AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 12 maggio 2013

SAN CORRADO DA PARZHAM


Il Santo della settimana

San Corrado da Parzham
1818 -1894
Giovanni Birndorfer nacque in Baviera il 22 dicembre 1818, i suoi genitori, Bartolomeo e Gertrude, proprietari  di terreni agricoli, lo fecero battezzare il giorno stesso della nascita. Essi furono per lui un modello nella pratica della vita cristiana come dimostrano i momenti di preghiera condivisi nella sua numerosa famiglia e i rapporti con i braccianti caratterizzati da un grande rispetto e affetto reciproco. I Birndorfer, benché ricchi, non amavano mettersi in vista in paese, ma conducevano una vita  riservata in cui il silenzio e la preghiera  avevano una speciale rilevanza. A sei anni Giovanni fu iscritto alla scuola comunale e da subito il suo modo di fare nei giochi e nello studio gli attirò la simpatia delle mamme dei  compagni, contente che i loro figli facessero amicizia con lui. Era un ragazzo mite, allegro e amante della natura,  durante i giochi con i coetanei o diretto a scuola  proponeva ai compagni anche qualche preghiera. In sua presenza i compagni evitavano discorsi equivoci o cambiavano discorso. Al termine delle elementari andò a lavorare nei campi, prima del lavoro la Messa, poi andava sui pascoli o in campagna. Era solito unire preghiera e lavoro perché si considerava sempre alla presenza di Dio. La domenica andava a trovare il suo confessore a Griesbach, lontana un'ora di strada, mentre nel pomeriggio allungava la strada del ritorno passando per il Santuario di Altolling per venerare la Santa Vergine. A diciannove anni si iscrisse al  ginnasio dei Benedettini di Metten, ma la cosa non ebbe seguito. Chi gli suggerì la via giusta, dopo che ebbe preso contatto con qualche Ordine religioso, fu un apprezzato direttore spirituale, p. Dullinger, conosciuto durante una sua missione in paese. Nel 1841 p. Dullinger gli consigliò di iscriversi al Terz'Ordine francescano, poi, dopo che i fratelli e le sorelle si erano accasati, lo esortò ad entrare tra i Cappuccini. Giovanni donò la sua parte di eredità ai poveri e al cimitero di Weng e a trent'un anni compiuti bussò al convento di Sant'Anna di Altotting. Prima di essere ammesso al noviziato trascorse venti mesi a fianco del portinaio del convento e per tre mesi lavorò nell'infermeria del convento di Burghausen. In una lettera ai fratelli scrisse di essere molto contento e di aver superato la timidezza dei primi tempi. A trentatré anni iniziò il noviziato, assunse il nome di Corrado e gli fu affidato il compito di coltivare l'orto e di tenere in ordine il giardino. Il suo maestro, p. Stanislao, gli rese la vita dura e spesso gli rinfacciava di agire con malavoglia e rispetto umano, la prova fu pesante e ne sofferse, ma la superò con pazienza e umiltà. Nel 1852, dopo la professione religiosa, scriveva ai fratelli di essere completamente felice della sua scelta come non avrebbe potuto essere altrimenti. Nel noviziato si era dato undici propositi ben meditati circa la presenza di Dio, il silenzio, il senso della sofferenza, la ritiratezza, la mortificazione della gola e degli occhi, la puntualità al coro, la delicatezza e discrezione con le donne, l'obbedienza, la devozione alla Vergine che egli attuò durante la sua vita e ne spiegano molti fatti. Per il suo carattere paziente, discreto e distinto i superiori gli affidarono la portineria, scelta che da principio suscitò fra i fratelli più anziani una certa invidia. Alla portineria di Altotting, dove egli servì per quarantuno anni, arrivavano mediamente trecentomila persone l'anno: pellegrini, operai, accattoni, persone di ogni ceto sociale, ognuna con le sue richieste; chi voleva pane e birra, chi un'elemosina, chi benedizioni di rosari e di medaglie e altro, fra Corrado, come testimonia un suo aiutante, non si alterava mai, nemmeno con gli insolenti, ma cercava di soddisfare ogni  richiesta con garbo e pazienza non comuni. Quando, fra ordini e contro ordini, veniva ripreso per errori o per disguidi di cui non era responsabile, non si giustificava né si spazientiva, ma gettava uno sguardo alla croce e di lì imparava e metteva in pratica la lezione. Una volta il veterinario distrettuale lo denunciò per esercizio abusivo di arte medica perché aveva regalato mazzetti di erbe odorose  benedetti all'altare del Santuario. "Patire è amare e amare è vivere", fra Corrado non si limitava alla frase, la viveva, e  certi giorni arrivava alla sera disfatto e più di una volta lo trovarono a terra semisvenuto. I superiori gli avevano dato ampia libertà verso i poveri e il santo portinaio forniva con larghezza minestre, pane e birra e quanto non era stato consumato alla mensa dei frati fra le proteste del cuoco e del cantiniere, convinto che quanto usciva dal convento per i poveri vi rientrava in abbondanza. Con il cibo distribuiva anche  medaglie, immagini e libretti che donava volentieri a tutti specialmente ai bambini. Non si risentiva nemmeno quando i monelli  suonavano più volte la campanella dispettosamente per farlo accorrere e al suggerimento di sgridarli rispondeva: "Per me il suono del campanello è una chiamata di Dio" dando così testimonianza della sua obbedienza e della sua paziente carità fondata sulla meditazione della Passione di Cristo, sulla Eucarestia  e sull'amore alla Vergine Santa.
fine prima parte

Roberto Arioli

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