AFORISMA

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Nostra Signora del Carmelo

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mercoledì 9 marzo 2016

Ciclo su Elena Rocca (1893-1919) nel ricordo di Don Giuseppe Mazzanti

Ciclo su Elena Rocca (1893-1919) nel ricordo di Don Giuseppe Mazzanti


Una premessa è d’obbligo.
Io sono sempre stato convinto
che l’Amore nasca a prima vista: è una folgorazione!
E che il Signore ci attende al varco, anche questo a nostra insaputa...

Quindici anni fa non ricordo più in quale occasione
ebbi tra le mani la biografia
dei Fondatori delle Piccole Suore di S. Teresa del B. G.:
Don Giuseppe Mazzanti e Madre Maria Zanelli.

Una delle prime foto nelle quali m’imbattei
fu quella di una signorina riservata,
che sembrava volesse dirmi qualcosa.

Scoprii così che era stata lei
la mano scelta dalla Provvidenza
per rivelare tutta la ricchezza interiore
di quella giovane monaca francese
a questo prete molto scettico
su tutto quanto provenisse d’oltralpe...

Elena venne stroncata dalla spagnola nel fiore della giovinezza,
seguita nella tomba ad otto giorni di distanza dal fratello Don Rocco,
parroco della Cattedrale di Imola.

Era però il grano evangelico
che doveva macerare sotto terra
perché la rigogliosa spiga della dottrina di Teresa
maturasse nel cuore di Don Mazzanti.

Prima di lasciar parlare direttamente lui
attraverso due articoletti comparsi nel 1950
su “La voce della Madre”,
periodico del Santuario del Piratello di Imola
allego la prima poesia ispiratami da Elena Rocca.


ELENA  ROCCA

Giammai potrò scordare il viso lindo
di questa giovinetta nel volere
d’un’anima la Storia consigliarmi...

Perché non seppi credere al messaggio
che quell’ignota monaca francese
a te, fanciulla mite, consegnava?

Ed or che la spagnola t’ha stroncata,
Elena Rocca, sento un prepotente
bisogno di tuffarmi in quella Storia.

La Provvidenza sempre attende al varco...
E scopro finalmente i suoi disegni!

(Piacenza 14-11-2000), Padre Nicola Galeno
...........................................

Trascrivo i due articoletti, correggendo solo alcuni refusi tipografici.


“SONO VISSUTA MORTA;
SONO MORTA VIVA”

   Queste parole si leggono sulla tomba di Elena Rocca nel cimitero del Piratello.
   Lei stessa le compose e le volle scolpite sul suo sepolcro.
   C’è chi, leggendole, si domanda sorpreso: che ha voluto dire la defunta? E’ un enigma forse? Ma chi ha il senso della fede trova in esse un’espressione di vera saggezza cristiana.
   Parole sagge dunque che equivalgono quanto quelle di S. Paolo: la mia vita è Cristo; morire per me è un guadagno.
   In quell’epitaffio Elena rivela la sua anima vivente quaggiù nella luce di Dio. La scena troppo grigia del mondo non poteva darle che un maggior desiderio del Cielo.
Ha sentito il cupio dissolvi (voglio essere dissolto) dell’Apostolo ed ha avuto il grido del tormentato Giobbe: risorgerò e nella mia carne vedrò Dio, mio Salvatore.
   Elena Rocca fu davvero una fanciulla saggia. Era intelligente e possedeva una cognizione non comune delle verità della fede. Affermava pure il suo gusto nell’arte con lavori d’ago molto apprezzati.
 Socievole, specialmente con gli umili; ilare ed anche gioviale da rendersi amabile alle compagne e gradita a tutti. Non sempre riusciva a nascondere i gesti generosi del suo cuore nel soccorrere gli indigenti.
 Il fratello Don Rocco, Canonico Parroco della Cattedrale, trovava in lei un’abile collaboratrice, come quella che sapeva precederlo nel preparargli la via piana per giungere alle anime.

Era uscito in quegli anni, tradotto poscia in tutte le lingue, il libro che ha per titolo: La storia di un’anima, tolto da un polveroso manoscritto rinvenuto tra gli scaffali di un archivio monastico. Quel libro ebbe nel pubblico un’esplosione di ammirazione. Lo aveva scritto la giovanissima carmelitana Suor Teresa Martin del Bambino Gesù; libro di un godimento sommo perché la scrittrice vi ha messo tutta la sua anima e perché vi ha diffusa l’infinita tenerezza del cuore paterno del buon Dio.
Elena fu tra le prime a leggerlo e tra le prime a seguire l’invito della Piccola Santa di Lisieux che voleva attorno a sé una legione di anime da offrire vittime di Amore divino.
Elena ebbe un curricolo breve, presso a poco gli anni di S. Teresa e come Lei visse tanto nascosta da non lasciar trapelare se non tra un cerchio limitato di familiari e di amiche i tesori ricevuti da Dio.
Guardandola solo esteriormente non si poteva giudicarla che una fanciulla onesta, anche spigliata, benché sempre corretta, come tante altre. Ricordate il giudizio della monachella di Lisieux su Suor Teresa Martin?
La Madre Priora si troverà ben imbarazzata a scrivere ai conventi sulla vita di Suor Teresa, poiché ,per quanto amabile, non ha fatto cosa alcuna degna di essere ricordata”.
Altro che imbarazzo! Ossia, se imbarazzo vi fu per la Madre Priora, vi fu per non sapere come far fronte alle ininterrotte richieste di migliaia di anime entusiasmate dalla Storia di un’anima.
E l’opinione vostra su Elena Rocca? Quelli che ancora la ricordano, se vogliono, possono parlare. Ecco un episodio che risale a circa dieci anni fa.
Alcuni sacerdoti, durante gli esercizi spirituali al Piratello, nella solita passeggiata in cimitero, un giorno sostano davanti alla tomba di Elena Rocca, quando il Padre Direttore degli esercizi, un eminente gesuita, ruppe il silenzio e disse: Se questa giovane fosse vissuta in Francia, avrebbe già gli onori degli altari. E’ vero che Dio solo è il giusto estimatore dei suoi santi, ma è anche che quaggiù i santi non sono dichiarati santi senza il concorso nostro.                                                
 G(iuseppe) M(azzanti)

Un giorno del lontano 1916 o ’17 vidi fra le mani di Elena Rocca il libro : Storia di un’anima, autobiografia di Suor Teresa Martin, la futura S. Teresa del Bambino Gesù.
Mentre l’Elena me l’offriva perché lo leggessi ebbi un moto di repulsione e le dissi ruvidamente:- Abbiamo libri di donne e sante italiane ben più interessanti di quelle francesi.
Elena mi guardò e tacque. Capii d’averla disgustata. Certe antipatie non vanno manifestare, vanno invece rintuzzate quando si tratta di anime superiori ad ogni sentimento patrio.
Tutti i Santi amano la loro Patria, ma non hanno gli egoismi che la loro Patria può avere verso altre nazioni.
Fu qualche mese dopo la morte di Elena che m’indussi a leggere “Storia di un’anima”, quando già la fama della ven. Suor Teresa varca le frontiere suscitando dovunque i maggiori entusiasmi.
A dir il vero, nella prima lettura non trovai tracce di spiccata santità. Il libro si leggeva volentieri perché fluido nello stile, perché rivelava un’anima di elevata cultura, piena d’arte, di sentimento in soave armonia colle creature e col cielo.
 Dopo aver letto alcune recensioni e commenti di vari autori, volli rivedere il libro.
Lo lessi passo, passo, ripetutamente e vi trovai preziosissimi tesori. La scrittrice rendeva facili le più alte verità teologiche, mostrando specialmente Dio nella Sua inesauribile bontà paterna e nell’instancabile amore misericordioso per i poveri peccatori.
Genialissima poi nella descrizione della scorciatoia da lei trovata per dar la scalata al Cielo, da sorpassare forse nella santità molti campioni di primo piano.
L’episodio l’ho voluto narrare perché fu quello che mi convinse più tardi che Elena Rocca aveva impostata la sua vita nella vita della Piccola carmelitana e che da Lei aveva appreso la via breve per elevarsi in alto, via che s’adatta a tutti per raggiungere, sia pure, il minimo grado di santità a tutti necessario per entrare nella vita eterna.
La via insegnata da S. Teresa del B. G. è fatta d’infanzia spirituale, ossia di semplicità, di confidenza, di completo abbandono in Dio.
Elena l’aveva profondamente capita e si era ben intesa con la Santa per non deviare in nessun modo.
Se in Elena si scorgeva la giovinetta saggia, astuta, in lei si ammirava pure la semplicità di una bambina.
Si vedevano in lei riprodotte tante virtù della Santa. Il volto, gli occhi soffusi di una purezza liliale, il tratto, il modo di un’aurea indifferenza, l’umiltà del cuore e il desiderio del nascondimento.
Chi ha conosciuto Elena Rocca ed ha letto la storia di un’anima s’accorge che tra lei e la Piccola Santa esistono punti di contatto che, pur lasciando distinta la Madre dalla discepola si trovano unite nella rassomiglianza. Ogni volta che ho dinanzi i ricordi di Elena mi viene di associarli alla Storia di un’anima e mi convinco sempre di più che Elena nel suo breve curricolo ha camminato sulle orme della Piccola Santa di Lisieux.                            G(iuseppe) M(azzanti)

ELENA ROCCA

Elena, ti credevo una fiammella
ed eri invece tanto alimentata
da quello stesso Amore di Teresa!

METEORA 

Ripenso all’avventura tua terrena.
Meteora potesti tu sembrare,
eppur sapesti incidere nei cuori
profonda nostalgia dell’Eterno,
che volle in te riporre la dimora.

EUCARISTIA

Fosti rapita dall’Eucaristia:
il tempo si fermava riverente
dinanzi a te, che estatica adoravi
Chi per Amor s’è fatto prigioniero...

CALICE 

Non fosti spettatrice del patire
del Cristo. Lui ti fece assaporare
il calice amarissimo e tu fosti
scarnificata sulla dura Croce...

RIDENTE 

Il viso tuo ridente nascondeva
l’angoscia più mortale dentro al cor...

CORONA

Portavi un’invisibile corona
di spine sovra il capo. Quella volta
che posi casualmente sulla testa
la mano mia fraterna, ti scostasti
urlando da dolore... Mi stupisti:
sembrasti tornar vittima del male
tanto umiliante dell’adolescenza.

Nel ripensarvi ancor non mi do pace:
avevo accanto a me una portatrice
della puntente corona del Cristo.
Non seppi qual Veronica affrettarmi
per tergerti quel sangue sì prezioso!

CELARSI

M’affascina quest’alma che celarsi
agli indiscreti sguardi sempre sa.
Mi sembra tutta presa dal suo Dio
con tanta brama ardente di condurre
le pecore perdute al santo ovile!

IMPETRAZIONE

Ritorna sfiduciato il Sacerdote,
essendo dal malato rifiutato.
Elena lo rincuora e si sprofonda
in una tanto ardente implorazione.

All’indomani lo invita a tornare
ed ecco che il prodigio grande avviene:
l’infermo lo riceve e si congeda
da questa terra con la pace in cor!

ELENA E TERESINA

Nel ripensar a certi quadernetti
coperti dalla polvere ed oblio
rivedo pure tutta la mia storia,
Elena Rocca. Sembro la priora
che scorda quanto scrisse la sorella:
aveva guizzi pur di poetessa,
ma rimaneva sempre una bambina...
Le cadono le squame poi dagli occhi
e si pentì d’aver quasi lasciato
ammuffire da tempo quel tesoro!

Quando ti vidi intenta alla lettura
di quella che pareva una storiella
fatta per divertire dei bambini,
un’ingiustificata sufficienza
s’impadronì di me. Tutta la stima
sinora accumulata su di te
dissolversi sembrò. La mia risposta
dovette il cor ferir profondamente,
eppur non reagisti, seppellendo
quest’immaturità del sottoscritto

nel sì capace scrigno del tuo core,
sapendola irrorare di preghiera.
E venne pure l’ora della Grazia
per questa mente mia troppo altera.
La tragica tua fine mi sembrò
la stessa riservata a Teresina.
Più dall’Amor che dalla malattia
tu fosti consumata in un silenzio
nutrito dalla Fede cieca in Dio!

Ripresi allor in mano quella “Storia
di un’anima”, scoprendo la ricchezza
che l’infantile stile nascondeva.
Era la tua vittoria, Elena Rocca:
prima di me sapesti tu sentire
la forza risucchiante dell’Amore
divino che ci chiama a santità.
Ed or il tuo dubbioso osservatore
d’un tempo si tramuta in paladino
di chi diventa fulgida Patrona!

(Ferrara 6-3-2016), P. Nicola Galeno

Padre Nicola Galeno ha arricchito ogni didascalia poetica con varianti pittoriche del volto di Elena rocca, ma per ragioni di spazio, ne ho scelte solo un paio, che ho pubblicate qui sotto.




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