AFORISMA

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 28 marzo 2016

Ciclo su Trittico Pasquale Imolese (Elena Rocca 1893-1919

Can. PIETRO BEDESCHI
I SANTI IMOLESI 
COOP. TIP. P. GALEATI – IMOLA - 1963


LA SERVA DI DIO ELENA ROCCA


Figlia di Giuseppe Rocca e Caterina Musconi, piccoli possidenti di Balìa, in comune d'Imola, nacque in quella località il 1° aprile 1893, e, il 4 seguente, venne rigenerata nelle acque del Battesimo nella vicina chiesa di Sesto Imolese.

Famiglia religiosissima, i Rocca, da secoli abitanti in quella ferace terra della bassa imolese, costituivano una piccola oasi di autentico cristianesimo in una zona, che il verbo socialista, abbondantemente sparso dall'imolese Andrea Costa, aveva fatto cadere nel più ottuso materialismo e resa insensibile ai problemi dello spirito, facendone così una "fortezza, umanamente imprendibile, di ostinato sovversivismo.

La sua nascita venne salutata come un nuovo dono di Dio, nonostante essa fosse la settima creatura, venuta alla luce in quella casa.

Il primo fiore era stato Rocco, nato nel 1875, che poi, sacerdote e canonico parroco della cattedrale d'Imola, avrebbe trovato nella virtuosa sorella l'anima a lui gemella e l'angelo consolatore delle ore tristi del suo ministero pastorale.

Seguirono a breve distanza Teresa (1877), che prese poi il velo tra le Ancelle di Gesù Agonizzante in Lugo e ne divenne in seguito Madre Generale; Pio (1880), Francesco (1882), Maria (1855) e Peppino (1891).

Dopo di lei, un altro ancora s'aggiunse alla numerosa nidiata: Luigi (1900), in seguito salesiano e missionario in India (morto nel 1956).

Fino da più teneri anni, essa rivelò una straordinaria inclinazione alle pratiche di pietà e un fervore eucaristico del tutto eccezionale per la sua età, tanto che, ricevuta la Cresima il 17 ottobre 1899, il 31 maggio 1903, quando non aveva ancora raggiunto il decimo anno, venne ammessa alla prima Comunione nella chiesa plebanale di Cantalupo, dalla quale dipendeva allora quella di Balia, a quel tempo ancora semplice cappellania.
Dopo il primo incontro con Gesù, essa apparve ancora maggiormente desiderosa di perfezione, tanto da essere l'esempio e lo stimolo più efficaci ad ogni virtù per quanti degli estranei avevano la fortuna d'avvicinarla, nonché l'amore sempre più caro della sua ottima famiglia.
Una sua maestra, che l'ebbe alunna nelle scuole elementari di Fornace Guerrino, la signora Caterina Sassi, ved. Remondini, ha lasciato di lei la più lusinghiera testimonianza circa le sue eccezionali qualità spirituali e morali, la sua intelligenza e il suo amore allo studio.
Questo, mentre attorno alla sua casa cristiana rumoreggiava in continuazione la procella sociale e antireligiosa, alimentata dalle dottrine sovvertitrici, che dissacravano ogni giorno di più le coscienze di quella semplice e laboriosa popolazione.
A dare un indirizzo sempre più spirituale alla vita di questa privilegiata fanciulla, oltre la prima Comunione, contribuì anche una visita che, qualche anno dopo, fece coi genitori alla sorella Teresa, divenuta Suor Colomba nell'Istituto delle Ancelle di Gesù Agonizzante in Lugo.
Fu allora che essa incominciò a pensare a un suo distacco dal mondo per darsi tutta allo Sposo Divino, esercitandosi quotidianamente nella pratica delle più belle virtù cristiane, dove in breve rifulse agli occhi dei famigliari e conoscenti.
Intanto, un avvenimento inaspettato decideva all'improvviso del suo avvenire.
Il fratello Don Rocco, nella primavera del 1906, era stato nominato canonico parroco della cattedrale d'Imola e tutta la famiglia lasciò Balia e si trasferì in Imola.
Elena, che contava allora quattordici anni, avrebbe così trovato nel fratello sacerdote, ministro di Dio tra i più pii e virtuosi della Diocesi, quella guida e quel sostegno spirituali, che le necessitavano per procedere speditamente verso la bramata meta della santità.

