AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

mercoledì 10 ottobre 2012

L'insostenibile leggerezza della Precarietà












Comunicato

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA… PRECARIETA'

Questo il titolo della nuova antologia, curata da Anna Montella, che scaturisce dal Premio Nazionale "La Luna e il Drago", 4° edizione 2012, un progetto culturale dell’omonimo Caffè letterario.
...
Un'antologia che fissa in una “istantanea” l’immagine speculare di un’epoca che ci appartiene e che è gravata da pesanti ipoteche, mettendo insieme e a confronto i diversi punti di osservazione di più autori contemporanei di diversa generazione, percorso e livello di esperienza.

Precarietà dell'anima, del cuore, della vita, della mente. La precarietà in tutte le sue forme. Un tema che appartiene a noi, gente di questo tempo, con la nostra "lettera scarlatta" tatuata sulla pelle, nelle pieghe dell'incessante trascorrere del tempo. Un tempo in cui, oggi più che mai, si riesce a guardare negli occhi la caducità dell'essere, in una insostenibile ricerca del sè. Nulla è definitivo nulla è per sempre.


Un tema molto sentito a giudicare dalla incredibile quantità di lavori giunta in segreteria. 472 elaborati provenienti da ogni parte d’Italia tra poesie, racconti brevi e drabbles. Poco più di 150 i lavori selezionati dal Comitato di Lettura per l'inserimento in antologia.

Gli autori primi classificati - ciascuno per ogni sezione: drabble, poesia, racconto breve, con un ex-aequo per la sezione dedicata al racconto:
Sezione drabble - Nicolle Lopomo di Cerreto Guidi (Fi) con il drabble "L'acrobata"
Sezione poesia - Silvana Sonno di Perugia con la poesia "L'ombra"

Sezione racconto breve - primi classificati ex aequo
Mara Venuto di Taranto con il racconto breve "Calzinazz"
Lucrezia Lenti di Taranto con il racconto breve "Precari si nasce".

Le note critiche in antologia sono state curate da Ninnj Di Stefano Busà (Milano) giornalista-saggista-critico, Josè Van Roy Dalì, pittore surrealista (Roma), Marina Pratici, giornalista - critico letterario (Milano) Elisa Silvatici, critico convegnista (Taranto)

Per ulteriori info consultare il sito:
http://www.caffeletterariolalunaeildrago.org/linsostenibile-leggerezza-della-precarietagrave.html

sabato 6 ottobre 2012

COLOMBE E CORVI



COLOMBE E CORVI

Non ti adombrare
Se al tuo severo sguardo
Pongo parole aeree

Impalpabili cirri
Che si spostano al vento
Bizzarro, sulla tavola
Glauca del cielo,
altrimenti immutabile

Figure in movimento
Plastiche forme, corvi
O timide colombe
Vapori acquei, sempre.

 Danila Oppio
Inedita

venerdì 5 ottobre 2012


CANTIERE POESIA

SCUSATECI PER IL DISAGIO, STIAMO SOGNANDO PER voi

Danila e Piero autori da antologia

Ci riempie di giustificato orgoglio sapere che i nostri amici cantieristi si distinguono sempre nei concorsi di poesia, convincendo critici e giurati esigenti: è la volta di Danila Oppio e Piero Colonna Romano, che sono stati inseriti nell’antologia che raccoglie il meglio dei brani partecipanti alla 4° edizione del Premio Letterario La Luna e il Drago. Tema della manifestazione: “L’insostenibile leggerezza della precarietà”, che è anche il titolo del libro che presenta le poesie e ed i pezzi in prosa premiati al concorso. Qui sotto ho indicato il link dove potrete trovare il volume, mentre i brani presentati dai nostri amici li conoscete già: Danila ha visto pubblicata la sua “Ora è tardi” che potete leggere proprio qui di seguito, mentre la poesia di Piero è “Adusta fonte” (http://cantierepoesia.wordpress.com/2012/07/15/adusta-fonte/trackback/)  da noi già pubblicata il 15 luglio scorso.  Complimenti ad entrambi ed un augurio di continuare a mietere ulteriori successi tenendo alto il nome del nostro Cantiere!


Sono entrata
Dall’altra porta
Quella di servizio
Sto gironzolando
Nelle stanze vuole
Del tuo pensiero
Dalla porta principale
Ravvisando
Uno spiffero gelido
Ho rabbrividito
Ora è tardi
Sono rimaste
Cenere e qualche
morente brace
Incapace
Di ravvivare il fuoco
Chiudo la porta
Uscendo
.
Danila Oppio
.
Ringrazio Massimo Reggiani, titolare del sito CANTIERE POESIA; per aver dato spazio all'antologia, entro la quale appaiono questi miei versi, in compagnia di quelli di Piero Colonna Romano e di altri autori. 

giovedì 4 ottobre 2012

INTRODUZIONE ALLA BIBBIA


La Bibbia narra la storia dell’amicizia tra Dio e l’uomo, iniziata con la creazione del mondo e dell’uomo, un’amicizia a cui Dio, anche quando l’uomo con il peccato originale l’ha tradita, non è mai venuto meno. Dio sceglie di rivelarsi, di manifestare il suo amore attraverso la “parola”, proprio perché questa è lo strumento principale con cui gli esseri umani, a differenza di tutti gli altri esseri creati, comunicano se stessi. E’ mediante la parola che noi possiamo trasmettere agli altri i nostri pensieri, esprimere le nostre ansie, comunicare i nostri sentimenti. Dio si è voluto servire, quindi, dello strumento più usato dall’uomo, la parola, per comunicare Se stesso, il suo amore, la sua intimità. La parola di Dio è l’espressione di una potenza che continuamente crea. E’ significativo che le prime due parole con cui ha inizio la Bibbia siano proprio: “Dio disse” (Gen. 1,1). La parola di Dio “è stabile come il cielo”; “nel rivelarsi illumina”; essa “è dolce al mio palato”: sono solo alcune delle espressioni con cui il Salmo 119, un inno alla Rivelazione divina, descrive la parola di Dio. E’ una parola, quella di Dio, che raggiunge ogni uomo e lo provoca a una risposta. Dio, infatti, cerca continuamente il dialogo, il confronto, proprio come un amico che non si arrende mai, anche quando il colloquio si fa impegnativo e difficile. La parola di Dio è “parola di verità” (2 Sam. 7,28), che in Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, si è fatta “carne” ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. Cristo rende presente e operante tutta intera la storia della salvezza iniziata dal Padre con la creazione del mondo, portata avanti con il messaggio profetico e sapienziale. Una storia della salvezza, che con la venuta di Cristo giunge al suo compimento. Gesù, quindi, è la Parola di Dio definitiva e irripetibile.

LA CREAZIONE LA  RIVELAZIONE


Il Vat. II al n.2 della “DEI VERBUM” chiarisce il significato di Rivelazione in questi termini: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi dalla divina natura. Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e s’intrattiene con loro, per invitarli e ammetterli alla comunione con Se. Quest’economia della Rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzanola dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in loro contenute.
La profonda verità, poi, sia di Dio sia della salvezza degli uomini, per mezzo di questa Rivelazione risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”.
Questa Rivelazione, non è avvenuta una volta e per sempre, ma Dio si comunica gradualmente all’uomo (c’è una particolare “pedagogia divina”), lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che Egli fa di Se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.
Dio ha rivelato tutto in Gesù Cristo, quindi non c’è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione  gloriosa del Signore alla fine dei tempi; tuttavia anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata: toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli.
La Rivelazione divina contiene tre elementi intimamente connessi:
a) La Sacra Scrittura: è la Parola di Dio messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito   Santo.
b) La Tradizione: viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall’insegnamento e dall’esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo.
c) Il Magistero: ha il compito di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa.
Il Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone di credere come rivelato da Dio.

L’ISPIRAZIONE


La “DEI VERBUM” al numero 11 spiega cos’è l’Ispirazione: “Le verità divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute ed espresse, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i Libri sia dell’Antico Testamento che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tale sono stati consegnati alla Chiesa.
Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero, come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte.
Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, è da ritenersi anche, per conseguenza, che i Libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore, la verità che Dio, per la nostra salvezza volle fosse consegnato nelle Sacre Lettere. Pertanto “ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato a ogni opera buona” (2 Tim. 3, 16-17).

 


mercoledì 3 ottobre 2012

APHORISM: PER RINGRAZIARE ANCORA

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=434532166592570&set=pb.132948773417579.-2207520000.1349289996&type=1&src=http%3A%2F%2Fsphotos-h.ak.fbcdn.net%2Fhphotos-ak-ash3%2F539553_434532166592570_1849393284_n.jpg&size=960%2C659

Qui sopra, il link per aprire la pagina di FB dove appare la foto di copertina e dedica dell'autrice ad Aphorism, che oggi ha dato visibilità al suo lungo racconto Smemoria, Ovviamente, l'autrice sono io!!

S. TERESA D'AVILA: POESIE



Vivo ma non vivo in me,
e attendo una tal alta vita,
che muoio perchè non muoio.

(Vivo sin vivir in mi,
y tan alta vida espero
que muero porque non muero.)

Vivo già fuori di me,
giacchè muoio d'amore,
perchè vivo nel Signore,
che mi volle tutta a sè.
Quando il cuore gli donai
vi scrissi questa frase:
che muoio perchè non muoio.

(Vivo ya fuera de mi,
despuès que muero de amor,
porquè vivo en el Senòr,
que me quiso para sì.
Cuando el corazon le dì
puso en el este letrero,
que muero porquè no muero.)

Questa prigione divina
dell'amore in cui io vivo,
ha reso Dio mia preda,
e libero il mio cuore,
mi fa nascere tal passione
veder Dio mio prigioniero,
che muoio perchè non muoio.

(Esta divina prisòn,
de amor en què yo vivo,
ha hecho a Diòs mi cautivo,
y libre mi corazòn;
y causa en mì tal pasiòn
ver a Diòs mi prisonero,
que muero poquè no muero
Guarda come l'amore è forte;
guarda che sol mi resta
di perderti per guadagnarti.
Venga subito la dolce morte,
venga leggero il morir,
che muoio perchè non muoio.

(Mira que el amor es fuerte;
vida,no me seas molesta,
mira que solo me resta,
para ganarte perderte.
Venga ya la dulce muerte,
el morir venga ligero
que muero porquè no muero.)

Ebbene, questa è una traduzione attuale, ma molto affine allo scritto di Teresa, che ritengo più moderno di quanto non sia la versione “ufficiale” tratta dalle Opere della Santa Madre. Sono spiacente di dover dire; coloro che hanno tradotto questo incanto di poesia, in un linguaggio poetico, ma antico, hanno modificato, per seguire lo stile del tempo, anche ciò che Teresa voleva significare.
Riporto una porzione di testo che appare sulle Opere:
Più in me non vivo e giubilo (Teresa non l’ha detto, che giubila) vivo nel mio Signore
Per se mi volle, e struggomi or per intenso ardore
Gli detti il cuor, e in margine
Scrissi con segni d’oro (non dice neppure questo) Moro perché non moro ( che è una forma in disuso, meglio tradurre in muoio)
E non proseguo, poiché questa traduzione non corrisponde del tutto a quanto Teresa scrisse.
Molte poesie composte da Santi autori, ma anche in genere da tutti i poeti stranieri, in lingua madre, sono state tradotte, per rispettare le rime, la metrica, ecc. in modo tanto astruso, da modificare radicalmente il senso che l’autore voleva dare alla sua opera. Se quindi ho scritto, nel mio precedente articolo su Santa Teresina, che sarebbe bene possedere le opere dei nostri santi carmelitani, ora aggiungo che varrebbe la pena acquistarle in lingua originale, oppure tradotte in modo più aderente al pensiero dell’autore e in un linguaggio adeguato al nostro tempo.
I testi delle opere di Santa Teresa di Gesù sono ancora attualissimi, moderna donna del ‘500 e moderna Santa anche ora, nel terzo millennio! Vi invito a leggerli, o meglio ancora a leggerli con chi ne sa più di noi e possa così approfondirne il pensiero. Io ne sono rimasta affascinata, Teresa si è dimostrata una donna di grande carattere, e nella sua “determinada determinacion”  ha raggiunto tutte le mete stabilite, sia quelle della terra (fondazioni) che quelle del Cielo!! (un’unione dell’anima, totale e perfetta, con il Signore).
Nel 2015 ci sarà grande festa in suo onore, per i 500 anni dalla  nascita che è avvenuta il 28 marzo 1515.

SPOON RIVER D'OGLIASTRA 8


Ottobre. Parliamone, ecchesaramai, sono trascorsi cinque anni, sai. Ottobre. E quel suo appressarsi muto, gioco usato, falsato dal tempo, ma in fondo ben conosciuto. Che il silenzio lo sentivi fratello e a suo modo ti faceva più bello. Ottobre. Parliamone, ne converrai, sono passati cinque anni, ormai. Ottobre. E quel suo appressarsi lento, carico d’ogni malinconia e degli umori capricciosi del vento. Con il quale danzavano foglie, imbrattate di ruggine, d’ogni afflitto colore, abbandonate, perdute, smarrite, annullate nel loro infinito dolore. Parliamone, concorderai, perché non ne parliamo mai. Ottobre.Che sapeva di scuola, di grembiuli e fiocchi vivaci. Ottobre. Che sapeva di pioggia, di stradoni bagnati, di timide braci. Di orti intristiti intorno al villaggio, cataste di legna, storie senza coraggio. Ottobre. Che sapeva di noi, dei nostri sogni, del domani, di infiniti istanti strani. Ottobre. Dolce, infingardo. Ottobre. Cortese, bastardo. Ottobre.Che giuro per l’anima mia non avrebbe mai dovuto portarti via.
Rina Brundu, in memoria
1  Ottobre 2007 – 1 Ottobre 2012


BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi