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Nostra Signora del Carmelo

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domenica 16 giugno 2013

EVANGELIUM VITAE

In rete ho trovato questo "discorso" che all'apparenza non fa una grinza...ma...ho creduto bene rispondere secondo il mio punto di vista.

Evangelium Vitae. Lottare a favore dell’embrione non costa nulla, lottare a favore dei bambini ha un costo



di Renato Pierri. Oggi è la Giornata dell’Evangelium Vitae. Così, Giovanni Paolo II intitolò la sua enciclica contro l’aborto e l’eutanasia: Evangelium Vitae. Rino Fisichella ha ricordato le parole di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita”, imbrogliando, senza rendersene conto, credenti e non credenti. Gesù, infatti, parlava della vita escatologica, della salvezza, della vita eterna. L’aborto non impedisce all’anima, qualora l’embrione l’avesse, di avere la vita eterna. Giovanni Paolo II, infatti, dopo aver detto con sconcertante disinvoltura alle donne “colpevoli” d’aborto, d’essere omicide al pari di Caino, le consolava così: “Apritevi con fiducia al pentimento…Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore” (cf Evangelium vitae, n.99). E’ il caso di ricordare che all’origine dell’omicidio di Caino c’erano la gelosia, l’ira, l’odio profondo, sentimenti che non possono essere all’origine dell’aborto e dell’eutanasia. Io però capisco gli uomini della Chiesa che non hanno un pensiero autonomo e non fanno altro che ripetere ciò che è stato loro insegnato da altri uomini della Chiesa, capisco anche i credenti che si affidano ciecamente alla Chiesa, non capisco invece molti che, magari anche non credenti, lottano strenuamente (forse troppo) per la difesa dei diritti dell’embrione e non mostrano altrettanto zelo nell’adoperarsi a favore dei diritti dei bambini. La spiegazione forse è che quest’ultima causa ha dei costi, giacché occorre mettersi contro i potenti, contro le multinazionali, e personalmente dovrebbe spingere a rinunciare al superfluo. La prima causa non costa nulla e forse dà l’illusione agli ipocriti di togliersi qualche peso sulla coscienza.

Featured image, un papiro originale del Vangelo ai Corinti

Direi che si tratta di filosofia spicciola. L’embrione, una volta formatosi nel grembo materno, è già un futuro uomo o donna. Come un seme, se gettato via, non darà mai la pianta.
Ma la vita umana ha sicuramente più valore di un vegetale. E se si dà il via agli aborti, seppur a volte presi in considerazione per svariate ragioni (gravidanza in atto per violenze subite, l’impossibilità economica di poter mantenere un figlio, una grave malformazione del feto..) poi l’azione diventa conclamata. E la coscienza di un gesto contro la vita, diventa incoscienza.
Ma anche davanti ad un frutto di violenza, si può sempre mettere al mondo quell’essere umano, che colpa alcuna non ha, se è stato concepito a causa di uno stupro. E si può portare a termine una gravidanza, pur sapendo che il nascituro non ha speranza di vita. Questo è successo a mia figlia che, quando ha saputo del grave problema di Iacopo, ha deciso di non dar retta ai medici che le suggerivano un aborto terapeutico. Il bimbo dentro di lei si muoveva, dava evidenti segni di vita, e fintanto che stava nel suo grembo, era suo figlio che viveva in lei. Allo scadere dei nove mesi lo ha messo al mondo, con taglio cesareo per non farlo soffrire durante il parto, e ha potuto tenerlo in braccio per circa un’ora, farlo battezzare e dargli degna sepoltura, come un essere umano con gli stessi diritti di ognuno di noi. Se avesse abortito, il feto sarebbe finito nell’inceneritore dell’ospedale: una “cosa” da buttar via. Il piccolo Iacopo riposa nel cimitero degli Angeli, e noi possiamo ricordarlo come un bimbo che è nato ed è vissuto, anche se per un breve istante. Per quanto riguarda la povertà che impedisce di accudire ad un figlio, ci sono tante istituzioni che aiutano le madri in difficoltà, ed io personalmente ne conosco diverse.
La Chiesa non fa altro che difendere la vita ad oltranza, perché se solo cedesse in qualcosa, dimostrerebbe di aver poco rispetto per la vita, per ogni essere vivente, dagli albori della sua formazione, fino alla vecchiaia. Qui non si tratta di intortare i fedeli, poiché non si tratta di indottrinamento, ma di coscienza. E la coscienza ce l’ha anche chi non pratica nessuna religione. Certo che il feto o l’embrione abortito ha vita eterna, è però chi uccide- perché l’aborto, come l’eutanasia, è privare del diritto alla vita un altro essere come noi – ad ottenere la morte della sua coscienza, della sua anima che si è macchiata di una grave colpa.
Per quanto riguarda i diritti dei bambini, ma anche degli uomini adulti, e degli anziani, purtroppo è vero, la nostra società così detta “civile” spesso si comporta incivilmente. Questo perché si è perso il rispetto per l’altro, oltre che per l’Altro, e ogni insegnamento religioso, o semplicemente etico, è stato reso carta da macero. Così i padri e le madri uccidono i figli, spesso tanto piccoli da non poter difendersi: li gettano dalla finestra, dentro un gabinetto pubblico, nei cassonetti, o cercano di annegarli nel lavandino, come è appena accaduto a Milano. Per fortuna quel bimbo si è salvato, portato in ospedale già asfittico e cianotico. Ed ha solo 7 mesi. Poi, si dimenticano in auto, come fossero uno zainetto, e si trovano morti per disidratazione. Mi fa male scrivere questo, la crudeltà e l’indifferenza regnano sovrane, poiché proprio coloro che dovrebbero prendersi cura delle loro creature, il bene più prezioso del mondo, sono le prime a procurare loro sofferenza e morte. Così avviene anche con l’aborto, in cui il feto viene smembrato ancora in vita, tagliato a pezzi, come se la sofferenza non dovesse toccarlo. Terribile! E vogliamo essere chiamati uomini, uomini intelligenti? Siamo peggio delle bestie, talvolta. Aggiungiamo le guerre, le carestie, e la grande indifferenza che non ci fa guardare oltre i nostri occhi, ripiegati come siamo in noi stessi, e abbiamo fatto il pieno di disumanità.
Da Rosebud- Critica - Scrittura - giornalismo online
Commento di Danila Oppio
Ed ecco una risposta:
La gentile signora, introduce il suo commento con un giudizio che andrebbe dimostrato. Ma lasciamo perdere. Ed ovviamente fa della filosofia profonda, importante: “L’embrione, una volta formatosi nel grembo materno, è già un futuro uomo o donna. Come un seme, se gettato via, non darà mai la pianta”. Mai sentito prima. In realtà, molti embrioni non hanno un futuro certo di uomo e di donna. E continua con la filosofia profonda: “E se si dà il via agli aborti, seppur a volte necessari per svariate ragioni (gravidanza in atto per violenze subite, l’impossibilità economica di poter mantenere un figlio, una grave malformazione del feto..) poi l’azione diventa conclamata”. Chi è che vuole dare “il via agli aborti”? Semplicemente non si vuole mandare in galera chi abortisce, e non si vuole chiamarlo assassino. Oppure qualcuno ha nostalgia del prezzemolo e dei cucchiai d’oro? La legge 194 non ha lo scopo di accrescere il numero degli aborti, è ovvio che la cosa migliore è la prevenzione, evitare per quanto possibile gravidanze indesiderate. E’ semplicemente la scelta del male minore. Poi la signora parla del triste episodio accaduto alla figlia, la quale ha voluto che il bambino nascesse, senza chiedersi se il bambino volesse nascere per morire poco dopo, magari soffrendo. C’è chi la pensa come la figlia della signora, e c’è chi pensa il contrario. Nel caso di uno stupro, vogliamo continuare la violenza sulla donna (alle volte bambina), costringendola con la forza a portare avanti la gravidanza per nove mesi, costringendola a mettere al mondo un bambino non desiderato? A violenza, aggiungiamo violenza? Dio mio, sto facendo filosofia spicciola?
Francesca Ribeiro
E la mia risposta, dopo di che, meglio chiudere il dialogo con certe persone tanto ciniche.
Posso trovarmi d’accordo su alcune sue affermazioni. ma il suo “malvagio” commento sulla scelta di mia figlia, di voler far vivere per qualche mese ancora il suo bambino dentro di lei, perché dava segni di vita, si muoveva e, non ultimo, la speranza di un errore clinico, e che il bimbo avesse qualche possibilità di sopravvivere, è una scelta da non criticare. Resta il fatto che il piccolo ha il suo riposo nel cimitero, che è stato ed è UN ESSERE UMANO e trattato come tale, mentre se avesse abortito, sarebbe stato considerato alla stregua di un insieme di cellule, e gettato nell’inceneritore. Bene, la dignità umana sta anche in questa scelta. Ed il buon gusto, il rispetto delle altrui scelte, non consente di esprimere commenti tanto cinici. Ovvio che poi ognuno la pensa come vuole, in un discorso generale, ma nel fatto particolare, il silenzio sarebbe stato gradito. Mia figlia è rispettata e ammirata, per quanto ha fatto. Forse io non avrei avuto il suo coraggio.
Danila Oppio




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