AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 9 gennaio 2013

DIALOGO TRA FEDE E INCREDULITA'



-      - Tu credi in Dio?
-       -No!
-       -Perché?
-       -Perché non l’ho mai visto e non lo vedo.
-       -Ami tuo padre, tua madre?
-       -Certo che si!
-     -  Io non ci credo
-       -Perché non ci credi?
-     -  Perché non vedo questo tuo sentimento d’amore. Quindi come faccio a credere che tu li ami?
Silenzio…
-      - Credi nella vita dopo la morte terrena?
-     -  Se non credo in Dio, non credo neppure alla vita eterna
-      - Allora preferisci pensare che la tua esistenza finirà nel nulla,  che tutto quel che stai facendo, lo stai facendo per niente?
-     -  Vivo questa vita, poiché è la sola che mi appartiene e poi finisce come è cominciata, dal nulla torna al nulla
-       Quindi non hai speranza? Non credi di possedere un’anima immortale?
-     -  E’ così, e tu dimmi perché sei così convinto di vivere nell’eternità.
-     -  Sai, ho pensato a lungo, perché la Fede non è cosa che si accetta passivamente. Ho ragionato sulle varie possibilità che mi si possono offrire.
-     -  Quali?
-    -   Vedi, ho anch’io pensato che magari non c’è niente, oltre questa vita, ma qualcosa di me resta: il ricordo negli altri, in quelli che ho amato e che mi hanno amato, in quelli a cui ho fatto del bene. Posso sempre vivere nel loro ricordo. Ma alla fine, anche quello svanisce, vuoi perché anche chi mi ricorda muore, vuoi perché il tempo cancella i ricordi. E allora finisco definitivamente anch’io. E la cosa non mi piace. Ho quindi pensato che vale la pena credere nell’Aldilà: che c’è un Dio Padre che ci accoglierà nel suo Regno, che ci donerà quella Pace che sulla Terra non può esistere, che ci regalerà quella felicità che qui abbiamo solo a sprazzi, aleatoria, superata dalle difficoltà, dalle malattie, dalle sofferenze che la nostra essenza carnale deve sopportare. Allora vivo sperando, e seguendo la Via che il Signore mi ha indicato. Se muoio, e scompaio da ogni tipo di esistenza, ho comunque vissuto nell’Amore, se invece – e a questo io credo – c’è Qualcuno che molto mi ama, e mi accoglie nel suo Paradiso, la mia speranza ha avuto ragione d’essere, ed io avrò la mia ricompensa che cancella ogni lacrima e dolore. Inoltre, osservando l’universo, comprendo che se la Terra fosse abitata solo da questa povera umanità, tutto quello spazio sarebbe davvero sprecato. Penso, pur non avendo prove, che lo spazio siderale è talmente vasto, che le anime degli uomini potrebbero viverci tranquillamente, così come quei meravigliosi spiriti celesti, che sono gli angeli. E perché quindi non potrebbe abitarci anche la Santissima Trinità? Nessuno ci ha mai rivelato cosa sia esattamente il Paradiso, se non in modo metaforico: pace, bellezza, eternità felicità….tutti sostantivi che appartengono allo spirito, non alla carne. Il Paradiso non riguarda la nostra sostanza carnale, piuttosto a quella parte di noi che ha una valenza diversa e più “intelligente”. Il pensiero, i sentimenti, la ragione…e nessuno di loro è visibile, esattamente come non è visibile l’amore che nutri per tuo padre o per tua madre.  Se dovessimo non credere solo perché i nostri occhi non vedono e le nostre orecchie non sentono, dovremmo non credere a molte altre verità: ci sono stelle nel cielo che non sono visibili da occhio umano, e sono innumerevoli. Ci sono microscopici batteri che non percepiamo con nessuno dei 5 sensi, eppure esistono. L’aria stessa che respiriamo, è invisibile. La fede non si vede esteriormente, ma la si può esternare agendo secondo l’Amore, quello che il Padre ci ha donato, donandoci l’esistenza, quello che il Figlio ci ha indicato, con il Suoi esempio di vita e coi Suoi insegnamenti, lo Spirito che ci guida, col  suo soffio: la Ruah.
-       Io sento che la mia esistenza non finisce con la distruzione del corpo, e mi chiedo come faccio a “sentirlo”. Non certo dagli insegnamenti del catechismo, che molti considerano un lavaggio del cervello, una manipolazione del libero arbitrio. E’ qualcosa che travalica la corporalità, qualcosa che io stesso non ho elaborato da solo: Qualcuno mi chiama, mi parla interiormente, e so che è una forza estranea a me. Una forza intelligente. Io non mi ritengo tanto dotato, per possedere illuminazioni che solo la fede sa dare, e la fede proviene da Dio, non si studia e non s’impara. Ma per averla, è incontestabile che bisogna credere nel Creatore di tutte le cose. Bisogna credere che proveniamo da Lui e a Lui ritorneremo. Di più non so dirti se non che , senza fede, con molta difficoltà potrei accettare le inevitabili avversità che mi possono accadere: malattie, perdita di persone care, povertà, disoccupazione, nessuno accanto a me da amare e da cui essere amato. Solo la speranza di una vita migliore mi fa accettare anche i risvolti negativi della vita, che riconosco provvisoria. Molte persone conducono la propria esistenza con la segreta convinzione di essere immortali…ma immorali in questa vita, per cui accumulano ricchezze, cercano di ottenere tutti i benefici possibili, come se la loro permanenza su questa Terra fosse infinita. E non pensano che  prima o poi dovranno lasciare tutto, non solo i loro averi, il loro successo personale, la loro posizione nel mondo, ma anche quel loro corpo che curano con scrupolosa attenzione, che modificano con chirurgie plastiche, non pensando che sono solo maschere e che l’invecchiamento è la naturale conseguenza biologica della materia carnale.
-        Se non ci fosse nulla, solo il vuoto, dopo la morte, per quale motivo lottano tanto al fine di ottenere i più benefici possibili. E’ un mistero che non riesco a spiegarmi, ed è ancora più insondabile della stessa natura divina. Se invece credono che la vita continui nell’Aldilà, sanno comunque che non possono portare con sé nessun bagaglio, a parte le opere buone che hanno contribuito a migliorare le condizioni del prossimo più sfortunato e l’Amore che hanno distribuito a piene mani. E san Matteo lo dice chiaramente: sarete giudicati dall’ Amore.



