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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

venerdì 14 gennaio 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VII

CAPITOLO 7
Ancora dell'amore perfetto, e alcuni avvertimenti per acquistarlo

1 - E’ bello osservare quanto quest'amore sia ardente, quante lacrime faccia versare, quante penitenze, quante preghiere, quante sollecitudini faccia prendere per raccomandare la persona amata a tutti quelli che si credono accetti innanzi a Dio. L'anima che ne è presa desidera che l'amica progredisca continuamente, e inconsolabile è il suo dolore quando non la vede avanzare. Se dopo aver in lei constatato un miglioramento, osserva che ritorna un po' indietro, le pare di non aver più pace. Sia che mangi o che dorma, è in continua angustia per il timore che l'amica si perda e si debbano per sempre separare. La morte temporale non la tocca, perché non sa attaccarsi a una vita che svanisce al minimo soffio, senza che alcuno valga a trattenerla. Il suo amore, insomma, è superiore a ogni ombra d'interesse: non vuole e non desidera che di vedere l'amica carica di tesori celesti. Ecco in che consiste il vero amore, e non già nelle misere affezioni della terra!

2 - Non alludo con ciò all'amore cattivo: Dio ce ne liberi! Questo è un inferno, e non bisogna mai stancarsi di dirne male, giacché non vi sono termini sufficienti per esprimere anche il minimo dei suoi danni. Noi non dobbiamo pronunziarne neppure il nome, non dare orecchio a racconti del genere, non permettere che innanzi a noi se ne tratti, né per burla né per davvero, e neppur pensare che nel mondo esista. Udirne soltanto parlare, non solo non se n'ha vantaggio ma piuttosto danno. L'amore a cui accenno è l'amore lecito, quello che, come ho detto, dobbiamo avere le une per le altre, per i parenti e per le amiche. In questo amore si teme sempre che quella persona ci muoia: se ha male alla testa, a noi sembra di aver male all'anima; se la vediamo fra le prove, la nostra pazienza se ne va, e così via.

3 - Ma ben diverso è l'amore perfetto. Un primo moto di naturale sensibilità si prova anche qui; ma la ragione esamina subito se le prove di quell'anima sono ordinate alla sua perfezione, come le sopporta e se sa approfittarne: prega il Signore che le conceda pazienza, e le faccia acquistare molti meriti. E se la vede rassegnata, nonché angustiarsene, se ne rallegra grandemente. E’ vero che pur di non vederla soffrire, amerebbe soffrire in sua vece, sempre inteso che gliene possa poi cedere il merito, ma non per questo si turba, né perde la sua pace. Il suo amore, insomma - e lo ripeto ancora - è una copia di quello che ebbe per noi il vero Amante Gesù.

4 - Quelli che amano in questo modo sono di grande utilità, perché prendono per sé tutti i travagli e lasciano che gli altri ne ritraggano i vantaggi senza sentirne la pena. I loro amici si fanno presto perfetti, perché altrimenti, credetelo, o essi ne rompono l'amicizia, - almeno ciò che l'amicizia ha di più intimo - oppure ottengono loro, come già Santa Monica a Sant’Agostino, la grazia di camminare per la medesima via e arrivare insieme al Signore. Il loro cuore non è capace di doppiezza: se vedono che l'amica devia alquanto dal cammino e commette qualche mancanza, subito l'avvertono, né possono tacere. E insistono senza dissimulazioni, o lusinghe fino a che non si corregga: o essa si emenda, oppure, non potendole sopportare, tronca l'amicizia; come del resto è doveroso per evitare che da una parte e dall'altra ci sia una guerra continua. Queste anime sante, intese unicamente alla propria perfezione, non si dan pensiero del mondo, e neppure cercano se Dio vi sia servito o no. Però trattandosi di un amico, la cosa è diversa: non si lasciano sfuggire un'occasione, vedono le più piccole pagliuzze, e intanto - dico - portano una croce ben grave.

5 - Tale è l'amore che vorrei vedere tra voi. Forse da principio non sarà tanto perfetto, ma il Signore lo verrà perfezionando. Cominciamo col ricorrere ai mezzi opportuni, e non preoccupatevi se va frammisto a qualche tenerezza naturale, perché se questa riguarda tutte indistintamente, non vi sarà di alcun danno. Sentire e mostrar tenerezza, essere sensibili alle pene e alle più piccole infermità delle sorelle è bene e, alle volte, necessario. Può accadere talvolta che una cosa da nulla sia a una sorella di maggior tormento che non una prova assai grande, essendovi persone così impressionabili che s'inquietano per ogni piccola difficoltà. Ma non lasciate voi di compatirle, se siete di temperamento contrario. Può darsi che il Signore ci risparmi queste pene per darcene altre che a noi sembreranno pesanti - e forse anche lo saranno - ma che le nostre sorelle stimeranno leggere. In queste cose non bisogna mai giudicare le altre da noi stesse: invece di considerarci in quelle circostanze in cui il Signore ci ha rese forti senza alcuna nostra fatica, consideriamoci in quelle in cui siamo state più deboli.

6 - Quest'avviso - ricordatelo - è assai importante, e c'insegna come compatire le sorelle quando sono in angustia, sia pure per le più piccole cose. Lo ricordo specialmente a coloro di cui ho parlato, perché desiderosi come essi sono di patire, trovano ogni croce leggera. Non devono mai dimenticarsi di quando anch'essi erano deboli, pensando che se ora non lo sono più, non è per loro merito. Senza di ciò il demonio li potrebbe raffreddare nella carità verso il prossimo, e indurli a ritenere come perfezione ciò che è difetto. Bisogna agire con, circospezione e vigilanza perché il demonio non dorme mai. Quelle che aspirano a perfezione più alta, devono stare attente più ancora delle altre, perché il maligno non osa assalirle che con tentazioni assai coperte: per cui, se non stanno in guardia, si accorgeranno del male solo allora che l'avranno subìto. Insomma, devono sempre vegliare e pregare: non vi è mezzo migliore per scoprire le insidie del demonio e obbligarlo a palesarsi quanto quello dell'orazione.

7 - Durante la ricreazione, se una sorella ha bisogno di sollievo e cerca un po' di svago, deportatevi allegramente, anche se non ne avete voglia. Se si agisce con prudenza, si cambia tutto in amore perfetto. Se è bene che, avendone bisogno, vi soccorriate a vicenda, raccomando che ciò si faccia con discrezione, senza mai mancare all'obbedienza. E se a qualcuna gli ordini della Priora sembrano troppo duri, non lo mostri e non ne parli con alcuno, eccetto che con la stessa Priora, ed anche allora con umiltà: agire diversamente è di gravissimo danno. Ecco dove dovete mostrare alle sorelle i vostri sentimenti e la vostra compassione: quando scoprite in loro qualche difetto, se è notorio, dovete affliggervene grandemente, dimostrate ed esercitate il vostro amore sopportandolo senza scandalizzarvi. Così faranno le altre con i vostri difetti, forse assai più numerosi, benché da voi non conosciuti. Intanto raccomandatele a Dio e procurate di esercitare con ogni possibile perfezione la virtù contraria alla mancanza che avete osservata. In tal modo insegnerete con le opere ciò che le colpevoli non capiscono con le parole, e sarete loro di maggior vantaggio che non con gli stessi castighi. Infatti, l'emulazione delle virtù che si vedono nelle altre è un argomento di facilissima persuasione. Questo è un buon consiglio, e vi prego di non mai dimenticarlo.

8 - Oh, santo e perfetto amore quello di una religiosa che pur di giovare alle altre, preferisce i loro interessi ai suoi, va progredendo di giorno in giorno in virtù e osserva con ogni perfezione la sua Regola! E’ un amore che non ha nulla a che fare con quelle parole di tenerezza che in questa casa non si usano, né si devono mai usare: vita mia, cuore mio, mio tesoro, e altre simili che si dicono distintamente a questa o a quell'altra persona in particolare. Queste dolci parole riservatele per il vostro Sposo, con il quale dovete stare a lungo e da sole: vi potranno servite a meraviglia, ed Egli le gradirà. Ma se le usate abitualmente tra voi, non vi inteneriranno più quando sarete con Lui. Pur prescindendo da questo, non vi è proprio motivo di usarle. Risentono troppo di donna, e io vorrei, figliuole mie, che non foste né vi mostraste donne in nessuna cosa, ma uomini forti. Se sarete fedeli ai vostri obblighi, il Signore vi darà animo così virile da far meraviglia agli stessi uomini, giacché tutto è possibile a Chi ci ha tratto dal nulla.

9 - Altro bel modo di mostrare affetto è togliere alle sorelle e prendere per sé quanto vi è di più faticoso negli uffici di casa, come pure rallegrarsi e ringraziare il Signore nel vederle progredire in virtù.
Queste cose, oltre il gran bene che portano con sé, giovano pure per conservare la pace e l'unione dei cuori, come per bontà di Dio si vede per esperienza in questa casa. Piaccia al Signore di mantenerci sempre in questo stato, perché, poche come siamo, se siamo anche disunite, la nostra situazione diviene insopportabile. Che Dio ce ne liberi!

10 - Se per caso uscisse di bocca qualche paroletta contro la carità, si ponga subito rimedio e si preghi il Signore con grande insistenza.
Quando poi vi dovessero allignare quei mali di più lunga durata, come fazioni, punti di onore, desideri d'ambizione; quando, dico, dovessero succedere queste cose, tenetevi come tutte perdute. Scrivendo queste righe, e, solo al pensiero che con l'andar del tempo possa ciò avvenire, mi sento agghiacciare il sangue nelle vene, perché conosco che questo è il più gran male d'un monastero. Pensate in tal caso e tenete per certo di aver cacciato di casa il vostro Sposo, obbligandolo a cercar riposo altrove.
Moltiplicate allora le vostre preghiere, datevi d'attorno per trovare il rimedio, e se non giovano neanche le confessioni e le molte comunioni che fate, temete di avere tra voi qualche Giuda.

11 - Stia molto attenta la Priora, per amor di Dio, a non dar adito a tanto male. Vi si opponga energicamente fin da principio, perché dipende tutto da questo, sia la rovina che il rimedio.
Quanto a colei che ne è la causa, procuri di mandarla altrove. Iddio vi otterrà la dote necessaria, purché cacciate di casa questa peste.
Fate il possibile per troncare i rami di questa pianta, e se ancora non basta, strappatela dalle radici. Non potendo fare ciò, l'infelice che si occupa di tali cose non metta più piede fuori di carcere: meglio trattare lei in questo modo che permetterle di contaminare le altre. Oh, il gran male che è questo!
Guai al monastero in cui entra! Preferisco piuttosto che vi entri il fuoco a incenerirci tutte! ...
L'argomento è assai importante, e siccome spero di parlarvene ancora, per il momento non aggiungo altro.

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

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