AFORISMA

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
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sabato 1 febbraio 2014

Divagazioni su di un 4° centenario in sordina


Sinceramente quando quasi 50 anni fa ebbi tra le mani una delle prime edizioni della Peregrinazione di Anastasio (P. Gerolamo Graziano, 1545-1614), di due cose mi meravigliai. Come mai una figura così rilevante e poliedrica degli inizi del Carmelo teresiano è stata sistematicamente cancellata dagli annali della nostra Storia? Anche ad una sommaria lettura di certi scritti di S. Teresa d’Avila ci vuol poco a capire come nessun altro confratello sia così tanto entrato nella sua vita, soprattutto spirituale. Secondo motivo di stupore, per me ancora più grave del primo: possibile che l’esperienza di una così dura schiavitù patita dal caro confratello a Tunisi non abbia indotto i suoi molti accusatori ad una sorta di ripensamento sull’assurdità di quella condanna? Se la parabola del figliol prodigo (supposto che lui lo sia stato) trova posto soltanto nel Vangelo e non anche in Ordine religioso, è chiaro che è come aprire la saracinesca ad un’inondazione di dubbi.
Rimasi colpito soprattutto dalla sua ostinazione nel cercare ogni giustificazione spirituale possibile al comportamento dei suoi confratelli, pur ribadendo sino in fondo la propria innocenza. La glacialità dei suoi detrattori lascia profondamente interdetti: il perseguitato che giustifica i persecutori? Mentre loro se ne stavano pacifici a godersi il beneficio di vedere finalmente fuori dai piedi quel “rompiscatole”, lui si lasciava marcare con del ferro rovente il segno della croce sotto la pianta dei piedi dai suoi aguzzini maomettani!
Ci sarebbe per la verità anche un terzo motivo di stupore. Non credo di aver trovato tra i nostri scrittori teresiani uno altrettanto dotato di buonumore. Il suo, anche quando ne avrebbe tutte le ragioni, non è mai sarcastico ed a volte raggiunge anche vette di puro lirismo.
Mi sono pertanto fatto l’idea che molte delle sue iniziative in campo apostolico siano state recepite, anche se mai ufficialmente riconosciute per l’ombra troppo ingombrante dei vertici spagnoli, proprio da quei confratelli che furono gli artefici della diffusione teresiana in Italia e nel resto dell’Europa, territori di missione compresi. Nessuno mi toglie dalla testa che quanti lasciarono la patria per questa propagazione degli Scalzi fossero davvero menti elevate, tant’è che ottennero dalla Chiesa incarichi di notevole importanza. In patria sarebbero ammuffiti; in Italia ed altrove misero in luce tutti i talenti ricevuti dal Signore.

Parma 23-1-2014
Padre Nicola Galeno della Madonna del Carmine

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