AFORISMA

Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita
(Rita Levi Montalcini)

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Nostra Signora del Carmelo

Nostra Signora del Carmelo
colei che ci ha donato lo scapolare

domenica 12 dicembre 2010

SAN GIOVANNI DELLA CROCE


Nacque a Fontiveros vicino ad Avila, un borgo della Vecchia Castiglia spagnola  probabilmente nel 1540. Il padre Gonzalo de Yepes un nobile toledano, fu cacciato di casa e diseredato per aver sposato una povera tessitrice di seta, Catalina Álvarez.
Orfano di padre già in tenera età, si trovò a doversi spostare di città in città con la laboriosa e attiva madre per il loro sostentamento economico, dovendo quindi studiare e lavorare in luoghi sempre diversi.
Egli manifestò fin da piccolo inclinazione alla carità verso i poveri e ancora di più verso la preghiera contemplativa.
Nel periodo tra il 1551 e il 1559 ebbe una formazione culturale ed artigiana nel "Colegio de los doctrinos" di Medina del Campo(Valladolid), dove si era trasferito con la madre. Successivamente fu falegname, sarto, pittore e intagliatore; quindi accolito della Chiesa della Maddalena, commesso e aiutante infermiere nell'Ospedale della Concezione.
Nel 1563 entrò nell'Ordine Carmelitano chiedendo di vivere senza attenuazioni la rigida e antica regola carmelitana non più attuata. Tra il 1564 e il 1568 completò gli studi teologici e filosofici all'Università di Salamanca.
Nel 1567 fu ordinato sacerdote e tra settembre e ottobre dello stesso anno incontrò Teresa d'Avila che, anch'essa carmelitana, stava attuando con la autorizzazione del Priore generale dell'Ordine una riforma del Carmelo. Conquistato dalle sue idee riformatrici ne appoggiò in pieno il progetto in vista dell'inizio della riforma dell'ordine dei Carmelitani; a sua volta Santa Teresa lo prese in grande considerazione, chiamandolo il suo "piccolo Seneca", con scherzoso ma affettuoso riferimento alla sua corporatura esile, e definendolo "padre della sua anima".
Il 9 agosto 1568, dopo numerosi colloqui con Teresa d'Ávila, partì per Valladolid, dove fondò il primo convento di Carmelitane Scalze. Qui rimase fino ad ottobre, informandosi dettagliatamente sulla nuova vita riformata; all'inizio di ottobre andò a Duruelo (Segovia), dove adattò un cascinale a primo convento di Carmelitani Scalzi; il 28 novembre, prima domenica d'Avvento, vi inaugurò la vita riformata; in tale occasione assunse il nome di Giovanni della Croce. All'interno dell'ordine riformato tra il 1572 e il 1577 svolse attività di guida spirituale nel monastero dell'Incarnazione di Ávila.
Tra le varie sofferenze, fisiche e spirituali, che ebbe a sperimentare a seguito della sua adesione alla riforma, spicca in particolare l'arresto e la carcerazione, il 2 dicembre 1577, nella prigione del convento dei Carmelitani Calzati di Toledo, per un incidente nel monastero di Ávila di cui venne ritenuto erroneamente responsabile. Rimase rinchiuso per più di otto mesi, sottoposto a maltrattamenti e torture fisiche, psicologiche e spirituali, trovando peraltro l'ispirazione per comporre alcuni dei suoi poemi mistici più noti e riuscì alla fine a fuggire, tra le 2 e le 3 del mattino del 17 agosto 1578, in modo assai avventuroso.
Riprese gradualmente dopo il carcere diversi incarichi importanti nell'ordine carmelitano riformato che aveva acquisito progressivamente autonomia. Nel 1584 terminò a Granada la prima redazione del Cantico Spirituale, mentre in questi anni scrisse e perfezionò i suoi principali trattati spirituali.
Nell'ultimo periodo della sua vita viene abbandonato dalla maggior parte dei suoi seguaci.
Nel 1591 fu dimesso dagli incarichi direttivi nell'ordine e ammalato il 28 settembre si recò ad Ubeda (Jaèn), dove trascorse gli ultimi mesi di vita.
Qui morì alle ore 12 della notte tra il venerdì 13e il sabato 14 dicembre 1591 all'età di 49 anni.

      Anche se è notte
Quella eterna fonte sta nascosta, ma so ben dove sgorgaanche se è notte.
La sua origine non so, poiché non l’ha, ma so che ogni origine da lei viene, anche se è notte.
So che non può esserci cosa tanto bella e che in cielo e terra bevono di quella, anche se è notte.

Ben so che in lei il suolo non si trova e che nessuno la può attraversare, anche se è notte.
Quella eterna fonte sta nascosta in questo vivo pane per darci vita, anche se è notte.

Qui si sta, chiamando le creature, perché di quest’acqua si sazino, in forma oscura, anche se è notte.
Questa viva fonte che io desidero in questo pane di vita la vedo, anche se è notte

2 commenti:

  1. "Piccolo Seneca": ecco, questa mi mancava!
    Che tenerezza! Un gigante dello spirito...piccolo Seneca!

    Quanta dolcezza!

    Grazie...un abbraccio!

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  2. Non so come mia nonna fosse a conoscenza di questo appellativo riguardo S. Giovanni, ma lei lo usava nei miei confronti: da piccola ero magrolina, e lei mi chiamava "seneca"! In effetti il filosofo Seneca venne descritto come uomo piccolo e minuto, e S. Giovanni aveva la stessa costituzione fisica, per questo Teresa, unendo la cultura teologica-filosofica al suo aspetto fisico, lo chiamava in questo modo!!
    Non ha inteso quindi sminuirlo, anzi! Teresa aveva grande stima e simpatia per il giovane Giovanni,lo sappiamo bene!

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Il Paradiso non può attendere: dobbiamo già cercare il nostro Cielo qui sulla terra! Questo blog tratterà di argomenti spirituali e testimonianze, con uno sguardo rivolto al Carmelo ed ai suoi Santi