ottocento. Dopo la prima rivalutazione operata dagli studiosi bergamaschi all'inizio del XX secolo, il suo valore ha incontrato un lento ma continuo recupero.

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