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Nostra Signora del Carmelo

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lunedì 24 giugno 2013

LA PIA CAPPELLA DEI BANCHIERI E DEI MERCANTI - TORINO


La Cappella dei Mercanti di Torino è situata nel centro storico della città, in quella limitata area denominata “quadrilatero romano” che fu il primo insediamento urbanistico torinese.
Si trova al numero 25 di via Garibaldi, l’antica Contrada di Dora Grossa, che fu la via principale di tutte le epoche del passato, il decumano pulsante di vita e di ogni attività commerciale.
La Cappella oltre che tempio di Fede cristiana, è una mirabile galleria di opere d’arte barocche e, come tale, fu dichiarata Monumento Nazionale dal Governo italiano con Regio decreto legge del 7 ottobre 1910.
La Congregazione dei Banchieri e del Mercanti

La Cappella appartiene alla Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino che ne cura con diligenza la conservazione, il restauro continuo e provvede anche a divulgarne la conoscenza accogliendo e guidando i visitatori sempre più numerosi.
Tale Congregazione è stata fondata nel 1663 da un gruppo di Mercanti e Banchieri di Torino, in analogia all’operato di altre associazioni composte dagli appartenenti a categorie lavorative e professionali della città. Furono particolarmente fiorenti le Confraternite dei muratori, degli avvocati, dei minusieri, degli stampatori, etc.
La classe dei “mercanti” (che comprendeva anche i banchieri quali mercanti della merce “danaro”) era una delle 22 “università” e professioni conosciute dalle regie Costituzioni e la sua Congregazione, nel periodo susseguente alla diffusione del protestantesimo in Europa, fu tra le più attive nel risveglio per una nuova vita cristiana, ed operò con efficacia in difesa della Fede dei padri.
Scopo primario dei Confratelli era quindi quello religioso; essi si ritrovavano in Cappella per soddisfare il precetto festivo, per partecipare a processioni ed altre pie funzioni e, in questa loro veste, fruivano di vari benefici spirituali quali indulgenze, suffragi, etc.
Accanto a questi privilegi per l’anima, gli associati avevano la possibilità di notevoli vantaggi materiali, come l’assistenza in caso di malattia, di mutuo soccorso nell’eventualità di disgrazie: familiari o disavventure commerciali.
L’incontro domenicale costituiva poi un’occasione per scambio di informazioni sui mercati o addirittura per intessere trattative o stipulare contratti.
A differenza di altre Congregazioni consorelle oramai scomparse, quella dei Banchieri e Mercanti è tutt’ora viva e vitale, pur con i dovuti adeguamenti alle mutate condizioni di vita. Oggi possono richiedere l’iscrizione persone di buona volontà, di ambo i sessi, anche se estranee all’attività commerciale.

La Cappella
La Cappella è inserita nel fabbricato che in passato fu Collegio dei Gesuiti e di cui il Duca Emanuele Filiberto, gran protettore dell’Ordine, pose la prima pietra il 24 aprile 1577. Essa aveva accesso direttamente dalla strada, di Dora Grossa, attraverso il portone di pregevole fattura, ancora esistente al centro della parete di fondo. Fu poi con l’editto del Re Carlo Emanuele II del 1730, che stabiliva le norme per il “rettilineamento et abbellimento di Contrada di Dora Grossa”, allora dall’andamento tortuoso ed a portici bassi, che il fronte del palazzo dovette essere demolito e riedificato con l’avanzamento della facciata, Per accedere alla Cappella fu costruito, su disegno del celebre architetto Bernardo Vittone, l’elegante atrio che si diparte dal portico detto “Degli antichi chiostri”.
Il visitatore che si affaccia alla Cappella, è accolto da un’esplosione di colori e rimane colpito dallo sfarzo tipico del barocco piemontese della fine ‘600.
L’allestimento di questo locale, ceduto alla Congregazione della Compagnia di Gesù affinché fosse trasformato in Cappella, iniziò infatti nel 1692 ed in meno di 20 anni fu portato a termine, nonostante le difficoltà  in cui venne a trovarsi Torino per la lunga guerra e l’assedio da parte delle truppe francesi.
Ne consegue quella che è la caratteristica più peculiare della Cappella e cioè l’unità di stile delle sue opere d’arte a dimostrazione della linearità con cui venne realizzato il progetto complessivo, secondo lo studio dell’architetto Padre Agostino Provana.
La “Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti” di Torino venne istituita nel 1662 presso la chiesa della Compagnia di Gesù della città, i Santi Martiri, e venne ufficialmente riconosciuta da papa Alessandro VII nel 1663. Inizialmente l’associazione stabilì la sua sede in un piccolo oratorio che nel 1692 fu sostituito dall’attuale ampia Cappella, grazie al diretto interessamento di padre Agostino Provana (1641-1726), che riuscì a coinvolgere nell’impresa il grande pittore Andrea Pozzo (1642-1709), e alla guida dell’ingegnere civile e militare Michelangelo Garove (1648-1713). Nel 1694 padre Provana chiamò da Milano il pittore Stefano Maria Legnani (detto il Legnanino, 1661-1713) per affrescare le volte con temi incentrati sulla “Storia della Salvezza” tratti dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’artista terminò il suo lavoro con l’aiuto del fratello Tommaso e dei quadraturisti Giovanni Battista e Girolamo Grandi, a spese dei Gesuiti, nel dicembre del 1695. 
Nei due decenni successivi le pareti della Cappella vennero progressivamente ornate con dodici grandi quadri ispirati al tema dell’Epifania. I primi dipinti vennero registrati nel 1694, l’ultimo nel 1712: sono opera di artisti come Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (attribuito, ora in Sacrestia), Andrea Pozzo, Sebastiano Taricco, Luigi Vannier, Stefano Maria Legnani e Niccolò Carlone.
Nel corso del Settecento i confratelli si preoccuparono di adeguare le originarie suppellettili della cappella allo splendore dell’arredo pittorico. Degni di nota a questo proposito sono i preziosi lavori di scultura di Carlo Giuseppe Plura, gli arredi lignei (i banchi, la cantoria e l’organo) e marmorei (l’altare).

Nella sacrestia della Cappella trova alloggio il calendario universale di Giovanni Plana. Nel 1831 Plana costruì questo calendario meccanico che, grazie ad un ingegnoso sistema di ruote dentate, catene e viti, è in grado di identificare un giorno qualunque dall'anno 1 fino al 4000!!! Non solo, il calendario fornisce anche informazioni riguardanti lunazioni e maree. L'opera, unica al mondo nel suo genere, è di altissimo livello ingegneristico se consideriamo tutte le difficoltà che il suo creatore ha dovuto affrontare. Le prime difficoltà sono i mesi, che vanno da 28 a 31 giorni, gli anni bisestili (per i secoli non basta dividere per 4, il 2000 è bisestile il 1900 no), la riforma gregoriana dei calendari del 1582. 
Calendario universale


Inoltre il Plana ha dovuto far fronte a problemi ben maggiori, quali il giorno che dura 23 ore 56 minuti e 4 secondi influisce sulla data di lunazioni,  il mese lunare (che fornisce informazioni sulla Pasqua) è di soli 29 giorni e mezzo circa e non coinciderà mai con i mesi solari, la diversa velocità di rotazione della Terra durante le stagioni. Tenedo conto di tutto questo egli calcolò che vi è un ciclo identico ogni 28 anni. Tutte queste informazioni sono scritte su dei rullli girevoli che nel complesso contengono oltre 40.000 dati. La complessità del calendario e la mole di dato memorizzati fa si che molti considerino questo oggetto il primo computer al mondo! Di questo avviso sono soprattutto i giapponesi che hanno tentato invano di acquistarlo.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma credo che quanto scritto finora, possa invogliare chi legge, ad andare ad ammirare questo capolavoro architettonico, artistico e,soprattutto, sacro.

Ringrazio il dottor Lorenzo Masetta, curatore della Cappella, per le informazioni ed il materiale sull'argomento. Qui sotto, alcune immagini della Cappella.



Ingresso

soffitto affrescato
altare

reliquia

Uno dei quadri
adorazione dei pastori


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