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domenica 2 novembre 2014

Morti Santi o Santi vivi?

MORTI SANTI O SANTI VIVI?
Pare brutto, questo titolo, ma è quanto ho pensato, riflettendo sulla santità di ognuno di noi. E’ prassi comune, pensare che i Santi siano quei personaggi il cui nome appare sul calendario, e di cui festeggiamo l’onomastico. Certamente quelle donne e uomini hanno avuto una vita tanto perfetta, da meritare gli onori degli altari. Ma se fossero solo loro ad abitare il Paradiso, sarebbe ben triste cosa! E poi, per diventare santi, occorre morire? O non siamo forse tenuti alla santità, già nel momento che abbiamo ricevuto il Battesimo? Siamo infatti destinati ad essere santi, fin da quando, al nostro primo incontro con Gesù, veniamo accolti nel Suo nome.
La comunione dei Santi non comporta solo l’unione tra gli abitanti del Cielo e quelli della Terra, ma anche tra gli stessi viventi deve sussistere un dialogo d’amore, in comunione con il Signore. E allora si può tendere a una vita santa, ad essere santi, fin da ora. Se poi il nostro nome non si annovererà tra quelli indicati nel calendario, poco importa!
Un po’ di storia.
La festa dei Martiri di tutta la Terra, con il trascorrere del tempo, è diventata quella di Tutti i Santi, chiamata anche Ognissanti, istituita in onore della Beata Madre di Dio, la Vergine Maria, e dei santi martiri, dal Papa Bonifacio IV. Il pontefice Gregorio, più tardi, decretò che la festa, già celebrata in modi diversi dalle varie Chiese, sarebbe diventata, con solennità, la festa in onore di tutti i santi, perennemente. 
Riguardo alla fesa collocata nel giorno 1º novembre, si pensa che, poiché in tutte le religioni, le solennità venivano fissate a seconda del ritmo delle stagioni, il Cristianesimo abbia seguito la stessa regola.
 Tra i Celti, il 1º novembre era il giorno delle grandi solennità. La festa di Tutti i Santi sarà stata creata per cristianizzare le cerimonie così care agli Anglosassoni e ai Franchi? Roma la celebrava il 13 maggio e cominciò a festeggiarla il 1° novembre, dopo aver sofferto influenze galliche.
Rapidamente, la festa diventò popolare, ancor più quando fu completata dalla commemorazione dei fedeli defunti.
 Che bella festa! È come se Tutti i Santi e la Festa dei Morti fossero un’unica festa. Da un lato la Chiesa militante, sulla terra, supplica alla Chiesa trionfante del cielo; dall’altro prega per la Chiesa sofferente e paziente del purgatorio. E le tre Chiese diventano un’unica Chiesa.
La carità, più forte della morte, le ha unite, dal cielo alla terra, e dalla terra al purgatorio. Ed è per lo stesso sacrificio che noi ringraziamo Dio, per la gloria con cui colma i santi del cielo, e imploriamo la misericordia ai santi del purgatorio, santi ancora non perfetti. Tale sacrificio è Gesù stesso, che santifica, gli uni e gli altri, da chi attendiamo la grazia di santificare noi stessi. Così, tutti si riuniscono in Te, o Gesù e ne siamo felici!
Considerate la grande, l’immensa processione di santi che avanza attraverso i secoli, dalla Terra al Cielo, che ingrosseremo, se Dio lo vorrà.
 Il primo, martire e santo, colui che apre la fila, è il primo uomo morto sulla terra: Abele, che fu canonizzato da Nostro Signore, dandogli, nel Vangelo, il nome di giusto. Fu Abele allo stesso tempo, pastore, sacerdote e martire.
Senza dubbio ci sono in Cielo parenti e amici. Che succederà a noi, che vegliamo così poco per noi stessi, se non pregassimo anche per coloro che ci hanno preceduti alla Casa del Padre? Così che anche loro possano intercedere presso il Signore, per noi? Tutti i giorni, nella Messa e nelle preghiere, ci ricorderemo di voi, che già siete passati da questa valle di lacrime, non solo il 2 novembre! Ricordatevi, dunque, anche di noi. Ricordatevi, principalmente, quando sarete in Cielo. Come desideriamo incontrarvi là! Come desideriamo incontrarci ancora, anche solo in preghiera! Nella comunione dei santi, che viaggia in direzione orizzontale, ovvero tra noi che ancora abitiamo questa Terra, e in direzione verticale, verso le anime che hanno varcato la soglia dell’eternità, è bello cantare “che siano una cosa sola, perché il mondo creda!”. Così sia.

Danila Oppio ocds




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