AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

EDIZIONI PER VOI

Edizioni per voi: da leggere direttamente.
Alla destra della home-page, potrete sfogliare:
IL PAESE DI FANTASIA, fiaba in versione digitale (E-book)
e le sillogi poetiche:
DANZANDO IN PUNTA DI PENNA (tra versi poetici)
ILLUSIONI
PATCHWORD (ritagli di strofe)
Basta cliccare sulla copertina, e si aprirà il libro digitale
Buona lettura!
Oltre a questi e-book, l'autrice Danila Oppio ha pubblicato altri libri, la cui copertina è visibile sempre alla destra della home-page.

Avviso:
la grafica è stata modificata, poiché la precedente era obsoleta, ma il blog e l'amministratore restano gli stessi!

Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

lunedì 2 maggio 2011

TERESA D'AVILA: CAMMINO DI PERFEZIONE CAP. XIII

CAPITOLO 13
Ancora della mortificazione, e dice che per arrivare alla vera sapienza bisogna fuggire i puntigli e le massime del mondo

1 - Ve l'ho già detto varie volte sorelle, e ora ve lo voglio lasciar scritto, affinché non lo dimentichiate mai: le religiose di questo monastero, non meno di chiunque vuol essere perfetto, devono fuggire le mille miglia da espressioni come queste. « Avevo ragione; mi han fatto torto; non c'era motivo di trattarmi così ».
Dio ci liberi da così cattive ragioni! Vi par forse ragionevole che il nostro buon Gesù soffrisse tanto, fosse ricolmo di tanti oltraggi e di così innumerevoli ingiustizie?
Chi non vuole altre croci fuori di quelle che sente di meritare, non so proprio perché sia venuta in monastero. Ritorni pure nel mondo! Ma anche là le sue ragioni non varranno, perché nulla vi potrà soffrire di così grave che ancora di più non si meriti.
Perché allora lamentarsi? Veramente non ne vedo il motivo.

2 - Quando ci fanno qualche onore o ci trattano con distinzione e delicatezza, allora sì bisogna tirar fuori queste ragioni, essendo appunto contro ogni ragione che così ci trattino in questa vita; ma quanto ai torti che ci fanno, e che così noi chiamiamo benché tali non siano, non vedo perché dobbiamo lamentarci.
O siamo spose di quel gran Re o non lo siamo. Se lo siamo, è forse di una donna onorata non condividere gli oltraggi fatti al suo sposo per la ripugnanza che ne sente?
Non è forse tutto in comune tra loro due, l'onore e il disonore? E se vogliamo dividerci e godere il regno del nostro Sposo, non è torse follia rifiutarci di prender parte ai suoi oltraggi e alle sue sofferenze?

3 - Non permetta Iddio che nutriamo simili pretese! Quella tra voi che si vede meno stimata, si consideri la più felice, ché tale è veramente, perché, credetemi, sopportando tutto con pazienza, avrà onore in questa e nell'altra vita.
 Che pretesa è la mia nel dirvi di credere a me quando fu così affermato dalla stessa infinita Sapienza! ...
Sforziamoci, figliuole mie, d'imitare, almeno in qualche cosa, la profonda umiltà della santissima Vergine, di cui portiamo l'abito.
Mi sento confondere quando penso che ci chiamiamo sue monache! Per quanto ci paia di umiliarci, saremo sempre assai lontane da ciò che esige il nostro titolo di figlie di tal Madre e spose di tale Sposo.
Se non ci mettiamo con diligenza a sradicare le imperfezioni che ho detto, quello che oggi ci sembra un nulla, domani forse sarà un peccato veniale, e tanto pericoloso da divenire, una volta trascurato, causa di molti altri. E questo, per un Ordine, è un vero disastro.

4 - Vivendo in comunità, dobbiamo star molto attente per non nuocere a chi fatica per nostro bene col darci buoni esempi.
Se intendessimo il danno di una cattiva abitudine, vorremmo piuttosto morire che introdurla.
In fine non si tratterebbe che di una morte corporale, mentre il danno del mal esempio rovina le anime e non finisce tanto presto, perché alle religiose che muoiono ne succedono altre, e queste seguono piuttosto la cattiva che la buona abitudine.
Mentre quella vi è sostenuta dal demonio, questa vien posta in dimenticanza dalla stessa nostra debolezza.

5 - Oh, la bellissima carità e il gran servizio che farebbe a Dio la religiosa che, sentendosi incapace di seguire le costumanze di questa casa, lo riconoscesse ed uscisse di monastero!
Pensi che ciò le conviene, se non vuole avere un inferno di qua, e, Dio non voglia, un altro di là.
Vi sono molte ragioni per temerlo, e forse non le comprenderanno bene come me né lei né le altre.

6 - Vi prego di credermi. In caso contrario vi do il tempo in testimonio. La vita che qui intendiamo condurre non è tanto da monache ma da eremite, e per questo bisogna staccarsi da ogni cosa.
Tale è la disposizione che, come staccarsi ho costatato più volte, il Signore accorda alle anime che Egli sceglie per questa casa. Forse il loro distacco non è ancora perfetto; ma che esse vogliano perfezionarsi lo provano la pace e l'allegria di cui si sentono pervase al pensiero di non doversi più occupare delle cose della terra e alla soavità che sperimentano in tutte le pratiche della religione.
Perciò, se una di voi è portata alle cose dei mondo e non mostra di correggersi, se ne vada pure, altrimenti le può succedere di peggio! Vada in un altro monastero se vuole essere religiosa, ma non si lamenti di me, quasi non le abbia fatto conoscere il genere di vita che volli introdurre in questa casa.

7 - Se sulla terra vi può essere il paradiso, esso è in questa casa: vita felicissima vi conducono infatti le anime che, disprezzando ogni propria soddisfazione, non pensano che a contentare il Signore.
Ma quelle che qui cercassero altra cosa, non solo non la troverebbero, ma perderebbero tutto.
Un'anima scontenta è come chi soffre d'inappetenza; per quanto il cibo sia buono e mangiato dai sani con piacere, egli ne ha nausea e si sente rivoltare lo stomaco.
In altri luoghi quell'anima si salverà più facilmente, e forse a poco a poco potrà arrivare a quella stessa perfezione che qui non sa sopportare perché abbracciata tutta in una volta.
Per l'interiore, prima di giungere al pieno distacco e alla mortificazione perfetta, si suole accordare un po' di tempo, ma per l'esteriore si esige che lo si faccia subito.
Se una religiosa vedendo come fanno le altre e trovandosi in così santa compagnia non fa progresso in un anno, temo che indietreggerà.
Non esigo che la sua perfezione sia come quella delle altre, ma che almeno dimostri di far profitto, provando che il suo male non è mortale: cosa, del resto, che non si tarda molto a vedere.

Santa Teresa di Gesù – Cammino di Perfezione

Nessun commento:

Posta un commento

BENVENUTO|

Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi