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Nostra Signora del Carmelo

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martedì 11 gennaio 2011

SANTA TERESA D'AVILA - CAMMINO DI PERFEZIONE - Capitolo VI


CAPITOLO  6
Dell'amore perfetto di cui si è cominciato a parlare

1 - Ho fatto una digressione abbastanza lunga, ma tanto importante che chi mi capisce non mi biasimerà. Torniamo ora all'amore che dobbiamo portarci a vicenda, amore puro e spirituale. Non so se ne comprendo bene la natura; ma non credo di dovermi troppo indugiare, perché retaggio di pochi. Quegli a cui il Signore l'ha concesso, lo ringrazi molto, perché è di altissima perfezione. Però ne voglio dire qualche cosa. E forse sarà utile trattarne, perché quando si desidera la virtù e ci si sforza di raggiungerla, basta averne una dinanzi per muoversi ad amarla.

2 - Piaccia a Dio che sappia intendere quest'amore e riesca a spiegarmi! Ma mi pare di non comprendere neppure quando sia puramente spirituale e quando v'intervenga alcunché di sensibile, per cui non so come ardisco trattarne. Sono come uno che sente parlare da lontano e non capisce ciò che si dice. Così io, che alcune volte non devo proprio capire quel che dico - eppure piace al Signore che sia tutto ben detto. Niente di strano se le mie parole non avranno senso, poiché nulla è più per me naturale di non azzeccarne una.

3 - Mi sembra che quando Dio concede a un'anima di conoscere chiaramente ciò che è e quanto vale il mondo, che vi é un altro mondo ben diverso dal primo, uno eterno e l'altro passeggero come un sogno; quando le concede di conoscere cosa vuol dire amare il Creatore o la creatura, e non per una semplice cognizione intellettuale oppure per fede, ma - ciò che è assai diverso - per propria personale esperienza; quando quest'anima vede e tocca con mano ciò che è il Creatore e ciò che è la creatura, quello che si guadagna al servizio dell’uno e quello che si perde al servizio dell'altra, e tutte quelle molte altre verità che Dio insegna a chi gli si abbandona nell'orazione, o a chiunque altro Egli vuole, quest'anima, dico, ama in un modo assai più perfetto che se non fosse giunta a questo stato.

4 - Vi parrà, sorelle, che intrattenervi sopra questo argomento sia affatto superfluo, trattandosi di cose che voi tutte sapete. Piaccia a Dio che le sappiate come si deve e le teniate bene impresse nella mente! Se le sapete, dovete pure riconoscere che non mento quando affermo che un'anima illuminata da Dio in questo modo possiede il vero amore perfetto. Quelle che Dio innalza a questo stato sono anime grandi, anime generose, per le quali non vi è affatto soddisfazione nell'amare cose così fragili, come sono questi nostri corpi. Sé per l'avvenenza e le grazie di cui sono adorni, si compiacciono di guardarli, lungi dal fermarsi in essi, si sollevano subito al Creatore per lodarlo. Fermarsi in essi in modo da sentirne amore, crederebbero di attaccarsi al niente e di abbracciare un'ombra: si vergognerebbero di se stesse, né più ardirebbero di dire a Dio che lo amano, senza provarne rossore.

5 - Mi direte che queste persone non sanno amare, né ricambiare l'affetto che loro si porta. Vi rispondo che non si curano di essere amate, e se talvolta per un primo moto naturale ne sentono piacere, ne riconoscono subito la vanità appena rientrano in se stesse, a meno che non si tratti di persone da cui sperano aiuto per la loro dottrina o per le loro preghiere. Ogni altra affezione è a loro di noia, perché vedono che invece di averne profitto possono risentirne svantaggio. Tuttavia non mancano di mostrarsi riconoscenti e di ricambiare chi le ama con raccomandarlo al Signore, lasciando a Lui la cura di ricompensarlo, giacché vedono che quell'amore procede tutto da Lui. Credendo di non aver nulla che sia degno di stima, par loro che se sono amate, sia perché così vuole il Signore: perciò ne lasciano a Lui ogni cura, pregandolo di ripagare in loro nome. Con questo si ritengono sciolte da ogni obbligo, come se la cosa non le riguardi.

6 - Tutto considerato, penso alle volte che bramare di essere amati sia una grande cecità, a meno che, ripeto, non si tratti di persone che possono aiutarci a meglio acquistare i veri beni. Infatti, quando si cerca di essere amati, è sempre per qualche interesse o per qualche soddisfazione personale. I perfetti, invece, tengono sotto i piedi tutti i beni e tutti i piaceri del mondo. Se desiderano soddisfazioni, non le trovano che in Dio e in trattenimenti che dicono ordine a Dio. Quindi, che vantaggio possono avere dall'affetto altrui?

7 - Ricordandosi di questa verità, ridono di sé e della pena che sentivano in altri tempi, quando s'inquietavano per sapere se il loro amore era o non era ricambiato. E’ naturale bramare di essere ricambiati anche in un amore onesto. Ma appena avuto il ricambio, vediamo da noi stessi non essere altro che paglia, aria, atomo impercettibile che il vento si porta via. Che ci rimane, infatti, dopo che ci abbiano molto amati? Ben a ragione quelle persone poco o nulla si curano di essere o di non essere amate: se cercano l'affetto di chi può giovare alla loro anima, è solo perché riconoscono che, data la nostra miseria, senza aiuto si stancherebbero presto. Vi sembrerà che queste anime non amino e non sappiano amare che Dio. Ma esse amano anche il prossimo, e di un amore più grande, più vero, più utile e più ardente, perché sincero. Sono più portate a dare che a ricevere, e fanno così anche con Dio. Queste, e non già le basse affezioni della terra, meritano il nome di amore, che è stato usurpato da quelle.

8 – Ma voi direte: ma se non amano ciò che vedono, a che cosa si porta il loro amore? Rispondo che anch’esse amano ciò che vedono e si affezionano a ciò che sentono, ma non vedono se non cose stabili. Nel loro amore, invece di arrestarsi al corpo, portano gli occhi sull'anima, e cercano se vi è in essa qualche cosa degna del loro affetto. Se non ne trovano, ma vi scoprono un qualche principio di virtù o una qualche buona disposizione che permetta loro di supporre che scavando in quella miniera abbiano a scoprirvi dell'oro, non contando per nulla le pene e le difficoltà che v'incontrano, fanno del loro meglio per il bene di quell'anima, perché volendo continuare ad amarla, sanno benissimo che non lo possono fare se ella non abbia in sé beni celesti e grande amore di Dio. Senza di ciò, ripeto, non la possono amare, e tanto meno con affetto duraturo, neppure se quella persona le obblighi a forza di sacrifici, muoia di amore per loro e riunisca in sé tutte le grazie possibili. Conoscendo per esperienza quel che valgono i beni del mondo, in questo non giocheranno mai un dado falso, perché vedono che non sono fatte per vivere insieme né per continuare ad amarsi: finirà tutto con la morte, per andare chi da una parte e chi dall'altra, qualora quella persona non abbia osservata la legge di Dio e dimorato nella sua carità.

9 - Le anime a cui Dio comunica la vera sapienza lungi dallo stimare più del dovere un amore che finisce con la vita, non lo stimano neppure per quel che vale. Potrà avere qualche prezzo per coloro che pongono la loro gioia nei diletti, negli onori, nelle ricchezze e nei beni del mondo, perché avendo amici doviziosi, ne sperano feste e piaceri; ma nessuno ne avrà di certo per le anime che queste cose disprezzano. Se queste tali amano una persona, desiderano subito che ella ami il Signore e ne sia riamata, perché altrimenti, come esse sanno, il loro amore non potrà essere duraturo, Quest'affetto costa loro assai caro, perché non vi è nulla che non siano pronte a intraprendere per il maggior bene delle anime che sentono di amare: per un loro minimo vantaggio sacrificherebbero mille volte la vita.
Oh, prezioso amore che imita tanto da vicino quello dello stesso Principe dell'amore, Gesù, nostro unico bene!

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

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