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lunedì 7 maggio 2012


URLA MUNCH ED URLO ANCH’IO!!! 
Di Danila Oppio



"L'urlo" di Edvard Munch è stato battuto all'asta di Sotheby'

per 119,9 milioni di dollari, raggiungendo così il record dell'opera d'arte più costosa mai venduta all'asta. Anche la durata è da record: solo 12 minuti, in cui sette potenziali acquirenti si sono disputati l'opera, che partiva da una base di 80 milioni di dollari. 

Il celebre dipinto è la quarta riproduzione e
 l'unica ad essere in mano ad un privato (era di Petter Olsen, discendente di una nota famiglia di armatori, il cui padre era amico e sostenitore di Munch) le altre sono conservate in musei. Al Museo omonimo, il Munch ad Oslo, venne rubato ben due volte: i furti vennero messi a segno a circa dieci anni di distanza l'uno dall'altro, ma il quadro venne ogni volta recuperato e restaurato.
Il dipinto fa parte di un più vasto progetto, "Il fregio della vita" (1893-1918), composta da numerose tele, elaborate secondo quattro temi fondamentali: Il risveglio dell'amore, L'amore che finisce e passa, Paura di vivere (di cui fa parte "L'urlo") e La Morte. Perché "L'urlo" è l'opera più celebre?Perché divenne ben presto il simbolo stesso dell'uomo moderno e, con i sentimenti di paura e angoscia espressi, anticipò gli orrori del secolo che stava iniziando. Era il 1893 e Munch racconta così nel suo diario lo sgomento provato in prima persona: "Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura...e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura".

Prima dell'opera dell'artista norvegese
 il primato era detenuto da Pablo Picasso e il suo "Nudo, foglie verdi e busto", battuto per 106,5 milioni di dollari nel 2010, ma in vetta alla classifica dei dipinti più costosi di sempre c'è Paul Cezanne con i "Giocatori di carte", venduto per 250 milioni di dollari.
Questa la notizia, che ho riportato pari pari da Yahoo notizie, giusto per non essere tacciata di plagio. Ma una domanda, come direbbe Lubrano, sorge spontanea: se il dipinto battuto all’asta è la quarta riproduzione del quadro di Munch, come mai quei prezzi? Non è opera originale dell’artista…allora torniamo al discorso che in questa sede, su Rosebud, abbiamo già trattato, ovvero che certe opere d’arte lo possiamo fare anche noi. L’ Urlo, in effetti, non è uno dei migliori dipinti di Munch,  è solo rappresentativo di un particolare periodo storico, della sua paura, forse, di vivere. L’angoscia, l’idea della morte lo hanno perseguitato tutta la vita, tanto che divenne dedito all’alcool e fu ricoverato in una clinica per malattie mentali, il cui periodo è celebrato da una foto che ritrae il pittore mentre lavora a maglia, terapia rilassante per malati psichici.
 Molti si sono dilettati a creare copie dell’urlo..basti navigare su internet, e se ne possono osservare alcuni che non rispettano gli originali colori usati dall’artista norvegese.
Tanto rumore per nulla, direbbe indignato Shakespeare! Quanto clamore intorno all’Urlo, o Grido, il cui titolo originale, nella lingua dell’artsta, è Skrik , tenuto conto che agli inizi la sua arte fu mal compresa, e per lungo tempo non apprezzata.
Si deve morire per diventare celebri? E le opere plagiate, copiate, hanno lo stesso valore di quelle effettivamente tracciate dal pennello che stringe in mano l’artista?
Personalmente, preferirei possedere un quadro dipinto da un artista sconosciuto, ma talentuoso, anche se di poco valore, piuttosto che una celebre copia, che non ha visto neanche lontanamente il suo ideatore!

Danila Oppio
Pubblicato su Rosebud - giornalismo online
Qui sotto aggiungo alcuni commenti all'articolo, sempre apparsi su Rosebud, per completare meglio il "quadro", non il dipinto di Munch, ma quanto mi ha trasmesso:

 featured image, L’urlo (1893) di Edvard Munch (1863–1944).
6 maggio 2012 a 11:49 #
Grazie Danila per l’articolo. A titolo personale – che vale quel che vale – dico però che ho visione diversa. Per me L’URLO, come è noto, è il dipinto per eccellenza. Il grande capolavoro della storia pittorica. L’unico che dice tutto quello che l’uomo non riuscirà a dire. A parole. L’unica cosa che non ho capito è come il possessore di questa copia se ne sia potuto privare. Non bastano 120 milioni di dollari per comprare l’urlo: perché non tutto ha un prezzo! Regards.. A titolo personale – che vale quel che vale – do visione diversa. Per me L’URLO, come è noto, è il dipinto per eccellenza. Il grande capolavoro della storia pittorica. L’unico che dice tutto quello che l’uomo non riuscirà a dire. A parole. L’unica cosa che non ho capito è come il possessore di questa copia se ne sia potuto privare. Non bastano 120 milioni di dollari per comprare l’urlo: perché non tutto ha un prezzo! Regards.
Grazie Danila per l’articolo. A titolo personale – che vale quel che vale – dico però che ho visione diversa. Per me L’URLO, come è noto, è il dipinto per eccellenza. Il grande capolavoro della storia pittorica. L’unico che dice tutto quello che l’uomo non riuscirà a dire. A parole. L’unica cosa che non ho capito è come il possessore di questa copia se ne sia potuto privare. Non bastano 120 milioni di dollari per comprare l’urlo: perché non tutto ha un prezzo! Regards.
Danila
Se fossi possessore di un’opera d’arte importante, non me ne priverei certamente neppure io, a meno che mi mancasse il pane per vivere, ma non credo sia questo il caso trattato.Il fatto certo è che molti investono nell’arte, come nel mattone o nei lingotti d’oro, per poi rivendere al momento giusto, e specularci sopra. Dell’Urlo se ne è parlato tanto, fin dai due furti, e sicuramente esprime l’angoscia dell’individuo. Sono d’accordo con te che, senza usare il linguaggio vocale, il quadro parla da solo. Resto del mio parere: quel dipinto non incontra il mio gusto…ma è sensazione personale, e rispetto quella altrui. Lo sconcerto mio sono le cifre iperboliche con le quali si trattano acquisti e vendite di oggetti d’arte. Dico di più: se un’opera è davvero di interesse mondiale, sarebbe opportuno che venisse acquistata da un museo, ed esposta al pubblico, come la Gioconda, tanto per fare un nome, affinché tutti abbiano l’opportunità di ammirarla da vero.
E’ stata una mia interpretazione, sul fatto delle copie. Mi sono documentata, e non ho trovato nessuna specifica relazione sul fatto che fossero copie dipinte dallo stesso autore. E quindi, quando sento quella parola ” copia” penso ad un qualcosa di non autentico. Se così non è, tanto meglio! Ma il mio scritto voleva dire ben altro, chiarito nel mio commento successivo. Ovvero che, se un’opera è di immenso valore patrimoniale e artistico, dovrebbe essere un patrimonio dell’umanità e non di un singolo individuo.
Si, è vero, se uno può permetterselo, è giusto che tenti di avere ciò che desidera, ma se penso ai bambini che muoiono di fame, di sete e di malattie perché non hanno neppure il minimo per vivere, e poi si “buttano” soldi per una tela, per quanto di valore artistico, allora il mio cuore soffre, e questa asta dimostra ancora una volta, quando l’ingiustizia domini il mondo.

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