AFORISMA

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venerdì 24 maggio 2013

SAN CORRADO DA PARZHAM .seconda parte

Il Santo della settimana
San Corrado da Parzham - seconda parte
1818 - 1894
In un continuo silenzio interiore fra Corrado da Parzham elevava la sua preghiera a Dio. Quando predicava, consigliava o confortava si esprimeva "con brevità di sermone" secondo l'insegnamento di San Francesco. Questo il suo atteggiamento anche in mezzo alle occupazioni  della vita quotidiana, convinto che una persona che parla molto non giungerebbe mai ad un'autentica vita interiore. Dominata da un continuo impegno la sua esistenza fu caratterizzata dalla ripetizione di azioni metodiche e ordinate, ma sempre animate da entusiasmo e viva carità. La sua giornata, dopo la preghiera notturna, iniziava col servire la prima messa conventuale alle cinque del mattino  con la comunione quotidiana, cosa abbastanza insolita in quei tempi. Quando non era impegnato in portineria amava mettersi in una piccola stanza ricavata in un sottoscala da dove poteva intravedere il tabernacolo e mettersi in adorazione e contemplazione di Gesù, di qui usciva come trasfigurato per passare alla distribuzione ai poveri del cibo e della birra che raccomandava al frate cantiniere di produrre in abbondanza, ma leggera di gradazione. Prediligeva la lettura dell'Imitazione di Cristo, opera di autore ignoto, ma straordinaria per la ricchezza  degli insegnamenti spirituali e pratici validi anche per la vita quotidiana dei laici. Meditava con amore la passione di Cristo, "La croce - diceva- è il mio unico libro: un solo sguardo ad una croce mi insegna in ogni occasione come debbo comportarmi". Per  lui un crocifisso era il richiamo e l'invito più sollecito all'amore e al sacrificio vissuto nel servizio del prossimo e nel desiderio di  ricambiare l'amore di Dio, che temeva di non amare mai abbastanza. Una mattina del 1880 i fedeli presenti alla messa lo videro improvvisamente avvolto di una luce che si diffondeva per tutta la rotonda della cappella e osservarono  tre globi di fuoco usciti dalle sue labbra dirigersi verso la statua della Madonna delle Grazie. Tutti  proruppero in  esclamazioni di meraviglia. Alle sei del mattino fra Corrado era già in portineria e vi rimaneva fino alle diciannove, non amava perdere tempo né perdersi in chiacchiere, durante la ricreazione era più facile trovarlo nell'orto a lavorare o nel chiostro a pregare con la corona del rosario. Il suo era un impegno umile e costante, assolutamente non ostentato. Quando i confratelli  lo invitavano a prendersi qualche svago o qualche giorno di riposo rispondeva anche dopo essere sopravvissuto a dopo due polmoniti  che ringraziava i genitori perché da bambino gli avevano insegnato che il riposo bisognava aspettarlo solo in Paradiso e che in questa vita c'erano soltanto milizia e combattimento. Per lui era naturale rispondere così. Col tempo la sua figura si incurvò e invecchiando perse un po' alla volta  tutti i capelli, gli rimase l'ornamento di una bella barba candida. Il padre guardiano gli diede l'obbedienza di coprirsi il capo con una berretta perché la portineria era priva di riscaldamento, obbedì. Il superiore sapeva bene che fra Corrado non avrebbe cercato alcun sollievo di sua iniziativa. Il frate infermiere che lo aveva invitato ad andare a riscaldarsi un poco vicino al fuoco si sentì dire sorridendo: "Scaldarsi! Il mio braciere eccolo lì " e gli additò il crocifisso sulla parete. Il fuoco lui lo aveva nel petto: era l'amore sempre presente in lui per Gesù crocifisso. La sua vita semplice e operosa determinò un risveglio di fede nelle zone circostanti,  ebbe doni straordinari come la predizione di eventi futuri che si realizzarono puntualmente. Il 18 aprile 1894 servì per l'ultima volta la messa delle cinque del mattino nella cappella della Madonna delle Grazie e nella mattinata accolse l'arrivo di sette pellegrinaggi provenienti dalla Germania e dall'Austria, alla fine ne rimase prostrato. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo i Vespri, si presentò con molta serenità al padre guardiano dicendogli: "Padre guardiano, ora non va più, è finita". Si mise a letto "per prepararsi all'eternità". Tre giorni dopo ricevette  il sacramento dell'Unzione degli Infermi, era ben in sé tanto che la sera quando udì suonare due volte il campanello della portineria, si alzò con uno sforzo estremo  e si avvicinò alla soglia della cella chiamando il confratello che lo stava sostituendo, proprio in quel momento  passò davanti alla porta un novizio che lo sostenne fra le braccia mentre stava cadendo. La mattina dopo, all'alba, fra Corrado morì.  
Fine seconda parte.

Roberto Arioli

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