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domenica 27 ottobre 2013

CENTRAFRICA, PAURA NELLA CITTA' DI BOUAR

Vatican insider(la stampa)

Centrafrica, paura nella città di Bouar

I gruppi di autodifesa hanno attaccato l’aeroporto. Ora si teme la risposta delle milizie Seleka. La popolazione è fuggita in foresta o ha cercato rifugio nella cattedrale
DAVIDE DE MICHELIS
ROMA




Una giornata di ordinaria paura, ieri, in Centrafrica. L’ennesima. Il teatro degli eventi  questa volta è la città di Bouar, nel nord ovest. Suor Giulia Mazzon, gestisce l’ospedale della missione di Maigaro, a dieci chilometri dal centro: “Viviamo nella paura. Questa notte, all’una, abbiamo sentito sparare, due uomini sono stati uccisi. Poi tanta gente è passata davanti alla missione. C’erano dei militari ma anche molta gente dei villaggi, che si protegge con medicine tradizionali e attacca con armi tradizionali e frecce. Li chiamano i gruppi di autodifesa. Noi non capiamo troppo che cosa sta succedendo, ma certamente è in atto un tentativo di porre fine a tante sofferenze e angherie, magari provocandone altre”.
           Dalle 8 alle 10 si è combattuto nei dintorni di Bouar. I gruppi di autodifesa hanno conquistato e occupato la zona dell’aeroporto (il secondo del Paese, dopo quello della capitale). Si sono scontrati con le milizie di ex Seleka, che hanno spinto al potere nel marzo scorso l’attuale presidente, Michel Djotodja, con un colpo di Stato. Il presidente, ufficialmente, ha sciolto Seleka, ma questi soldati (in gran parte arrivati dall’estero, soprattutto dal Ciad e dal Sudan) continuano a seminare il terrore.  
           Presa dal panico, la gente è fuggita in foresta. Circa cinquemila persone però hanno cercato rifugio intorno alla cattedrale, si sono accampate nella sede della diocesi, fra i saloni dei centri parrocchiali. Il vicario generale è un sacerdote polacco, Mirek Gukwa: “Ho chiesto l’aiuto del Programma alimentare delle Nazioni Unite, ma per il momento non verrà nessuno, non ci sono le condizioni di sicurezza. Dobbiamo arrangiarci per garantire un pasto a tutte queste persone”.
           Bouar è presidiata da duecento uomini della Fomac, la Forza multinazionale di interposizione che dovrebbe garantire la pace nel Paese. “In realtà non si sa che cosa facciano. Sono qui da due settimane ma non hanno disarmato nessuno”, protesta padre Aurelio Gazzera. Intanto bisogna gestire l’emergenza: “Le parrocchie sono stracolme di sfollati, è il panico! Ma non basta: ci risulta che un convoglio di soldati della Seleka con armi pesanti sia partito oggi stesso (ieri, ndr), alle 13, da Bangui”.
                L’attacco all’aeroporto è una novità: “I gruppi di autodifesa di solito difendono il loro villaggio e non sono organizzati né preparati per missioni di assalto, le milizie Seleka poi hanno armi sofisticate. Chi c’è dietro a questa azione, chi li ha spinti e promettendo che cosa?”, si chiede padre Beniamino Gusmeroli, che vive in Centrafrica da anni.
 L’ospedale di Maigaro è uno dei punti di riferimento di questa zona, in virtù del servizio che garantisce e delle attrezzature di cui dispone. E’ difficile però continuare a lavorare, quando in ogni momento si potrebbe finire sotto attacco. Suor Giulia non usa mezzi termini: “Noi abbiamo paura perché essendo stato ucciso un miliziano, i suoi compagni potrebbero tornare a vendicarsi. La gente dei villaggi è scappata in foresta, lasciando case e villaggi vuoti. Anche il personale dell’ospedale, è fuggito. Hanno paura, li capisco. Non so come faremo a portare avanti il lavoro”
                                                          


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