AFORISMA

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(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 13 giugno 2011

SACERDOTI E S.MESSA


  Ho partecipato alla S. Messa di Pentecoste provando una sensazione di particolare intensità.  Il sacerdote, in ogni preghiera che pronunciava,  emanava l’unione spirituale con cui “parlava con il Signore”, così come non si è limitato durante la  consacrazione, ad  elevare la pisside ed il calice in un tempo breve, ma li ha tenuti alzati per un periodo più lungo, con lo sguardo adorante. L’omelia era pregnante: lo Spirito Santo che discese sugli Apostoli pareva stesse scendendo in quel momento sul sacerdote e su tutta l’assemblea. Detto così, non rende l’idea e non descrive l’emozione del cuore. Ho semplicemente pensato che questo dovrebbe essere l’atteggiamento di ogni celebrante: non statico, non ripetitivo, non sbrigativo, non freddo o formale. Ho sentito l’unione profonda tra sacerdote e fedeli, unione cementata dall’Amore di Dio Padre, del Figlio e soprattutto dello Spirito Santo. Ho percepito chiaramente lo Spirito aleggiare sui presenti, chiamato dal sacerdote a stare tra noi durante la celebrazione Eucaristica. Ho compreso che quello era l’unico e vero modo per dialogare con il Signore, e tra il popolo di Dio. Non servono parole superflue, non occorrono abbracci o dichiarazioni di affetto tra le persone, basta mettere Dio tra gli esseri umani, e tutto è detto, tutto è compiuto.
Alla S. Messa non si va per obbligo, neppure per tradizione o abitudine, tanto meno per “farsi vedere” o per incontrare gli altri. La Celebrazione Eucaristica è l’incontro dell’anima con Dio, e se l’anima viene attratta da Lui, allora ci si incontra con tutti e si prova un’unione sensibilmente diversa. Perché c’è il Signore presente, c’è lo Spirito di Dio che effonde i suoi doni, c’è il Figlio che è lì col Suo Corpo e col Suo Sangue.  C’è il Pane di Vita.
Certo, il sacerdote in tutto questo ha una parte essenziale: non dobbiamo guardare se qualche volta sbaglia, se le sue omelie sembrano lunghe o noiose, e tutte quelle cose che “distraggono” l’attenzione dal vero centro della Messa. Dobbiamo percepire la fede del Sacerdote, il suo amore per il Signore, ed il suo desiderio di volerlo trasmettere a noi fedeli, di questo Amore che viene da Dio.
Troviamo così la consolazione vera, che viene dal Consolatore stesso: lo Spirito Santo. E allora non stiamo a polemizzare sui sacerdoti deboli, peccatori, pieni di difetti che ci affrettiamo a denunciare e correggere. O peggio, poiché priva di vera carità, andare a fare le pulci laddove il celebrante non è buon oratore, o “la tira in lungo”. Che c’è di male nello stare un po’ di più con il Signore? Nulla, c’è tanto di bene! Vediamo che  invece ci sono sacerdoti buoni, santi, votati al Signore con tutto sé stessi.
Parlando con uno di loro, ho espresso il mio modo di vedere il prossimo, anche laico, naturalmente!
Lo vedo come una miniera che può essere d’oro, d’argento o di altro metallo prezioso od utile, oppure una cava di pietre preziose. Si sa che questi tesori sono nascosti tra pietre prive di valore, che vanno prese a picconate per mettere in luce le vene aurifere, o diamantifere….e poi vanno gettate come rifiuti. Così siamo noi, nessuno escluso. Siamo delle cave piene di detriti, ma dentro questi, se si va a scavare, troviamo tesori inestimabili. Per metterli in luce, però , dobbiamo eliminare i detriti dei nostri difetti, peccati, negatività che dir si voglia. Lo dobbiamo fare prima di tutto sulla nostra anima, sul nostro modo di essere e di agire, ma è necessario farlo anche riguardo il nostro prossimo. Spesso infatti evidenziamo i mali che ci sono nel mondo, i difetti che troviamo insopportabili nei nostri simili, e oscuriamo la parte di bene e di bello che c’è in ogni essere umano, anche in quello che riteniamo peggiore. Se andassimo invece a cercare la pietra preziosa, l’oro, il diamante che ogni creatura possiede – perché tutti hanno un lato positivo, un talento vero ricevuto dal Signore, e spesso anche molti di più – riusciremmo a rapportarci con gli altri in maniera diversa, li vedremmo con gli occhi dell’amore umano, ma anche con quelli dell’Amore divino.
Ed è un risultato….divinamente bello!!!!
Diciamo agli altri ciò che debbono sentirsi dire:  che hanno delle qualità, che li amiamo per questo, e che queste qualità oscurano i difetti, che diventano meno vistosi ai nostri occhi, e che l’amore li dissolve. Dovremo sempre tenere in mente quella famosa frase del Signore Gesù: «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo?» Vangelo: Lc 6,39-42   L’Amore del Signore è anche questo: non guardare ai difetti altrui, ma cercare piuttosto di correggere i propri. Abbiamo molto da farci perdonare da Dio e dal prossimo, prima di permetterci di giudicare gli altri e di criticarli anche nelle piccole manchevolezze che si possono lasciar correre.
Se andiamo alla S. Messa, non andiamo per la simpatia che proviamo verso un dato sacerdote, e neppure per sfoggiare un abito nuovo. Non andiamo per spettegolare poi, all’uscita di Chiesa, su questo e su quello, e per distrarci durante tutta la Celebrazione, guardando i fratelli ed il sacerdote con occhio critico. Siamo lì per il Signore, e per Lui solo, esattamente come Lui è lì, Pane spezzato, per tutti noi. Che dovrebbe dire Lui di noi, se fosse ,come noi, esigente nei nostri confronti? Invece Dio si è incarnato per amarci, per perdonarci e per accettarci così come siamo, una miniera di sassi con qualche prezioso tesoro  nel suo interno!!!
Ringrazio tutti i sacerdoti (carmelitani soprattutto!!) che mi hanno aiutato nel mio cammino spirituale: quelli che con le loro conferenze mi hanno arricchito culturalmente e spiritualmente, quelli che con le loro omelie mi hanno irrorato l’anima, quelli che mi hanno dato spazio in parrocchia per soddisfare il mio desiderio di rendermi utile, quelli che mi hanno donato la loro amicizia, facendomi sentire parte integrante della Chiesa, quelli che mi hanno arricchito con la poesia spirituale, con letture indicate per la mia crescita spirituale, e anche quelli che mi hanno messo in difficoltà, che non mi hanno capito, che mi hanno snobbato, che hanno in qualche modo deluso le mie aspettative nei loro confronti. Li ringrazio tutti, perché mi rendo conto che sono stata io a pretendere tanto da loro, Alcuni hanno saputo donarmi ciò che cercavo, altri non lo hanno fatto, ma per camminare con il Signore bisogna anche pazientare, perché lungo il cammino si trovano sempre ostacoli, ed il Signore lo permette affinché possiamo affinare il nostro spirito e non farci abbattere dalle difficoltà o intralci. Davanti ad un ostacolo da superare, come ad un concorso ippico, Dio mette sempre una “carota o lo zuccherino” di consolazione. Ed io sono in debito perenne con il Signore, perché di doni me ne ha profusi tanti…il segreto è saperli riconoscere!!! Ancora una volta GRAZIE    a tutti i sacerdoti che ho incontrato lungo il mio percorso cristiano

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