Subito alunna nella scuola di lavoro presso le locali Ancelle del S. Cuore, vi si distinse assai presto per le sue rare virtù e per la non comune capacità dimostrata nei lavori affidatili.
Poco più che quattordicenne, nel 1907, fu però colpita da una misteriosa malattia, che i medici giudicarono un'ostinata influenza, ma che l'obbligò al letto per parecchi giorni, causandole un pericoloso esaurimento generale.
 Fu perciò necessario il suo ricovero nel civico ospedale, dove essa stette dal luglio di quell'anno fino al 23 gennaio del seguente, allorché accadde all'improvviso il seguente fatto straordinario.
La malattia, ribelle ad ogni cura, aveva ormai fatto perdere in tutti la fiducia nelle risorse della scienza medica, e i famigliari e la stessa ammalata pensarono di fare ricorso direttamente a Dio con la più fervorosa preghiera.   
Elena, devotissima di S. Antonio di Padova anche prima del suo male, un giorno chiese al cappellano dell'Ospedale, don Innocenze Valli, che le permettesse di portarsi nella sua camera una statuetta del Santo, che egli teneva presso di sé.
Avutala, la collocò nella sua cameretta, e le sue preghiere, durate per giorni con la fede e il fervore che la distinguevano, in unione a quelle dei suoi cari e di tante altre persone pie, nella più assoluta certezza di strappare la grazia, le ottennero il miracolo istantaneo della più completa guarigione.
Erano le ore 16 del 23 gennaio 1908. Il Santo dei miracoli, apparsole con Gesù Bambino tra le braccia sopra il letto, le disse: — Alzati, che sei guarita e valli a casa, che hai finito di penare.
Ritornata in famiglia la sera stessa tra lo sbigottimento dei medici e delle infermiere e la gioia più pura dei parenti, non conobbe poi, in seguito, altro male che quello che doveva menarla alla tomba undici anni dopo.
Aveva chiesto, come confessò poi, di essere colpita da malattia nel posto della sorella Maria, che ella riteneva più necessaria di lei alla casa, e il Signore l'esaudì accogliendone l'offerta, e, dopo una lunga prova, ne la liberò all'improvviso con un prodigio.
In famiglia, non si tardò però a notare che il suo spirito, da tempo anelante alla perfezione, ora sembrava volesse addirittura abbreviare le distanze. La giovane, che forse presagiva una vita breve, si prefisse, infatti, di moltiplicare i suoi atti di virtù, onde accelerare i passi verso la meta che le brillava innanzi.
                         Intensificò cosi al massimo le sue pratiche di pietà e il suo amore all'Eucarestia raggiunse, in poco tempo, il fervore dei grandi mistici, tanto che vari sono i fatti straordinari che, a questo proposito, si raccontano, quali Comunioni ricevute da mano angelica o in modo del tutto misterioso, e rivelazioni su sacrilegi, purtroppo realmente accaduti.   
In casa e fuori, fu perfetto modello di purezza e il suo volto verginale irradiava una luce di cielo.
La sua devozione all'Immacolata, che, nella cattedrale d'Imola, per impulso datole da Pio IX, già vescovo della Diocesi, gode di particolarissimo culto, ebbe accenti eccezionalmente fervorosi, e la funzione di quella Novena e della relativa Festa la mettevano in diretto contatto con la Vergine e costituivano per lei momenti di vero paradiso.
Anima di apostolo come il fratello parroco, volle essere abilitata nell'insegnamento del catechismo, onde aiutare questi nel laborioso ministero della catechesi ai fanciulli, e sua delizia fu preparare ogni anno i piccoli della Parrocchia al loro primo incontro con Gesù Eucaristico.                                   
Curò poi, con la massima premura, la loro Comunione frequente e ne raccolse i migliori nel gruppo, da lei costituito, dei Paggetti del SS.mo Sacramento.
Mossa dal più ardente spirito di carità, fu tutta viscere di pietà e di compassione per gli ammalati e per i poveri, che visitava sovente nel locale ospedale e nelle loro case, dando poi loro in elemosina il frutto del suo lavoro e dei suoi risparmi.
Anima profondamente riparatrice, avrebbe desiderato istituire una congregazione che avesse per fine l'espiazione delle offese che il Signore continuamente riceve, e, se questo non le fu possibile, tutta la sua breve vita immolò egualmente a questo scopo sì sublime.
Nessuna meraviglia, quindi, se il Signore accolse la sua pura e generosa offerta e la privilegiò di vari doni straordinari, imprimendole sulle carni il suo indelebile sigillo.
Nel 1909, infatti, le apparve, all'improvviso, una Croce sul petto con le parole “ Amore e Sacrificio” impressale direttamente da Gesù, apparsole con volto sorridente; Croce e parole viste poi da diverse persone, degne della massima fede, quali il fratello can. parroco e il padre gesuita Alisiardi, allora in Imola.

Mesi dopo, un'altra manifestazione: la corona di spine, e, nella festa del S. Cuore del 1916, le stigmate, visibili nei piedi sempre e nel costato solo il venerdì.
Nella Quaresima del 1917 s'aggiunsero poi, in tutti i venerdì i dolori della flagellazione subiti da Cristo, da lei rivissuti in ogni loro particolare.
Ormai era quindi più che degna di comparire al cospetto dello Sposo Celeste e la chiamata divina non poteva tardare.
Siamo negli ultimi del 1918. L'epidemia, conseguente la grande guerra, allora appena finita, chiamata « Febbre Spagnola », entrata anche nelle case d'Imola, ogni giorno mieteva le sue vittime.                             
Elena, spinta dalla sua inesauribile carità, che non si arrestava di fronte ad alcun pericolo, quale angelo benefico, si trovò in quella desolazione, come nel suo campo, e, senza riguardo alcuno per la sua salute, andò raggirandosi un po' dappertutto dove infieriva il male, prestando amorosamente a quanti ne erano colpiti cure fisiche e conforti morali.
Assorbito anch'essa il germe di quell'insidioso morbo, il 27 dicembre era forzatamente costretta a mettersi in letto.
Dopo avere edificato quanti l'assistevano e la visitavano, specialmente per la sua rassegnazione ai voleri di Dio e per la sua grande umiltà nel nascondere i doni soprannaturali, ricevuti dal Signore in sì gran copia, alle ore 2,15 del 1° gennaio 1919, nella casa canonica della parrocchia della cattedrale di S. Cassiano, spiccava il volo per il Cielo. Contava appena 25 anni e 3 mesi di età.
Mai notizia, di morte tanto colpì e commosse la cittadinanza imolese. Unanime fu subito il coro: «È morta una santa», e da tutti si andava a gara nel magnificarne le virtù e il gran bene da lei compiuto nella sua breve carriera mortale.
I suoi funerali furono un trionfo, come non meno imponenti furono le estreme onoranze, tributate dalla Città intera, costernata dal duplice lutto e dalla non meno irreparabile perdita, alla Salma del fratello Don Rocco, che, colpito pure lui dallo stesso male il giorno medesimo nel quale lei si mise in letto, la seguì nella tomba il 9 successivo.
Come entrambi si erano santamente amati in vita, vivendolo uno per l'altro in Dio, così,    anche in morte, non potevano essere separati.
Sulla sua Tomba, nel silente cimitero del Piratello, vegliato dallo sguardo amoroso della Vergine della quale essa fu particolarmente devota, si legge la seguente bellissima epigrafe, dettata dal card. Giorgio Gusmini, arcivescovo di Bologna, suo direttore spirituale:

ELENA ROCCA
MORENDO A XXV ANNI
TRATTEGGIAVA INCONSCIAMENTE
LA PROPRIA MORALE FIGURA
CON LA FRASE SCULTOREA
“SONO VISSUTA MORTA SONO MORTA VIVA”
GIACCHÉ AL MONDO NON VISSE
QUELL'ANGELO DI FANCIULLA
SE NON PER DISPREZZARLO
E VIVERE NASCOSTA CON CRISTO ,IN DIO
NEL CUI SANTO AMPLESSO
SI ADDORMENTO' SOAVEMENTE       ' '
PER L' ETERNA VITA
ALL'ALBA DEL GIORNO PRIMO
DELL'ANNO MCMXIX.
GUARDI ESSA DAL CIELO
A QUANTI LA PIANGONO INCONSOLABILMENTE.

Glorificherà Iddio un giorno, anche in terra, questa virtuosa Vergine romagnola? I suoi giudizi sono imperscrutabili e a noi non resta che attendere e pregare perché, ciò che gl'Imolesi tutti auspicano, si compia, se questo entra nei suoi voleri.

Bibl.: Card. GIORGIO GUSMINI Arcivescovo di Bologna: Memorie Edificanti di
Elena Rocca Giovane Imolese. Bologna, Scuola Tipografica Salesiana, 1919. — P. N. FLAMMINI T. O. R,: Giglio Candido. Vita di Elena Rocca. Bari. Scuola Grafica Salesiana, 1961.

























“SONO VISSUTA MORTA, SONO NATA VIVA” 

Lapide strana e tanto misteriosa
volutamente dettata da chi
già stava per varcar l’eterna soglia...

Sapeva di venir al mondo affetta
ancora dalla colpa originale
e trova nel morir la Vita vera!






AUTOGRAFO DI ELENA ROCCA

Una scrittura spigliata e decisa,
rivelatrice di un’anima tesa
all’essenziale, che sa tralasciare
pur i puntini e gli accenti: le preme
giungere prima all’incontro col Cristo!






TRASCRIZIONE DEL PRECEDENTE AUTOGRAFO

“Perché ti angusti tanto per 
ciò che fa il Signore attorno a
te? Egli ti vuole tanto bene,
ed è per questo che si occupa di
te in un modo meraviglioso.
 Lasciati lavorare da questo artefice
divino se vuoi diventare
veramente preziosa”.
........................

(Ferrara 27-3-2016), Padre Nicola Galeno



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