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lunedì 15 aprile 2013

IL CUORE DEL MIO PARROCO



Don Enrico Conci alla festa del suo settantesimo compleanno

Carissimi.
Mi chiamo Devis e faccio parte della Compagnia di San Paolo con la quale, per grazia di Dio, diventerò Sacerdote. Ma non vi scrivo per parlarvi di me, bensì del Parroco del mio paese, Moena in Val di Fassa, Don Enrico Conci.
Permettetemi di raccontarvi un episodio alla quale ho assistito di persona. Eravamo in chiesa in una gelida sera d'inverno in pieno tempo d'Avvento, fuori nevicava abbondantemente mentre in sacrestia fervevano i preparativi per la Santa Messa, mancavano pochi minuti all'inizio della celebrazione e la chiesa era gremita di persone al punto che molti rimasero in piedi per mancanza di posti a sedere. Insieme con i miei compaesani erano convenuti anche molti amati turisti, provenienti da ogni parte d'Europa, nelle loro tute da sci colorate.
Controllo ancora una volta che il mio camice sia in ordine, poi mi affretto ad aiutare un giovane chierichetto arrivato in ritardo ad indossare la veste, ancora con il fiato corto per la corsa mi sorride e mi ringrazia, siamo tutti pronti. Don Enrico, con gli immancabili occhiali da lettura in mano, ci guarda tutti con un sorriso di padre e poi dice “è ora, andiamo!”. Un chierichetto suona la campanella di inizio e tutti insieme ci dirigiamo all'altare accompagnati dal suono dell'organo e dal coro, dopo l'inchino prendo posto accanto al Parroco e osservo con gioia la chiesa cosi piena di anime, con tutti quei colori mi sembrava di guardare un prato ricolmo di fiori, in pieno inverno! Don Enrico inizia la celebrazione liturgica, e dopo alcune parole mi accorgo che il suo sguardo si posa in fondo alla chiesa, dove una giovane mamma stava cercando di tenere tranquilla la sua creaturina che piangeva, le persone intorno a lei la osservavano ed ella, chiaramente in imbarazzo, rivolse uno sguardo di scusa a tutti, poi si girò per raggiungere l'uscita non volendo disturbare la celebrazione. In quel momento il mio Parroco, che non aveva smesso di osservare la situazione si interrompe, in chiesa il silenzio era rotto solo dal pianto di questa creatura innocente, gli occhi di tutti erano puntati su di lui, Don Enrico alza una mano e chiama la donna, la sua voce si era fatta ancora più dolce, e disse “signora non vada via, non esca fuori che è buio, fa freddo e nevica”, la donna si ferma e si volta incrociando il suo sguardo paterno, poi aggiunge con un cenno della mano, “venga qui su e si accomodi in sacrestia, dove può stare al caldo, sedersi e seguire la Santa Messa senza paura di disturbare, le porteremo noi l'Eucarestia, che non accada mai più che una mamma con il suo bambino debbano restare fuori perché per loro non c'è più posto nell'albergo!”. La donna si commosse profondamente e con lacrime di gioia e ringraziamento venne accompagnata in sacrestia dove rimase per tutta la durata della Messa, comoda ed al caldo. Come se niente fosse, Don Enrico riprese la celebrazione, io guardai il mio Parroco con ammirazione, poi lo sguardo mi cadde sulla gente e vidi che molte persone si erano commosse per quel gesto di straordinaria bontà, molti volti erano rigati dalle lacrime, e al termine della Messa la sacrestia si riempì di persone che volevano ringraziarlo per le sue parole ed il suo buon cuore.
Prima di terminare mi si permetta di ringraziare il Signore per aver donato al mio paese un Parroco in grado di riflettere il Suo amore e la Sua compassione, ed a me, come futuro Sacerdote, un modello di autentica bontà e coerenza. Grazie Don Enrico!
Vostro in Cristo
Devis Bamhakl
Mi è stata girata questa lettera-testimonianza ed io ve la ripropongo. Quanti parroci si innervosiscono sentendo piangere un bimbo durante la Celebrazione Eucaristica? Quanti chiedono - per favore - di far smettere quella lagna?
Così succede che non solo allontanano i piccoli dimenticando che Gesù disse: "Lasciate che i piccoli vengano a me", ma allontanano anche i genitori, costretti ad interrompere la partecipazione alla Messa. uscire dalla Chiesa, ma può succedere anche che non vi mettano più piede, come mi è capitato di sentire dai diretti interessati, offesi per la reazione del sacerdote al pianto del bimbo, e davvero essersi allontanati per sempre dalle funzioni religiose. Viene così trasmessa la percezione di non-accoglienza, di disamore.  E mi è capitato, in passato, di assistere di persona a fatti simili, mentre avrei preferito ascoltare le parole amorevoli e accoglienti di don Enrico Conci. Una notizia simile non dovrebbe essere fonte di meraviglia, come gesto straordinario. Dovrebbe invece risultare come ordinaria amministrazione da parte dei celebranti, che devono dimostrare pazienza ed accoglienza. Ma il mondo sta andando talmente alla rovescia, che ci si stupisce di quando qualcuno compie il suo semplice dovere. 

1 commento:

  1. Davvero un bel "racconto"! Complimenti a tutti i personaggi!

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi