AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 6 gennaio 2012

APOSTOLI E DISCEPOLI: SACERDOTI E LAICI!

A volte mi faccio prendere da mille scrupoli, mi interrogo su quanto scrivo: sul contenuto degli articoli ma anche sul modo in cui mi pongo di fronte ai lettori: qualcuno mi ha criticato, dicendo che a volte affronto certi temi con grinta, in modo un po' accusatorio. Lo so, lo ammetto! Ma devo anche sostenere, a mia difesa, che ora viviamo accomodati sulla bambagia: essere buoni non significa fare i buonisti! A confermare il mio pensiero, San Paolo, proprio oggi nella S. Messa dell'Epifania del Signore, in rito ambrosiano, nella seconda lettura, che si evince dalla sua Lettera a Tito:

"Carissimo, è apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato sè stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi|! Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini."

Ho letto e meditato a lungo su questi insegnamenti di San Paolo. Pare che si contrastino tra loro, laddove l'Apostolo dice di rimproverare con autorità, e alla fine consiglia la mitezza e la mansuetudine. E anche: rinnegare l'empietà, i desideri mondani, e vivere con sobrietà, giustizia e pietà.
Pare, ma non è così: dove occorre correggere un atteggiamento che non è conforme agli insegnamenti di Cristo, è necessario usare la propria autorità (di sacerdote, di religioso, o di laico credente) per raccomandare e  dove è il caso, rimproverare.  Nel contempo, ed abitualmente, occorre dimostrare la mitezza e mansuetudine che era consona a Gesù. Il cristiano ha il dovere di rivestirsi degli insegnamenti del Signore, affinché il mondo veda e respiri la personale fede nel Salvatore.
Chi è innamorato di Dio, soffre nel veder in qualche modo deturpati i Suoi insegnamenti, che fanno trasparire una visione errata del cristianesimo. In questo caso, è necessario mettere le cose in chiaro: se papà o mamma vogliono educare correttamente i propri figli, impongono delle regole che richiedono rispetto, se i figli trasgrediscono quelle regole, vengono giustamente rimproverati. Se i genitori chiudessero entrambi gli occhi, e lasciassero correre le mancanze dei figli, questi finirebbero per uscire dal seminato e non solo incorrerebbero in sbagli che provocano sofferenza, ma in aggiunta gli stessi genitori apparirebbero come complici delle mancanze dei figli. Non so se sono stata chiara con l'esempio genitori-figli: sono comunque persuasa che i sacerdoti ed i laici impegnati dovrebbero correggere, anche usando il rimprovero se occorre, coloro che deformano il volto della Chiesa. Il "lasciar correre" su punti fondamentali del nostro Credo Apostolico, o su comportamenti che fanno a pugni col cristianesimo, è un errore colossale. Sfido poi che si lancino strali e  critiche feroci contro i cristiani, se cristiani lo sono solo perché battezzati, ma non altro. Resta fermo l'ammonimento di San Paolo: siate miti, mansueti: significa che la correzione fraterna non deve essere un out-out, un dictat dentro il quale ci sono due alternative: o fai così, oppure te ne vai!  E' necessario far comprendere qual'è la strada che conduce al Signore, e che ci fa veri cristiani, e una volta compreso che l'Amore è il perno sul quale far ruotare la propria vita, si aderirà al Vangelo con slancio e senza tentennamenti. Chi si innamora di Gesù, capirà che il rimprovero è un gesto d'amore, e lo saprà accettare! E sono certa che un buon Pastore saprà condurre il suo gregge con dolcezza ma anche con giustizia, e per giustizia intendo trasmettere il  rispetto per gli insegnamenti evangelici. E se qualche volta  mi lascio prendere la mano, usando toni severi, lo faccio solamente quando mi pare che Gesù venga messo sulla Croce una volta di troppo!! E noi dovremmo saper togliergli quei chiodi, non conficcarne altri in quelle povere carni martoriate sul Calvario! Il Vangelo non si può interpretare a seconda di quanto ci fa comodo, tagliando le parti che non ci piacciono, addolcendone altre che ci paiono dure, modificandone altre a nostro vantaggio: il Vangelo è Parola di Dio, e Dio ha un Verbo solo: il Figlio Suo Gesù Cristo, che resta immutabile nei secoli dei secoli. Amen!
Noi dobbiamo essere gli stessi Apostoli del tempo di Gesù: tanti San Paolo, San Pietro, San Giovanni....capaci di testimoniare nostro Signore come allora, oggi e sempre!


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