AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

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colei che ci ha donato lo scapolare

giovedì 14 giugno 2012

COLLOQUI CON UN SACERDOTE


Lo scambio di corrispondenza col don continua...

Caro Don Maurizio

Mi hai confermato che il mio pensiero non è sbagliato, sto lottando per una Chiesa che sia il più aderente possibile agli insegnamenti evangelici, e anche contro una certa forma di bigottismo, che nulla ha a che fare con la vera fede. Credere non significa dimenticarsi di avere la ragione, di usarla. Io lo faccio sempre, ovvero verifico quanto la mia fede possa andare a braccetto con la ragione, e più ci penso, e più mi convinco sulla Verità del Signore, l'Unico che abbia insegnato all'uomo quale è la Via per vivere secondo la volontà del Padre.
 E seguendo quella Via, viviamo bene anche noi. Ma un conto è il Signore, e quando di buono ci ha lasciato, un conto sono gli uomini,  anche di Chiesa,che talvolta non rispecchiano il Suo Volto.  Quando una persona, anche amica, difende ogni cosa a spada tratta, dicendomi che se critico qualcosa, non sono veramente cattolica, ma mi comporto da protestante, mi chiedo se abbia ragione lei o io. Ma penso che, come una madre che ha un figlio ribelle, e che malgrado i suoi insegnamenti non cammina sulla retta via, cerca di correggerlo, vede i suoi errori, ma continua comunque ad amarlo, così ragiono io riguardo a certi comportamenti dentro la Chiesa. Comportamenti non consoni né ad un Ordinato - a qualsiasi grado di gerarchia appartenga, né ad un laico, e che io non approvo, anche se non condanno, lasciando al Signore il giudizio finale. Quell'articolo che ho scritto recentemente, voleva dire solo questo. 
Vorrei poter pubblicare la lettera che ti ho scritto e magari anche la tua risposta, però immagino tu preferisca resti privata. Ma sarebbe interessante divulgarne il contenuto.
Grazie di tutto, buona serata e un abbraccio Eden.
Danila

Cara Danila
Riguardo la pubblicazione guarda un po' tu, per me non ci sono problemi.
Ogni giorni imparo qualcosa, a cominciare dal fatto che si può anche essere sacerdoti senza essere cristiani. Il nostro percorso di adesione a Cristo uomo perfetto non è affatto significato e tanto meno esaurito nel sacramento dell'ordine. Pertanto, se solo dopo la Pentecoste i discepoli sono (di fatto) divenuti apostoli, allora è bene convincersi che nella santa Chiesa di Dio c'è veramente bisogno di una nuova effusione di Consolazione, che - come sappiamo - porta la pace, attraverso il fuoco!
Preghiamo il Signore della mèsse perché mandi operai (persone che hanno liberamente scelto di lavorare) nella sua mèsse.
 don Maurizio

Caro don Maurizio, 
mi hai stupito, con quella considerazione, ovvero che si può essere sacerdoti senza essere cristiani.
In effetti, vale per tutti: un conto è aver ricevuto il Battesimo, la Confermazione, e quindi appartenere di diritto alla Chiesa Cattolica, e di Cristo, un conto è camminare sulla Sua Via.
 Non è facile, le tentazioni sono molteplici, e spesso non restano a livello di tentazione, poiché il demonio tenta, il mondo corrotto tenta, ma il cristiano deve saper dire di no. L'altro conto, è quello di scegliere la strada che sembra più semplice, ovvero quella delle decisioni personali, che non seguono il percorso proposto da Gesù. 
Sembra, ho detto, poiché poi ci si impantana negli errori, ci si rovina l'esistenza, e alla fine si vive male. Ho visto sacerdoti che si sono innamorati di una donna, hanno lasciato, onestamente, per non tenere il piede in due scarpe, ma poi hanno sofferto di non poter celebrare, di non poter vivere come per anni avevano vissuto. E restano degli infelici. La felicità è aleatoria, è momentanea, mentre la serenità dell'anima è una conquista difficile, ma resta la scelta migliore e duratura.
 Per ogni tipo di vocazione. Anche nel matrimonio. Quelli che si dividono, e poi si risposano, magari più volte, credono di aver trovato il segreto della felicità, considerando il "per sempre" qualcosa di estremamente noioso, e vanno incontro a tante di quelle noie, che la loro esistenza è tribolata. Quindi, poiché mi piace usare la "ratio", non credo tanto alla indissolubilità del matrimonio perché lo dice la Chiesa, credo in questa scelta, perché è bello arrivare insieme, Dio permettendo, alla vecchiaia. Ci si conosce meglio, si entra quasi in simbiosi. I figli ed i nipoti hanno un punto fermo cui fare affidamento ed avere un esempio concreto di stabilità familiare. Quindi è una scelta, a prescindere dal Sacramento, saggia! Ecco come applico la ragione alla fede. 
Io prego per i sacerdoti e per tutti gli esseri umani, perché comprendano che la Forza si ottiene solo dal Signore, e non da sé stessi. 
Danila

Sante parole cara Danila! L'indissolubilità del matrimonio è una conseguenza della piena coscienza dell'indissolubilità dell'amore... quand'è vissuto pienamente in Cristo.
Don Maurizio

Nel matrimonio, caro don Maurizio
l'amore a volte è mal interpretato, confuso con qualcosa di molto banale, che non cito, ma che puoi immaginare. L'amore è quello che tutto perdona, tutto comprende, tutto sopporta, tutto condivide. Non è un gioco quella formula: in povertà e ricchezza, in salute e malattia, ecc. E' semplicemente il mutuo soccorso: morale, fisico psicologico, economico.... che è l'amore più vero, perché è facile amare quando si è giovani, con gli ormoni a mille, con il desiderio di conquista, perché lei o lui piacciono, sono attraenti, ecc. Ma poi, che resta, quando non si è più giovani, quando l'attrazione svanisce, quando subentra una malattia, magari devastante, quando i capelli imbiancano? Resta tutto, se l'unione è cementata dal senso della famiglia. dall'amore per i figli, per i nipoti, e tra i due sposi. Anche a 90 anni! E con l'aiuto di Dio! Sempre! Buona notte, e grazie ancora per questo scambio di opinioni alla luce del Signore
Danila

1 commento:

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi