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venerdì 4 febbraio 2011

TERESA D'AVILA ED EDITH STEIN

pagina 16 - martedì 1° febbraio 2011

L'OSSERVATORE ROMANO

edizione settimanale in lingua italiana - numero 5
 
Teresa d'Avila ed Edith Stein

L’intermediario del maestro

Pubblichiamo la prefazione del volume di Cristiana Dobner “Se afferro la mano che mi sfiora... Edith Stein: il linguaggio di Dio nel cuore della persona” (Genova-Milano, Marietti, 2011, pagine 158, euro 18).
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di LUCETTA SCARAFFIA

Ecco un altro libro di Cristiana Dobner, autrice di grande spessore spirituale e culturale, che ha inventato uno stile tutto personale di scrivere: quello di parlare attraverso frammenti delle opere degli autori che conosce e ama, scelti perché ha trovato in essi una forte rispondenza umana e spirituale con il suo animo.   
Cristiana non parla mai in prima persona, non espone teorie interpretative ne scoperte intellettuali; cerca anzi di scomparire dietro gli autori che predilige e che vuole far conoscere e amare. Ci offre delle piste di ricerca, da lei già sperimentate ma dove lei non compare mai. Eppure questi percorsi forse dicono di lei molto più di quanto potrebbero svelarci pagine autobiografiche, perché indicano il suo cammino spirituale e la sua eccezionale capacità di utilizzare la cultura per delineare vie di crescita intcriore.

Capiamo così con chiarezza una cosa: il filo rosso che unisce le letture e le interpretazioni culturali proposti da Dobner, in questo e in altri suoi libri, sono frutto sperimentato di un cammino spirituale chiaro e limpido, intellettualmente esigente e spiritualmente profondo, che non riposa mai sul già detto e già sentito, su sicurezze note ma proprio per questo ormai prive di risonanza nell'anima del lettore. Lo scrive chiaramente nelle prime pagine del libro: «Non ci si colloca su un background culturale astratto ma in un sentire che abbiamo introiettato».

In questo libro l'autrice si propone di affrontare — con l'aiuto di Edith Stein e di qualche altro santo, spesso Giovanni della Croce — «gli aspetti formativi dell'accompagnamento spirituale», aspetti che partono dalla conoscenza di se stessi per arrivare al rapporto con gli altri, e in particolare a quello tra guida spirituale e discepolo.
La strada indicata da Edith Stein è al cuore di questo lavoro, che comprende però non solo molte citazioni dai suoi scritti, ma anche racconti di sue esperienze di vita che provengono dalle deposizioni dei suoi conoscenti e amici al processo di canonizzazione. A confermare il fatto che un santo comunica una via innanzi tutto con la sua vita, e poi anche, in questo come in altri casi, con i suoi scritti. Edith Stein lo sapeva bene, lei che ha raccontato di dovere la sua conversione — o comunque la decisione finale di convertirsi — alla lettura dell'autobiografia di Teresa d'Avila: «Edith Stein non venne folgorata dal Vangelo, ma da Teresa di Gesù: "è stata la guida alla mia conversione"», scrive Cristiana.

Senza dubbio l'autobiografia di Teresa fu lo strumento attraverso cui avvenne l'incontro con Gesù, e questa esperienza rende Stein, e di conseguenza Dobner, particolarmente consapevoli della funzione che possono avere i loro scritti.

Nella ricostruzione che fa Cristiana del percorso spirituale di Stein non sono presenti solo le letture, ma diventano essenziali le esperienze della vita, narrate dai testimoni al processo di canonizzazione, che costituiscono una conferma delle sue parole, perché «vita e dottrina in lei e per lei sono indissolubili». Ma, se qui si tratta di Edith Stein, più in generale si può parlare dell'esempio dei santi, quello che Dobner, seguendo la fenomenologa, chiama «realismo dei santi», come strumento particolarmente indicato per vincere l'ottusità religiosa, perché dimostra «come dovrebbe veramente essere: dove c'è una fede reale e viva, ci sono gli insegnamenti della fede, e le "grandi opere di Dio" strutturano il contenuto della vita».


E ancora, scrive sempre    Cristiana, «non vi è altra strada che quella dell'esempio, per donare un insegnamento verace che crei un habitus vitale», come del resto Stein aveva compreso nella sua lunga e felice esperienza di insegnante.

Dobner ci fa ripercorrere, nella vita di Edith Stein, le varie fasi della sua crescita spirituale: se pure la filosofa tedesca si converte senza accompagnatori, consiglieri, direttori di spirito, successivamente li cerca, e li ascolta con umiltà e obbedienza prima di diventare lei stessa — in una seconda fase, che però in qualche modo si presenta anche una continuità con il suo lavoro di insegnante — una guida spirituale.

Per Stein, il centro e il punto di partenza di ogni percorso spirituale è la persona umana, con il suo singolare destino, e quindi la conoscenza di se stessi fa parte integrante del cammino verso Dio. Se il punto di partenza è sempre, necessariamente, domanda di senso della vita — Esiste un fine ultimo per l'essere umano? Di quale vita si tratta? Di quella qualificata dall'aggettivo «eterna» — è poi proprio la conoscenza del proprio essere individuale il primo gradino della scala da cui partire.

Per Edith Stein la conoscenza di sé e i rapporti con Dio, infatti, sono strettamente collegati: «Chi non arriva a conoscersi, questi non trova neppure Dio e non giunge alla vita eterna. O, in modo ancora più preciso: chi non cerca Dio, questi non arriva neppure a se stesso né alla fonte della vita eterna che l'attende nel suo più profondo intcriore».

Nel ruolo di consigliere spirituale Stein utilizza intensamente l'empatia: «L'empatia è lo strumento principe per entrare in relazione con gli altri e si può esprimere in gradi successivi» che lei aveva anche studiato nella sua esperienza di ricerca filosofica.

Un'empatia nei confronti degli altri che aveva cominciato a sperimentare da crocerossina assistendo i militari feriti nella prima guerra mondiale, poi come docente universitaria e infine come guida spirituale, che sa aiutare gli altri a comprendere la propria fede e la propria vocazione, ben consapevole della responsabilità di coloro che svolgono questo ruolo: «E stato dato loro il dono di penetrare nelle anime, di portare a chiarezza il loro stato e di comprendere ciò che è necessario per raggiungere quanto Dio ha prestabilito per loro».

La capacità di entrare in relazione con gli altri si pone quindi al centro del suo percorso, fin dall'inizio, ma — come osserva Dobner — non si tratta «di quella capacità di relazionarsi che oggi, ai nostri tempi, si insegna a chi deve vendere, trattare con gruppi, dirigere congressi», bensì di qualcosa di ben più profondo, che nasce dalla possibilità di ascoltare lo Spirito Santo.

Intrecciate alle riflessioni di Edith Stein, Cristiana Dobner ci offre anche citazioni scelte dalle opere di Giovanni della Croce e riflessioni sulla tradizione benedettina di direzione spirituale, ben conosciuta e sperimentata dalla stessa Stein.

È evidente al lettore il profondo legame che unisce l'autrice alla filosofa, a cui la legano l'abitudine al lavoro intellettuale e la scelta verso la vita religiosa carmelitana, e nella profondità del libro possiamo vedere il frutto di anni di lettura e meditazione delle opere e della vita della santa. Quello che rende la scrittura di Cristiana così intensa e convincente è che si tratta non di un semplice lavoro di ricerca intellettuale, ma della narrazione di un'esperienza spirituale e intellettuale vissuta personalmente, e così fatta propria.

Non sappiamo se a portare l'autrice alla scelta di vita da religiosa carmelitana sia stata proprio la lettura — di Teresa o di Edith — ma certamente la sua esperienza spirituale è stata nutrita da queste letture, ed essa ce ne fa dono, nascondendo umilmente la sua presenza.

E certo questo è un libro prezioso, che farà parte degli scritti che nutrono l'anima perché, come ha scritto Edith Stein, citata da Dobner, «è possibile che la grazia non tocchi direttamente un essere umano, ma piuttosto scelga delle persone come intermediari; un essere umano può ricevere la salvezza da altre persone, in tante maniere differenti. E per amore di un'anima che ha accolto presso di sé, Dio può attrarne un'altra”.

Così alla fine della lettura, ringraziamo Cristiana che, con un gesto di amicizia, ha voluto e saputo condividere con noi questa esperienza.
LUCETTA SCARAFFIA

1 commento:

  1. SOno contenta che sull'OR si sia parlato delle nostre Sante!

    Un caro abbraccio :)

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi