AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
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mercoledì 16 marzo 2016

Ciclo su Elena Rocca - seconda parte

Ciclo su Elena Rocca (1893-1919) – Riv. “Rose di S. Teresa” a cura di Don G. Mazzanti


Una premessa è d’obbligo.
Io sono sempre stato convinto
che l’Amore nasca a prima vista: è una folgorazione!
E che il Signore ci attende al varco, anche questo a nostra insaputa...

Quindici anni fa non ricordo più in quale occasione
ebbi tra le mani la biografia
dei Fondatori delle Piccole Suore di S. Teresa del B. G.:
Don Giuseppe Mazzanti e Madre Maria Zanelli.

Una delle prime foto nelle quali m’imbattei
fu quella di una signorina riservata,
che sembrava volesse dirmi qualcosa.

Scoprii così che era stata lei
la mano scelta dalla Provvidenza
per rivelare tutta la ricchezza interiore
di quella giovane monaca francese
a questo prete molto scettico
su tutto quanto provenisse d’oltralpe...

Elena venne stroncata dalla spagnola nel fiore della giovinezza,
seguita nella tomba ad otto giorni di distanza dal fratello Don Rocco,
parroco della Cattedrale di Imola.

Era però il grano evangelico
che doveva macerare sotto terra
perché la rigogliosa spiga della dottrina di Teresa
maturasse nel cuore di Don Mazzanti.

Trascrivo ora quanto comparve nel novembre del 1936
su “ROSE DI S. TERESA”, il periodico delle Piccole Suore
 a cura di Don Giuseppe Mazzanti.



     NUMERO DEL NOVEMBRE 1936




ELENA ROCCA: Improvvisa guarigione

Come somiglianti sono i tratti della malattia misteriosa della Piccola Santa con quella non meno misteriosa della nostra Elena, così somiglianti sono pure i tratti della guarigione istantanea sia dell’una che dell’altra. Riferendoci alla malattia misteriosa di Teresa Martin lasciamo parlare la protagonista riguardo alla sua guarigione.
Dopo aver narrato che la sorella Maria in un momento di grande sconforto si era inginocchiata dinanzi ad una statua della Vergine che stava nella camera dell’ammalata, implorando a calde lacrime la guarigione, soggiunge:
“Io pure, che non trovavo quaggiù soccorso alcuno e mi sentivo vicina a morire di dolore, mi rivolsi alla Madre Celeste chiedendole con tutto il cuore che avesse pietà di me.
Ad un tratto la statua si animò e la Vergine diventò bella, tanto bella che non troverò mai espressioni atte a rendere tale bellezza tutta divina. Quanta soavità, bontà e tenerezza ineffabile spirava mai da quel volto! Ma quello che mi penetrò fino al fondo dell’anima fu il suo sorriso incantevole. Tutte le mie pene sparirono allora, e dai miei occhi due grosse lacrime caddero silenziose. 
Erano lacrime di pura gioia celeste. La SS. Vergine si è avvicinata verso di me, mi ha sorriso... Come sono felice, pensai, ma non lo dirò a nessuno perché la mia felicità sparirebbe”.
Ineffabile fu l’effetto di quel sorriso. Esso, mentre inondò di felicità l’anima di Teresa, nel tempo stesso le rese la salute. Nessuna traccia della misteriosa malattia doveva riapparire mai più.
Ed ora descriviamo la prodigiosa guarigione di Elena con le sue stesse parole.
I miei genitori, i miei fratelli, così essa racconta, pregavano e facevano pregare per me; io e mia sorella avevamo fatto ricorso a S. Antonio di Padova e il Signore volle glorificare il suo Santo pure in me.
Erano circa le ore 16 del 23 gennaio 1908, scrive Ella, quando ad occhi aperti, vidi apparire nella stanza e proprio di fronte al mio letto un insolito splendore e mostrarmisi, in mezzo a quella luce smagliante, la figura del Santo al naturale; vestiva l’abito di S. Francesco d’Assisi, tenendo in braccio affettuosamente il Bambino Gesù, cinto unicamente da una fascia celeste ai lombi.
La mia prima impressione fu di sorpresa e meraviglia e il mio primo atto fu di gettarmi in ginocchio sul letto dinanzi alla bella apparizione. Il Santo era sospeso in aria a breve distanza, nella camera da letto e, appena apparso, mi disse queste testuali parole: alzati che sei guarita, vatti a casa che hai finito di penare”
 La visione disparve, ma la guarigione restò. Quella stessa sera l’Elena lasciò l’ospedale tra lo stupore delle infermiere e la commozione dei parenti. Non ostante la sua costituzione piuttosto deboluccia, la sanità non le venne più meno fino all’ultima brevissima malattia che, dopo undici anni, doveva portarla alla tomba.
Non fu dunque una guarigione superficiale, momentanea, precaria, dovuta ad un puro effetto di suggestione, come in certi casi può succedere, ma una guarigione piena, stabile, perfetta.
Una suora, assai confidente dell’Elena, un giorno volle chiederle se la malattia che ebbe da giovanetta l’avesse chiesta lei stessa al Signore in cambio di una sorella molto sofferente. L’Elena dapprima sembrò schermirsene, ma poi confessò che si era offerta vittima per la sorella, chiedendo soltanto di non essere colpita subito per non mettere in sospetto i suoi cari e rattristarli. Avvenne infatti che mentre la sorella guariva, l’Elena cadeva ammalata.
Con queste osservazioni non intendiamo di aver data una spiegazione definitiva alla subitanea guarigione, ma solo di mettere in luce circostanze che dimostrano tale avvenimento veramente straordinario e simile a quello toccato alla Piccola Santa di Lisieux. Comunque si voglia giudicare, resta certo che la guarigione fu una grande grazia che Dio fece alla buona figliuola, ma grande fu pure la corrispondenza da parte di Elena da meritarsi, come vedremo, altri e molteplici benefici non meno straordinari.
(continua)
G(iuseppe) M(azzanti)
Piastrella votiva a Vietri sul Mare (SA)





 L’APPARIZIONE DEL SANTO

Elena, nel veder tanto fulgore
del Santo con in braccio il Bambinello,
ti vuoi inginocchiare sovra il letto.
Davvero sei rapita come Pietro
dinanzi al Salvator trasfigurato!

Nitide le parole son del Santo:
“Alzati, sei guarita! Vatti a casa:
finisti finalmente di penare!”.

E quella sera stessa coi parenti
tra lo stupor di tutte le infermiere
potesti far ritorno al focolare!

(Ferrara 15-3-2016), Padre Nicola Galeno

2 commenti:

  1. Di fronte a ciò che pare impossibile e si realizza si resta perplessi; purtroppo ci scordiamo troppo spesso che c'è sempre una Mano pronta a sorreggerci.

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  2. Di fronte a ciò che pare impossibile e si realizza si resta perplessi; purtroppo ci scordiamo troppo spesso che c'è sempre una Mano pronta a sorreggerci.

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