Una parola al giorno
L’implosione annunciata e preparata conta sull’ignavia dei più e la cosciente sottomissione della maggioranza silenziosa. Aveva ragione Karl Marx. Non si è trattato di interpretare il mondo quanto di trasformarlo. Ciò si è verificato ma non nella forma auspicata dal noto filosofo e militante del socialismo. La trasformazione si è di fatto realizzata, ironicamente, in forma di mercanzia che ha saputo manipolare i desideri umani come mai era accaduto prima nella storia umana. Il mondo come mercato globale che tutto include, esclude, quantifica, espropria, confisca ed elimina quanto non si adegua allo spirito del tempo. Per realizzare e sostenere questa complessa operazione, il sistema si è cinicamente avvalso dell’utilizzo strumentale di un verbo. Imparato da piccoli in famiglia, a scuola e nella maggior parte delle comuni attività sociali. Si tratta, evidentemente, del verbo possedere.
Scorrendo la nota rubrica che dà il titolo a questo scritto, si scopre che detto verbo deriva dal latino ‘possidère’, composto da ‘potis’, padrone e ‘sedere’, risiedere. Suo sinonimo è dominare, sedersi da padrone su qualcosa o qualcuno. Siamo complici nella diuturna applicazione pratica del verbo in questione, recitato, interiorizzato e tramandato alle nuove generazioni. Lo spirito del possesso si è andato affermando come fattore fondante o comunque cruciale nella deriva della civiltà dell’Occidente. La grande illusione del diritto di possedere il proprio corpo, il tempo, la vita, il destino, se stessi, Dio e gli altri. Il capitalismo prima e il neoliberalismo poi, costituiscono, assieme ai totalitarismi di varia estrazione, l’applicazione coerente, in scala reale, di questo verbo. La pubblicità, com’è noto, punta sulla coniugazione diaria di questo verbo. I centri commerciali ne sono il tempio.
Col passare degli anni e delle idee si è configurato, soprattutto nelle società occidentali, il graduale scollamento o scissione del legame che ci costituisce. Si è andato raffreddando il calore della mano che ha impastato la terra con cui siamo stati fatti. Smarrito l’alito primigenio che ha dato sapore alla vita. Sfilacciato dall’usura e l’abitudine il sottile filo, autentico cordone ombelicale che ci legava gli uni agli altri. Ci siamo, consapevolmente o meno, allontanati da casa pretendendo però prima l’eredità che pensavamo ci spettasse. Affranti dalla solitudine, abbiamo creduto di poter bastare a noi stessi e, per cieca reazione, credevamo di possederci per poi possedere il mondo. L’avventura coloniale è, non casualmente, scaturita come frutto naturale della dominazione. Essa non è stata che una delle sue molteplici conseguenze e frutto, di cui le guerre attuali e la retorica del riarmo, evidenziano il volto.
Ci siamo gradualmente lasciati inebriare dall’arroganza, la hybris, la follia di grandezza. Figlia del possedere inteso come riduzione di tutto e tutti a oggetti manipolabili e gettabili dopo l’uso. Lo vediamo nell’economia, la politica, le relazioni umane e le religioni. Col correre del tempo questa dimensione dominatrice si è istituzionalizzata in forme culturali che hanno ‘naturalizzato’ questo orientamento dell’esistenza e della storia. Lo stiamo pagando in termini di solitudine, violenza e vuoto interiore che, giustamente, le nuove generazioni hanno il dovere di sovvertire. Ce lo ricorda tra l’altro l’esperienza corrente. Ciò che pensiamo possedere in termini di potere, denaro, successo, ‘benessere’ e il ‘nostro’ stile di vita, in realtà ci possiede e svuota. ... I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo e sia come loro chi li fabbrica, ricorda saggiamente un salmo della bibbia ebraica. La nota favola greca del Re Mida, asservito al possesso, fu punito dagli dei. Tutto ciò che toccava diventava oro: cibo, bevande e figlia compresa. Gli dei lo liberarono dalla maledizione purché si bagnasse in un fiume. Forse è ciò che dovremmo ancora tentare. Fare esperienza di nuda verità.
Non diranno: i tempi erano oscuri,
ma: perché avete taciuto?
(Bertolt Brecht)
Mauro Armanino, San Sisto di Pré, novembre 2026


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