-        9. Il giudizio finale: giudicati sull’amore (Mt 25,31-40)


Dal Vangelo di Matteo:

      “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (25,31-40).

Il brano del giudizio finale chiude il discorso escatologico, cioè sulle “cose ultime”, che Matteo presenta nei capitoli 24 e 25 del suo vangelo. Dopo aver profetizzato la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio, il primo evangelista passa a parlare della venuta del “Figlio dell’uomo sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria” (Mt 24,30).

1. Una vigilanza operosa

Il centro dell’insegnamento di Gesù nel discorso escatologico, non è su quando tornerà il Figlio dell’uomo, ma su come vivere l’attesa, che deve essere caratterizzata da una vigilanza costante, non sapendo quando il Signore verrà, ma anche operosa, come esemplificano le parabole raccontate: quella del maggiordomo invita alla fedeltà nel servizio e nella missione ricevuta; quella del delle dieci ragazze in attesa dello sposo sottolinea che la vigilanza deve essere previdente, capace di orientare la propria vita, perché la lampada della fede sia sempre alimentata dall’olio della speranza e della carità; quella dei dieci talenti è un comando a trafficare i doni ricevuti in un’ottica di servizio e di condivisione, senza lasciarsi prendere dalla paura egoistica che spinge a tenere per sé il talento che ci è stato dato.
Con il brano dell’incontro finale con il Figlio dell’uomo Gesù anticipa le domande dell’esame: al termine della nostra vita saremo giudicati sull’amore.
Ma “questa pagina -dice Giovanni Paolo II- non è un semplice invito alla carità: è una pagina di cristologia, che proietta un fascio di luce sul mistero di Cristo. Su questa pagina, non meno che sul versante dell’ortodossia, la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo” (NMI 49). Perché nella persona dei poveri c’è una presenza particolare di Cristo, che testimonia lo stile dell’amore di Dio, indicando alla Chiesa la scelta preferenziale per gli ultimi.
Vicino alle vecchie povertà che coinvolgono milioni di persone costrette a vivere in condizioni indegne di persone umane, causate da forti contraddizioni di crescita economica, si apre lo scenario non meno preoccupante di nuove povertà che coinvolgono persone “esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale”.
Accogliere l’appello del povero è ascoltare l’invito stesso di Cristo, pronto a dare risposte sempre nuove a bisogni diversi. E’ necessaria “una nuova fantasia della carità”, che esprima vicinanza, solidarietà e condivisione, perché in ogni comunità cristiana i poveri si sentano come a casa loro.
“Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del vangelo, che pure è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole” (NMI 50).

Ecco, credo di averti detto e riportato quasi tutto quello che dovresti sapere.

Concludo solo con queste semplici considerazioni: se io avessi la convinzione che oltre questa vita esistesse solo il nulla, al primo grande dolore mi annienterei da solo.
Che senso avrebbe continuare a vivere nella sofferenza? Se ritengo che la vita Oltre non esiste? Se invece c’è Qualcuno che giudicherà da come ho speso la mia esistenza terrena e farà la cernita delle anime che meritano il Paradiso o la Geenna*, mantengo la speranza di avere un futuro eterno se provo ad agire con giustizia e carità. Per questo ho fede. Non perché la Chiesa mi ha fatto il lavaggio del cervello poiché, se così fosse, molti cattolici non si sarebbero allontanati da Dio, come invece sta succedendo. Il che significa che abbiamo ancora la mente libera e possiamo usarla come meglio crediamo. Si tratta di fare delle scelte, ed io ho fatto la mia.
Non diamo la colpa alla Chiesa se ci allontaniamo dalla fede. Diamo la colpa al mondo che ci ha irretito e a noi stessi per non essere stati capaci di fare discernimento.

-Tu pensi di ricuperare la fede che hai perduta?

- Non so, ma quel che mi hai detto mi fa riflettere,…ci penserò!

*La parola greca, traslitterata, è proprio 'geenna'; alcune versioni lasciano la parola come un nome invece di tradurla come 'inferno', che è il suo significato. L Così nel NT la geenna è spesso associata con il fuoco Mt 5:22; 18:9Mar 9:43Giac 3:6. È un luogo di punizione eterna Mt 5:29-30; 10:28; 23:15,33Mar 9:43-47Lu 12:5.
Geenna (ebr. gē ben Hinnōm)Nell’apocalittica giudaica e nel Nuovo Testamento, luogo di eterna dannazione, inferno. Prende nome da una valle a SO delle porte di Gerusalemme, oggi detta Wādī er-Rabābī , che fu segnata di anatema dal re Giosia per essere divenuta sede del culto di Moloch, che imponeva la pratica di bruciare in olocausto i bimbi dopo averli sgozzati. La valle fu quindi adibita a scarico dei rifiuti della città e a luogo dove gettare le carogne delle bestie e i cadaveri insepolti dei delinquenti, che venivano bruciati per distruggere i resti e come elementare provvedimento d’igiene.
Danila Oppio



2 commenti:

  1. Io credo che nell'altra vita avremo molte buone sorprese, naturalmente non soltanto per i cattolici, ma per tutti i viventi. E ci sarà da ridere di grande gioia quando i nostri occhi, finalmente, si apriranno. L'amore è la fede a fatti senza amore per me non esiste alcuna religione, ma soltanto un cumulo di regole per mantenersi l'anima tranquilla e una serie di appigli.

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  2. Cara Mimma,
    sono perfettamente d'accordo con te! Le religioni servono perché ci parlano di Dio, e conoscere questo Suo grande mistero, è sempre affascinante! Ma se non c'è l'Amore per Lui e tra le creature, le religioni servono a poco! Per cui occorre che chi crede, sappia dimostrarlo con i fatti, non solo con le parole, per quanto belle esse siano! Un grande abbraccio formato Paradiso

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi