AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

martedì 17 aprile 2012

ESISTE IL DIAVOLO?


Una scultura rappresentante Lucifero,
nella Cattederale di Saint Paul de Liege (Belgio)
Parliamo di indemoniati. Spesso li incontriamo nel Vangelo: impossessati da satana.
Oggi la medicina, la psicologia, la neurologia, definisce certi comportamenti causati da: crisi nervose, isteria, cellule neurali  che non funzionano, leggere o gravi forme di pazzia.
Penso abbiano ragione: anche le crisi epilettiche rientrano in questi casi clinici.
Sono invece persuasa che chi è circuito dal demonio, appaia come persona gradevole, senza schizofrenie di sorta. Ha una buona dialettica, un aspetto rassicurante, un’alta posizione sociale,  danaro a iosa, e una smisurata sete di potere.
O sei con Dio o con mammona. Il denaro, la fame di ricchezza e di potere, trasformano un essere umano in disumano. Per denaro, per il potere, chiunque si farebbe corrompere. E per denaro e potere, si può anche uccidere: guerre, genocidi, omicidi, infanticidi…aggiungete voi quello che meglio credete tanto la lista è lunga.
Hitler: definito oggi un pazzo. Certo, chi pensa di ottenere il bene della propria Nazione, eliminando ebrei, nomadi, omosessuali …tanto sano di mente non è ma, mi chiedo, come mai un’intera nazione prima, la Germania, e in seguito gran parte dell’Europa, non esclusa l’Italia, ha aderito a questo infame proposito? E perché chi sapeva, ha taciuto? Così come oggi si tace su tante malefatte nel mondo?
In queste circostanze, penso che entri in ballo il dia-ballo, ovvero quel signore del male che ha il potere di dividere, che offusca le menti creando una cortina di fumo infernale, a causa del quale non si vuol vedere quanto si ha sotto gli occhi.
Gli indemoniati sono coloro che agiscono normalmente, non hanno crisi nervose, sono sempre impeccabili esteriormente, ma dentro hanno il male che ha roso ogni etica, ogni  altruismo, ogni senso del dovere e di giustizia. Unica lampadina che illumina i loro pensieri è il dio denaro, e il suo vassallo potere. E il proprio adorato ego. Per amore del proprio ego, si commettono infamie e atrocità incredibili.
L’uomo è imperfetto: il suo essere è impastato di bene e di male. Alcuni individui contengono una percentuale maggiore di bene, altri l’esatto opposto. Altri ancora il bene lo hanno perduto per strada, dalle tasche bucate dall’avarizia, dall’egoismo, dalla prepotenza, dall’avidità, dal cinismo, dall’ingordigia dei piaceri  e beni terreni… buchi che ha provocato il demonio, il male. E le tasche bucate non si vedono, rimangono nascoste dal vestito, che appare sempre perfetto. Apparenza dunque, stiamo attenti a ciò che appare…e che non è!
Satana appare seducente, ed infatti seduce l’uomo, togliendoli ogni scrupolo, ogni inibizione,  facendogli credere che ciò che è sbagliato, sia giusto, e ciò che è proibito, sia invece lecito.
Ormai il signore del male ha conquistato il mondo, è entrato ovunque, anche là dove si pensava non potesse aprire le porte che erano ermeticamente sbarrate da incensi di santità.
Eppure ci sono ancora i santi, tanti, anche se sconosciuti! Sono quelli che non si sono fatti irretire da satana, che hanno una grande forza interiore, che sanno dire di no alle tentazioni diaboliche,  che si affidano al Signore, riconoscendo in Lui colui che dona la Forza, la Roccia che costituisce difesa, l’Amore, che sana ogni male.
Il demonio sta allontanando dal Signore una moltitudine infinita di credenti, ora non credono più, sono stati persuasi…da chi?...dal male!..che le religioni sono invenzioni per creduloni…Quel che è certo,  è che eliminando Dio dalla nostra vita, anche attraverso l’abiuro della propria religione, non avremo più freni inibitori, non avremo il senso del rispetto, dell’amore per il prossimo, e anche le famiglie perdono il loro antico valore, e si disgregano.
Dite che il demonio non esiste? E allora, se il male non c’è, da dove proviene tutto questo che accade nel mondo? Cerchiamo il demonio in un’entità invisibile, e poi ci accorgiamo di essere noi stessi i portatori malati del male? ALLORA SIAMO TUTTI DIAVOLI, E NEPPURE POVERI E BUONI!
Ovvio che la mia è una battuta, seppur amara ed ironica, sono infatti persuasa che esistano ancora tanti portatori sani del Bene!!!
Ma il Demonio esiste, credetelo…non fatevi fuorviare dalle voci che ha messo in giro…sapete bene che sono voci…diaboliche!
L'opera scultorea sopra fotografata, rappresenta l'angelo ribelle, e anche l'artista l'ha ritratto   con belle sembianze .


QUANDO PARLO CON IL DIAVOLO

 OLBIA. «Quando parlo con il diavolo» è il titolo di un libro affascinante scritto da don Gianni Sini, parroco della Salette ed esorcista. «La maggior parte delle persone che si sono rivolte all'esorcista proviene da esperienze con il mondo dell'occultismo, della magia e dello spiritismo che ha favorito l'ingresso di Satana nella loro vita» è scritto nella quarta di copertina del libro, edito da Surgarco edizioni.  Il lavoro di don Sini è diviso tra la demonologia (l'attualità di Satana è il primo capitolo), il magistero della Chiesa (c'è la descrizione delle forme di magia, la divisione tra magia nera e bianca e gli esorcismi), i rapporti con la massoneria. Interessantissima la parte del libro in cui don Sini fa parlare i posseduti con cui è entrato in contatto, dalla prima, Michela, 14 anni, conosciuta all'inizio degli anni Ottanta.  Il libro si chiude con le preghiere di liberazione e l'introduzione alle formule invocative e imperative. «Non possiamo non porci il problema della presenza del diavolo nel processo rivoluzionario che ha scristianizzato l'Europa e vi ha fatto ritornare anche la magia - scrive nella presentazione Massimo Introvigne -. Il quesito non riguarda solo lo spiritismo, l'occultismo, il satanismo, perché anche dietro gli errori e gli orrori delle ideologie e gli scoraggiamenti e le complicità dei cattolici possiamo sospettare la tentazione e l'azione del maligno. Insegna Giovanni Paolo II che ultimamente tutto il male è provocato nel mondo da quell'essere spirituale, chiamato dalla rivelazione biblica Diavolo o Satana, che si è posto deliberatamente contro Dio».  Il libro verrà presentato domani alle 19 al museo archeologico. Interverranno Massimo Introvigne, presidente del Cesnur e monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio Ampurias. Modererà il lavoro Daniela Astara.
(articolo apparso su "La Nuova Sardegna" di Sassari.


Questo articolo mi ha fatto riflettere...oggi non si crede più nell'esorcismo, poiché la tendenza non è quella di credere al demonio, di conseguenza cade l'interesse per l'esorcista. La furbizia del diavolo è proprio quella di far pensare che lui non esista, e l'uomo, senza il timore dell'inferno abitato dai demoni, non si preoccupa di agire facendo del male, tanto dopo la morte, non esiste più nulla. Oppure, ancor peggio, si pensa che il Signore, con la sua infinita misericordia, non possa aver voluto un luogo di punizione eterna, poiché alla fine perdonerà tutti. Una religione all'acqua di rose...ma aspersa con fumi di zolfo! 
Ebbene, esprimo il mio pensiero sul diavolo: la tradizione l'ha immaginato con le corna, le zampe da caprone, l'aspetto orribile, e quant'altro! Niente di meno vero! Lucifero è bellissimo, il suo nome indica colui che emana luce, e le sue tentazioni sono dolcissime, piene di fascino, incantevoli. Come quella, appunto, di far credere che lui non c'è...ed infatti è stupendo pensare il mondo senza satana, tutto è permesso tutto concesso!  In questo modo il male dilaga, rivestito da un abito sfavillante di permessi, accordati e presi. Posso fare tutto ciò che mi aggrada, tanto non vado all'inferno, che non esiste, come non esiste il demonio! Ed è così che sono state aperte le porte al maligno, è così che il rispetto per la vita se ne è volato via, e si uccide senza pietà, si fanno morire di fame intere popolazioni, se succede una tragedia, si alzano le spalle e si pensa: ma che me ne importa, non è accaduto a me! Il cuore si fa di pietra, il fratello diventa un nemico da combattere, ferire o uccidere. I figli si ammazzano prima di nascere, o lo si fa in seguito, magari violentandoli prima (figli propri o del prossimo). I vecchi vengono soppressi perché di peso, o abbandonati. Gli stranieri che cercano accoglienza ed aiuto sono considerati delinquenti, un peso per la Nazione, e si vorrebbero allontanare, quindi viene a mancare l'ospitalità per il pellegrino. Ma non voglio dilungarmi con una serie di atteggiamenti che trasudano malvagità: basta aprire un giornale, ascoltare le notizie quotidiane, per prendere visione del male e di quanto sta dilagando nel mondo.
Un esorcista non basta, tutti noi dovremmo diventare esorcisti, allontanando dalla nostra vita azioni che causano dolore agli altri, e che abbassano noi stessi ad un livello non molto dissimile da quello della peggior specie di bestia. Il demonio dobbiamo tenerlo lontano noi stessi, pregando, e cercando di volgere la nostra vita al bene!
Altra tendenza post-moderna è quella di pensare che il Bene ed il Male sono due realtà che abitano da sempre l'uomo, e che non sono causate da angeli o demoni, da divinità o quant'altro, ma che fanno parte della psiche umana, congegnate nella natura intrinseca della persona. Sono persuasa che la mente molto può fare per mettere in pratica il libero arbitrio: è vero, sono io a decidere se propendere per il bene o  per il male, e proprio per questa mia capacità di discernimento, faccio il possibile per scegliere il bene, che non nuoce né alla mia persona, né a quella del mio prossimo. Il male logora prima noi stessi, e poi coloro che ci sono accanto. 
Non mi dilungo oltre! 

lunedì 16 aprile 2012

CAVOUR E IL DIRITTO

Ricevo dalla Professoressa Renata Rusca Zargar questo editoriale, pubblicato su "Il Dialogo" http://www.ildialogo.org/editoriali/autorivari_1334438075.htm  contemporaneamente aggiungo questi altri due link che sono collegati alla Signora Zargar:
 che è coautrice con Zahoor Ahmad Zargar di “L’Islam possibile in Italia”, Bastogi 2005 e “Paura dell’Islam”, Caravaggio 2008.
Sono persona aperta al dialogo, credo che il messaggio che mi accingo a pubblicare sia di grande interesse e abbia bisogno di solidarietà: tutti siamo cittadini del mondo, e la libertà di religione è un diritto che spetta ad ogni comunità, ovunque essa risieda.
Ringrazio Renata per avermi contattato e ricambio la sua amicizia ospitandola su questo blog

                                                                       Editoriale

CAVOUR E IL DIRITTO
di RENATA RUSCA ZARGAR
Alcune considerazioni sulla questione della moschea di Genova.

Sono solo un’osservatrice della questione della moschea di Genova, in quanto moglie del Presidente della Comunità dei musulmani della Liguria, dottor Zahoor Ahmad Zargar. Ho, dunque, assistito al fatto che, raccogliendo per molti anni il denaro delle offerte, i fedeli siano riusciti a comprare un luogo dove, in seguito, erigere una vera moschea (per non usare più i soliti magazzini o garage), ristrutturando un vecchio edificio dismesso. Dopo di che, un architetto italiano ha predisposto un progetto, secondo le regole di questo paese, e l’ha presentato in comune, sempre secondo le vigenti leggi.
Da quel momento, però, sono sorti infiniti problemi: la cittadinanza, capeggiata da alcuni sacerdoti (!) ha espresso parere negativo sulla costruzione di una moschea nel quartiere dell’edificio deteriorato. Negli anni, allora, i musulmani, civilmente, hanno atteso e preso in esame varie altre soluzioni ove spostare tale costruzione, dimostrandosi disponibili a scambiare la loro proprietà con l’uso di un altro sito suggerito dal comune, fino ad arrivare alla proposta comunale di erigerla nella zona denominata Lagaccio. Le discussioni erano state lunghissime, il sito sembrava adatto anche per il degrado evidente dell’area che così sarebbe stata bonificata e abbellita. Ma, in conclusione di mandato, la maggioranza comunale ha fatto retromarcia e ha rimandato alla nuova giunta l’individuazione di un altro sito.
Mi viene spontaneo domandarmi, prima di tutto, come si possa, in un paese che si definisce libero, non permettere a qualcuno di costruire o ristrutturare un edificio, quando lo si faccia in osservanza alle leggi di questo stesso paese. Certo, l’osservanza delle leggi di questo paese deve essere il primo obiettivo assoluto ma, se questo avviene, in base a quali argomentazioni si può impedire a qualcuno di edificare, quale ne sia la destinazione (purché non vada contro le leggi vigenti) se lo fa con progetti idonei e con il proprio denaro?

domenica 15 aprile 2012

UN PO' DI POESIA!


VOCI



Pietre scaldate
sudate di sangue
sparse in ogni dove.

Ammonimenti
nonostante la pioggia
di lacrime.

Urla soffocate
in un mondo
che non sente

assente
isolato
pietrificato
in pianure infinite
di disordine umano.

La radio trasmette.

Ogni giorno
Ogni notte.

L’abisso.
Gavino Puggioni 
(da Le nuvole non hanno lacrime –
Edizioni Il Foglio, 2011)

AVVISO AI NAVIGANTI!!






Credo di averlo già scritto, ma desidero ribadirlo: questo blog è personale, non legato ad alcuna associazione, o ordine, o congregazione di sorta.
Poiché il blogger è carmelitana secolare, nel contenuto rivolge sempre un occhio di riguardo verso il Carmelo che ama. Ma il blog non è voce del Carmelo, il quale ha un suo sito apposito.
Questo blog, quindi, riporta tutto quanto possa aver colpito cuore mente e anima della titolare, sia riguardo argomenti laici, poetici, o religiosi. Questo è il mondo di Danila Oppio, e contiene ciò che lei ritiene possa interessare i lettori, siano essi religiosi, laici o atei. L'Amore è rivolto a tutti, tutti gli esseri viventi hanno bisogno di essere amati: da Dio, e dal prossimo. L'amore si deve diffondere a raggiera, e illuminare ogni mente ed ogni cuore. 
Per questa ragione, su questo blog troverete molte poesie, personali e di amici. E poi musica, che è il concerto dell'anima, e aiuta a meditare e a rendere piacevoli i momenti di lettura, come sottofondo.
Contiene anche articoli che possono apparire prettamente laici, ma che in realtà descrivono il mondo nel quale viviamo: noi laici siamo nel mondo, anche se non del mondo. 
Se viene pubblicata qualsiasi informazione, argomento, poesia, racconto, articolo giornalistico che non sia scritto dal titolare del blog, appare comunque su indicazione di chi l'ha scritto e ha approvato la pubblicazione.
Qualche volta può capitare che possa scaricare e pubblicare fotografie o immagini da internet, e dimentichi di scriverne la fonte, ma di solito le scarico da Immagini di google. Se sono pubbliche, ovvero inserite in rete, sono persuasa che siano in ogni caso condivisibili. In caso contrario, su comunicazione dell'interessato, provvedo a toglierle immediatamente da questo blog.
Per ogni altra contestazione, affermo fin d'ora che in Italia c'è libertà di pensiero, stampa e parola. Ho quindi il diritto di pubblicare quanto ritengo utile al blog, e non accetto intromissioni di sorta.
Seguo l'etica, e la mia aderenza deontologica non mi permette di pubblicare mai nulla che possa ledere l'onore e la sensibilità delle persone.
Un caro saluto a tutti i lettori, che desidero mi contattino attraverso commenti o email, in caso di comunicazioni o informazioni riguardanti questo blog.


DEDICATA A DON VINANTE, DECEDUTO IERI


Volevo dirLe che non riesco a fare come avrebbe voluto Lei, ad essere felice in questo momento, a trattenere queste lacrime che mi rigano il viso e mi impediscono di vedere chiaro. Però volevo pure dirLe che non piango per Lei, piango per me.
Volevo dirLe che stanotte ho sognato un sole al tramonto che emetteva raggi lunghissimi che rendevano il cielo purpureo, ma che io non ho davvero capito. Forse perché era tutto bello così.
Volevo dirLe che oggi mi sento molto più sola, di quella solitudine dell’anima che fa una differenza come quando alla notte manca il giorno e alla sera la sua aurora.
Volevo dirLe che sul Gennargentu c’è ancora la neve, quella ideale che non si squaglia mai e volendo si potrebbesciare.
Volevo dirLe che su quelle vallate strane volano ancora le aquile, l’acqua-silente rintrona, in mille caverne scuritee il vento continua a giocare.
Volevo dirLe che mi basta chiudere gli occhi per risentire la nostra primavera, il garrito delle rondini sul sagrato e gli echi armoniosi delle Sue dolci canzoni. E della Sua risata argentina.
Volevo dirLe che quest’anno San Basilio sarà un poco più triste e non ci saranno bandiere. Ricorda tutte quelle sere? A provare costumi sardi, a pulire e riordinare, mille cose da fare, ridere e litigare…
Volevo dirLe, non si senta offeso, che questo Suo grande Dio in fondo in fondo io non l’ho mai compreso, ti dà e poi se lo riprende, ti mette alla prova e poi pretende…  
Volevo dirLe che però non si deve preoccupare, sarà impossibile dimenticare… che lo splendore di quel sole al tramonto era abbagliante… faccia Buon Viaggio, don Vinante!
Rina Brundu 
In ricordo del "suo" don Vinante, scriveva solo qualche giorno fa Rina Brundu, dall'Irlanda, su Rosebud - giornalismo online, del quale è direttore ed editore,durante l'agonia del sacerdote. e' una testimonianza viva e vera, sofferta e battagliera.
Scrivo questo articolo con il cuore pesante, come solamente lo si può avere quando sta male un padre, un fratello, una persona di famiglia, un maestro molto amato, perché tutto questo, e molto di più, è per me don Pietro Vinante. Per me e per tutti i villanovesi. Perché prima di essere stato il parroco di Elini, don Vinante è stato per più di un quarto di secolo il parroco di Villanova Strisaili. Un parroco unico, diverso.
E di quella “diversità” per molti versi io sono pure figlia. Raccontare don Vinante significa quindi raccontare un poco di ciò che sono io. Di ciò che sono stata. La parte migliore di me. E quindi rivedo quella Villanova mitica della mia infanzia e di cui molto spesso scrivo nei miei post dedicati all’Ogliastra su questo sito. Rivedo quel sacerdote trentino e spilungone, intelligente come nessuno (ha due lauree!), che è sempre stato una vera forza di Dio. Che litigò con quasi tutti in quel modesto villaggio ai piedi della mitica Grande Montagna e che tuttavia da tutti é sempre stato amato e rispettato. Perché di tutto si può accusare don Vinante, tranne di non essere un servo di Dio come ci si aspetta che questi debbano essere.
Guardando dentro questo ideale buco della serratura puntato su quel meraviglioso tempo passato, lo vedo poi sulla cima del Gennargentu quando si incaponì a portarvi, via elicottero, una grande croce del Cristo che si potesse vedere dovunque in Sardegna. E lo rivedo armato di maggiore determinazione dopo che il vento abbatté quella croce e lui la ripiantò. Una volta ancora. Lo rivedo mentre organizzava la maglieria in paese e portava in Africa migliaia di maglioni e di altri indumenti, mentre organizzava la lotteria, mentre si occupava di tornei sportivi, mentre ci insegnava a cantare, mentre metteva su musiche bellissime che grazie al suo altoparlante animavano ogni momento vissuto tra quelle splendide vallate e lo facevano sentire più vero. Lo rivedo mentre preparava l’amatissima festa di San Basilio, mentre si imbestialiva come una tigre contro chiunque mandasse a monte i suoi progetti, mentre si interessava di meccanica, di fotografia, di microfoni, di bandiere, di costumi, di libri, di sci, di corrispondenza. Mentre mi affidava il mio primo lavoretto: riordinare la sua sterminata biblioteca!
E poi lo risento mentre parlava con quel suo caratteristico accento trentino che noi non riuscivamo a non imitare quando gli rispondevamo, mentre rideva argentino, mentre urlava entrando in classe nelle gelide giornate invernali:“Finestre aperte, termosifoni accesi, viva l’Italia paga Pantalone!”. Che a scriverlo nell’Italia-ladrona di oggi fa pure ridere, come quando si ride perché non si vuole piangere. Ma soprattutto lo rivedo camminare di passo lungo tutte le strade di Sardegna, intento a fare l’autostop perché – diceva – lui una macchina l’avrebbe comprata solamente quando tutti gli altri sarebbero andati in aereo, mentre i soldi che raccattava dovunque bisognava mandarli nelle missioni africane. E lo rivedo mentre mangiava frutta, anche secca, perché faceva bene alla salute e perché persino in questo caso bisognava risparmiare per i poveri.
E ancora lo ricordo per quello che è ed è sempre stato, ovvero un uomo di intelligenza acutissima, colto come nessun altro uomo-colto che io abbia mai incontrato in vita mia (e non sono stati pochi!), capace come pochi, tanto lontano dall’idea del pretucolo di campagna alla don Abbondio come lo è la luce di una candela da quella di un quasar. Ma ciò che mi preme davvero rimarcare è che diversamente dai tantissimi sacerdoti dediti davvero alla loro missione come lui, don Vinante non è e non è mai stato un santo. Ma, nel particolare contesto, questo viene detto a suo merito. Don Vinante è infatti prima di tutto un uomo, un servo di Dio come direbbe lui, con due balle così, con una forza incredibile, con una Fede straordinaria. Una Fede di quelle che non si incontrano più sulla nostra strada neppure se si campasse milioni di anni. Sarà forse per questo che ricordo benissimo finanche ciascuna delle sue prediche (che pur fuggivo, quando potevo), e in particolare quella in cui rimarcava: “Se pure camminassi su un filo teso su burrone altissimo io non avrei paura perché so che li c’è Dio!”.
Ed io gli credevo! Non ero d’accordo, non sostenevo la sua crociata, la mia più intima essenza raziocinante si ribellava, ma gli credevo. Credevo che lui credesse che lì c’era Dio e mai, mai, neppure per un solo istante, avrei pensato altrimenti. Che le crociate di don Vinante non sono state poche, e alcune senz’altro discutibili, quindi non mi fa neppure meraviglia la modalità con cui L’Unione Sarda sta dando notizia della sua malattia (don Vinante è un sacerdote e un personaggio noto in tutta la Sardegna, e non solo!). Il quotidiano della mia isola parla infatti del prete della censura che è stato colpito da ictus.
Io non so se don Vinante sia o sia stato il prete della censura, io so solamente che lui è, e che è sempre stato, un grande prete; il mio solo prete. Uno con cui sarei pronta a battibeccare anche domani se solo potesse risvegliarsi dal suo sonno per sentirmi. Uno a cui sto scrivendo per ricordargli che è sempre stato un mio grande maestro, un modello da imitare, un esempio di vita, uno di quei rari esseri speciali che si amano proprio perché così diversi da noi, che ci insegnano nella differenza. Uno che si accetta così com’è perché cambiandolo non sarebbe lui e noi si perderebbe nel cambio. Uno per cui queste lacrime copiose che ti scorrono sulle guance mentre scrivi raccontano tutta una vita. O meglio, la sua parte migliore. Forza, don Vinante: resisti!
Featured image, don Vinante sui suoi amatissimi sci e sul suo amato Gennargentu. Questa foto, per quanto preziosa, mi è stata regalata da lui e in quanto tale, a mio avviso, non ha copyright perché non c’è termine che potrebbe essere più lontano dal suo modo di essere.
Featured image, tramonto, autore Luigi-CC, opera propria, fonte Wikipedia.

venerdì 13 aprile 2012

IL CROCIFISSO

Il Crocifisso di Guido Reni

Ricordo bambino

le ginocchia sui lastroni

ruvidi d’anni di passi,

raccolto a mani giunte

a guardare un dolore

che né spine né chiodi

potevano  provocare.

C’era tutta la sofferenza

di un mondo di ombre

schiacciate dalla forza del male

e sempre mi chiedevo

perché mai l’avesse fatto

perché parlare di vita nuova

senza poi esser ascoltato.

Lui capiva

vedeva la pena che provavo

e anche questa raccoglieva.



Gli anni son passati

la risposta non è arrivata.

Eppure se vado

a cercar quella croce

se ancora ne provo la pena

se scorgo le lacrime amare

di chi non ha pranzo né cena

se l’ultimo respiro

può essere meglio della vita

m’accorgo che il suo dolore

è la nostra speranza

che la smorfia del suo viso

è il suo messaggio d’amore.
Renzo Montagnoli

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi