AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 14 febbraio 2014

In ricordo di Padre Francesco di Gesù (Francesco Cellerino) 1925-2013


II 26 dicembre è volato in cielo il nostro caro P. Francesco di Gesù (Cellerino Francesco), dopo una
vita tutta spesa per il bene della nostra Provincia e dell'Ordine, prima come missionario in Centrafrica, poi a Roma come Economo generale, e infine a Concesa e a Legnano, dove ha speso gli ultimi rimasugli di forze come confessore e direttore spirituale.

Francesco nasce a Cavaglià, in provincia di Vercelli, il 25 luglio del 1925. Qui passa gli anni della
sua infanzia circondato da molti parenti, con i quali si manterrà in buoni rapporti per tutta la vita. Ancora ragazzino si trasferisce a Milano con la mamma, che affitta una casa di ringhiera sui Navigli. Si riunisce a Marco, il fratello maggiore, che era già a Milano presso alcuni parenti. Il papà preferisce restare al paese, dove continuerà a fare il materassaio.

Siamo nel periodo della guerra. Nel 1943 il Maresciallo Graziani chiama la sua classe alle armi.
Francesco ha diciotto anni ed è impiegato in qualità di supplente al servizio tecnico della Cassa di
Risparmio delle Provincie Lombarde. In quel lontano '43 entra nell'appena costituito corpo dei bersaglieri volontari, formato da studenti universitari e diplomandi. Le nove compagnie del suo battaglione vengono trasferite in Liguria dove Francesco presta servizio in qualità di aiuto infermiere e,
all'occasione, anche guardia costiera, fino alla primavera del '45. Terminata la guerra può rientrare a Milano e riabbracciare la sua amatissima mamma. La casa sui
Navigli viene bombardata e la famiglia, buttando i materassi in strada (unica ricchezza salvata), se ne va e trova un'altra abitazione tramite un collega di banca di Francesco.

Dopo la guerra lui torna a lavorare in banca ed è in questi anni che conosce la figura di suor Fausti
na Kowalska (morta da poco, nel 1938). La devozione per Sr Faustina e la Divina Misericordia a lei
rivelata l'accompagneranno per tutta la vita. La mamma, molto religiosa, lo solleciterà anche ad andare a S. Giovanni Rotondo per incontrare P. Pio, il quale lo riceverà dopo molta attesa.

Nel 1952 muore la cara mamma. Francesco continua a lavorare. Diventa vicedirettore di filiale alla Banca Popolare di Bergamo. Nel frattempo studia e nel 1956 consegue la laurea di dottore in Scienze Sociali del Lavoro presso l'Università Intemazionale degli Studi Sociali di Roma. Nonostante gli impegni lavorativi e di studio Francesco trova il tempo di aiutare numerose famiglie povere, attraverso la S. Vincenzo, e matura un forte desiderio di seguire più da vicino Gesù. Così racconta:

«II Signore mi ha lavorato poco a poco, direi molto da lontano. Mi ha fatto sperimentare la realtà dell 'affermazione dell 'Imitazione di Cristo: "Tutte le cose sono vanità, fuorché amare Dio e servire Lui solo". Preciso che non si è trattato solo di una convinzione formatasi in me; ma di una singolare esperienza profonda, sentita, vissuta nell'intimo, ogni qualvolta mi era dato di raggiungere un traguardo, un successo umano nella società. Quindi la vanità di tutte le cose; ma soprattutto quello che vale è l'amare Dio è ciò l'ho capito attraverso l'incontro con S. Teresa del B.G. con la lettura di Storia di un'anima».

Conosciuto il Carmelo attraverso una signora anziana che faceva parte della S. Vincenzo, France-
sco si presenta al Corpus Domini di Milano, dove chiede di entrare nell'Ordine Carmelitano. Ha 36 anni. Viene accettato e così può fare il noviziato a Concesa, dove emette la sua professione semplice col nome di Fra' Michelangelo di Gesù. Compiuti gli studi di teologia a Venezia, viene ordinato sacerdote nel monastero di Lodi il 23 dicembre 1967. Racconta: «Ognuno è tenuto a mettere a frutto i talenti, i doni di Dio con volontà per sentire e raggiungere la grande meta, la più sublime che Dio possa assegnare a una creatura: sceglierlo come rappresentante dell'amore Suo in mezzo agli uomini». «E prego che tutti coloro [che sono su questo cammino] possano essere afferrati dall'infinita misericordia di Dio, così come ci sono stato anch'io».

Il grande desiderio di Francesco, divenuto carmelitano, è quello di andare in missione. I superiori lo  accontentano e così parte per il Centrafrica il 21 dicembre del 1972. Gli viene affidato il compito di parroco nella Parrocchia di Bozoum e un anno dopo (1974) viene raggiunto dal confratello P. Giuseppe Agosteo, che diventerà parroco a Baoro. P. Francesco sarà attento a tutte le realtà della propria parrocchia. Provvederà, infatti, non solo ad amministrare i Sacramenti, ma darà aiuto anche ai bambini handicappati, ai carcerati e ai suoi "fratelli lebbrosi". Così scriveva dalla missione:

«Gesù, il Divin Maestro, non ha forse detto che l'amore è servizio? E Lui per primo ne ha dato l'esempio: "Io sto in mezzo a voi come colui che serve"». Parlando poi dei lebbrosi scriveva: «Questi
nostri fratelli lebbrosi conservano tutti un'invidiabile serenità di fondo. Penso che si tratti di una specie di "grazia di stato"... perché, veramente, tutti la possiedono. Mai visto infatti uno di questi nostri fratelli, non dico disperarsi, ma nemmeno lamentarsi della sua dolorosa condizione».

Nel 1978 P. Francesco si offre di far parte della futura e ormai prossima comunità formativa del noviziato africano in Zaire (missione della Provincia romana e belga). Ma nel 1979 viene richiamato in
Italia per altri incarichi. Nel marzo del 1980 torna momentaneamente in Centrafica in compagnia di un ingegnere di Milano suo conoscente (Ing. Enzo Gherarduzzi), che ha intenzione di contribuire al riassetto dell'ospedale di Bozoum. Non avendo raggiunto un accordo con le autorità locali, promette allora un sostanzioso aiuto economico per l'ampliamento del lebbrosario di Baoro, che sarà veramente importante nel tempo. P. Francesco tornerà nella sua amata Africa come missionario solo per un breve periodo tra il 1991 e il 1992 in Cameroun.

Nominato Economo Generale di tutto l'Ordine (1979-1990), P. Francesco trascorre gli anni successivi a Roma. Questo suo trasferimento è motivato anche dal fatto che il glaucoma, che lo ha colpito agli occhi, non è curabile in Africa. Dal 1994 al 2000 è nominato Economo del Teresianum. P Francesco racconta spesso ai propri nipoti, a cui è molto affezionato, che non lo aggradava molto fare l'economo, ma lo faceva per obbedienza. Il suo desiderio sarebbe stato quello di tornare in Africa, in mezzo a tanti poveri che ancora avevano bisogno di lui, e per evangelizzare tante persone, come lui diceva spesso, per "l'avvento del Regno".

Nonostante questa sua lunga attività a Roma, in mezzo a tanti problemi burocratici, P. Francesco ri
mane una persona molto spirituale e contemplativa. Trascorre molta parte delle sue vacanze al Santuario di Oropa, come confessore, e contribuisce in modo determinante alla stesura della positio per la canonizzazione della Beata suor Faustina Kowalska, a cui fin da giovane fu molto legato. Tornato in Provincia nel 2000, trascorre gli ultimi anni a Torino, a Concesa e infine a Legnano. In quest'ultimo convento, sempre col rosario in mano, ascolta volentieri Radio Maria, essendo ormai quasi cieco, e nel pomeriggio trascorre ancora ore in confessionale, sempre con grande pazienza, ad ascoltare tante persone che si rivolgono a lui.

I Padri di Concesa raccontano che, quando era presso di loro, spesso scherzava col sacrestano, fra' Celestino, suo coetaneo. P. Francesco un giorno gli disse che, essendo lui (Celestino), il più vecchio dei due, l'avrebbe preceduto in Paradiso. E Celestino replicò: «Sì, ma tu mi seguirai dopo qualche mese». E così è stato. Dopo quattro mesi esatti dalla partenza di fra' Celestino, P. Francesco l'ha raggiunto.

Ti ringraziamo P. Francesco per il tuo esempio, per la tua preghiera, per la tua pazienza, per la tua
fede. Così scrivevi un giorno dalla missione in Centrafrica:

«Gesù chiama veramente a tutte le ore. Basta saperLo ascoltare ed avere la generosità di dirgli di sì. Un sì deciso, senza compromessi né limitazioni. Un sì che dice disponibilità piena a servirLo, nei fratelli, in tutta umiltà ".

Dal numero di febbraio 2014 de’ “IL CARMELO OGGI”.

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NB: Nel necrologio sono stati distrattamente omessi i nomi di P. Vincenzo Prandoni, allora Provinciale che venne incontro al desiderio missionario di P. Francesco e P. Giuseppe Agosteo, e del Generale P. Filippo Sainz de Baranda, che lo volle in Casa Generalizia a Roma in qualità di Economo Generale dell’Ordine.

Nel ricordo poetico di P. Nicola, suo conterraneo e solerte corrispondente dai tempi della reciproca Missione, nonché tifoso di calcio, anche se di squadre diametralmente opposte.

ARRIVEDERCI IN CIELO

Arrivederci in Cielo, confratello
col quale combattemmo cinquant'anni
sui campi piacentini e veneziani
tifando l'uno per la blasonata
Inter e l'altro solo per il Bari...

Sapemmo dialogar pur in Missione:
l'uno in Centrafrica e l'altro in Giappone.
Ci ritrovammo a volte pur a Roma:
lui nella stanza dei bottoni ed io
in veste di devoto pellegrino.

Tentammo pure di risollevare
quella deserta Chiesa di Torino,
un tempo roccaforte teresiana
della Città sabauda con il corpo
della Beata di Santa Cristina...

Ci rivedemmo poi saltuariamente.
Come Tobia diventasti cieco.
Non feci in tempo a portarti l'unguento
capace di ridar a te la vista...
Ci rivedremo ormai soltanto in Cielo!

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SULLA CIMA DEL CARMELO

Un caro Confratello m'ha lasciato
per l'aldilà. Mi sento ancor più solo
lungo l'erta penosa del Carmelo.
Mi conforta il pensier di ritrovarlo
sulla cima gioioso ad aspettarmi!

(Parma 26-12-2013), Padre Nicola Galeno





2 commenti:

  1. Vedere la sua foto ci commuove, conosciuto a Torino a Santa Teresa poi molte volte alla Concesa posto stupendo ci regalò la positio di suor Faustina Kowalska e dei libri dicendo "sono cieco"

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi