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Nostra Signora del Carmelo

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lunedì 11 aprile 2011

LA LEZIONE DELL'ORCHIDEA


Mi è stata inviata questa riflessione, non so chi l'abbia scritta, ma mi trovo a condividere pienamente il pensiero. Spero che faccia riflettere anche voi! Se cliccate sul quadrato bianco, vedrete la bellissima orchidea che illustra l'articolo!

Su una mensola davanti al finestrone del nostro soggiorno abita una pianta di orchidee. 
Me l'aveva regalata mio papà per il mio onomastico, il primo dopo la morte della mia mamma, l'ultimo che ho potuto festeggiare con lui. 
Papà si era alzato presto quella mattina per andare a comperare quel dono. Non dimenticherò mai la sua emozione quando l'ha consegnata nelle mie mani. Il messaggio del suo silenzio e dei suoi occhi era chiaro: restavo l' unica donna della sua vita alla quale poter portare una pianta fiorita da custodire e curare. Alla sua sposa poteva portare ormai solo fiori recisi...e lo ha fatto con fedeltà fino a quando ha potuto.
Durante l' inverno, di questa pianta non restano che due rami spogli che sembrano morti e un cumulo di radici che continuo fiduciosamente a bagnare.
Davanti alla visione di ciò che resta della mia orchidea ogni anno la tentazione di dichiararla ufficialmente morta è molto forte.
Ma il desiderio di quella fioritura che si fa presenza, mi aiuta a nutrire la speranza e ad esercitare la pazienza.
E continuo ad attendere la vita che, contro ogni apparenza,  a febbraio puntualmente continua a nascere da quei due rami sfiniti. E i suoi fiori bianchi, e il cuore fucsia, sono il foglio sul quale mio padre continua a scrivermi i suoi tenerissimi biglietti d'auguri.
Per tutta la  mattinata, davanti agli avvenimenti  del mondo e del mio Paese, alla meschinità di chi pensa di poter comprare tutto, anche e soprattutto le coscienze, di chi traveste la menzogna di verità per seminare sofferenza e morte, di chi fa passare per bene comune  i propri interessi, mi sono sentita davanti alla storia come mi sento davanti ai due rami secchi dell'edizione invernale della mia orchidea.
Ho avuto la sensazione che la nostra storia sia avviata verso un inverno troppo lungo e rigido per non bruciare i fragili rami delle nostre esistenze.
Sono stata assalita da un'angoscia grande, la stessa che provo davanti alla mia orchidea, la stessa che sperimento ogni anno, il sabato santo, davanti i tabernacoli vuoti delle nostre chiese.
Ho interrotto il  lavoro per prendere un bicchiere d'acqua e sono passata davanti alla mia orchidea: illuminata dai raggi del sole, è davvero un trionfo di bellezza e altri tre boccioli promettono fiori.
Accolgo la sua umile lezione e attendo con fiducia che dai rami morti della nostra storia, il Signore della vita  faccia sbocciare una nuova primavera. 

2 commenti:

  1. cara Danila, anche io ho delle orchidee, anche io sono come te senza tanti affetti persi nel tempo ormai lungo della mia vita... grazie per le tue parole di speranza...

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  2. L'articolo dell'orchidea, caro Anonimo, non l'ho scritta io, si tratta di una testimonianza che ho ricevuto in modo anonimo, e l'ho pubblicata perché piena di tanta spiritualità, speranza e amore! Il mio blog ospita un po' di tutto: articoli scritti da me, ma anche pensieri altrui. Non mi voglio prendere il merito di qualcosa che non mi appartiene! Grazie del commento e ricorda che gli affetti vivono nel nostro cuore e non muoiono mai, anche se non possiamo comunicare con loro attraverso i nostri sensi: non li vediamo, non possiamo udire la loro voce, né possiamo abbracciarli, sono però installati in noi nei ricordi e non ci abbandonano. Dal Cielo ci proteggono e pregano per noi!

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi