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domenica 26 settembre 2021

FRONTI, FRONTIERE E RIBELLIONI DAL SAHEL di PADRE MAURO ARMANINO

 


Fronti, frontiere e ribellioni dal Sahel

Non ci fossero, bisognerebbe inventarle. Le frontiere sono fatte così come si fa col nemico: non ci fosse dovremmo inventarlo. Senza di lui sarebbe impossibile o perlomeno difficile giustificare la politica, l’economia, le religioni, le guerre e persino il turismo. Cadrebbe come un castello di sabbia vicino al mare il sistema sul quale si fondano le nostre civilltà. D’altra parte, lo sappiamo bene, le parole non sono mai ‘innocenti’ e la parola frontiera, almeno nelle lingue neolatine, lo dimostra. Frontiera deriva dal latino frontis, fronte. Fronte popolare, fronte di resistenza, andare al fronte…è andare allo scontro diretto col nemico. Le frontiere diventano limiti oppure ‘border’ in inglese che significa linea reale, artificiale o immaginaria che separa aree geografiche, politiche o sociali tra loro. Frontiere e nemici compongono gli elementi dell’immaginario sul quale si costruisce la quotidiana esistenza dell’umanità. Le armi, i mercenari, i passaporti, i permessi di soggiorno, gli esuli, i migranti e financo i pass sanitari, sono un tutt’uno con le frontiere e il nemico. Tutto si regge col binomio frontiera e nemico. Non ci fossero, dovremmo inventarli.

Fortuna ci sono loro, i trasgressori di frontiere. Che poi sono coloro che non si lasciano determinare né dalla storia né dalla geografia imparata a scuola fin dalla tenera età. Paesi, continenti, mari, fiumi e deserti con altipiani a disegnare i contorni che solo le politiche e i rapporti di forza hanno deciso di delimitare. Ai migranti, tutte queste divisioni non dicono nulla e, anzi, sono una spinta per disobbedire ai dettami della vecchia saggezza di un tempo passato. Mogli e buoi, si diceva, dei paesi tuoi, e allora perché andare lontano, correre inutili rischi, morire a centinaia e arrivare infine dove si troveranno altre frontiere da smantellare. Non ci fossero, dovremmo inventarli, i migranti e non solo perché danno lavoro a tanta gente che ha l’ambizione di assisterli, organizzarli, consigliarli e infine classificarli tra i vulnerabili. Sarebbero da inventare perché senza di loro pure noi, fintamente stanziali, saremmo perduti per sempre a noi stessi. Grazie allo straniero, infatti, diventiamo ciò che non avremmo mai pensato di essere. Essi sono il nostro più autentico specchio quotidiano. Loro hanno imparato a loro spese che le frontiere servono solo per essere tradite.

Non ci fosse, andrebbe inventata. La fronte è la regione anatomica corrispondente all’osso frontale, compresa tra le sopracciglia e la radice dei capelli. E’ parte della rivelazione del volto nel suo insieme, espressione dello stato d’animo e dell’umana coscienza. Un fronte, a fronte con l’altro che la comune vulnerabilità umana racconta secondo le stagioni della vita. Fortuna che quanti passano le frontiere si trovano poi a dialogare da fronte a fronte, ognuno con le sue paure e le proprie attese. 

Anche la ribellione abbisogna di fronti, che si scontrano e s’incontrano nell’unica offensiva che vale la pena raccontare. Nel Sahel, invisibili ai più, gli unici sovversivi non sospetti sono i migranti che partono senza tornare, con la loro fragile fronte come solo documento di viaggio.

                                              

  Mauro Armanino, Niamey, 26 ottobre,

 giornata mondiale dei migranti e rifugiati

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