AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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domenica 24 aprile 2016

Il Carisma Teresiano nella "REGOLA DI VITA"

Il CARISMA TERESIANO nella “REGOLA DI VITA”

Terminiano l’intervento di P. Deeney sull’Apostolato e i Carmelitani Secolari. (La prima parte é apparsa nel numero precedente). La terza citazione è molto importante poiché esprime chiaramente ciò che si aspetta la Chiesa dalla collaborazione con i gruppi laicali: 

 “La necessità di alcuni chiari e precisi criteri di discernimento e di riconoscimento delle Associazioni laicali, – chiamati anche “criteri d’ecclesialità” –, è qualcosa che si comprende sempre nella prospettiva della comunione e missione della Chiesa e, pertanto, non in contrasto con la libertà di associazione. 
Come criteri fondamentali per il discernimento di ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici nella Chiesa si possono considerare, in modo unitario, i seguenti: 
1 – il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata “nei frutti della grazia che lo Spirito Santo produce nei fedeli”, come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità.  In questo senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad essere – ogni volta di più – strumento di santità nella Chiesa, favorendo ed incoraggiando “una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede”. 
2 – La responsabilità di confessare la fede cattolica, accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo, in obbedienza al Magistero della Chiesa, che la interpreta autenticamente. Per questo, ogni aggregazione di fedeli laici dev’essere luogo di annuncio e di proposta della fede e di educazione ad essa nel suo integrale contenuto. 
3 – La testimonianza di una salda e convinta comunione, in relazione filiale con il Papa, centro perpetuo e visibile dell’unità della Chiesa universale, e con il Vescovo, “principio visibile e fondamento dell’unità” della Chiesa particolare, e nella “stima vicendevole tra tutte le forme di apostolato nella Chiesa”.  
La comunione con il Papa e con il Vescovo, è chiamata ad esprimersi nella leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali ed orientamenti pastorali.  
La comunione ecclesiale esige, inoltre, il riconoscimento della legittima pluralità delle diverse forme aggregative di fedeli laici nella Chiesa e, allo stesso tempo, la disponibilità alla loro reciproca collaborazione.  
4 – La conformità e la partecipazione al “fine apostolico della Chiesa”, ossia “l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.  
In questa prospettiva, da tutte le forme aggregative di fedeli laici, e da ciascuna di esse, è richiesto uno slancio missionario che le renda sempre più, soggetti di una nuova evangelizzazione.  
5 – L’impegno di una presenza nella società umana che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si metta al servizio della dignità integrale dell’uomo.  In tal senso, le aggregazioni dei fedeli laici devono diventare correnti vive di partecipazione e di solidarietà per costruire condizioni più giuste e fraterne all’interno della società.

I criteri fondamentali ora esposti trovano la loro verifica nei frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse forme associative quali: 
•• “il rinnovato gusto per la preghiera, la contemplazione, 
•• la vita liturgica e sacramentale;  
•• l’animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata;  
• la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa, sia a livello locale come a livello nazionale o internazionale;
• l’impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani;  
• l’impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e 
• la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali;  
•• lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti;  
•• la conversione alla vita cristiana o il ritorno alla comunione di battezzati “lontani”.  (CL 30).
Possiamo affermare che: 
  • i primi tre criteri sono ben collocati nella struttura dell’Ordine secolare,
  • mentre quelli che necessitano di trovare una migliore espressione nella Regola di Vita sono gli ultimi due. * Il centro di questi principi d’ecclesialità non è l’apostolo individuale, bensì l’apostolato di gruppo o di comunità.  
L’idea espressa molte volte nella “Christifideles Laici” è la partecipazione del gruppo alla nuova evangelizzazione. 
a –Prima del Concilio e prima dei cambiamenti nel mondo e nella Chiesa degli ultimi 30 anni, la partecipazione dei fedeli laici all’apostolato della Chiesa era generalmente intesa come ausiliare rispetto all’apostolato, portato avanti dal clero e dai religiosi.  
b –Con il Concilio – e specialmente con la “Christifideles Laici”– il soffio dello Spirito Santo ha messo maggiormente in risalto la necessità di una partecipazione più concreta dei gruppi di laici, in collabo-razione con le strutture della Chiesa, nell’evangelizzazione del mondo. 
Applicando questo principio al Carmelo e all’Ocds, c’è bisogno di una maggior collaborazione nell’apo-stolato del carisma della spiritualità.  Ogni vocazione è ecclesiale – nella Chiesa e per il bene di tutta la Chiesa.  
Se voi avete ricevuto la grazia della vocazione al Carmelo, è solo per donare ciò che avete ricevuto.  I vostri figli, i vostri genitori, fratelli e sorelle, i vostri vicini di casa, i vostri colleghi di lavoro, i vostri concittadini hanno bisogno di ciò che avete ricevuto.  
E ripeto, nuovamente, la domanda non è rivolta a voi come individui, bensì alle vostre comunità o fraternità.  “Cosa cosa può fare la nostra comunità, in quanto carmelitana, chiamata a condividere con la Chiesa e con il mondo la spiritualità di santa Teresa e di san Giovanni della Croce”?
E per terminare vorrei che ricordaste almeno questo, tra tutto quello che vi ho detto: 
essere carmelitano secolare non è un privilegio, bensì una responsabilità”.

INFALLIBILITA’ DEL PAPA
La domanda sull’infallibilità del Papa è frequente anche da parte dei cristiani: E' infallibile quando parla dalla finestra o nelle udienze del mercoledì? È infallibile quando scrive le encicliche, quando parla alla gente a Roma o nei suoi viaggi apostolici? La risposta è semplice: il Papa è infallibile quando, come pasto-re universale della Chiesa, con «un atto definitivo proclama una dottrina riguardante la fede o la morale».
Sul problema dell’infallibilità del Papa si era già soffermato il concilio ecumenico Vaticano I, interrotto nel 1870 a seguito dell’occupazione di Roma da parte delle truppe piemontesi. Il vescovo non è infallibile, sbaglia, non gode affatto della dote dell’infallibilità.
Anche il Papa non è infallibile quando parla o quando scrive, ma soltanto quando emette una definizione dogmatica su una verità di fede, come ha fatto Pio XII nel 1950 quando ha definito la verità (il dogma) dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Dopo di lui, nessun Papa ha fatto definizioni infallibili,perché non hanno avuto alcuna verità da ribadire come verità di fede.
Il Papa,dunque, è infallibile soltanto quando, come maestro supremo, propone una verità da credere come rivelata da Dio, come insegnamento stabilito da Cristo. È infallibile, perché Cristo ha garantito tale infallibilità attraverso il dono dello Spirito Paraclito, con l’unico scopo di tutelare, proteggere la Chiesa dagli errori e dai pericoli.
Tale compito è stato affidato soprattutto a Pietro e ai suoi successori, chiamati a «confermare i fratelli nella fede» (Luca 22,32), ma – come dice il concilio Vaticano II – tale infallibilità«risiede pure nel corpo episcopale, quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro» (Lumen gentium, 25).  

Alla definizione dogmatica pronunciata dal Papa o dal collegio dei vescovi, unito a lui, si deve l’ossequio della fede, perché si tratta di una verità da credere: tocca il deposito divino della fede cristiana. Il Concilio dice che alle definizioni dogmatiche «non può mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo, che conserva e fa progredire nell’unità della fede tutto il gregge di Cristo» (L. G, 25).

Padre Claudio Truzzi OCD
(incontro con Ocds Legnano del 9 aprile 2016)

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